i DOGON il popolo che viene dalle stelle!

I Dogon sono una popolazione africana del Mali,
Due antropologi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, li hanno studiati dal 1931 al 1952, e hanno descritto una cerimonia associata con la stella Sirio, che si tiene ogni 60 anni. Griaule e Dieterlen sostengono che i Dogon hanno diverse conoscenze sul sistema di Sirio che non è possibile ottenere se non con mezzi “moderni”. In particolare conoscono l’esistenza di una stella compagna (Sirio B,


indicata dalla freccia accanto alla luminosissima Sirio A), che ruota attorno a Sirio con un periodo di 50 anni, e che è composta di materia incredibilmente pesante. Sirio B è visible solo con un telescopio di discrete dimensioni, e la sua massa è stata determinata con tutto l’armamentario teorico dell’astronomia dell’inizio del secolo. Griaule e Dieterlen non fanno nessuna ipotesi su come i Dogon siano venuti a conoscere questi fatti. La storia ha avuto però un “boom” con un libro di Robert Temple, in cui questi ha ipotizzato che i Dogon conoscessero questi fatti da almeno 500 anni, e che li avessero appresi da esseri anfibi provenienti da Sirio. Altri “studiosi” ipotizzano che le conoscenze derivassero dagli egizi, e che questi ultimi avessero telescopi in grado di vedere Sirio B. Tutte queste ipotesi sono basate su elementi a dir poco inconsistenti. Nessuno di questi “studiosi” ha fatto ulteriori ricerche, ma hanno semplicemente lavorato di fantasia sugli studi di Griaule e Dieterlen.

sono annoverati fra le popolazioni africane di maggiore interesse etnologico. Sono circa 200.000, situati sulla Falaise (scarpata) di Bandiagara, e nelle pianure circostanti del Gondo e del Seno; vivono di agricoltura, coltivando miglio, sorgo, cipolle.
Alcuni pensano che provengano dalla regione del Nilo; altri parlano di una migrazione effettuata da parte del popolo Mossi, (tuttora situato a sud, nel Burkina Faso) a seguito di lotte tribali.
Parlare dei Dogon è impresa dura, non parlarne è impossibile.
La zona del Dogon si divide in tre parti: l’altipiano, la falesia e la pianura
l’altopiano si erge come fosse una fortezza a oltre 300 metri sopra una pianura che la circonda da qualsiasi lato è delimitato da alte rupi che si estendono per oltre 200 chilometri dal sud-ovest al Nord-est…
vi è poi una pianura che raggiunge il Burkina-Faso.

il popolamento della regione si è realizzato in tempi successivi, popolazioni di diversi “orizzonti” si sono succedute e si sono divise,non senza problemi uno stesso territorio, ma proprio col passar del tempo quest’abitanti si sono forgiati un’identità culturale comune
particolare attenzione merita la scarpata di Bandiagara è dal 14* secolo che gli attuali occupanti di Bandiagara avrebbero raggiunto la loro abitazione attuale

Dapprima colpisce l’armonica architettura in perfetta sintonia con l’ambiente, specialmente nell’aspra e spettacolare Falaise, una formazione rocciosa ad alto contenuto ferroso, che forma una specie di faglia sulla superficie terrestre e si presenta come un colossale gradino sul limitare di un altopiano; essa si sviluppa per 150 km con un’altezza di circa 600 m.
Ma quando ci si è ormai assuefatti all’impatto scenografico dell’ambiente e dei villaggi, quello che inizia a sorprendere è la percezione del cosmo Dogon, umile e grandioso, unitario ed onnipresente. Tutti i particolari -fino al più piccolo- delle case e delle capanne, le decorazioni e le forme degli oggetti più comuni, hanno un valore simbolico profondo e connesso con le credenze religiose dei Dogon. Nulla è casuale e (questa è una opinione mia) nulla è razionale, ma tutto rientra in una logica tanto ferrea quanto istintiva.
E’ questo patrimonio culturale vissuto tanto spontaneamente quanto continuamente, che rende tale gente tanto interessante ed affascinante per il viaggiatore, e argomento di studi vastissimi per gli etnologi.

a me personalmente ha sempre affascinato il loro concetto di “PAROLA”, essi pensano sia fatta di vapore acqueo, e quindi in ciò manifestano la centralità dell’acqua per il loro mondo agricolo.
Ma l’importanza spirituale della Parola si concretizza nel Toguna’, la Casa della Parola, dove si riunisce il consiglio del villaggio, formato da otto anziani (8 come gli antenati). L’edificio consiste di una spessa tettoia di canne, sorretta da pilastri scolpiti con scene di vita quotidiana; il numero di tali pilastri varia a seconda della dedicazione dell’edificio. Se il Toguna’ è dedicato agli antenati, i pilastri sono otto (sempre come gli antenati). Se invece esso è dedicato alla fertilità i pilastri sono sette poiché questo è il numero della famiglia: 3 per l’uomo (testicoli+pene) e 4 per la donna (piccole e grandi labbra). I pilastri riportano sempre rappresentazioni cosmogoniche, e spesso vi sono rappresentate coppie con i sessi ben evidenziati, a testimoniare l’importanza della fertilità e della procreazione.
E dopo tanto sesso, un particolare neutro e rilassante: lo spazio al di sotto del grande Toguna’ è basso cosicché, qualora qualcuno si scaldi nella discussione e scatti con veemenza, una bella capocciata lo richiama all’Ordine (con buona pace dei Nommo).
Una rappresentazione importante e ricorrente nelle decorazioni Dogon è il segno dello zig-zag, che richiama il movimento perpetuo della spirale ed il serpente. Quest’ultimo va a rappresentare a sua volta un antenato, che morì per disegno divino e fu sepolto nel campo primordiale: qui venne fondato il primo villaggio ed egli si trasformò nel serpente Lebe’.
Una figura di spicco è l’Hogon, capo spirituale vivente; egli rappresenta l’ottavo antenato, divulgatore della Parola. Egli vive da solo, ma tutte le notti il serpente Lebe’ gli fa visita, e gli trasmette i suoi insegnamenti leccandolo (e dunque depositando saliva-acqua-Parola). Per non eliminare le tracce della parola l’Hogon, può essere toccato solo dalla moglie, e non può lavarsi più di una volta l’anno. La sua casa è detta Guinna; l’edificio, con la facciata traforata da nicchie contenenti feticci e teschi di animali sacrificati, ricorda la trama dei tessuti, i campi coltivati, la coperta bianca e nera che avvolge i defunti: in pratica riassume la Parola e dunque tutta la religione Dogon.
altre cosa che mi ha molto affascinato sono le DANZE e le MASCHERE

Le danze Dogon sono l’occasione di vedere vivere tutta la loro mitologia; i danzatori portano pesanti maschere lignee, ispirate alle varie fasi della cosmogonia, ed anche a personaggi del mondo quotidiano. Le maschere sono il tramite per cui il mondo dei morti e degli antenati può entrare in contatto con quello dei vivi. Nelle cerimonie dunque nelle piazze dei villaggi si inscena la rappresentazione del creato, ed in essa si muovono le maschere, tra le quali spiccano quelle Guinna e Kanaga’, le più importanti.
In generale le maschere Dogon sono di legno e costituite da una volto stilizzato e assai geometrizzato; esso viene applicato al capo del danzatore ed è tenuto fisso da una corda o fibre ritorte. Due fori in corrispondenza degli occhi del volto astratto permettono al danzatore di vedere. Sopra tale semplice viso si trova la parte caratterizzante vera e propria, che assume forme diverse a seconda delle finalità della maschera stessa. Nei casi più semplici si tratta di corna che vanno a rappresentare una gazzella fino alle rappresentazioni più complesse, con un’intera figura umana.
La maschera Guinna rappresenta la Casa a più piani, e cioè l’abitazione dell’Hogon. La parte caratterizzante è una lunghissima e flessibile tavola traforata, lunga anche 5 metri. La traforatura rappresenta le nicchie della casa, che a loro volta rappresentano il campo primordiale, i campi ripartiti in quadrati, la già menzionata coperta dei morti, i discendenti degli 8 antenati che fondarono gli 8 villaggi principali e diedero luogo agli 8 dialetti presentemente in uso.
La maschera Kanaga’ ha come elemento caratterizzante una croce di lorena, ed è forse la più importante perché rappresenta i tre elementi naturali, cielo, acqua e terra). Il movimento rituale di questa maschera prevede che il danzatore esegua un movimento di torsione del busto mentre contemporaneamente egli va con le braccia verso il suolo: così facendo l’asta verticale della croce tocca il terreno, sollevandone uno schizzo di polvere. E’ questo l’attimo della danza in cui si rappresenta l’atto della creazione.
Accanto alle maschere principali e cosmogoniche si annoverano poi maschere legate alla vita quotidiana, anche negli apsetti più curiosi, e dunque ecco le maschere dei briganti, del dottore bianco, di animali, di etnie confinanti (p.e. la donna Peul).
La settimana Dogon non dura sette ma cinque giorni, la casa ha corpo e braccia, i villaggi sono disposti come uomini sdraiati, e l’elenco delle particolarità di questo popolo potrebbe continuare a lungo, ben oltre i limiti di questa breve scheda.
Tutto il tesoro delle credenze e delle tradizioni Dogon è ancora lì, addossato alla Falaise, grazie all’isolamento secolare che ha protetto questo popolo, preservandolo dai grandi eventi che gli scorrevano attorno. I Dogon infatti resistettero ai margini dei grandi percorsi e dei grandi interessi, impermeabili ad Islam e cristianesimo, a imperi e colonie.

Autore: Nonna Pitilla

Beh io sono una "donna, mamma, nonna", in pensione ormai da un po' di anni che ha amato e ama scrivere poesie e favole e cucinare e occuparsi di pittura o meglio di arte in generale. faccio molto volentieri la nonna di una bellissima bimba di 4 anni che è la mia vita, ma non ho abbandonato le mie passioni che volentieri condividerei con voi se volete. Il mio nome è Matilde, ma mia nipote mi chiama così nonna Pitilla... La Pitilla è un tipico pane salentino (lei non poteve saperlo), ma devo dire che mi rappresenta - anche se sono nata e ora vivo a Parma- amo la cucina in tutte le sue forme!

21 pensieri riguardo “i DOGON il popolo che viene dalle stelle!”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

4000 Wu Otto

Drink the fuel!

quartopianosenzascensore

Dura tenersi gli amici, oggigiorno...

endorsum

X e il valore dell'incognita

Cucinando poesie

Per come fai il pane so qualcosa di te, per come non lo fai so molto di più. (Nahuél Ceró)

Nonsolocinema

Parliamo di emozioni

Solorecensioni

... ma senza prendersi troppo sul serio

Parola di Scrib

Parole dette, parole lette

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: