i miei più segreti desideri

gli odori del mare, inconfondibili e penetranti, affiorano prepotenti alle mie narici,si spargono sui miei vestiti, lasciando nell’aria un sentore di salmastro
pungente e dolce ad un tempo,trasformando il mio corpo in quello antico e voluttuoso di una magica sirena

Avessi parole che non possiedo,
Avessi aggettivi che non conosco,
Avessi verbi che ho dimenticato,
potrei dire, raccontare, evocare
quelle squame nascoste, recondite,
vellutate, morbide, aspre,
dentro cui si annidano

i miei più segreti desideri

così liberi, volerebbero nell’aria
come aquiloni a cui è stato reciso il filo.

Sono solo dita (dopo tutto)

Etichette sbiadite e
cuori cuciti a maniche
di ricordi aggrappati alle spalle
come facce allo specchio

e ancora chilometri di distanza
a toccarci le mani
a non accarezzare
fiocchi di neve nei capelli

occhi stanchi per vedere sotto un velo
in linea retta a tre metri dall’infinito
Lunghe dita ricevono comandi poco chiari
dalla mente velata da occhiali appannati

Non sanno
Non ricordano
Sono solo dita
(dopo tutto)

quel treno di vetro

quel treno di vetro
ogni volta che passa,
lambisce di donna
l’impossibile parete,

dolore nero respira
da polmoni di ferro
urla rotte nel buio
a invecchiare sui binari
la cenere del fuoco

un tratto aguzzo
tra bianche distanze
prossime o lontane
a sigillare con vecchie catene
la stretta porta
di ogni singola scena.

oltre i resti del vetro,
fracassato con amore,
a lama impugnati
qual neri residui
di dolore quotidiano,

la geometria del tutto si ricompone
nel giro del sole all
orizzonte

il viaggio, i viaggi


“Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo appuntito di selci taglienti.”
Robert L. Stevenson


così scriveva uno scrittore, un viaggiatore, ma cosa rappresenta esattamente per noi popolo del secondo millenio il viaggio?
ho viaggiato, per famiglia con i miei genitori, per studio, per lavoro, per famiglia ancora, per diletto per la voglia che ti assale che è forse come un prurito o forse come il desiderio di respirare aria diversa di godere di atmosfere non usuali, ho viaggiato per amicizia, per dovere a volte forse anche per abitudine.

mi viene da pensare che il viaggio sia a volte per quel che mi riguarda un bisogno fisico e mentale di recuperare la mia dimensione, il mio spazio, o di far entrare nella mia casa altri ambienti altre culture altre persone
ho viaggiato anche con la mente, nel significato che a questa espressione dava mia madre: viaggiare con la mente, per conoscere altro dal tuo consueto vivere, per esplorare sensazioni, emozioni che un libro, un quadro, una poesia, un film, possono darti
il viaggio dentro ai problemi, alle idee, un viaggio dentro noi stessi, il viaggio attraverso l’Umanità che vorremmo ci fosse ogni viaggio mi ha lasciato qualcosa che difficilmente potrò dimenticare, profumi, colori, paesaggi, volti, mani, ma anche dolore, e disperazione, miseria
il difficile è quando torno raccogliere tutto quello che la mente, il cuore, gli occhi mi hanno lasciato dentro, fermare il tutto affinchè non mi possa dimenticare

e poi stranamente al nuovo viaggio ritrovo sensazioni emozioni, volti, mani, situazioni che mi sembra di aver conosciuto da sempre.
per me ogni viaggio rappresenta la possibilità di vivere una vita diversa
e stranamente, meravigliosamente tutte le “vite” che ho trovato altrove mi sono piaciute così tanto da farmi diventare diversa ogni volta e che messe insieme formano quella che sono ora
sono nomade e curiosa della vita

aquiloni

“Matilde allenta il filo, sei troppo rigida, rilassa la mano, fa che diventi una cosa sola col filo , ecco così, sì, ancora piu’ dolcemente, brava, ce l’hai fatta!!”
Sento le parole di mio padre nelle orecchie, dolci, carezzevoli,
è il mio primo aquilone, un magico sgangherato aquilone giallo con le code verdi, stenta ad alzarsi, troppa colla e i bastoncini pesanti
ma una folata di vento improvvisa gli ha dato la forza per levarsi, tentennante, leggermente zizzagante, buffo e incerto, ma desideroso di prendere il volo
il mio naso è proteso all’insu’
i miei occhi aperti e meravigliati che quel coso informe davvero si alzi
una felicità grande spontanea assolutamente mia
un desiderio di esprimere la mia gioia
abbandono il filo e batto le mani saltellando.
ma l’aquilone libero fugge lontano sempre piu’ in alto, sempre di piu’
verso il sole, un puntino
e le mie lacrime che scendono senza il mio permesso adagio
i singhiozzi silenziosi, il tirar su col naso e poi un pianto dirotto forte
e le braccia di mio padre, che mi accolgono tenere al caldo, coccolandomi
“Matilde ne costruiremo un altro, gli aquiloni sono fatti per volare via, non puoi trattenerli, sono come le gioie, i sorrisi, a volte non puoi trattenerli, vanno lontano, ma poi altri ne verranno”
i miei pensieri sono spesso aquiloni
volano liberi nell’aria lontano e non riesco piu’ a raggiungerli, scompaiono
ma altri ne ritornano, altri scompaiono

gli aquiloni, il volo verso il sole
verso l’orizzonte, verso l’infinito
vorrei farmi aquilone e provare l’ebrezza del volo libero, del perdermi nel cielo

pensieri senza capo nè coda in una notte lunga senza sonno, ma con tanti sogni

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

4000 Wu Otto

Drink the fuel!

quartopianosenzascensore

Dura tenersi gli amici, oggigiorno...

endorsum

X e il valore dell'incognita

Cucinando poesie

Per come fai il pane so qualcosa di te, per come non lo fai so molto di più. (Nahuél Ceró)

Nonsolocinema

Parliamo di emozioni

Solorecensioni

... ma senza prendersi troppo sul serio

Parola di Scrib

Parole dette, parole lette

Indicibile

stellare

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito