Il Wadi Rum o della Valle della Luna

OGGI HO VOGLIA DI QUESTI SPAZI….

il Wadi Rum definito anche Valle della Luna, è un affascinante Spazio di sabbia rossa da cui si alzano montagne di Roccia, fu molto amato da Laurence d’Arabia, che ne conosceva anche i piu’ reconditi segreti.
si trova a 30 Km da Aqaba, quindi abbastanza vicino al Mar Rosso, ed è da tanti anni il mio posto delle Fragole. di solito per arrivare al piccolo villaggio di Rum si usa la macchina e poi se uno vuole a piedi o a cavallo
entrare nel Wadi Rum è come entrare in un altro Mondo, un luogo silenzioso, enorme, incredibilmente senza tempo
montagne massicce e sagomate spuntano dalla sabbia rosa/rossa, in questo scenario il deserto è vivo, palpitante, di una strana bellezza con le rupi torreggianti di pietra scavata dal tempo, e dai colori indefinibili e mutanti secondo le ore del giorno e le stagioni
tutto intorno è vuoto e silenzio e in questi spazi immensi, ci si sente rimpiccioliti ridotti a granelli di sabbia ed è una senzione straordinaria, avverti fin nel profondo di far parte di quel paesaggio
ti sembra di percorrere le antiche valli della luna, e di trovare ad ogni passo tesori nascosti da milleni, senti in lontananza il galoppo di L.D’Arabia, che rincorre le tue orme e le tue fantasie
l’aria calda sembra gonfiare le colline e i canyon, e il cielo è limpido, terso di un azzurro cupo e a volte violento
la notte ti riporta ad un cielo stellato, aperto, ci puoi leggere come in una antica mappa,l a tenda nera dei beduini è una macchia scura in un buio, mai veramente tale, i suoni di un rababa si perdono nello spazio come cerchi concentrici che si allontano con tenera malinconia
ascolti il suono del silenzio, dei ricordi, dei sogni e dei desideri, del futuro
amo il deserto del Wadi, come nessun altro posto che ho conosciuto, amo l’ospitalità semplice e sincera dei bedu, amo il gaue morra, forte, amaro con quel sapore di hel che ti resta nella bocca nel tempo, amo ascoltare le ballate di Abu Tarek che parlano di guerrieri e di duelli, di caccia e d’amore per splendide fanciulle dalla pelle di pesca, amo svegliarmi all’alba raccolta nella pelle di montone, col suo sapore aspro, non ancora perduto, amo le voci squllanti dei bambini trattenute per non disturbare, amo il pane sottile e trasparente cotto sulla pietra
amo sì amo la sensazione di libertà assoluta, dai pensieri, dal quotidiano, da me stessa

Umm Qais: crocevia di Genti e di Problemi

questa è in assoluto il luogo che amo di più della Giordania! è un luogo senza tempo dove si incrociano paesi e civiltà dove il tramonto è unico e il cielo così terso che devi chiudere gli occhi, io ci vado spessissimo, e ho scelto le poche foto che ho fatto, di solito non faccio foto qui mi basta gustare quello che vedono i miei occhi! sono foto di due anni diversi il 2010 al tramonto e il 2015 il mattino . sono bruttine perchè io sono un pessimo fotografo, ma sono quello che ho!

Umm Qais, antica Gadara, città regina delle dodecapoli, è oggi un crocevia di genti fra loro opposte, un incrocio di spazi e di problemi.
dalle sue rovine è possibile vedere il lago di Tiberiade, in terra di Palestina, ora occupata da Israele; le colline del Golan in terra di Syria, e le colline che in lontanza segnano il limitare del Libano


luogo suggestivo e insieme di ricordi per molti popoli, è straordinario visitarlo la sera , come dicono da quelle parti “al magreb” quando il sole sta per tramontare, la luce è rarefatta e straordinariamente limpida, il cielo azzurro si incupisce lentamente e dalle colline affiorano rosa e arancioni, che via via diventano tramonto completo e subito buio.

Umm Qais o Qays (in arabo : أم قيس , letteralmente “Madre di Qais”) è una città nel nord della Giordania nota principalmente per la sua vicinanza alle rovine dell’antica Gadara . È la città più grande del dipartimento di Bani Kinanah e del governatorato di Irbid nell’estremo nord-ovest del paese, vicino ai confini della Giordania con Israele e Siria . Oggi il sito è diviso in tre aree principali: il sito archeologico (Gadara), il villaggio tradizionale (Umm Qais) e la città moderna di Umm Qais
Si è espansa dalle rovine dell’antica Gadara, che si trovano su un crinale a 378 metri sul livello del mare, che si affaccia sul Mar di Tiberiade , le alture del Golan e la gola del fiume Yarmouk . Strategicamente centrale e situato vicino a molteplici fonti d’acqua, Umm Qais ha storicamente attirato un alto livello di interesse.
Gadara era un centro della cultura greca nella regione durante i periodi ellenistico e romano


Il nome Gadara potrebbe aver significato “fortificazioni” o “città fortificata”, nel 63 ac , il generale romano Pompeo conquistò la regione, Gadara fu ricostruita e divenne membro della Decapoli romana semiautonoma
33 anni dopo Augusto la legò al regno ebraico del suo alleato, Erode . Dopo la morte del re Erode nel 4 ac, Gadara divenne parte della provincia romana della Siria
dopo la cristianizzazione dell’Impero Romano d’Oriente , Gadara mantenne il suo importante status regionale e divenne per molti anni la sede di un vescovo cristiano, le più antiche testimonianze archeologiche a Umm Qais, alcuni frammenti di ceramica trovati a Garada, risalgono alla seconda metà del III secolo a.C.

la battaglia di Yarmouk nel 636 a poca distanza da Gadara, portò l’intera regione sotto il dominio arabo-musulmano. Intorno al 747 la città fu in gran parte distrutta da un terremoto e fu abbandonata.
nel 1596 apparve nei registri fiscali ottomani denominati Mkis , situati nel nahiya (sottodistretto) di Bani Kinana, parte del Sanjak di Hawran, aveva 21 famiglie e 15 scapoli; tutti musulmani , oltre a 3 famiglie cristiane . Gli abitanti del villaggio pagavano un’aliquota d’imposta fissa del 25% sui prodotti agricoli; compresi grano, orzo, colture estive, alberi da frutto, capre e arnie. La tassa totale era di 8.500 akçe
Umm Qais vanta un imponente edificio del tardo periodo ottomano , la residenza del governatore ottomano conosciuta come Beit Rousan, “Rousan House”.

ci sono tante strade per arrivare, questa è la strada che passa attraverso una zona detta “di nessuno”, per usare questa strada bisogna farsi perquisire la macchina e se stessi e si viaggia a 10 metri dal filo spinato che delimita la zona israeliana.quella specie di gabbiotto che si vede è un posto di osservazione israeliano

memories: il vento caldo

la roccia dei desideri

il sole non vuole tramontare continua a far capolino dietro le rocce rosse del Wadi Rum come volesse allungare il piacere della sua luce gialla,violetta rosa, in un cielo blu scuro quasi notturno
si sentono le grida dei bambini che giocano a gettare piccoli sassi il piu’ lontano possibile in una mare di sabbia
il suono dell’Hud irrompe come sempre forte e magico dalle mani di Abu Adel, le note melanconiche ripetute in una nenia ricorsiva, ma mai monotona dalle variazioni cangianti come i colori iridiscenti di quell’incerto tramonto
..”sarà una notte di vento caldo…” mi dice Om Shaher porgendomi la millesima tazza di te

” Domani se sei fortunata potrai vedere il grande uccello, arriva sempre dopo il vento caldo…”
alla fine anche il sole è riuscito a tramontare , ma non si sente il freddo..che subito ti assale all’arrivo della notte, una brezza tiepida si insinua sotto gli abiti ampi e li gonfia come felice di percorrere corpi
corro veloce verso la roccia che io chiamo dei desideri, senza il giallo del sole è di un viola cupo e denso e anche gli esili cespugli abbarbicati sulla sua cima si muovono al ritmo della tiepida brezza
mi siedo accoccolata come ho imparato da tempo e aspetto l’arrivo del vento caldo, ho portato con me una vecchia hatta per coprire gli occhi dalla sabbia che si alzerà violenta e insistente

ed eccolo arriva, si vedono nel chiaro scuro della luce notturna i primi mulinelli di sabbia sollevati dalle ventate prepotenti, si avvicina …e una grande emozione si impossessa di me
essere avvolta da quel calore e dai piccoli granelli di sabbia è una esperienza difficile da descrivere
mi avvolgo nell’Hatta, soltato un angolo degli occhi è scoperto per non perdere questo spettacolo
la sabbia si alza leggera, vortica mollemente nell’aria e si adagia sulle mie vesti, sul mio capo
il caldo ormai è quasi insopportabile, provo un desiderio indicibile di liberarmi degli abiti,del caftan e di correre incontro a quella pisoggia rossa e rotolarmi fra le piccole dune che si sono formate
e all’improvviso tutto si ferma. tutto è silenzio, resta soltanto la polvere, il tepore e la speranza di vedere domani il grande uccello

vi lascio una rara regisione della famosa Johnny Guitar riletta e suonata da uno dei più grandi suonatori di Ud o Oud o Hud: Munir Bashir che è anche un grande amico!

Qasr Ajloun… (Giordania) un castello atipico

Ajloun è un caso a sè, ed è anche il castello che io amo di piu’ , forse perchè vicino ad Amman e facilmente raggiungibile o forse perchè ò rimasto ancora in buone condizioni ed anche molto curato dalla sovrintendenza ai Beni Culturali Giordani, o forse percchè ho un rapporto particolare col guardiano, un simpaticissimo signore di 70 anni che dice che assomiglio alla sua figliola e mi apre anche quando non dovrebbe e quindi per me è come casa
la zona di Ajloun è stata nel 70′ territorio di battaglia, c’erano campi di feddayn palestinesi che si rifigiarono in quella zona durante il settembre nero, quando re Hussein ordinò l’eliminazione di quanti piu’ palestinesi fosse possbile, si combatteva quindi nella zona di Jarash e di Ajloun, fin quando anche i campi in questa zona furono spazzati via…
attraverso una bella foresta di pini e oliveti, si arriva alla città di Ajloun, qui si trova il castello di Ajloun o di Qalaat Errabadh (in arabo) da cui si gode una vista splendida verso ovest nella valle del Giordano. Assomiglia ad un fortezza dei crociati, ma stato costruito da Musulmani nel 1184-85 come un forte militare per proteggere la regione dalle forze d’invasione dei crociati
è stato costruito su ordine del governatore locale, Ezz Eddin Osama bin Munqethe, un nipote di Ayyubid Salahuddin Al-Ayyoubi (Saladino), come una risposta diretta al nuovo castello “latino” di Belvoir (EL-Hawa di Kawkab) dal lato opposto della valle di Tiberiade e come base per sviluppare e controllare le miniere del ferro di Ajloun
dalla sua posizione in vetta alla collina, il castello di Ajloun ha protetto gli itinerari di comunicazione fra la Giordania e la Siria del sud e faceva parte della catena di forti che hanno illuminato con falò la notte per passare segnali dall’ Euphrate fino al Cairo
due anni dopo che era stato completato, ha assolto ottimamente alla sua funzione poichè Saladino ha sconfitto i crociati nella famosa battaglia di Hattin nel 1189, che ha contrassegnato l’inizio della conclusione della loro occupazione della terra santa
nel 1214-15 il castello di Ajloun è stato ingrandito da Aybak bin Abdullah, “segretario” del Cliffo Al-Muazham ; nel 1260 è caduto in mano ai Mongoli, ma successivamente è stato ricostruito dagli Egiziani, ed è stato destinato ad essere usato come centro amministrativo delle autorità di Damasco
alcune delle pietre con cui il castello è stato costruito hanno delle croci incise, dando adito alla credenza che deriva dal racconto di uno storico arabo del tredicesimo secolo che dice che una volta era stato eretto un monastero, abitato da un monaco chiamato Ajloun; quando il monastero è caduto in rovina, il castello ne ha preso il posto ed ha assunto il nome del monaco
nel 1988 proprio nei dintorni del castello è stata istituita la Riserva di Ajloun, un’area protetta che si estende per 13 chilometri quadrati e custodisce meraviglie naturali e splendide specie animali
i boschi fitti di querce sempreverdi, intervallati da pistacchi, carrubi e fragole selvatiche, sono il patrimonio ereditato della rigogliosa macchia mediterranea che un tempo ricopriva la Giordania, in seguito gravemente compromessa da diboscamento e desertificazione. all’interno della riserva vi sono due percorsi naturali, e la sistemazione è prevista in abitazioni stile chalet, la riserva ò gestita dalla Royal Society for the Conservation of Nature

Il castello sorge a 1.100 metri sul livello del mare in cima a una collina. Ha sette torri costruite con blocchi di calcare tagliati dal fossato intorno al castello. Quattro delle torri facevano parte della costruzione originale, mentre la quinta e la sesta furono costruite durante gli ampliamenti del castello.
la Torre a forma di L 7 o Torre di Aybak (a sinistra dall’ingresso) è stata aggiunta all’edificio nel suo angolo sud-est per ulteriore fortificazione. Prende il nome da un governatore, come affermato in un’iscrizione araba su uno dei palazzi: “Nel nome di Dio. Questa benedetta torre fu costruita da Aybak Ibn Abdullah, Maestro della Casa più grande, nel mese dell’anno Hijri 611 “(1214-15 d.C.). Ognuno dei tre livelli della torre aveva una funzione diversa. Il livello inferiore era utilizzato come zona notte per i soldati. Si ritiene che il secondo livello ospitasse la moschea del castello, poiché si sospetta che una pietra appositamente scolpita situata in una delle finestre su quel livello fosse un mihrab. Il terzo livello della torre era il palazzo.
gli Ayyubidi e i Mamelucchi erano abili muratori e maestri di un notevole sistema di copertura composto da botte o volte a crociera. Alcuni di questi sistemi di volta sono stati utilizzati per soffitti molto alti, fornendo uno spazio sublime sotto. Diversi spazi sono stati lasciati non coperti per consentire alla luce solare naturale di penetrare nei diversi livelli del castello.
il castello di Ajloun fu rifornito d’acqua attraverso un sistema attentamente progettato che sfruttava i corsi d’acqua e le sorgenti della zona.
hli architetti del castello hanno istituito un sistema di captazione dell’acqua piovana nell’area del castello. Questo era costituito da pozzi e contenitori di pietra per raccogliere l’acqua, che veniva poi trasportato attraverso tubi sotterranei e tubi intarsiati nelle mura del castello.
la cisterna principale si trova nella parte sud-est del fossato secco. Era impermeabile con uno strato di calce e aveva una capacità di 16.590 metri cubi. L’acqua potrebbe essere prelevata da un’apertura al centro del tetto della cisterna o da una finestra nell’ingresso ad angolo del castello.
l’acqua piovana e la neve sono state filtrate utilizzando un sistema a sette livelli di piccole pietre, sabbia e piante speciali. Questo sistema di purificazione era essenziale poiché l’acqua veniva immagazzinata per lunghi periodi di tempo.
è stato inoltre istituito un sistema innovativo per il drenaggio delle acque reflue. Tubi di ceramica all’interno delle mura del castello drenavano le acque reflue in una piscina esterna. Questa piscina fu scavata e il suo contenuto comprendeva sali speciali portati dal Mar Morto; questi sono stati utilizzati per riciclare le acque reflue per il riutilizzo nell’irrigazione.

in principio era il nome

circondariale essenza di presenze mute
a confondere veloci squittii di ombre
sgretolate da muri cementati a vita

rincorrimi pensiero stupendo
dalle note di Patty Pravo
suonate su pelle di tamburo
marchiato a fuoco con acqua di sorgente

zampillano rosse monachelle ***
al vento dell’Est, racchiudono
nel mantello i fogli di sterili profezie
come prologo insano di future sventure

urla da gole di Erinni a sangue morse
da viscidi serpenti, ascoltano Cassandra
sulle mura di Troia : – Distruggi o Padre
la terra e la patria, erranti figli di
utòpia, dalle grandi braccia, calcheremo
gli infiniti nella scintillante scia del nulla –

in principio era il nome

***piccoli uccelli del deserto, anche di quello di sabbia rossa che quando arriva il vento forte si coprono di sabbia diventando piccole macchie rosse

Il WADI RUM o della Valle della Luna

il Wadi Rum definito anche Valle della Luna, è un affascinante Spazio di sabbia rossa da cui si alzano montagne di Roccia, fu molto amato da Laurence d’Arabia, che ne conosceva anche i piu’ reconditi segreti.
si trova a 30 Km da Aqaba, quindi abbastanza vicino al Mar Rosso, ed è da tanti anni il mio posto delle Fragole. di solito per arrivare al piccolo villaggio di Rum si usa la macchina e poi se uno vuole a piedi o a cavallo
entrare nel Wadi Rum è come entrare in un altro Mondo, un luogo silenzioso, enorme, incredibilmente senza tempo
montagne massicce e sagomate spuntano dalla sabbia rosa/rossa, in questo scenario il deserto è vivo, palpitante, di una strana bellezza con le rupi torreggianti di pietra scavata dal tempo, e dai colori indefinibili e mutanti secondo le ore del giorno e le stagioni
tutto intorno è vuoto e silenzio e in questi spazi immensi, ci si sente rimpiccioliti ridotti a granelli di sabbia ed è una senzione straordinaria, avverti fin nel profondo di far parte di quel paesaggio
ti sembra di percorrere le antiche valli della luna, e di trovare ad ogni passo tesori nascosti da milleni, senti in lontananza il galoppo di L.D’Arabia, che rincorre le tue orme e le tue fantasie
l’aria calda sembra gonfiare le colline e i canyon, e il cielo è limpido, terso di un azzurro cupo e a volte violento
la notte ti riporta ad un cielo stellato, aperto, ci puoi leggere come in una antica mappa,l a tenda nera dei beduini è una macchia scura in un buio, mai veramente tale, i suoni di un rababa si perdono nello spazio come cerchi concentrici che si allontano con tenera malinconia
ascolti il suono del silenzio, dei ricordi, dei sogni e dei desideri, del futuro
amo il deserto del Wadi, come nessun altro posto che ho conosciuto, amo l’ospitalità semplice e sincera dei bedu, amo il gaue morra, forte, amaro con quel sapore di hel che ti resta nella bocca nel tempo, amo ascoltare le ballate di Abu Tarek che parlano di guerrieri e di duelli, di caccia e d’amore per splendide fanciulle dalla pelle di pesca, amo svegliarmi all’alba raccolta nella pelle di montone, col suo sapore aspro, non ancora perduto, amo le voci squllanti dei bambini trattenute per non disturbare, amo il pane sottile e trasparente cotto sulla pietra
amo sì amo la sensazione di libertà assoluta, dai pensieri, dal quotidiano, da me stessa

castelli omayyadi o del deserto giordano ( 5 ) Qasr Hallabat

potete trovare QUI una prefazione ai castelli del deserto, oggi vi parlo di un gioiello che forse verrà resturato almeno in una parte molto presto

durante la dinastia omayyade , i nobili e le famiglie benestanti eressero piccoli castelli in regioni semi-aride per servire come loro tenute di campagna o case di caccia. Per l’aristocrazia di Ummayad, la caccia era un passatempo preferito e questi castelli del deserto divennero importanti luoghi di relax e divertimento
in arabo, questi castelli del deserto sono conosciuti come qusur (pl.) / Qasr (sing.), erano spesso costruiti vicino a una fonte d’acqua o adiacenti come un’oasi naturale e spesso situati lungo importanti rotte commerciali, come le antiche rotte commerciali che collegano Damasco con Medina e Kufa
il complesso di Qasr Hallabat si trova nel deserto orientale della Giordania, originariamente era una fortezza romana costruita sotto l’imperatore Caracalla per proteggere i suoi abitanti dalle tribù beduine , questo sito risale al II e III secolo d.C., sebbene vi siano tracce di presenza nabatea
era uno dei tanti sulla strada principale romana, Via Nova Traiana , un percorso che collegava Damasco ad Aila (l’odierna Aqaba ) attraverso Petra e Filadelfia (l’odierna Amman )
tuttavia, entro l’ottavo secolo, il califfo omayyade Hisham ibn Abd al-Malik ordinò la demolizione delle strutture romane al fine di riqualificarlo come sito militare e come anche il suo territorio limitrofo perchè diventare uno dei più grandi complessi del deserto omayyade
guidato dal piano esistente, incorporò una moschea (si trovava a 15 metri dal sud-est della struttura principale), un complicato sistema idrico comprendente cinque cisterne e un serbatoio d’ acqua considerevolmente grande , e uno stabilimento balneare che ra sotuato a circa 3 km
inoltre, situata ad ovest del palazzo rimane una struttura chiusa probabilmente utilizzata per scopi agricoli come la coltivazione di ulivi e / o viti, è ancora in piedi solo una traccia di pietra e uno strato della struttura agricola, tre sezioni del muro della moschea, incluso il mihrab (arco semicircolare che indicava la direzione verso la Mecca) nella parete meridionale, rimangono intatte
il palazzo principale è costruito in basalto nero e calcare e ha una pianta quadrata con torri ad ogni angolo, di grande statura, le strutture principali sono state ulteriormente arricchite con mosaici decorativi che raffigurano un assortimento di animali, affreschi dettagliati e sculture in stucco altamente artigianali e pavimenti con mosaici

Circa 1400 metri a est del palazzo si trovano i resti della moschea, di piccole dimensioni, misura 10,70 per 11,80 metri ed è costruito in pietra calcarea stratificata
all’interno, due riwaq ( è un portico aperto su almeno un lato) ad archi dividono la moschea in tre sezioni
una modanatura arrotondata estende il perimetro dello spazio all’altezza di 2,10 metri, simile a Qusayr ‘Amra e Hammam as-Sarah (di cui parleremo più avanti), tre volte a tunnel sostengono il tetto della struttura, attorno alla moschea da nord, ovest e est sorgeva un portico largo 3,30 metri

dal 2002 al 2013, la Missione archeologica spagnola in Giordania ha realizzato un progetto di scavo, restauro e allestimento di un museo a lungo termine, diretto dal Dr. Ignacio Arce, era inclusa la collezione sistematica di tutti i rimanenti blocchi di pietra incisi, che sono un’attrazione molto speciale a Qasr Al Hallabat
contengono un testo legale relativo all’organizzazione militare del confine orientale dell’Impero bizantino, decretato dalla corte imperiale di Costantinopoli durante il regno dell’Imperatore Anastasio I (491-518 d.C.), le iscrizioni greche di oltre 300 linee e circa 70 capitoli, sono incise in 160 blocchi di basalto che sono stati riutilizzati nella muratura dei successivi periodi di costruzione

castelli omayyadi o del deserto giordano ( 3 ) Qasr Azrak

potete trovare QUI una prefazione ai castelli del deserto, oggi vi racconto quello che dicono le “leggende” ha ospitato Lawrence d’Arabia

la stanza di Lawrence d’Arabia

Il castello ha subito numerosi interventi e modifiche durante la sua vita , le indagini archeologiche hanno dimostrato che l’edificio attuale è una ricostruzione medievale di un forte romano, che riflette ancora la struttura originale.

le acque copiose nell’oasi di Azraq l’ hanno reso un posto attraente per un insediamento già nel periodo del basso paleolitico
nel periodo romano, il luogo era di importanza cruciale a causa della posizione vicino alla punta nord del Wadi di Al-Sirhan, via naturale di espansione fra la Siria del sud e l’interno della penisola araba
una catena di fortezze ha difeso l’entrata all’oasi; Aseikim, a nordest, 15 chilometri da Azraq e Uwainid, altri 15 chilometri a sud-ovest, vicino alla riserva naturale di Shaumari
il castello o meglio la fortezza di Azraq è costruito interamente da pietre locali di basalto
una iscrizione latina indica che Azraq può essere stato denominato Dasianis o Basianis (di base) nel periodo romano, mentre un’iscrizione greca sopra l’entrata principale indica che fu costruito in basalto, nel 300 d.C., durante il periodo romano sotto il regno di Diocleziano e di Massimiano, mentre sulla porta meridionale si legge una iscrizione in arabo collocata al tempo di Izz el Dein Aibak nel 1236-1237
Il castello di Azraq fungeva da quartier generale di Re Faisal e dell’Esercito Rivoluzionario Arabo nel corso della grande marcia su Damasco durante la prima guerra mondiale
Una delle stanze del castello sarebbe stata per circa tre settimane la sede di Lawrence d’Arabia durante la sommossa araba, quando si è recato a negoziare con il beduino Ruwallah nel cui territorio Azraq si trova
si narra o perlomeno ve lo racconta la guida (pronipote del custode del catello in quel periodo), fornendovi molti particolari. era la stanza dove avrebbe dormito e dove avrebbe progettato l’assalto di Deraa, che gli spianò la strada verso Damasco

durante il periodo degli Omayyadi era il luogo dove si era ritirato Al-Walid II, che era stato allontanato dalla corte da suo zio , Califfo del regno, AbdulMalek (724-743)
una caratteristica interessante della parte sud di Azraq (Al-Shishan) è un grande serbatoio esagonale costruito con pietre di basalto e rinforzato a intervalli regolari da contrafforti arrotondati e triangolari, disposti contro le facce esterne ed interne delle pareti, queste caratteristiche portano a pensare alle grandi recinzioni a est e ad ovest del castello di Al-Hir in Siria, che data appunto del periodo degli Omayyadi
a circa 2 chilometri a nord del forte vi è una “fattoria” di quel periodo (Al-Sil del Castello di Ain), che include luoghi per la spremitura dell’olio e un bagno che consiste di 3 stanze: freddo, caldo e caldissimo….
essendo originariamente una fortezza romana ricostruita nel 1237 dal Califfo, permangono alcune strutture architettoniche di quel periodo, originale è la Moschea che è stata costruita all’esterno per l’esigenza di orientarla verso la mecca