Alphonse Mucha o del fascino dell’illustratore

Sarah Bernhardt ritratto

Alphonse Mucha
(1860 – 1939)

noto soprattutto per la sua abilità di “illustratore” Mucha è un artista multiforme e oltremodo interessante
i suoi manifesti e potremmo dire le sue “pubblicità” hanno esercitato un fascino grandissimo sui suoi contemporanei, è stato ampiamneto copiato sia il suo tratto maistrale sia la sua sorprendente capacità di uso del colore, ma Mucha non è solo un illustratore, ma anche un grande pittore

Alfons Mucha nasce a Ivancice una piccola città di provincia della Repubblica Ceca il 24 luglio 1860. Dopo aver trascorso alcuni anni a Brno, nel 1873 torna nella città natale dove, pur lavorando come impiegato, trascorre molto tempo a disegnare. Rifiutato all’Accademia di Praga, il giovane Mucha si stabilisce a Vienna, lavorando come scenografo (1879). Ma dopo solo due anni perde il lavoro ed è costretto a trasferirsi a Mikulov, dove sopravvive disegnando ritratti di nobili locali. Nel 1883 il conte Khuen Belassi lo incarica di affrescare alcuni ambienti del castello di Emmahof. In seguito lavora nel castello tirolese di Gandegg. Grazie al sostegno del conte, entra all’Accademia di Belle Arti a Monaco (1884). Nel 1888 decide di trasferirsi a Parigi, dove frequenta l’Académie Julian e l’Académie Colarossi. Senza l’aiuto finanziario del suo protettore, Mucha comincia a lavorare come illustratore per alcuni periodici francesi, fra cui “Petit Français Illustré” (1891-1895) e “Le monde moderne” (1895-1897). Nel 1892 riceve l’incarico di illustrare il libro Scènes et épisodes de l’historie d’Allemagne (C. Seignobos). Nel 1894 disegna il primo manifesto per Sarah Bernhardt con la quale stipula un contratto di collaborazione per i successivi sei anni. Nel 1896 esegue, oltre a numerose copertine per libri e riviste, il suo primo pannello decorativo, Le stagioni. Il successo definitivo arriva nel 1897, quando a Parigi gli sono dedicate due mostre: la prima alla Galerie de la Bodinière, la seconda al Salon des Cent. Fra il 1897 e il 1899 vengono pubblicati due libri con sue illustrazioni: Ilsée, princesse de Tripoli e Pater. All’Esposizione universale di Parigi del 1900 l’artista si guadagna una medaglia per la decorazione del padiglione della Bosnia-Herzegovina. Grazie alla notorietà acquisita, Mucha riceve, nel 1901, l’incarico di realizzare la decorazione della gioielleria Fouquet a Parigi, uno dei più famosi esempi di Art Nouveau. Nel 1902 accompagna l’amico Auguste Rodin a Praga, in occasione della mostra organizzata per il grande scultore francese. Nel 1904 l’artista moravo parte per New York: qui dipinge numerosi ritratti di personaggi dell’alta società americana. Rientrato in Europa, nel 1906 sposa a Praga Marie Chytilová. L’artista trascorre la luna di miele nel sud-ovest della Boemia, dove disegna il ciclo delle Béatitudes. Nell’autunno dello stesso anno riparte per gli Stati Uniti. Dopo aver assistito all’esecuzione della Mia Patria di Smetana, decide di dedicare il resto della sua attività artistica a preservare la cultura slava in tutte le sue forme. Grazie al sostegno del miliardario americano Charles R. Crane, Mucha crea, fra il 1910 e il 1928, il ciclo di pitture dedicate all’Epopea slava, una ventina di tele di grandi dimensioni che vengono donate alla città di Praga. Nel 1911 Mucha lavora agli affreschi per la sala del sindaco del nuovo municipio di Praga. Durante questi anni l’artista continua a svolgere l’attività di illustratore e autore di manifesti sia in Europa sia negli Stati Uniti, dove si reca numerose volte. Nel 1931 disegna un vetrata per la cattedrale di San Vito a Praga. L’artista muore nella città ceca il 14 luglio 1939.

Alphonse Mucha è sinonimo di Art Nouveau , uno stile di belle arti, arte decorativa e architettura che ha rotto con l’accademismo del 19 ° secolo a favore di linee floride ispirate all’ambiente naturale, un poster pubblicitario litografato che gli fu commissionato per creare un’opera teatrale con la celebre attrice Sarah Bernhardt nel 1894 e questo lavoro lo catapultò al successo immediato come artista commerciale
reso in pastelli pallidi, gran parte del suo lavoro raffigura bellissime giovani donne avvolte in abiti neoclassici incastonati tra fiori, piume e altre sensuali forme naturali, à stato celebrato non solo per l’illustrazione di manifesti pubblicitari, ma anche per la pittura, illustrazioni di libri, sculture e progettazione di scenografie teatrali, gioielli e carta da parati.
Mucha usava la litografia come tecnica di stampa per i suoi manifesti, alcuni dei suoi poster sono stati prodotti in set come The Four Seasons, i set completi sono tra i più ricercati dei suoi lavori

A Praga si trova un museo a lui dedicato

René Lalique o del gioiello che incontra la natura

amo molto i gioielli, ma non per indossarli, ma per come sono costruiti, esistono ioielli che sono vere opere d’arte, alcuni disegnatori hanno fatto la fortuna di marchi prestigiosi, e fra questi c’è René Lalique, raffinato orafo francese, nasce nel 1860, lavora per Cartier e disegna gioielli anche per l’attrice Sarah Bernhardt
si afferma durante il periodo dell’Art Nouveau (ne ho già parlato qui), che dilaga in tutta Europa e pervade tutti i settori della figurazione: dai manifesti pubblicitari all’arredamento, dall’arredo urbanistico alla gioielleria
I gioielli diegnati da Lalique raffigurano soprattutto elementi tratti dal mondo naturale e nudi femminili, e sono particolari per l’uso dei materiali più diversi: oro, corno, avorio, smalto e vetro, animali, insetti, pesci e piante sono riprodotti con grande verosimiglianza, e presentano le linee morbide e fluide tipiche dell’Art Nouveau

venne catturato dalla brillantezza dello smalto, e lo impiega largamente, i suoi pezzi sono il frutto di un sapiente utilizzo di materiali e strumenti, quasi fosse uno scultore, disegna, cesella, smalta e modella, accostando bronzo e diamanti, pietre dure e cristalli, oro o argento e avorio e pure vetro
per lui i materiali e le pietre non hanno segreti e i suoi gioielli diventano oper
e d’arte

Art Nouveau, magia e colori in Emile Gallè

mi corre l’obbligo di dire prima di tutto che non mi ritengo un critico d’arte, nè tanto meno un “conoscitore” profondo di questa splendida attività degli uomini, ho soltanto sviluppato nel tempo per puro piacere personale, un amore grandissimo in particolare per la pittura e l’architettura, ma poichè il mio approccio è stato per la maggior parte “amoroso”, non posseggo quella severità e estraneità di giudizio che appartiene agli studiosi seri, molto spesso mi muovo “a pelle”, scoprendo o riscoprendo conoscenze o “nozioni” apprese”, non ho attinto a meriale “scritto” preso dal Web, le citazioni che vengono fatte appartengono a libri di Giulio Carlo Argan di cui ho ricopiato le parti interessate (scritte in corsivo)

ho sempre considerato il “momento” ART NOUVEAU come un periodo di passaggio e come sempre, esendo curiosissima di questi periodi che segnano la fine di un qualcosa e l’inizio di altro, ho nei suoi confronti curiosità, a volte amore, a volte indifferenza, essendo ben consapevole che non tutto è “bello”, non tutto è “pulito” e “chiaro”, ma sicuramente è un momento sul quale vale la pena di riflettere e non solo sul piano dell’arte pura e semplice, ma anche ragionando sui rapporti che cominciano ad aversi in quel periodo tra arte e tecnologia tra arte ed industria, è un periodo fecondo, vivo e colorato, che prende nomi diversi dal paese che lo ospita – ART NOUVEAU – LIBERTY – FOREALE – MODERNISMO – JUGENDSIL – MODERN STYLE – SEZESSIONSTIL – e via dicendo, perchè percorre in lungo e in largo non solo tutta l’Europa, ma sconfina anche oltre oceano 
tra la fine ‘800 e i primi del 900 si nota, è palpabile un momento di crisi profonda nel mondo dell’arte, su cui si ripercuotono le crisi che attraversano la società, un ottimismo per il progresso scientifico a cui fanno da controaltare le lotte dei diseredati per la conquista di una migliore forma di vita, un borghesia ricca che non riesce ad andare oltre lo sfruttamento del alvoro dei meno fortunati e poi comincia a serpeggiare il dubbio che il progresso tecnico possa spegnere l’umanità e la spiritualità dell’uomo, rendendolo sempre piu’ simile ad una macchina

il primo accenno di questo si avverte a Bruxelles, nelle costruzioni di Victor Horta che accanto all’uso innovativo dei materiali come il ferro, la ghisa e l’acciaio, che erano utilizzate per le architetture industriali, affianca una mescolanza di forme architettoniche, a muri massicci si affiancano colonne molto sottili, a volte filiformi sormontae da archi in pietra oppure da travi, la fanno da padrone le vetrate e le grandi finestre in bellavista sulle facciate delle case, assieme a balconi, logge e sperimenta innovazioni nell’illuminazione e nella idea di Spazio, le linee sembrano seguire le leggi della natura è come se le strutture riflettessero la distribuzione delle forze e questi concetti semplici , ma nuovi sono alla base dei vari modi di intendere l’ART NOUVEAU e non solo in architettura, è un fenomeno nuovo e complesso che si pensa possa soddisfarre il bisogno di arte di intere Comunità, si diffonde nell’urbanistica, nell’edilizia, nell’arredamento, e spesso diventa arte decorativa invadendo il mondo della suppellettile, dell’abbigliamento dello spettacolo, diventa essa stessa “Moda” 

“”si qualifica come stile «moderno», cioè di «moda»..poiché l’industria affretta i tempi della produzione, bisogna affrettare quelli del consumo e del ricambio…la moda è il
fattore psicologico che provoca l’interesse per un nuovo tipo di prodotto e la decadenza del vecchio.””” (Argan)

L’Argan definisce così i caratteri costanti dello ART NOUVEAU

1) la tematica naturalistica (fiori e animali); 
2) l’impiego di motivi iconici e stilistici, e perfino tipologici, derivanti dall’arte giapponese; 
3) la morfologia: arabeschi lineari e cromatici; preferenza per i ritmi impostati sulla curva e le sue varianti (spirale, voluta ecc.) e, nel colore, per le tinte fredde, attutite, trasparenti, assonanti, date per zone piatte oppure venate, iridate, sfumate;
4) l’insofferenza della proporzione e dell’equilibrio simmetrico e la ricerca di ritmi «musicali», con marcati sviluppi in altezza o in larghezza ed andamenti per lo più ondulati e sinuosi; 
5)l’evidente, costante proposito di comunicare per empatìa un senso di agilità, elasticità, leggerezza, gioventù, ottimismo. 
La diffusione degli stilemi essenziali dello Art Nouveau avviene per mezzo delle riviste d’arte e di moda, del commercio e del suo apparato pubblicitario, delle esposizioni mondiali, degli spettacoli.

.sono molti gli “artisti” che lasciano una impronta, durante questo periodo fra questi mi piace ricordare Emile Gallè

i temi riccorrenti della libertà espressiva, della creatività, della primavera, della fioritura della natura, della giovinezza trovano in Emile Gallè un interprete straordinario

così di lui si legge nel sito de L’ECOLE de NANCY di cui fu fondatore e primo Presidente nel 1901

Emile Gallé
Nancy 1846 – Nancy 1904
Industriel, maître verrier, ébéniste et céramiste….

industriale, maestro del vetro, ebanista ceramista, parole che racchiudono in sintesi tutto il suo percorso, il suo rapporto con il fare con le mani e il produrre anche a livello industriale, il suo essere senza ombra di dubbio un “ARTISTA” “ARTIGIANO” del vetro, un mago del colore delle forme, per me un maestro insuperabile , è la persona alle cui opere piu’ mi sono ispirata per i miei disegni ed elaborazioni digitali, è un artista la cui creatività è un insieme di colori, forme, tecniche mescolate con genialità in un rileggere la natura e la realtà in modo unico ed originale

Gallé non solo è l’artista più famoso de l’Ecole de Nancy ma è anche un brillante “industriale”, aiutò l’industria del vetro di suo padre fin dal 1867 e lo sostituì nel 1877 come direttore, fondò anche un’officina del legno e nel 1894 una ditta di cristalli in Nancy.

lui mescolò inieme le molteplici influenze che lo pervadevano, creando sempre qualche cosa di nuovo e diverso, qualche cosa di magico che appartiene solo a lui

la letteratura fu uno dei suoi grandi amori, nei suoi vasi è facile trovare versi, gli piace giocare con la natura dei materiali che usa, attraverso tecniche diverse e innovative, gli piace giocare con la trasparenza del vetro creando effetti visuali nuovissimi, il gioco della trasparenza sulla trasparenza del vetro fa delle sue opere dei piccoli capolavori come dei racconti per immagine tra realtà e sogno

Rebus Sic Stantibus

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4000 Wu Otto

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