ad Oriente

Matilde si alzò presto quel 25 dicembre del 1987, aveva dormito male e non ricordava il sogno che l’aveva svegliata in un bagno di sudore.
Fece le cose di tutte le mattine e diede uno sguardo amorevole al pulcino che dormiva ancora saporitamente.
Un cielo terso di un azzurro fin troppo brillante le fece chiudere gli occhi come a riparasi da quella luce troppo forte, in italia non aveva mai visto giorni così il 25 dicembre.
Scese le scale e Om Fayez era seduta sulla poltrona vicino alla finestra e guardava lontano persa nei suoi sogni imprigionati nella cella dell’alzheimer, le passò una mano sui capelli e il viso della donna sembrò quasi sorridere, ma fu un lampo che fuggi veloce.
Si ricordò i Natali a casa sua, quelli dell’infanzia sempre in luoghi diversi, tradizioni diverse e sempre il non desiderio di buttarsi per le strade affollate e comprare qualsiasi cosa.
Qui questo rito le era risparmiato, ad Amman non c’era segno del Natale, non c’erano alberi addobbati nelle piazze e neppure luminarie ad abbellire le strade e per una frazione di secondo le parve che le mancasse qualcosa.
La bimba lanciò il suo strillo del buon risveglio e Matilde fu fagocitata dalle cose da fare, la colazione, il bagnetto, la favola per farla mangiare e cominciò a darsi da fare come per fare arrivare presto la sera.
Abu Fayez tornò dal lavoro tardi quel pomeriggio erano le sette passate e teneva in mano un pacchetto tutto colorato, chiuso con un fiocco color dell’oro, si avvicinò a lei e — – –Buon Natale a te, in fondo alla strada c’è la chiesa dei Padri Bianchi, ho chiesto e a mezzanotte celebrano la messa di Natale.–
Matilde rimase a bocca aperta, Abu Fayez , musulmano, che era andato a chiedere ai Padri Bianchi della messa di Natale per lei che nemmeno era credente!
Un groppo alla gola le impedì di ringraziare, mentre gli occhi diventavano umidi, e un sorriso grato apparve sul suo viso e improvvisamente si accorse che anche quella era davvero la sua casa, il luogo dove avrebbe potuto crescere sua figlia liberamente.

Autore: Nonna Pitilla

Beh io sono una "donna, mamma, nonna", in pensione ormai da un po' di anni che ha amato e ama scrivere poesie e favole e cucinare e occuparsi di pittura o meglio di arte in generale. faccio molto volentieri la nonna di una bellissima bimba di 4 anni che è la mia vita, ma non ho abbandonato le mie passioni che volentieri condividerei con voi se volete. Il mio nome è Matilde, ma mia nipote mi chiama così nonna Pitilla... La Pitilla è un tipico pane salentino (lei non poteve saperlo), ma devo dire che mi rappresenta - anche se sono nata e ora vivo a Parma- amo la cucina in tutte le sue forme!

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