Henri Matisse o di un mondo a parte

Henri Matisse
francese 1869 – 1954

visse durante uno dei periodi più densi di eventi tragici della nostra storia, eppure, nella sua opera, non vi è traccia dell’alienazione, della sofferenza, delle contraddizioni della nostra era: i suoi dipinti sono un mondo a parte, in cui si trova sollievo, pace, rifugio, calma, serenità, colore e luce.
dal 1895 al 1899 frequentò lo studio di G. Moreau, studiando i lavori di Manet e di Cezanne e, risentendo delle esperienze dell’impressionismo dopo alcuni soggiorni in Inghilterra, in Corsica e nella regione di Tolosa, nel 1902 presenziò in alcune mostre presso la galleria di B.Weil a Parigi, esponendo, tra le altre opere, anche “Veduta di Notre Dame nel tardo pomeriggio” del 1902

in questi anni, dal suo studio approfondito dell’arte neo-impressionista e dalla scoperta dell’arte africana e asiatica, nacque la “pittura pura dei fauves”, nuova corrente di cui Matisse è massimo interprete Nel 1941, in concomitanza con lo scoppio della seconda guerra mondiale, dipinge la famosa tela “Natura morta con magnolia”

Nel 1943 si stabilisce a Vence, dove si dedica, negli anni dal 1949 al 1951 alla realizzazione della cappella dei Dominicani della Madonna del Rosario.
Tra le sue opere più importanti si ricordano il “Nudo blu” del 1907,

“La danza” del 1908


Questo quadro di Matisse, tra i più famosi della sua produzione espressionistica, sintetizza in maniera esemplare la sua poetica e il suo stile. Il quadro trasmette una suggestione immediata. Il senso della danza, che unisce in girotondo cinque persone, è qui sintetizzato con pochi tratti e con appena tre colori. Ne risulta una immagine quasi simbolica che può essere suscettibile di più letture ed interpretazioni.
Il verde che occupa la parte inferiore del quadro simboleggia la Terra. Segue la curvatura del nostro mondo e sembra fatto di materiale elastico: il piede di uno dei danzatori imprime alla curvatura una deformazione dovuta al suo peso. Il blu nella parte superiore è ovviamente il cielo. Ma si tratta di un blu così denso e carico che non rappresenta la nostra atmosfera terrestre bensì uno spazio
siderale più ampio e vasto da contenere tutto l’universo. E sul confine tra terra e cielo, o tra mondo ed universo, stanno compiendo la loro danza le cinque figure.
Le loro braccia sono tese nello slancio di tenere chiuso un cerchio che sta per aprirsi tra le due figure poste in basso a sinistra. Una delle figure è infatti tutta protesa in avanti per afferrare la mano dell’uomo, mentre quest’ultimo ha una torsione del busto per allungare la propria mano alla donna.
La loro danza può essere vista come allegoria della vita umana, fatta di un movimento continuo in cui la tensione è sempre tesa all’unione con gli altri. E tutto ciò avviene sul confine del mondo, in quello spazio precario tra l’essere e il non essere.
Il vortice circolare in cui sono trascinati ha sia i caratteri gioiosi della vita in movimento, sia il senso angoscioso della necessità di dovere per forza danzare senza sosta.
In questo quadro Matisse giunge ad una sintesi totale tra contenuto e forma, riuscendo ad esprimere alcune delle profonde verità che regolano, non solo la vita dell’uomo, ma dell’intero universo.

“La danza e la musica” del 1910.

Della sua produzione negli anni Venti è famosa la serie delle “Odalische”.

Negli stessi anni l’artista si cimentò anche nel campo della scenografia, del disegno e dell’incisione; negli anni Trenta produsse arazzi. Numerose anche le opere di scultura in bronzo. Nel 1947 Henri Matisse, a causa della sua malattia, fu costretto ad elaborare un modo nuovo ed originale per dare sfogo alla sua creatività: papiers gouaches découpés (carte dipinte e ritagliate). “Invece di disegnare il contorno e inserirvi il colore, disegno direttamente nel colore”. Il pittore ritagliava delle figure con la carta colorata che poi assemblava in un equilibrio di linee e colori; una soluzione che fu una novità assoluta per il mondo dell’arte.
“Non c’è frattura tra i miei vecchi quadri e i découpages: ho solo raggiunto con più assolutezza, con maggiore astrazione, una forma decantata fino all’essenziale.”
L’editore francese Tériade vide alcune opere del pittore e lo convinse a creare un libro composto da venti tavole colorate mescolate a pensieri e frasi scritte con inchiostro nero e pennello. Il risultato fu l’opera Jazz in cui le parole e le immagini seguivano il principio dell’improvvisazione tipico della musica jazz. I testi, riflessioni sulla vita del pittore, divennero lo sfondo sonoro per far risaltare le immagini, “come gli aster servono in un bouquet per far risaltare gli altri fiori.”
“Non basta mettere i colori, per quanto belli, gli uni accanto agli altri; bisogna anche che questi colori reagiscano gli uni con gli altri. Sennò è cacofonia. Jazz è ritmo e significato.”
Fu l’americano Gershwin a fargli conoscere il jazz attraverso le musiche di Dizzie Gillespie, Louis Armstrong e Billie Holiday. Nel 1947, anno della nascita dell’opera Jazz, Saint-Germain-des-Prés fu invasa dai jazzisti americani tra cui Sidney Bechet e Charlie Parker. L’anziano Matisse era riuscito a cogliere l’essenza della musica grazie all’arte.

JAZZ

Autore: Nonna Pitilla

Beh io sono una "donna, mamma, nonna", in pensione ormai da un po' di anni che ha amato e ama scrivere poesie e favole e cucinare e occuparsi di pittura o meglio di arte in generale. faccio molto volentieri la nonna di una bellissima bimba di 4 anni che è la mia vita, ma non ho abbandonato le mie passioni che volentieri condividerei con voi se volete. Il mio nome è Matilde, ma mia nipote mi chiama così nonna Pitilla... La Pitilla è un tipico pane salentino (lei non poteve saperlo), ma devo dire che mi rappresenta - anche se sono nata e ora vivo a Parma- amo la cucina in tutte le sue forme!

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