“per un amore malato”

ad una “donna” che la violenza sotto forma di amore malato e possessivo ha spento per sempre

cammina sotto la pioggia
senz’ombrello
non vede le gocce
che bagnano
il suo impermeabile giallo

l’acqua spazza la polvere
della memoria dal suo volto stanco
percorre la strada senza ritorno
smarrita dai giorni consumati

cadono lacrime dagli alberi
a bagnare le ultime foglie
uno sparo,
e passi frenetici risuanano aspri
sull’asfato macchiato a sangue

almost night thoughts: le età della vita

sono stati giorni di silenzio dal cell e dal computer, in cui ho voluto solo godere della presenza di mio marito, di mia figlia , di suo marito e della loro splendida bimba , la mia adorata nipotina Alya, nulla si è intronmesso nella nostra vicinanza, tranne una video-chiamata con le sorelle e i nipoti per la vigiglia e devo dire che ho avuto tempo e tempo per passare in rassegna la mia età e tutte le tappe che mi hanno condotta fino ad oggi
ho avutà una infanzia molto felice, anche se mia madre per alcuni anni ha insegnato lontana da noi, ma avevamo nonna Colomba che era una forza una sicurezza un rifugio, una certezza e poi mio padre, forse taciturno, forse a volte scontroso, ma con tanto desiderio di farci conoscere le bellezze del mondo, ma anche i grandi problemi legati al sociale
la mia adolescenza è stata un esplodere di desideri , di letture, di colori, di pennelli e di visite a musei, di amicizie importanti che mi seguono anche ora e poi la giovinezza e l’amore per la poesia, per la “lotta” politica , per le ingiustizie, per le manifestazioni, per le petizioni, per tutto quello che mi faceva sentire viva e partecipe della realtà che stavo vivendo e le prime cotte, i viaggi, i lavori di ogni tipo e ovunque per essere il più indipendente possibile anche economicamente, poi verso i 20 anni è arrivato l’amore quello del per sempre, un amore non facile, lui straniero con 6 anni più di me, e già con una carriera avviata che l’avrebbe portato in giro per il mondo e la mia non voglia di legarmi , ma di amare e vivere il nostro amore senza vincoli ufficiali, senza anelli o benedizioni varie, il mio desiderio profondo viscerale di libertà anche in amore
poi la laurea, il lavoro subito a 23 anni e poi in giro per paesi a me sconosciuti, l’imparare una lingua che mai avrei immaginato di conoscere e vivere in realtà a me tanto lontane e cominciare ad amare altri mondi oltre il mio spazio, la mia città, la mia casa,
è stato in quel periodo meraviglioso di scoperta della diversità che ho iniziato a conoscermi e forse a volermi bene, il sentirmi a casa anche a 8000 km da Parma mi ha fatto capire quanto il conoscere, l’accettare gli altri da noi sia fondamentale, mi ha aperto gli occhi e quando è arrivata la mia bimba l’unica cosa che avrei voluto lasciarle era il desiderio di conoscere e di non giudicare mai, ma di ascoltare e riflettere senza lasciarsi fuorviare da mode idee e di dubitare sempre prima di prendere una decisione
conosci te stesso diceva il caro Socrate, ma io aggiungo per conoscere se stessi si deve cercare di ascoltare gli altri e di conoscerli, perchè spesso anche in chi ci è più lontano possiamo trovare un pezzo di noi stessi
ho coltivato dall’adolescenza il piacere dello scrivere “versi” che poi versi non sono, sono solo pensieri ed immagini che arrivano e che mi viene voglia di fermare con la scrittura, come ho coltivato la voglia del colore nelle tele dei vari pittori che ho incontrato nei mie vagabondaggi, e un tempo coi pennelli, ma da molti anni giocando con la grafica digitale, i colori mi riempiono l’anima e allietano i giorni tristi e mi fanno riflettere nei giorni gioiosi, sono come la mia personale forma di autoanalisi!!
ho visto molti paesi e molte raltà, ho incontrato molti volti e alcuni sono diventati parte essenziale della mia vita, ho ascoltato tante storie che sono diventate parte della mia,
ho vissuto dolori grandi che pesano ancora e che mai se ne andranno, ma anche quelli sono vita
quando ho compiuto 60 anni ho deciso di non nascondere più i miei capelli grigi, li ho tagliati corti corti ed ora sono molto orgogliosa della mia splendida chioma bianca e delle mie rughe, che mi raccontano tutti i momenti del mio vivere
ho un carattere non facile, a volte sono molto severa con chi non accetta le proprie responsabilità e se ne fa carico, a volte mi assale la malinconia e allora mi rintano sui miei fogli, ma sono consapevole dei mie difetti e a volte li lascio sfogare un po’ e poi li richiudo nei cassetti!
oggi sono sopratutto nonna , mi sento viva , anzi vivissima con la mia nipotina che il 30 dicembre ha compiuto 5 anni e che come regalo ha voluto una “batteria” già proprio una batteria che suona ormai da 8 mesi assieme al pianoforte! è una bimba rock, vivace e monella e bellissima e con lei vivo una nuova vita direi che ho soltanto 5 anni compiuti il 30 dicembre!

le mie età in foto non particolarmente belle, ma legate a momenti che ricorderò sempre

BUON ANNO! e le vostre età della vita?

luminoso è il grigio dei tuoi capelli

lascia che questa luce alimenti
la brace del desiderio ardente

lascia che le allodole cantino
nelle mie vene fino ad esplodere
come rose di maggio

ti sedurrò col vino ed il miele
allungherò le mie dita sottili verso
il tuo capo e seppellirò nelle tue mani
la mia testardaggine, annegando ebbra
nel nero cupo dei tuoi occhi

muta il corpo al desiderio
si espande modellandosi
in fiumi straripanti e senza argini

resta con me ancora un poco
il sonno tarda a venire

memories: mamm’azza!!! ****

Aqaba – agosto – ore 5 – di un mattino qualsiasi
matilde e wi (madre e figlia)
****mamm’azza simpatico nomignolo con cui mi chiama mia figlia ahahahha che sarebbe la contrazione di mamma mi ammazza ( di baci, parole, pensieri)

** mamm’azza perché sei alzata? sono solo le 5

— e tu perché sei qui?

** avevo sete

— io non avevo sete, sto mettendo alcune cose nel borsone, vado al Wadi

** perché non l’hai detto ieri sera?

— di solito non interessa a nessuno quando vado

**hai fatto male io sarei venuta

— ??? ma va

** ecco come sei, sempre svincolata cazzo, e fai quello che ti pare, non te ne
frega una mazza se io volevo venire o no

— wi.. quante volte sono stata al wadi?

** tante

— quante volte mi hai detto: -e basta diventi monotona

**tante

— nam shu beddek? (e adesso cosa vuoi)

** ma beddi walesci, ana beddy ru bas (non voglio niente, voglio solo venire)

— vuoi venire, vuoi venire e la motivazione?

** non me l’hai chiesto per quello voglio venire

— comincio a non seguirti

** e ci credo!! tu non segui, vai sempre avanti, tutte le volte che vai dici
sempre a tutti:- nessuno viene?- con due occhi che dicono “state a casa!!”
adesso che non l’hai chiesto, forse vuoi sul serio che qualcuno venga e
vengo io

— ………………………………………………………………….

** ma cosa c’è mamma al wadi che non puoi trovare qui, che noi non
possiamo darti

— c’è il mio silenzio, ci sono le mie parole, c’è la sabbia rossa
** ………………………………………………………..

— ci sei tu nascosta dietro la tenda che giochi con i sassi, ci sono i tuoi
abbracci, i tuoi baci, ci sono gli occhi del nonno.

**posso venire? devo riprendermi tutto!! o almeno dividerlo con te

— prendi lo zaino, il sacco a pelo l’hatta e due caftan… vuoi una tazza di caffè?

perchè amo tanto Erik Satie?

ho abitato a Parigi in rue Cortot, quasi vicino all'”armadio” , (come chiamava il suo appartamento) di Satie, ma non lo sapevo allora e me sono sempre dispiaciuta!
ho incontrato Satie direi molti anni fa per merito del padre di Maria, una cara amica del liceo che suonava il pianoforte in un complesso Jazz, ma a cui piaceva sempre suonare alcuni pezzi di Satie e ho cominciato a divertirmi, ho cercato di conoscere. di ascoltare questo strano personaggio che girava sempre con la bombetta e un omblello sempre chiuso anche se pioveva
si racconta che avesse una stanza sempre chiusa in cui nessuno poteva entrare e che aperta alla sua morte si scopri piena di ombrelli alcuni ancora confenzionati!
amico di tutti gli artisti parigini da Picasso a Tzara veniva chiamato “Velvet Gentleman” perchè insossava sempre lo stesso abito di velluto grigio di cui ne possedeva diversi esemplari tutti uguali
fondò anche una Chiesa di cui era l’unico frequentatore “l’Eglise Metropolitaine d’Art de Jésus Conducteur” e ne fece anche i 10 comandamenti e il rpimo di essi recitava:”“Non adorerai altro che Debussy”., benchè quindi affascinato dalla religione si chiedeva se fose nato per “una missione o una commissione
si è districato fra tante tipologie di musiche persino la “musique d’ameublement” che sarebbe la musica d’arredo! o si direbbe ora d’ambiente
la sua ironia spesso non veniva capita e penso che forse ancora ci sarebbe molto da scoprire su di lui, era tante cose nello stesso tempo anche in contraddizione fra loro, progressista sicuramente, ma anche conservatore, sarcastico e colto bizzarro e serio, anche nella sua musica mi siesce spesso difficile distinguere la gioia e la serietà, quasi in un gioco ambiguo e affascinante, un artista del non sense si definiva “gymnopeidiste” che non saprei come tradurre riferendosi ad una danza dell’antica Sparta
di lui mi piace questa sua capacità di mescolare il sacro ed il profano con una raffinatezza rara!
mi piace il suo modo lieve di accostarsi alla musica per poi diventare melanconico o ironico, profondo o dissacrante è molte cose nello stesso tempo
quando lo ascolto sto bene, perchè mi fa, come dicono i bravi poeti, mi fa volare, mi perdo nelle sue note , che mutano o si ripetono all’infinito magari anche 840 volte!
è ecclettico e forse per questo il mondo “accademico” non lo ha mai veramente apprezzato e penso anche che il suo bizzaro stile di vita abbia spesso coperto la sua bravura di musicista, ora si dice sia il padre del minimalismo e il precursore della musica ambient , ma credo sia molto di più sia unico e senza imitatori degni di nota
amo molti piccoli brano che sento molto spesso e che secondo me racchiudono molto di Satie “Petite Ouverture a danser” ….” Choses Vues à Droite et à Gauche (Sans Lunettes)”… ecc

Claudio, abbi pietà di me , ma come sai sono assolutamente inesperta, ma amo la musica!

nel blog di Claudio Capriolo troverete altri brani di Satie cliccando QUI

elsewhere and faraway (dell’ altrove)

la mano stringe gusci di selce fine
sollevati da refoli chetati qual piume
a ciglia sottili


allunga gli occhi piani il declivio silente
lungo le colline chiare della terra di Umm Qais
confini sono i capelli neri in trecce annodati
sul limitare bianco di un rosso tramonto


dalla terrazza del teatro sacro
ti vedo
ombra amata del desiderio di vita

come matrimonio in una stanza stretta

dolore corre oltre il linguaggio
come matrimonio in una stanza stretta
e nenia andalusa di speziati echi
arranca di Babil la torre
a cantare gli amplessi
di poesia, lingua e lussuria


eravamo abituati a sognare di fiumi
di boschi di mandorli e ulivi
di giardini di aranci e melograni
rughe d’assenza incidono
volti su pelle di tamburo


e Scheherazade dimora nel buio

invisibile sotto la pioggia

il grigiore umido del cielo
invisibile sotto la pioggia
lambisce il scivoloso cammino
al mormorio fresco nell’aria

è ancora nebbia a spolverare
i ricordi confusi e bagnati
da gocce indecise e sperdute
in stordito frastuono

folate di vento impetuose
aprono la bocca all’azzurro
che trema sull’erba scura,
graziosamente nuda e profumata

da desideri d’aria trattenuti

cammina da un anno e un giorno
per terre luminose
di ombre sconosciute
l’arcobaleno che danza
senza bisogno di pioggia
in cerca dei sogni mai nati

respira tranquillo il freddo
sul ghiaccio tritato dell’alba
e le sue labbra sigillano un silenzio
tagliente come preghiera disperata

l’erba bagnata di brina
indossa una coperta solitaria
ragnatele a nodi perlati
da gocce di rugiada
allungano le braccia al grigio
di un cielo nuvoloso

— Riposano i sogni in acque increspate
da desideri d’aria trattenuti —

ho viaggiato al femminile

danzano bagliori iridescenti nel palmo della mia mano ciprie di luce sulle guance sugli occhi, trucco leggero di polvere d’oro e d’argento

ho viaggiato al femminile
in un grande fiume agitato
dove l’erba è cresciuta
crisalide di un istante
e la mia rosa fiorirà in autunno.
ora è buio, l’aria è un colibrì
che vola senza fiati
e il ventre del melograno
è colmo