il dolore è uno spazio vuoto

But sometimes when the night is slow,
the wretched and the meek,
we gather up our hearts and go
a thousand kisses deep
.

Leonard Cohen

il tempo rubato scivola sui fianchi
lascivi delle memorie e nuvole aspre
distendono grigi nel gelo soffiato
da bocche arse e urlanti

–Ritorna se vuoi–

— Ritorna se puoi —

ritornami in mente
nei campi ondulati
di un luglio da mietere al sole
nei prati bagnati
da gocce perlate di fresca rugiada

scendono distese a valle le ombre
di un tramonto d’estate
in file di rossi a foglie sparsi

il dolore è uno spazio vuoto
di desideri ormai cenere

partire è arrivare insieme

il silicio eccedente la soglia
inerte della battigia
a dorsale poggiata sul
limine del rosso arancio
di un tedioso tramonto

rovina in fragore nell’apogeo
incipriato di visi folti
di rughe arcaiche e cremisi
a pioggia d’estate allineate
in archetipi ondulati e migranti
in nebbie cineree, scomposte
allungate in strade di sudore

partire è arrivare insieme

Il Wadi Rum o della Valle della Luna

OGGI HO VOGLIA DI QUESTI SPAZI….

il Wadi Rum definito anche Valle della Luna, è un affascinante Spazio di sabbia rossa da cui si alzano montagne di Roccia, fu molto amato da Laurence d’Arabia, che ne conosceva anche i piu’ reconditi segreti.
si trova a 30 Km da Aqaba, quindi abbastanza vicino al Mar Rosso, ed è da tanti anni il mio posto delle Fragole. di solito per arrivare al piccolo villaggio di Rum si usa la macchina e poi se uno vuole a piedi o a cavallo
entrare nel Wadi Rum è come entrare in un altro Mondo, un luogo silenzioso, enorme, incredibilmente senza tempo
montagne massicce e sagomate spuntano dalla sabbia rosa/rossa, in questo scenario il deserto è vivo, palpitante, di una strana bellezza con le rupi torreggianti di pietra scavata dal tempo, e dai colori indefinibili e mutanti secondo le ore del giorno e le stagioni
tutto intorno è vuoto e silenzio e in questi spazi immensi, ci si sente rimpiccioliti ridotti a granelli di sabbia ed è una senzione straordinaria, avverti fin nel profondo di far parte di quel paesaggio
ti sembra di percorrere le antiche valli della luna, e di trovare ad ogni passo tesori nascosti da milleni, senti in lontananza il galoppo di L.D’Arabia, che rincorre le tue orme e le tue fantasie
l’aria calda sembra gonfiare le colline e i canyon, e il cielo è limpido, terso di un azzurro cupo e a volte violento
la notte ti riporta ad un cielo stellato, aperto, ci puoi leggere come in una antica mappa,l a tenda nera dei beduini è una macchia scura in un buio, mai veramente tale, i suoni di un rababa si perdono nello spazio come cerchi concentrici che si allontano con tenera malinconia
ascolti il suono del silenzio, dei ricordi, dei sogni e dei desideri, del futuro
amo il deserto del Wadi, come nessun altro posto che ho conosciuto, amo l’ospitalità semplice e sincera dei bedu, amo il gaue morra, forte, amaro con quel sapore di hel che ti resta nella bocca nel tempo, amo ascoltare le ballate di Abu Tarek che parlano di guerrieri e di duelli, di caccia e d’amore per splendide fanciulle dalla pelle di pesca, amo svegliarmi all’alba raccolta nella pelle di montone, col suo sapore aspro, non ancora perduto, amo le voci squllanti dei bambini trattenute per non disturbare, amo il pane sottile e trasparente cotto sulla pietra
amo sì amo la sensazione di libertà assoluta, dai pensieri, dal quotidiano, da me stessa

non mi somiglio

oggi leggendo una poesia di una amica sul suo blog , ho ricordato queste parole che scrissi tempo fa

un giorno la bellezza
si stancò di me
e corse fuori
come un’emorragia ad evaporare

non mi somiglio
ma sono nel ricordo
che ho dei miei ricordi

mi fermo a guardare gli anziani
ed è tenerezza
e vedo, la mia bellezza vede

non penso più a chi sono
ora che sono diventata un’altra.
prima di tornare a me
partirò dal nulla
e nulla mi tratterrà dall’essere

alla deriva “on the edge of some crazy cliff” (***)

gli occhi di un’età di steli di grano
respirano il ciglio della collina

un pescatore raduna le reti
prive di stelle e conchiglie

/ ma eravamo bambini /
e il cielo sarà nuvoloso e la pioggia
sgocciola fame scivolando nella bocca
del cercatore di perle

germogli nel deserto della carne
ad applaudire un cameriere
all’ombra di un alfabeto bagnato
dentro coppe di pane del tempo

la verità è imbrigliata
nel tetto del sogno
nuda così, come sonno d’amante.

(***) “And I’m standing on the edge of some crazy cliff. What I have to do, I have to catch
everybody if they start to go over the cliff – I mean if they’re running and they don’t look
where they’re going I have to come out from somewhere and catch them. That’s all I do all
day. I’d just be the catcher in the rye and all. I know it’s crazy, but that’s the only thing I’d
really like to be.”
J.D. Salinger – The Catcher in the Rye – Ch. 22

E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo
tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove
vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il
giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma
è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente far
e. “il Giovane Holden” di J.D. Salinger -capitolo 22-

dietro le ciglia della notte

1998 un anno molto difficille

mi sono persa,
il mio cuore è stanco
non brama più
l’esserti vicino
e la memoria non ha
più cassetti da aprire

dietro le ciglia della notte
ero qualunque cosa tu volessi
la bellezza
i sensi
il sorriso
il lamento
la femmina
l’anima
l’amica
le tue ferite dolorose
le lacrime del cielo
il ritornello
la conversazione
i labirinti
il rifugio
la dimora
il sogno
la realtà
l’esistenza
la pioggia,
le rose,
il viola,
il velluto,

per te vorrei essere
me stessa.
solo me stessa

memories: Libano andata e ritorno

burj al shamali refugee camp

settembre 19/1999

un lungo viaggio, fatto questa volta per amicizia e non per svago, mi ha portato in Libano a Bayrut, strana atmosfera, greve e nello stesso tempo indifferente
erano due anni che non andavo e devo dire che molte cose sono cambiate, ma non credo in meglio, la parte residenziale, quella con bellissime ville sulla collina che guarda verso il mare è sempre più bella, riaperto il casinò, tornati i magnati europei (gli italiani sono la maggioranza)
la periferia invece e la parte sud della città sempre più misera, macerie, discariche e disperazione
da Bayrut con un lungo e scomodo viaggio in gip (anche se breve come distanza) vorrei raggiungere la città di Tyros, nel sud per entrare nel campo profughi dove si trovano gli amici che desidero incontrare e Rita la mia amica del “cuore”
fino a 30 km da Tyros tutto va bene, mi accompagna un giovane libanese figlio di Fatma che ora ci ha lasciato, ma poi improvvisamente tutto diventa difficile, incrociamo posti di blocco e non riusciamo più a capire nulla, almeno io
ci sono siriani, milizie internazionali, milizie druse, (ma non se ne erano andati tutti?) di tutto di più, dobbiamo sempre scendere, controllare i documenti, farci visionare il bagaglio, “no camera” è un ritornello
finalmente verso le 9 di sera arriviamo a Tyros, splendida, un volta, ora buia e triste
dobbiamo fermarci, per entrare nel sud verso il campo profughi dobbiamo avere un nuovo permesso, speriamo nel domani
alle 7 ci presentiamo per la richiesta del permesso, dopo lunghe ed estenuanti trattative io posso andare , ma da sola senza Nadim. ma insieme ad un giornalista francese che mi dà un passaggio
arriviamo dopo due ore al campo di bourj al shamali
che felicità!!
ritrovo amici che non vedevo da 3 anni e la mia compagna di banco, delle scuole elementari, che lavora da anni in Libano
stanno facendo anche un sito web, dovrebbe essere attivo fra due o tre giorni
parliamo, parliamo
io ho solo 8 ore di permesso, volano
sento rabbia, disperazione, dolore, una rivolta sotterranea contro tutto e tutti, ma anche un desiderio di “normalità” come non avevo mai sentito prima
e mi regalano le foto di una festa per il ramadan, contano i loro morti, tanti, tanti massacri, tante vite spezzate e ancora in 8 in 20 mq a mendicare un lavoro, una scuola
eppure nessuno dei bambini è analfabeta, mi raccontano di un medico di Ivrea che ha passato l’estate da loro
e mi regalano i dolci con il miele
lasciarsi è doloroso, devo tornare, ma dove?
in un occidente che ancora stenta a capire
a Tyros reincontro Nadim e con rabbia ritorniamo a Bayrut
ho voglia di togliermi di dosso la disperazione e il dolore e vado all’Ammam, un luogo di distensione, di profumi, di vapori, ma riesco soltanto a confondere le mie lacrime con le goccie di sudore che mi rigano il viso
ho paura dell’ignoranza, dell’indifferenza, dell’ottusità dei governi, degli stati, dei popoli e dei singoli, del non voler vedere, nel non voler ascoltare, nel voler ridurre tutto ad un fenomeno di violenza che deve cessare
ma quando?

Ad oggi la situazione è degenerata! :

C’è un’incidenza molto alta di talassemia e anemia falciforme (malattia genetica) tra gli abitanti di Burj Shemali e il campo è uno dei più poveri del Libano. La disoccupazione è estremamente alta, con il lavoro agricolo stagionale la fonte di reddito più comune sia per gli uomini che per le donne.

La crisi siriana in corso ha portato anche un afflusso di rifugiati siriani e rifugiati palestinesi dalla Siria (PRS) nel campo, mettendo a dura prova le infrastrutture ei servizi……

oggi torta di mele “COLOMBA”

Vi ripropongo la mia torta di mele. perchè l’ho appena fatta e la sto mangiando ah ah con un buon caffè amaro è una delizia!

questa è una vecchia ricetta della mia nonna Colomba che aveva messo insieme due ricette e ne aveva fatto un capolavoro, è la mia torta preferita per la colazione in tutte le stagioni, morbida , soffice e quasi umida per le mele non del tutto cotte è una delizia vediamo gli

INGREDIENTI

3 mele ( io uso le ranette),
300 g di farina 00, (per gli intolleranti al glutine farina di riso con un pizzico di xantano)
50 g di fecola di patate,
4 uova
150 g di zucchero ,
80 g di olio di semi,
un vasetto di yogurt bianco intero,
2 cucchiaini di cannella in polvere,
una bustina di lievito per dolci, volendo si può sostituire con un mezzo cucchiaino di bicarbnato e due cucchiai di succo di limone come ultimi ingredienti
una bacca di vaniglia, o volendo un cucchiaio di acqua di rose

COME SI FA

sbucciare le mele e tagliarle a fettine sottili per il lungo dopo aver tolto anche il torsolo
dividere i tuorli dagli albumi
montare gli albumi a meve molto ferma
mettere i tuorli con lo zucchero in una planetaria o in una zuppiera se si lavorano a mano e farli andare molto che devono diventare quasi bianchi
aggiungere lo yogurt e l’olio insieme e continuare a mescolare ma non troppo
mescolare la farina la fecola e il lievito insieme
versare le farine e il lievito adagio nelle uova e mescolare molto adagio
quando le farine sono state assorbite, togliere il tutto dalla planetaria e metterlo in una zuppiera
aggiungere piano piano gli albumi motati avendo cura di usare un cucchiaio di legno con molta delicatezza girando dal basso verso l’alto per inglobare aria.
quindi mettere tutto in uno stampo da 28/30 cm e cominciare a infilare a cerchio le fette di mela in modo che la parte curva resti sopra, metterne quante più si riesce!
quindi infornare in forno statico a 180 gradi (già caldo) per 45 minuti, ma fare la prova stecchino prima di toglierla, avendo cura di inserire lo stecchino al centro e se asciutto è pronta!
io non metto lo zucchero velo mi piace grezza!
e buona colazione

Canto d’amore ad Alya

Alya è la mia nipotina, compirà 5 anni il 30 di dicembre e non volendo mettere sue foto, metto la mostra dei suoi acquerelli, che sempre si diverte a dipingere sul terrazzo quando c’è il sole! ha una sua teoria sulla tecnica dell’acquerello ahahah ed usa per gli sfondi le sue acque colorate! ahah

api dorate escono
da bianca cera e
miele azzurrino,
rincorrono anime migranti
verso soli incandescenti
e cuori di luna

ciliege senza picciolo
pesche sbucciate,
luminescenti trasparenze
di lontane assonanze,
guizzano improvvise
sulla rugosa corteccia del mio tempo. –

spizzichi sincopati
di armonie dilatate,
policrome corolle
di fiori di corallo,
affiorano inaspettate
dalle ondulanti sonorità del mio Spazio.

e TU goccia di rugiada
sciogli il gelo del cuore,
lenisci le ferite dolorose
sei onda del grande mare
e spazio del vasto cielo
sei giorno e notte
melodia e ritornello

patria, dimora, rifugio
il sogno e l’utopia
sei rose, viole,
velluto e boccioli a primavera.

lascia ch’io assaggi
il miele dei tuoi occhi
e ne riempia in segreto
caraffe d’argento

l’amore a te mi riconduce,
errante bagliore in filo d’alba
— tienimi in mente –
— tienimi a mente –

perchè l’albero ha le radici
perchè il sogno del viaggio

— mano a carezza di pelle —

non posso soffocarlo.

nonna matilde 30/12/2015