Giovanni Boldini o delle donne alla “Moda”

Marthe Régnier

non è fra i miei pittori favoriti, ma senza dubbio i ritratti delle sue donne sono affascinanti, queste donne bellissime, eleganti, perfette a me a volte danno una strana malinconia e mi domando ma invecchieranno mai?

«Boldini sapeva riprodurre la sensazione folgorante che le donne sentivano di suscitare quand’erano viste nei loro momenti migliori.» Con queste parole Cecil Beaton, tra i primi e più celebri fotografi di moda del Novecento, sanciva il talento del pittore ferrarese nel ritrarre la voluttuosa eleganza delle élite cosmopolite della Belle Époque, nel saper celebrare le loro ambizioni e il loro raffinato narcisismo.
Nella sua opera la moda ha rivestito un ruolo essenziale: colta inizialmente per quel suo essere quintessenza della vita moderna, elemento che ancòra l’opera alla contemporaneità, la moda – intesa come abito, accessorio, ma anche sofisticata espressione che trasfigura il corpo in luogo del desiderio – diviene ben presto un attributo essenziale e distintivo della sua ritrattistica. Grazie ad una pittura accattivante, che unisce una pennellata nervosa e dinamica all’enfatizzazione di pose manierate e sensuali volte ad esaltare tanto le silhouette dei modelli quanto le linee dei loro abiti, e con la complicità delle creazioni dei grandi couturier come Worth, Doucet, Poiret e le Sorelle Callot, Boldini afferma una personale declinazione del ritratto di società che diviene un vero e proprio canone, modello di stile e tendenza che anticipa formule e linguaggi del cinema e della fotografia glamour del Novecento.

Dal WEB:

Nato a Ferrara nel 1842, Giovanni Boldini si accosta alla pittura grazie al padre Antonio, valido pittore purista attratto dai maestri del Quattrocento. Gli anni della sua formazione saranno dedicati, infatti, alla riproduzione delle opere rinascimentali conservate nei musei ferraresi e alla frequentazione dello studio dei fratelli Domenico e Girolamo Domenichini, pittori e decoratori. Nel 1858 esegue un Autoritratto giovanile e alcuni ritratti di gentildonne e notabili ferraresi, iniziando così ad affrontare quel genere artistico che non avrebbe mai abbandonato: il ritratto borghese. Nel 1862, grazie a una piccola eredità ricevuta da uno zio, Boldini si trasferisce a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti e diviene amico inseparabile di Michele Gordigiani e Cristiano Banti che lo introdurranno al circolo di artisti che si riuniva al Caffè Michelangelo, ritrovo dei Macchiaioli. Qui Boldini dipinge ritratti e paesaggi e conosce molti esponenti della comunità inglese di Firenze, fra cui i Falconer. Nel 1865 è ospite di Diego Martelli a Castiglioncello e l’anno dopo compie un viaggio a Napoli con l’amico Cristiano Banti, che ritrarrà in quegli stessi anni, contemporaneamente ai suoi figli Alaide Banti e Leonetto Banti (1866). In occasione dell’Esposizione Universale, nel 1867 Boldini si reca per la prima volta a Parigi, dove incontrerà Degas, Manet e Sisley. Di ritorno in Toscana, l’anno successivo inizierà ad affrescare (con scene campestri) la sala da pranzo della villa dei Falconer, detta “La Falconiera”, nella campagna pistoiese, lavoro che, sospeso più volte, si concluderà solo nel 1870. Dopo un breve soggiorno a Londra nel 1870, dove si avvicinerà alla ritrattistica inglese del Settecento, nell’ottobre del 1871 si trasferisce definitivamente a Parigi. Qui dapprima dipinge quadri di genere e di costume di gusto neosettecentesco su commissione di Goupil, uno dei mercanti più alla moda, per il quale dipingono anche De Nittis, Meissonier, Palizzi e Fortuny. In seguito, intorno al 1874, Boldini si dedicherà alle vedute di strade e di piazze parigine ma soprattutto alla ritrattistica, divenendo uno dei pittori prediletti dell’alta società parigina. In quegli stessi anni che vedono a Parigi la consacrazione del movimento impressionista (nel 1874 si terrà la mostra presso lo studio del fotografo Nadar), Boldini offre nei suoi quadri la visione di un mondo diverso, più buio e dinamico. Il suo riferimento francese sarà Degas e la sua pittura degli “interni” piuttosto che quella tipicamente “en plein air”. Boldini, così, negli anni Settanta, abbandona del tutto le vedute urbane all’aperto per immergersi nelle atmosfere affollate dei teatri, delle feste e soprattutto dei caffè, nuovo fulcro di vita contemporanea. L’evoluzione sarà anche di tipo stilistico, nello scurire gradatamente la tavolozza verso i grigi, il marrone e il nero e nel rendere più rapida e sintetica la sua pennellata. Ciò avverrà anche in seguito alle suggestioni ricevute durante un viaggio compiuto nel 1876 in Olanda e in Germania, dove era rimasto particolarmente colpito dalle opere di Frans Hals e da quelle del contemporaneo Adolph Menzel. Nel 1882 dipinge il ritratto del musicista Emanuele Muzio, il quale lo metterà in contatto con Giuseppe Verdi, che poserà per lui nel 1885 durante un momentaneo ritorno in Italia. Completato il ritratto di Verdi nel 1886, l’anno dopo verrà invitato dal grande compositore alla prima dell’Otello alla Scala. Negli anni Novanta, durante i suoi lunghi soggiorni in Italia, prolificano i ritratti di grande formato (di una eleganza originale) e le serate mondane alle prime delle opere. Nel fatidico 1900 Boldini è a Palermo per ritrarre Donna Franca Florio, dipinto che verrà esposto alla Biennale di Venezia nel 1903. Partecipa, poi, all’Esposizione Universale di Parigi con i ritratti di Whistler, dell’Infanta Eulalia di Spagna e altri dipinti. Costantemente presente, e con successo, a vari Salon e mostre internazionali, morirà a Parigi, per una broncopolmonite, l’11 gennaio del 1931. Verrà sepolto nella Certosa a Ferrara.

Eugene Galien Laloue… oh Parigi mia cara ( 4 )

Eugene Galien Laloue
(1854 – 1941)

nasce l’11 dicembre 1854 in Montmartre, il più vecchio di forse nove bambini e suo padre, Charles morì quando lui aveva sedici anni trovò un lavoro dal notaio locale, lasciò la scuola per lavorare ma poi si arruolò come militare, abbandonando quindi il suo lavoro e modificando anche il suo nome era il 1871
in quesgli anni decise di provare a dipingere, una reazione forse agli eventi “insanguinati” della guerra Franco-prussiana, un modo di dimenticare quello che lui aveva visto, nel 1874 lui ebbe un lavoro come un illustratore, che lo portò a dipingere anche panorami della provincia francese
il suo aproccio alla pittura fu sicuramente insolito per un giovane studente di arte, sembrava essere alimentato dai lavori e dai viaggi che faceva, gli piaceva mostrare il paesaggio naturalel, anche se detestava i fili d’erba e il fango, cosa insolita per chi vuole dipingere in “plain air” infatti i suoi quadri abbozzati all’aperto venivano finiti nel suo studio
era un carattere chiuso e lo dimostra anche il fatto che dipinse sotto diversi pseudonimi e benchè per lavoro avesse viaggiato non amava ritrarre i luoghi dei viaggi dal vero, preferiva prendere l’ispirazione dalle cartoline o dalle fotografie
non era certo una persona eccentrica, ma diremmo ora un conservatore
nella vita privata ebbe tre mogli che erano tre sorelle, che sposò una dopo l’altra cominciando dalla piu’ giovane
non amava la vita mondana, non aveva molti amici, l’unico suo piacere era andare in bicicletta per le vie di Parig per scegliere i suoi soggetti
una curiosità: vendeva i suoi dipinti tutti allo stesso prezzo e fu famosissimo negli U.S. come anche adesso!!
le scene che ritraevano Parigi erano di solito autunnali e invenali, mentre i panorami della provincia si riferivano alla primavera ed all’estate…

ha anche documentato la vita lungo i canali e le rive del mare e dei fiumi, mostrando un interesse per gli exploit marittimi. Era diventato molto popolare e ha continuato a dipingere le stesse scene di Parigi per tutta la sua carriera. Morì nella casa di sua figlia a Chérence, dove si erano rifugiati all’inizio della seconda guerra mondiale, il 18 aprile 1941.

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Francois-Joseph Luigi Loir… oh Parigi mia cara ( 2 )

Jean Béraud… oh Parigi, mia cara ( 3 )

Jean Béraud… oh Parigi, mia cara ( 3 )

Jean Béraud
1849 – 1935

Béraud è nato a San Pietroburgo, suo padre era uno scultore e probabilmente stava lavorando al sito della Cattedrale di Sant’Isacco al momento della nascita di suo figlio, la madre di Béraud in seguito alla morte del padre di Béraud, si trasferì a Parigi con la famiglia Béraud studiava come avvocato fino all’occupazione di Parigi durante la guerra franco-prussiana nel 1870 e poi si dedicò alla pittura
divenne uno studente di Léon Bonnat e espose i suoi dipinti al Salon per la prima volta nel 1872, tuttavia, non ottenne un riconoscimento fino al 1876, con il suo Ritorno al funerale, ha esposto con la Society of French Watercolorists alla Fiera mondiale del 1889 a Parigi
ha dipinto molte scene di vita quotidiana parigina durante la Belle Époque in uno stile che si trova a metà strada tra l’arte accademica del Salon e quella dei impressionisti
In Francia, Béraud era popolare, in particolare, apprezzato da Guy de Maupassant che lo ha chiamato “Le più charmant des fantaisistes”
tuttavia, il suo lavoro viene completamente ignorata dagli storici dell’arte del periodo, mentre i maggiori impressionisti sono fuggiti dal caotico Parigi e paesaggi dipinti delle zone circostanti, Béraud – come il suo amico Edouard Manet (1832-1883), e in alcuni dei suoi quadri, Edgar Degas (1834-1917), hanno raffigurato la vita urbana

Béraud è un perfetto parigino, non solo per nascita ma per sentimento e arte, nell’esercizio della quale dipinge i tipi parigini più caratteristici … Béraud non è solo un perfetto parigino, ma è uno che apprezza e può rappresentare la vita parigina, i suoi viali, caffè e giardini
lavorando durante La Belle Époque, Jean Béraud era un abile documentarista della vita quotidiana parigina, che allora era diventato uno spettacolo
mentre i suoi contemporanei impressionisti si trasferivano nei paesi per studiare gli effetti mutevoli del paesaggio alla fine del XIX secolo, Béraud rimase radicato a Parigi, studiando la vita della città e la sua gente
dopo la riorganizzazione e l’espansione dei viali parigini del barone Haussmann durante la metà del secolo, che ha creato la Parigi riconoscibile oggi, le grandi distese di spazio costruite hanno incoraggiato le persone a muoversi per la città, portando ogni membro della società fuori dalle loro case
la vita di Parigi era quindi lungo i viali, gli abitanti non dovevano più districarsi in un labirinto di stradine medievali, ora uomini e donne vestiti alla moda trascorrevano i loro pomeriggi passeggiando per il parco o passeggiavano lungo i viali alla moda
i caffè sono diventati i principali luoghi di ritrovo sia per il livello più alto della società sia per gli artisti moderni , quindi Béraud aveva un’ampia materia da cui prendere spunto da quando Parigi era diventata un mondo di “flaneurs”, o di un passeggio ozioso, e l’attività piacevole del vagare senza meta divenne un hobby un po’ per tutti
una curiosità : era anche solito dipingere su un taxi ch si spostava dove lui pensava di trovare soggetti per le sue tele
Il giornalista Henry Bacon così ha ricordato la sua esperienza nello studio su “ruote” di Béraud (“Scorci di arte parigina”):

“Un taxi, con le tendine verdi che riposava al ciglio della strada, attirò la mia attenzione, dimostrando che qualcuno pagava due franchi l’ora per il privilegio di rimanere fermo. Poco dopo salì il sipario (le tenfine) e apparve il familiare viso di Béraud. Su suo invito, ho messo la testa nello studio in miniatura per vedere il suo ultimo lavoro. La sua tela era appollaiata sul sedile di fronte, la sua scatola dei colori accanto a lui; e con le tendine abbassate da un lato per nascondere il riflesso e proteggersi dagli occhi indiscreti dei passanti, poteva tranquillamente dipingere attraverso la finestra opposta una vista del viale e come sfondo di un gruppo di figure.”

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