Henri Moret o i suoi colori dell’anima

Henri Moret
francese 1856 – 1918

figlio naturale di Louise Moret, nato da un padre sconosciuto, non vi è nessun dettaglio della sua infanzia, durante il servizio militare a Lorient , Henry Moret scoprì la costa meridionale della Bretagna e divenne allievo del pittore di Lorient Ernest Coroller
fu quindi ammesso all’École des beaux-arts de Paris nei laboratori di Jean-Léon Gérôme e Jean-Paul Laurens nel 1876, e frequentò lo studio di Henri Lehmann , poi l’ Académie Julian a Parigi .
ha iniziato al Salon degli artisti francesi nel 1880 e Incontra Marius Gourdault , un pittore impressionista che soggiorna a Doëlan per l’estate , che poi diventerà un amico. Nel 1881 espone al Salon des Artistes Français e al Salon des Indépendants , per poi trasferirsi a Le Pouldu . “Di carattere indipendente, alloggiato presso il padrone del porto Kerluen e non presso la pensione Gloanec , si lega comunque rapidamente a tutto il gruppo degli impressionisti ” e nel 1888 incontra Paul Gauguine i suoi amici a Pont-Aven . Entra a far parte del suo gruppo e diventa uno dei rappresentanti più interessanti dell’École de Pont-Aven . Nel 1890, si unì a Gauguin e ai suoi amici alla locanda di Marie Henry a Pouldu e poi si trasferì a Doëlan, dove tornò a una tecnica pittorica più impressionista e lavorò sotto contratto per la galleria Durand-Ruel

nel centenario dalla morte di Paul Gauguin (1848-1903) furono esposte a Napoli circa cento opere in una mostra dedicata a Paul Gauguin e la Bretagna, dal titolo ” I colori dell’anima”, realizzate dall’artista francese e da alcuni artisti attivi in Bretagna tra il 1886 e il 1894 e credo che il titolo di quella mostra si adatti molto bene all’opera di Moret, che diede il suo contributo allla cosiddetta scuola di Pont-Aven, formata, fra gli altri da Émile Bernard, Maurice Denis, Charles Filiger, Georges Lacombe, Roderic O’ Conor, Émile Schuffenecker e Paul Sèrusier
la luce della Bretagna, la campagna selvaggia e le coste battute dai venti dell’Atlantico, insieme ai riti e ai costumi popolari, sono i temi preferiti del gruppo, sensibile alla raffinata tradizione delle stampe giapponesi e dell’antica tecnica medievale del ‘”cloisonné”.
presi dalla comune tensione estetica verso soluzioni formali e cromatiche del tutto nuove nel panorama artistico
di fine Ottocento
affascinato dal mare e dalla Bretagna, Moret usò colori profondi e pennellate vigorose per catturare la sua violenza e il suo movimento..
combinando la semplicità ispiratagli dalle stampe giapponese con la tecnica di Impressionista, creò così una miscela magica formata da composizioni semplici e splendide sfumature

i suoi colori e le sue forme sono direi “verosimili”, nello stempo sognanti e veri, una via di mezzo tra il sogno e la realtà. il segno è potente e sicuro e lascia intravedere spazi non dfiniti anche all’interno di realtà ben precise
io ho amato molto questo pittore che come Mufra (che troverete QUI) ha “cantato” la Bretagna, terra a me particolarmente cara, terdove a 17 anni partii per il mio primo lavoro importante, terra dove tornai amante felice qualche anno dopo e dopo ancora con al seno il mio pulcino
ci sono nelle tele di Moret, i luoghi dei miei soggiorni e dei miei momenti felici, colmi di sogni colorati come colorato è il suo mare
ebbi la fortuna per un caso della vita o meglio per un incontro davvero particolare di incontrare un vecchio Signore che è il piu’ grande collezionista delle opere di Moret, (moltissime opere di Moret appartengono a collezioni private) e che mi ha lasciato e mi lascia la possibilità di goderle quando ne ho voglia e quando posso anche
se ora non c’è più e questo a volte penso sia un segno del destino…

Autore: Nonna Pitilla

Beh io sono una "donna, mamma, nonna", in pensione ormai da un po' di anni che ha amato e ama scrivere poesie e favole e cucinare e occuparsi di pittura o meglio di arte in generale. faccio molto volentieri la nonna di una bellissima bimba di 4 anni che è la mia vita, ma non ho abbandonato le mie passioni che volentieri condividerei con voi se volete. Il mio nome è Matilde, ma mia nipote mi chiama così nonna Pitilla... La Pitilla è un tipico pane salentino (lei non poteve saperlo), ma devo dire che mi rappresenta - anche se sono nata e ora vivo a Parma- amo la cucina in tutte le sue forme!

21 pensieri riguardo “Henri Moret o i suoi colori dell’anima”

  1. Non conoscevo (che strano, vero?), ma mi piace assai questa saturazione dei colori, che se anche rende poco realistiche certe scene, ne amplifica il contenuto e il fattore onirico.

    Grazie! 🙂

    Piace a 1 persona

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