l’amoroso gioco dei rimandi

vibra l’acqua alle tue carezze oh luna
quando lambisci l’orizzonte
in un sussultar di onde
l’amoroso gioco dei rimandi
infiamma cuori solitari
e languido è il guardare di occhi stanchi

d’eclissi non sarà più tempo
e la marea esonderà
nell’umida nascosta insenatura
a raccogliere il tesoro
di un plenilinio racchiuso dentro il mare

il dolore è uno spazio vuoto

But sometimes when the night is slow,
the wretched and the meek,
we gather up our hearts and go
a thousand kisses deep
.

Leonard Cohen

il tempo rubato scivola sui fianchi
lascivi delle memorie e nuvole aspre
distendono grigi nel gelo soffiato
da bocche arse e urlanti

–Ritorna se vuoi–

— Ritorna se puoi —

ritornami in mente
nei campi ondulati
di un luglio da mietere al sole
nei prati bagnati
da gocce perlate di fresca rugiada

scendono distese a valle le ombre
di un tramonto d’estate
in file di rossi a foglie sparsi

il dolore è uno spazio vuoto
di desideri ormai cenere

“per un amore malato”

ad una “donna” che la violenza sotto forma di amore malato e possessivo ha spento per sempre

cammina sotto la pioggia
senz’ombrello
non vede le gocce
che bagnano
il suo impermeabile giallo

l’acqua spazza la polvere
della memoria dal suo volto stanco
percorre la strada senza ritorno
smarrita dai giorni consumati

cadono lacrime dagli alberi
a bagnare le ultime foglie
uno sparo,
e passi frenetici risuanano aspri
sull’asfato macchiato a sangue

sgusciati dalla notte

è l’alba
che tanto ho aspettato
inizio pieno del giorno

sgusciati dalla notte
liberi, occupiamo
la realtà del tempo

dal buio dell’inesistenza
provo a immaginare
la gioia dentro le
parole dette
quando distendi
i versi ancora chiusi
in bocconi di vento
vestiti di seta e candore

invisibile sotto la pioggia

il grigiore umido del cielo
invisibile sotto la pioggia
lambisce il scivoloso cammino
al mormorio fresco nell’aria

è ancora nebbia a spolverare
i ricordi confusi e bagnati
da gocce indecise e sperdute
in stordito frastuono

folate di vento impetuose
aprono la bocca all’azzurro
che trema sull’erba scura,
graziosamente nuda e profumata

la luna è alla porta appesa per i piedi

molte finestre mi guardano

apro il cassetto dove
conservo treni, aeroporti
i tuoi occhiali da sole
lo scialle di mia madre
il vestitino giallo
del mio pulcino

è il mio armadio
di palissandro consumato
da giorni di mani avide
a reclamare lettere d’amore
svanite come scrittura di sale

qui sono le mie collane
i fiori secchi dei ricordi
le perle opache mai indossate
il profumo al gelsomino
che resta per sempre
a memoria di altre fragranze

la luna è alla porta appesa per i piedi