George Catlin o dei nativi americani

George Catlin
(1796 – 1872)

pittore, etnografo “ante litteram”, severo censore delle esasperazioni dell’avanzata dei bianchi verso ovest, avventuriero ma, soprattutto, grande amante delle culture native americane, George Catlin ebbe un merito enorme: capì nel 1830 che le nazioni indigene del Nord America erano condannate a finire schiacciate dalla fame di terra dei suoi connazionali. Per questo decise di spendere una lunga parte della sua vita tra gli indiani, loro ospite per settimane e, talvolta, mesi. Visitò la gran parte delle nazioni indiane e rilevò che una parte, quella che aveva già avuto il contatto con i bianchi, si avviava rapidamente verso un triste declino, mentre l’altra parte, quella più a ovest, era rimasta vigorosa e genuina in proporzione al rifiuto delle lusinghe dei commercianti di pelle bianca. Tra le tante cose a cui poté assistere ci fu la completa sparizione della gloriosa tribù dei Mandan (vedi la sezione Storia/500 Nazioni) ad opera del vaiolo, provocato (in due successive ondate) dall’intenzionale infestazione, vilmente procurata dall’uomo bianco, con coperte contaminate. Ritrasse la vita dei nativi e fu testimone di cerimonie fino ad allora considerate inaccessibili ad estranei alle tribù. Ritratti e paesaggi ci sono arrivati inalterati nella loro bellezza e costituiscono una preziosa testimonianza del passato.
Catlin nacque in Pennsylvania e aveva praticato legge prima di rivolgersi all’arte, si racconta che si fosse entusiasmato alla vista di alcuni membri di una delegazione di nativi amricani che lui aveva visto a Filadelfia, il loro portamento fiero sembrò incarnare l’ideals classico che lui aveva studiato ed amato nella sua gioventù
nel 1826.. Geroge Harvey incitò Catlin ad occuparsi della dei nativi americani per diventare lo storico e il narratore della loro vita
il desiderio di Catlin di dipingere i nativi americani non arriva soltanto dall’ideale romantico della sua gioventù, ma desiderava sinceramente documentare un modo di vivere per poter mostrare i loro usi e costumi non solo in patria, ma anche all’estero
Catlin non è sicuramente un grande pittore (I suoi primi ritratti erano stati criticati aspramenteame da William Dunlap ) e lo sapeva anche lui, era autodidatta e pensò che i suoi ritratti indiani non sarebbero giudicati per il merito artistico ma piuttosto come un documento di qualcosa che poi non ci sarà piu’

era assolutamente cosciente che i nativi americani sarebbero stati “eliminati” o “costretti” in terre non loro lo sentiva e lo percepiva
di Catlin si è detto e scritto di tutto, che fosse un avventuriero senza scrupoli e un pessimo pittore, ma io credo che se di Catlin ce ne fossero stati tanti, forse i nativi americani avrebbero avuto sorte migliore!!

Imogen Cunningham o della fotografia al femminile

Imogen Cunningham, fu senza dubbio una grande fotografa, non solo ebbe l’estro della composizione e dell’uso della luce, ma era anche molto preparata tecnicamente
nasce nel 1883, comincia a fotografare nel 1901 inspirandosi al lavoro di Gertrude Kaesebier
Nata a Portland, Oregon, si laurea all’Università di Washington a Seattle con un master in chimica ed andò a lavorare nello studio di Edward S. Curtis, dove imparò il processo dello stampare
nel 1909 proseguì la sua istruzione in chimica fotografica al Technische Hochschule a Dresda
incontratasi con Kaesebier ed Alfredo Stieglitz a New York, dopo il suo viaggio di ritorno dall’Europa, Imogen si stabilisce a Seattle verso il 1910 ed apre un studio di “ritratti” che ebbe un successo immediato.
Nel 1915 si sposa con Roi Partridge
il suo lavoro più conosciuto riguarda gli studi floreali del suo giardino e fu prodotto durante gli anni venti, si può dire che fu uno dei pionieri del modernismo sulla Costa Dell’ovest, fu fra i membri fondatore del Gruppo dei 64& e fu senza dubbio una straordinaria ritrattista, dopo che il suo ritratto della ballerina Martha Graham fu pubblicata su Vanity Fair nel 1932

Martha Graham: la faccia di quest’ultima è incorniciata dalle sue mani, gli occhi chiusi e il viso rivolto verso la luce. Le sue mani sono premute contro entrambi i lati della sua tempia come se stesse cercando di fermare la testa dalle pulsazioni e Imogen ha interpretato la danza di Graham attraverso i suoi gesti per incarnare la sua tesi secondo cui “la vita è nervosa, acuta e a zig-zag”, l ritratto del primo piano di Graham come ballerina è insolito perché è disincarnato, tuttavia, solo le mani, in questo caso, catturano uno dei gesti angolari e stilizzati per i quali il coreografo è più conosciuto

lavorò a New York e a Hollywood fino al 1934
il riconoscimento più grande per il suo lavoro lo ebbe dopo gli anni 50 e nel 1970 le fu assegnato la prestigiosa “Guggenheim Fellowship”, ha esposto a San Francisco all’ Art Museum, presso l’Istituto d’ Arte di Chicago, ed il Metroplolitan Museum.
all’età di 92 anni cominciò l’ultimo progetto: un libro di ritratti, ma sopraggiunse la morte nel 1976
fu dunque una artista notevole e precorse per alcuni versi la tecnica della fotografia, la sua conoscenza della chinica applicata alla fotografia le hanno permesso di raggiungere nello sviluppo della fotografia, livelli notevolissimi soprattutto per quegli anni, rivolse la sua attenzione sia alle forme di piante “nude” che a quelle native nel suo giardino. I risultati furono sbalorditivi; uno straordinario lavoro composto da forme audaci e contemporanee, queste opere sono caratterizzate da una precisione visiva non scientifica, ma che presenta le linee e le trame dei suoi soggetti articolate dalla luce naturale e dai loro gesti

l’approccio di Cunningham alla ritrattistica è caratterizzato dallo stesso approccio semplice e senza fronzoli, tra i ritratti che ha realizzato per la rivista Vanity Fair negli anni ’30, per esempio, c’è uno di Cary Grant accovacciato contro un muro di mattoni imbiancati nel suo cortile, la star del cinema è catturata dalla luce solare screziata, il viso in ombra parziale, con queste fotografie di celebrità, Cunningham ha dichiarato di voler “bucare la facciata di Hollywood”, altro ritratto straordinario è quello di Frida Khalo

Cary Grant e Frida Khalo

credo amasse l’immagine non abbellita, nettamente definita, sembra sempre essere stata al suo meglio quando all’argomento è stata data una priorità indiscussa rispetto all ‘”idea”, l’empatia piuttosto che l’invenzione estetica è stata il suo punto di forza, guidando il suo occhio e la sua lente verso le sue immagini più potenti e delicate insieme come i suoi nudi di donne e uomini per cui fu anche bollata come donna “immorale”, il primo nudo fu di suo marito

per gran parte del secolo scorso, la fotografia come forma d’arte è stata dominata dagli uomini, se si considerano le conchiglie, le dune e i nudi catturati con estrema precisione da Edward Weston o le maestose cascate e cattedrali di pietra che dominano le immagini basate su Yosemite di Ansel Adams, ma Imogen ha mostrato come il tocco femminile anche nella fotografia d’autore sia fondamentale, io la amo molto i suoi fiori in BN mi ricordano molto quelli coloratissimi di Georgia O’Keeffe

l'”affaire” Montanelli

La pagina della “Stanza di Montanelli” del 12 febbraio 2000, apparsa sul Corriere della Sera

non entro nel dibattito perchè forse il gioco non vale la candela , come diceva la mia nonna, ma per pura curiosità girando sui blog ho visto molti articoli che ho provato a commentare ma…..!

nessun commento, riporto solo le parole dette da lui stesso e che sono ascoltabili da tutti su Youtube:

intervista di Gianni Bisiach nel ’69

«Era una bellissima ragazza di 12 anni. Scusatemi, ma in Africa era un’altra cosa» «In Europa sarebbe stato stupro, sì»

intervista di Enzo Biagi, nell’82:

«Non mi prendere per un Girolimoni perché a 12 anni quelle lì erano già donne. Avevo bisogno di una donna, a quell’età si capisce. La comprai assieme a un cavallo e a un fucile, il tutto per 500 lire. Lei era un animalino docile. Quando me ne andai la cedetti al generale Pirzio Biroli, un vecchio coloniale che era abituato ad avere il suo piccolo harem, a differenza di me che ero monogamo perché non potevo consentirmi grandi lussi»

e poi quanto scritto da lui stesso come riportato dall’immagine sopra nel 2000 da 12 anni , diventano 14 e:

«Faticai molto a superare il suo odore dovuto al sego di capra di cui erano intrisi i suoi capelli, e ancor di più a stabilire con lei un rapporto sessuale perché era fin dalla nascita infibulata: il che, oltre a opporre ai miei desideri una barriera pressochè insormontabile (ci volle, per demolirla, il brutale intervento della madre), la rendeva del tutto insensibile».

lascio a chi legge di farsi una idea come crede!