Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

Diane Arbus o della fotografia al femminile

Diane Arbus
1923 – 197

ha lavorato molto per rendere “normali”per dargli cioè pari dignità e sottolineare l’importanza di una corretta rappresentazione di tutte le persone, gli emarginati
ha fotografato con una vasta gamma di soggetti, tra cui membri della comunità LGBTQ , spogliarelliste , artisti di carnevale , nudisti , nani , bambini, madri, coppie, anziani e famiglie della classe media
li ha fotografati in contesti familiari: le loro case, per strada, sul posto di lavoro, nel parco


Arthur Lubow mel suo articolo del New York Times Magazine del 2003 così dice:
“È nota per voler espandere il significato di “normalità” e viola i canoni della distanza “appropriata” tra fotografo e soggetto, facendo amicizia con loro, non considerandoli oggeti di cui poter disporre , è stata in grado di catturare nel suo lavoro una rara intensità psicologica. Era affascinata da persone che stavano creando visibilmente le proprie identità: travestiti, nudisti, attori di spettacolo, uomini tatuati, i nuovi ricchi, i fan delle star del cinema – e da coloro che erano intrappolati in un “costume” che non forniva più sicurezza o conforto. “


Michael Kimmelman scrive nella sua recensione della mostra “Diane Arbus Revelations” , “Il suo lavoro memorabile, nel complesso, non era tanto per mostrarlo, ma per se stessa, era tutto incentrato sul cuore: un feroce, cuore audace. Trasformò l’arte della fotografia (Arbus è ovunque, nel bene e nel male, nel lavoro degli artisti che oggi fanno fotografie), e prestò una nuova dignità alle persone dimenticate e trascurate in cui investiva così tanto di se stessa “.

Durante la sua vita ottenne un certo riconoscimento e fama con la pubblicazione, a partire dal 1960, di fotografie su riviste come Esquire , Harper’s Bazaar , il Sunday Times Magazine di Londra e Artforum
nel 1963 la Fondazione Guggenheim assegnò ad Arbus una borsa di studio per la sua proposta intitolata “American Rites, Manners and Customs”, la stessa borsa di studio che era stata assegnata a Dorothe Lange
nel 1966 ricevette il rinnovo del contratto da parte di John Szarkowski , direttore della fotografia al Museum of Modern Art (MoMA) di New York City , che sostenne il suo lavoro e lo inserì nella sua mostra del 1967 “New Document” insieme al lavoro di Lee Friedlander e Garry Winogrand
le sue fotografie sono state anche incluse in una serie di altre grandi mostre collettive

nel 1972, un anno dopo il suo suicidio , Arbus divenne la prima fotografa ad essere inclusa alla Biennale di Venezia
la prima grande retrospettiva del lavoro di Arbus si tenne nel 1972 al MoMA, organizzata da Szarkowski, la retrospettiva ha raccolto la più alta presenza di qualsiasi mostra nella storia del MoMA fino ad oggi, milioni di persone hanno visto mostre itineranti delle sue opere dal 1972 al 1979
il libro che accompagna la mostra, Diane Arbus: “An Aperture Monograph” , edito da Doon Arbus e Marvin Israel e pubblicato per la prima volta nel 1972, non è mai stato fuori stampa.

io amo moltissimo il suo lavoro che è sato molto discusso e controverso , suscitando in alcuni un travolgente senso di compassione, mentre altri trovano le sue immagini bizzarre e inquietanti r a volte anche immorali
ma è stata coraggiosa . ha sfidato le convenzioni stabilite che dettano la distanza tra fotografo e soggetto, determinando la cruda intensità psicologica che caratterizza la sua ritrattistica fotografica!
“Una fotografia è un segreto di un segreto. Più ti dice meno sai ”, disse una volta e in quella frase c’è molto del perchp del suo lavoro


nata Diane Nemerov il 24 marzo 1923 a New York, New York, è cresciuta in una famiglia benestante di origini russe, che le permise di perseguire interessi artistici fin dalla tenera età, vide per la prima volta le fotografie di Mathew Brady , Paul Strand ed Eugène Atget, mentre visitava la galleria di Alfred Stieglitz con suo marito Allan Arbus nel 1941
durante la metà degli anni ’40, la coppia iniziò un’impresa di fotografia commerciale che lavorò con Vogue e Harper’s Bazaar
negli anni ’50, Arbus iniziò a girare per le strade di New York con la sua macchina fotografica, documentando la città attraverso i suoi cittadini.
dopo aver lottato con episodi depressivi per tutta la vita, Arbus si suicidò il 26 luglio 1971 all’età di 48 anni. Nel 1972, un anno dopo la sua morte, la prima grande retrospettiva dell’opera di Arbus ebbe luogo al Museum of Modern Art di New York. Oggi, le sue opere sono conservate, tra le altre cose, nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York, della National Gallery of Art di Washington, DC e del Los Angeles County Museum of Art.

Pubblicità

Imogen Cunningham o della fotografia al femminile

Imogen Cunningham, fu senza dubbio una grande fotografa, non solo ebbe l’estro della composizione e dell’uso della luce, ma era anche molto preparata tecnicamente
nasce nel 1883, comincia a fotografare nel 1901 inspirandosi al lavoro di Gertrude Kaesebier
Nata a Portland, Oregon, si laurea all’Università di Washington a Seattle con un master in chimica ed andò a lavorare nello studio di Edward S. Curtis, dove imparò il processo dello stampare
nel 1909 proseguì la sua istruzione in chimica fotografica al Technische Hochschule a Dresda
incontratasi con Kaesebier ed Alfredo Stieglitz a New York, dopo il suo viaggio di ritorno dall’Europa, Imogen si stabilisce a Seattle verso il 1910 ed apre un studio di “ritratti” che ebbe un successo immediato.
Nel 1915 si sposa con Roi Partridge
il suo lavoro più conosciuto riguarda gli studi floreali del suo giardino e fu prodotto durante gli anni venti, si può dire che fu uno dei pionieri del modernismo sulla Costa Dell’ovest, fu fra i membri fondatore del Gruppo dei 64& e fu senza dubbio una straordinaria ritrattista, dopo che il suo ritratto della ballerina Martha Graham fu pubblicata su Vanity Fair nel 1932

Martha Graham: la faccia di quest’ultima è incorniciata dalle sue mani, gli occhi chiusi e il viso rivolto verso la luce. Le sue mani sono premute contro entrambi i lati della sua tempia come se stesse cercando di fermare la testa dalle pulsazioni e Imogen ha interpretato la danza di Graham attraverso i suoi gesti per incarnare la sua tesi secondo cui “la vita è nervosa, acuta e a zig-zag”, l ritratto del primo piano di Graham come ballerina è insolito perché è disincarnato, tuttavia, solo le mani, in questo caso, catturano uno dei gesti angolari e stilizzati per i quali il coreografo è più conosciuto

lavorò a New York e a Hollywood fino al 1934
il riconoscimento più grande per il suo lavoro lo ebbe dopo gli anni 50 e nel 1970 le fu assegnato la prestigiosa “Guggenheim Fellowship”, ha esposto a San Francisco all’ Art Museum, presso l’Istituto d’ Arte di Chicago, ed il Metroplolitan Museum.
all’età di 92 anni cominciò l’ultimo progetto: un libro di ritratti, ma sopraggiunse la morte nel 1976
fu dunque una artista notevole e precorse per alcuni versi la tecnica della fotografia, la sua conoscenza della chinica applicata alla fotografia le hanno permesso di raggiungere nello sviluppo della fotografia, livelli notevolissimi soprattutto per quegli anni, rivolse la sua attenzione sia alle forme di piante “nude” che a quelle native nel suo giardino. I risultati furono sbalorditivi; uno straordinario lavoro composto da forme audaci e contemporanee, queste opere sono caratterizzate da una precisione visiva non scientifica, ma che presenta le linee e le trame dei suoi soggetti articolate dalla luce naturale e dai loro gesti

l’approccio di Cunningham alla ritrattistica è caratterizzato dallo stesso approccio semplice e senza fronzoli, tra i ritratti che ha realizzato per la rivista Vanity Fair negli anni ’30, per esempio, c’è uno di Cary Grant accovacciato contro un muro di mattoni imbiancati nel suo cortile, la star del cinema è catturata dalla luce solare screziata, il viso in ombra parziale, con queste fotografie di celebrità, Cunningham ha dichiarato di voler “bucare la facciata di Hollywood”, altro ritratto straordinario è quello di Frida Khalo

Cary Grant e Frida Khalo

credo amasse l’immagine non abbellita, nettamente definita, sembra sempre essere stata al suo meglio quando all’argomento è stata data una priorità indiscussa rispetto all ‘”idea”, l’empatia piuttosto che l’invenzione estetica è stata il suo punto di forza, guidando il suo occhio e la sua lente verso le sue immagini più potenti e delicate insieme come i suoi nudi di donne e uomini per cui fu anche bollata come donna “immorale”, il primo nudo fu di suo marito

per gran parte del secolo scorso, la fotografia come forma d’arte è stata dominata dagli uomini, se si considerano le conchiglie, le dune e i nudi catturati con estrema precisione da Edward Weston o le maestose cascate e cattedrali di pietra che dominano le immagini basate su Yosemite di Ansel Adams, ma Imogen ha mostrato come il tocco femminile anche nella fotografia d’autore sia fondamentale, io la amo molto i suoi fiori in BN mi ricordano molto quelli coloratissimi di Georgia O’Keeffe

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

4000 Wu Otto

Drink the fuel!

quartopianosenzascensore

Dura tenersi gli amici, oggigiorno...

endorsum

X e il valore dell'incognita

Cucinando poesie

Per come fai il pane so qualcosa di te, per come non lo fai so molto di più. (Nahuél Ceró)

Nonsolocinema

Parliamo di emozioni

Solorecensioni

... ma senza prendersi troppo sul serio

Parola di Scrib

Parole dette, parole lette

Indicibile

stellare