partire è arrivare insieme

il silicio eccedente la soglia
inerte della battigia
a dorsale poggiata sul
limine del rosso arancio
di un tedioso tramonto

rovina in fragore nell’apogeo
incipriato di visi folti
di rughe arcaiche e cremisi
a pioggia d’estate allineate
in archetipi ondulati e migranti
in nebbie cineree, scomposte
allungate in strade di sudore

partire è arrivare insieme

stinti colori di un’alba distratta

visioni a smalti colorate
rubano il silenzio dalle mani
si fanno lacci sottili avvolti
in matasse di grigi pensieri

stinti colori di un’alba distratta

–malinconici occhi —
a sperare in guizzi di luce improvvisa

per colmare voraci distanze
tra il desiderio e l’illusione

non mi somiglio

oggi leggendo una poesia di una amica sul suo blog , ho ricordato queste parole che scrissi tempo fa

un giorno la bellezza
si stancò di me
e corse fuori
come un’emorragia ad evaporare

non mi somiglio
ma sono nel ricordo
che ho dei miei ricordi

mi fermo a guardare gli anziani
ed è tenerezza
e vedo, la mia bellezza vede

non penso più a chi sono
ora che sono diventata un’altra.
prima di tornare a me
partirò dal nulla
e nulla mi tratterrà dall’essere

“la lunga linea d’ombra”

screpolate fessure
di voce, aperte
a un dolente sorriso
sospeso al filo leggero
di luna settembrina

corrono a grappoli,

qual suoni notturni
a farsi anima e sangue
di note slegate e dissonanti
racchiuse in onirici spettri
di vite pensate, amate
e mai interpretate.

“la lunga linea d’ombra”**

ritorna, affascina e travolge
uno scialbo quotidiano
troppo a lungo indossato.

**la linea d’ombra… citazione da Conrad

dietro le ciglia della notte

1998 un anno molto difficille

mi sono persa,
il mio cuore è stanco
non brama più
l’esserti vicino
e la memoria non ha
più cassetti da aprire

dietro le ciglia della notte
ero qualunque cosa tu volessi
la bellezza
i sensi
il sorriso
il lamento
la femmina
l’anima
l’amica
le tue ferite dolorose
le lacrime del cielo
il ritornello
la conversazione
i labirinti
il rifugio
la dimora
il sogno
la realtà
l’esistenza
la pioggia,
le rose,
il viola,
il velluto,

per te vorrei essere
me stessa.
solo me stessa

a volte ritornano

a volte ritornano come flash memorie lontane che si pensava non esistessero più e si fanno avanti come sensazioni per un particolare, per qualche piccola cosa insignificante che ci è rimasta incollata ai pensieri come ci racconta Tenco…
quasi sera, e tu eri con me, eravao seduti accanto al mare. e sopra la sabbia, le orme dei nostri piedi scalzi
tu mi parlavi, e io guardavo una vela passare: era bianca, era gonfia di vento, era ormai quasi sera.
e non ricordo altro, né la voce che avevi, né il nome che avevi, sei uscito dalla mia vita e di te non so più nulla , ma ricordo quella vela bianca che ci sfiorò in lontananza ed era bianca quasi abbagliante, sparita anche lei nel nulla, ma non c’era vento

il profilo di un rapido gesto
raccoglie la gioia improvvisa
di bagliore svelato
nel frangersi d’onda

di pioggia e lampi era il tempo
di notti insonni
a scrutare il vento

fragile come amore
racchiuso in un’alba.

ti berrei in una tazza di vento

ti berrei in una tazza di vento
nel mare del tempo
nell’isola che non c’è

vorrei un mare
che a te mi riconduca
su una zattera di rose

ho remato tutto il giorno
in un battito d’ali
e da lontano t’ho veduto

eri radice di fuoco
che legge una lettera d’amore
al respiro di note felici

bussano gocce di luce
ad inzupparmi la vita