memories: Keith Jarrett

devo riconoscere che ho una smisurata ammirazione per le sue mani e per il suo modo di suonare e per la sua straordinaria capacità di improvvisazione
si racconta che negli anni Settanta, una volta, si era appena seduto al grande pianoforte a coda montato sul palco di un anfiteatro all’aperto di Washington ed era solo, e rimase per diversi minuti in silenzio fissando la tastiera, ad un certo punto, il religioso silenzio del pubblico fu interrotto da uno spettatore che gli gridò: «Do diesis maggiore!». «Grazie, ne avevo bisogno» rispose Jarrett, che su quell’accordo cominciò uno dei suoi celebri concerti di improvvisazione solitaria, che lo hanno reso uno dei più famosi e amati pianisti jazz e non solo di sempre
Jarrett nacque nel 1945 ad Allentown, Pennsylvania, in una famiglia di origini europee (nonostante a lungo in molti abbiano creduto fosse afroamericano) e fu un bambino prodigio, che cominciò a suonare il piano prima dei tre anni e comparve in tv per la prima volta a cinque anni
La sua formazione musicale fu classica, una cosa che contribuì a rendere le sue composizioni sofisticate ed eclettiche, ma che forse lo limitò per qualche motivo, era solito dire :”. Insegnare a un musicista classico a improvvisare è quasi più difficile che insegnarlo a un contabile o a un idraulico, diceva.”
nello stessa sera si inventava pezzi blues, citava standard jazz, alternava il baccano del free jazz più arrabbiato a lunghi intermezzi intimisti e romantici. Tirava fuori dal nulla passaggi e temi orecchiabili, alternando passaggi virtuosi ad altri delicatissimi, accompagnamenti ossessivi e spesso volutamente grossolani ad altri che facevano ballare la gente sulle sedie. Spesso quello che suonava aveva poco di jazz, e sconfinava in mille altri generi diversi, per pochi secondi o per intere sezioni del concerto: tutti elementi che resero le sue esibizioni molto popolari anche tra i non appassionati del genere.
ancora oggi per me vedere dei suoi pzzi live è sempre una grande emozione
di lui ho sempre apprezzato in particolare la sua capacità di sfruttare al massimo le potenzialità ritmiche dello strumento, percuotendo sui tasti per tirare fuori suoni a tratti simili a quelli di una batteria. Nei suoi concerti, poi, si accovacciava, si alzava in piedi, batteva i piedi per terra e faceva continui versi e gemiti, per accompagnare la melodia o per ampliarla: e lo si sente benissimo nei tantissimi che registrò in giro per il mondo
io ebbi il privilegio di sentirlo diverse volte e anche in quella che è forse diventata la più famosa sbroccata da palco della storia del jazz moderno, Jarrett disse al pubblico che si era radunato a Perugia per sentirlo nell’edizione del 2007 di Umbria Jazz che «quegli stronzi con la macchina fotografica devono metterla via subito», perché il privilegio era di chi stava ascoltando lui, DeJohnette e Peacock, se avesse visto un altro flash, disse, si sarebbe riservato il diritto di smettere di suonare e «di lasciare questa cazzo di città» fu un episodio sicuramente spiacevole, ma lui suonò meravigliosamente! e benchè il direttore del festival Carlo Pagnotta disse che Jarrett non sarebbe tornato, fu invitato di nuovo nel 2013: ci andò, ma appena salito sul palco intravide qualcuno nelle prime file scattare una foto senza flash, nonostante le accorate raccomandazioni di Pagnotta, e se ne andò via per un po’. Dovette salire il suo manager a chiedere di nuovo la collaborazione del pubblico, e Jarrett infine tornò sul palco, facendo buona parte del concerto al buio, per prevenire nuovi fotografi clandestini!!!
certamente un caratteraccio!!! ma…. ma…

QUSTE E’ UNA CHICCA!

Autore: Nonna Pitilla

Beh io sono una "donna, mamma, nonna", in pensione ormai da un po' di anni che ha amato e ama scrivere poesie e favole e cucinare e occuparsi di pittura o meglio di arte in generale. faccio molto volentieri la nonna di una bellissima bimba di 4 anni che è la mia vita, ma non ho abbandonato le mie passioni che volentieri condividerei con voi se volete. Il mio nome è Matilde, ma mia nipote mi chiama così nonna Pitilla... La Pitilla è un tipico pane salentino (lei non poteve saperlo), ma devo dire che mi rappresenta - anche se sono nata e ora vivo a Parma- amo la cucina in tutte le sue forme!

16 pensieri riguardo “memories: Keith Jarrett”

  1. Ho ascoltato “Danny Boy” proprio ora. E’ una canzone irlandese e sono andata su quella a colpo sicuro. Mentre ascoltavo il brano ho letto il tuo post. Non riuscivo a vedere la passionalità nel suonare e l’atteggiamento indisponente nella stessa persona… Mah!
    Però suona da dio. 😊

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