Imogen Cunningham o della fotografia al femminile

Imogen Cunningham, fu senza dubbio una grande fotografa, non solo ebbe l’estro della composizione e dell’uso della luce, ma era anche molto preparata tecnicamente
nasce nel 1883, comincia a fotografare nel 1901 inspirandosi al lavoro di Gertrude Kaesebier
Nata a Portland, Oregon, si laurea all’Università di Washington a Seattle con un master in chimica ed andò a lavorare nello studio di Edward S. Curtis, dove imparò il processo dello stampare
nel 1909 proseguì la sua istruzione in chimica fotografica al Technische Hochschule a Dresda
incontratasi con Kaesebier ed Alfredo Stieglitz a New York, dopo il suo viaggio di ritorno dall’Europa, Imogen si stabilisce a Seattle verso il 1910 ed apre un studio di “ritratti” che ebbe un successo immediato.
Nel 1915 si sposa con Roi Partridge
il suo lavoro più conosciuto riguarda gli studi floreali del suo giardino e fu prodotto durante gli anni venti, si può dire che fu uno dei pionieri del modernismo sulla Costa Dell’ovest, fu fra i membri fondatore del Gruppo dei 64& e fu senza dubbio una straordinaria ritrattista, dopo che il suo ritratto della ballerina Martha Graham fu pubblicata su Vanity Fair nel 1932

Martha Graham: la faccia di quest’ultima è incorniciata dalle sue mani, gli occhi chiusi e il viso rivolto verso la luce. Le sue mani sono premute contro entrambi i lati della sua tempia come se stesse cercando di fermare la testa dalle pulsazioni e Imogen ha interpretato la danza di Graham attraverso i suoi gesti per incarnare la sua tesi secondo cui “la vita è nervosa, acuta e a zig-zag”, l ritratto del primo piano di Graham come ballerina è insolito perché è disincarnato, tuttavia, solo le mani, in questo caso, catturano uno dei gesti angolari e stilizzati per i quali il coreografo è più conosciuto

lavorò a New York e a Hollywood fino al 1934
il riconoscimento più grande per il suo lavoro lo ebbe dopo gli anni 50 e nel 1970 le fu assegnato la prestigiosa “Guggenheim Fellowship”, ha esposto a San Francisco all’ Art Museum, presso l’Istituto d’ Arte di Chicago, ed il Metroplolitan Museum.
all’età di 92 anni cominciò l’ultimo progetto: un libro di ritratti, ma sopraggiunse la morte nel 1976
fu dunque una artista notevole e precorse per alcuni versi la tecnica della fotografia, la sua conoscenza della chinica applicata alla fotografia le hanno permesso di raggiungere nello sviluppo della fotografia, livelli notevolissimi soprattutto per quegli anni, rivolse la sua attenzione sia alle forme di piante “nude” che a quelle native nel suo giardino. I risultati furono sbalorditivi; uno straordinario lavoro composto da forme audaci e contemporanee, queste opere sono caratterizzate da una precisione visiva non scientifica, ma che presenta le linee e le trame dei suoi soggetti articolate dalla luce naturale e dai loro gesti

l’approccio di Cunningham alla ritrattistica è caratterizzato dallo stesso approccio semplice e senza fronzoli, tra i ritratti che ha realizzato per la rivista Vanity Fair negli anni ’30, per esempio, c’è uno di Cary Grant accovacciato contro un muro di mattoni imbiancati nel suo cortile, la star del cinema è catturata dalla luce solare screziata, il viso in ombra parziale, con queste fotografie di celebrità, Cunningham ha dichiarato di voler “bucare la facciata di Hollywood”, altro ritratto straordinario è quello di Frida Khalo

Cary Grant e Frida Khalo

credo amasse l’immagine non abbellita, nettamente definita, sembra sempre essere stata al suo meglio quando all’argomento è stata data una priorità indiscussa rispetto all ‘”idea”, l’empatia piuttosto che l’invenzione estetica è stata il suo punto di forza, guidando il suo occhio e la sua lente verso le sue immagini più potenti e delicate insieme come i suoi nudi di donne e uomini per cui fu anche bollata come donna “immorale”, il primo nudo fu di suo marito

per gran parte del secolo scorso, la fotografia come forma d’arte è stata dominata dagli uomini, se si considerano le conchiglie, le dune e i nudi catturati con estrema precisione da Edward Weston o le maestose cascate e cattedrali di pietra che dominano le immagini basate su Yosemite di Ansel Adams, ma Imogen ha mostrato come il tocco femminile anche nella fotografia d’autore sia fondamentale, io la amo molto i suoi fiori in BN mi ricordano molto quelli coloratissimi di Georgia O’Keeffe

Autore: Nonna Pitilla

Beh io sono una "donna, mamma, nonna", in pensione ormai da un po' di anni che ha amato e ama scrivere poesie e favole e cucinare e occuparsi di pittura o meglio di arte in generale. faccio molto volentieri la nonna di una bellissima bimba di 4 anni che è la mia vita, ma non ho abbandonato le mie passioni che volentieri condividerei con voi se volete. Il mio nome è Matilde, ma mia nipote mi chiama così nonna Pitilla... La Pitilla è un tipico pane salentino (lei non poteve saperlo), ma devo dire che mi rappresenta - anche se sono nata e ora vivo a Parma- amo la cucina in tutte le sue forme!

32 pensieri riguardo “Imogen Cunningham o della fotografia al femminile”

  1. Buongiorno! 🙋 Splendide fotografie, davvero di grande impatto, conoscevo questa fotografa per la foto di Frida Kahlo, è incredibile la sua bravura con gli strumenti dell’epoca, sembrano scattate al giorno d’oggi per la qualità immensa e la bellezza delle persone e i fiori ritratti, è sublime! Una grande fotografa, dai suoi scatti emerge una grande sensibilità ed eleganza! 😍Grazie mille per la condivisione!

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  2. Anche di fotografia ti intendi? Non mi ricordo di aver letto di altri autori, ma forse è la memoria a farmi difetto…

    Comunque un ottimo occhio e una tecnica sopraffina. E poi, da chimica. sicuramente sapeva cosa fare in camera oscura, per tirare fuori il meglio dai suoi scatti! 🙂

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        1. Sono passata al digitale prima con una canon eos la più piccola e meno costosa, poi ho provato a lavorate in HDR, e con programmi di grafica e poi da un anno (mi hanno regalato un cell super), uso anche il cell con ottimi risultati. Mi piace anche molto modificarle !! 😀😀😋

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          1. Io sono nikonista, pur essendo partito da una canon analogica.
            Qualche mese fa sono passato a Full Frame (sabato vado a prendermi un 85mm f/1.8 per ritratti.

            Sì, i cellulari sono ormai molto performanti, ma non mi ci trovo per scattare “seriamente”. E comunque condivido che la Post sia un elemento fondamentale per far emergere la propria idea (soprattutto nei tagli per la composizione), anche se preferisco sempre e sono fare poco e limitatamente a luci/ombre e cose del genere. 🙂

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          2. dono d’accordo con te! io le foto di solito non le ritocco mai, ma alcune non le ritocco le manipolo proprio le stravolgo del tutto, e uso diversi programmi ma quello che preferisco se uso windows è fotopaint della corel che però su apple non gitìra ahimè

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  3. Foto davvero molto belle, emozionanti. Mi ha colpito in particolare il ritratto di Cary Grant, perché è assolutamente unico, “normale”, sembra un uomo qualunque e non un divo. E’ riuscita a cogliere la timidezza e la ritrosia da cui l’attore pare fosse spesso bloccato. Anche i nudi sono molto particolari, insoliti e per niente volgari. Sei sempre una miniera di scoperte bellissime.Grazie.

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  4. Posso solo dirti grazie…avevo letto qualcosa in passato in merito alla fotografa…ma devo dire che il tuo post l’ho apprezzato molto…perché è il punto di vista femminile di una fotografa nelle cui opere si percepisce un tocco meraviglioso…tutto femminile..
    Brava Matilde!

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