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“Donne afghane in carcere a Kabul” le foto di Suzanne Plunkett

Zarghona e suo figlio Balal di sette mesi guardano dalla finestra della cella la prigione femminile di Kabul in Afghanistaan.

ieri sera leggendo un articolo del bellissimo blog di libri di Pina Bertoli , dedicato a Steve McCurry , un grande fotografo autore di quel bellissimo scatto di donna afghana che ha fatto il giro del mondo

mi sono ricordata che conservavo delle foto di donne afhane detenute nel carcere femminile di Kabul e fotografate da Suzanne Plunkett, fotogiornalista dell’Associated Press, New York che è diventata famosa l’11 settembre durante all’attacco alle torri gemelle perchè trovandosi lì per caso con la macchina fotografica fu la prima ad immortale quel terribile fatto
ma lei era da tempo sempre molto attenta a quanto avveniva nel mondo e questa serie di foto scattate nella prigione femminile di Kabul (Afghanistan), sono una testimonianza rara e fuori dagli schemi di un mondo femminile, dove nulla è mutato, anzi in prigione ci sono sempre le stesse donne e i loro figli, una realtà cruda e dura da digerire, ma la condizione della donna non si aiuta esportando la democrazia, perchè alla fine sempre quella è e sempre quella rimane..

Shekaba a sinistra nutre sua figlia Runiya di un mese , mentre Khairiya 17 anni siede a sinistra, ambedue analfabete!
Fahima . 13 anni spazza il cortile della prigione
Fauziya, al centro, parla con un visitatore attraverso un buco nella porta mentre la guardia carceraria Gulalai, a destra, guarda la prigione femminile
Shekaba fuma una sigaretta prima di nutrire la figlia Runiya di un mese
Sooniya, 5 anni, seconda da destra, e Zohra, 1, destra, dormono mentre Fahima, 13 anni, sinistra, tiene in braccio il bambino della sua compagna di cella
Zakiyah, a sinistra, fuma una sigaretta mentre lei e Shekaba, 24 anni, si riscaldano con una stufa elettrica
Sharifa, 20 anni, al centro, tiene in braccio la figlia di due mesi, Kareshma, mentre lei e le sue compagnie di cella parlano la sera prima di andare a letto
Le guardie carcerarie femminili se ne vanno dopo che il loro turno è terminato nella prigione femminile di Kabul a Kabul, in Afghanistan.

quando vidi queste fotografie mi venne l’idea di scrivere questo:

donna accucciata
nel disamore di sempre,
nella inutile speranza
di un giorno chiaro
memoria di una primavera
vissuta negli occhi
di un bimbo allattato al seno

vola il desiderio
oltrepassando il limitare
del cielo e del mare

tocca con dita leggere
la linea sfuggente
di un improbabile approdo

mescolando passione
e ritrosia, dolore
e paura, sorrisi e frustate
di un cuore sfilacciato e stanco.

(a tornare saltellando
sulla spiaggia dell’alba
ancora vorrei)

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Elliot Erwitt o della tenerezza ed ironia

16bit drum scan made by Amanasalto in Dec 2013

Elliott Erwitt – Elio Romano Erwitz
fotografo americano 1928

se è vero che Erwitt è tra i fotografi che più di altri hanno saputo separare , e tenere separate, l’attività di ricerca personale da quella commerciale (“io sono il miglior cliente di me stesso!”), è altrettanto vero , per sua ammissione, che talvolta vi può essere una sovrapposizione, una committenza, magari anche ben retribuita, “che ti chiede di realizzare fotografie che tu avresti comunque scattato, solo per passione. Allora è il massimo”

dalle immagini del fotografo traspare anche il carattere dell’uomo-Erwitt, che è profondamente buono, Erwitt è un tenerone la sua tenerezza si riversa soprattutto sui cani e sui bambini. li ha fotografati entrambi dal giorno stesso in cui ha preso in mano una macchina fotografica; ai cani ha dedicato un libro intero “Dog Dogs”, cominciando proprio dal giorno stesso in cui scese da un autobus per mettere piede a New York

ma Erwitt ha anche uno spiccato senso dell’umorismo: una ironia affettuosa che si esprime nella battuta sempre pronta, tanto nella conversazione, come al momento di far scattare l’otturatore, e nel piacere del paradosso è un uomo che pensa in positivo, non è che chiuda gli occhi dinnanzi alla realtà : semplicemente la sua incrollabile avversione per ogni forma di violenza e sopraffazione si manifesta nella sua forografia, come nella vita stessa, con la riflessione eun invito alla riflessione

quel primo piano di Jacqueline Kennedy ai funerali del marito ha emozionato e commosso più della stessa sequenza dell’attentato che tutti hanno visto e rivisto in televisione

così come l’immagine dei due lavandini “white and colored”,

ben al di là del suo valore documentario sulla discriminazione razziale negli U.S., è diventata un simbolo, il simbolo potentissimo e straziante, di una qualunque ingiustizia nel mondo!

QUI potete trovare un simpatico viaggio attraverso la sua mostra -“Elliot Erwitt. Family”

Robert F Kennedy’s funeral train by Paul Fusco

oggi vorrei mostrarvi alcune foto che mi hanno davvero emozionato quando le ho viste la prima dopo che mi è stato regalato per un mio lontano compleanno il libro che le conteneva, sono state scattate da un grande fotografo, molto spesso sottovalutato che ha fotografato anche le conseguenze dell’incidente del 1986 nella centrale nucleare di Chernobylnuclear in Ucraina, ha raccolto anche immagini di sfortunati minatori di carbone nel Kentucky nel 1959, Cesar Chavez e i suoi lavoratori agricoli nel 1966, malati di AIDS a San Francisco nel 1993 e il funerale e le proteste che seguirono la morte di Alberta Spruill durante un pasticcio del raid della polizia ad Harlem nel 2003

Paul Fusco ha fotografato per la rivista Look le persone in lutto lungo la strada dal treno funebre del senatore Robert F.Kennedy nel 1968 ! delle migliaia di foto che ha scatatto ne fu pubblicata solo una, le altre rimasero “invendute” e come dice Fusco “nessuno le voleva, così le tenni per me” e ogni anno nell’anniversario della morte di Bob le offriva a varie riviste e giornali, senza alcuna risposta

Dopo la chiusura di Look  nel 1971, le fotografie finirono nella Library of Congress, in gran parte dimenticate, tranne che per Fusco fino a quando la rivista George, i cui fondatori includevano il nipote del senatore Kennedy John F. Kennedy Jr., ne pubblicò alcune per il 30 ° anniversario dell’assassinio. Per il 40 ° anniversario dell’assassinio, nel 2008, Lesley A. Martin della Aperture Foundation stava cercando di aggiornare quel libro e ha trovato più di 1.800 diapositive Kodachrome
Le foto sono state raccolte in un libro, “Paul Fusco: RFK”, con un’introduzione di Norman Mailer.
per il 50 ° anniversario, c’e stata una mostra al San Francisco Museum of Modern Art e sul The San Francisco Chronicle, Charles Desmarais guardando indietro, valutò ciò che Fusco aveva fatto quel giorno di giugno 1968.

“Non avrebbe considerato il suo progetto come arte concettuale, un termine coniato solo di recente e che un fotografo editoriale avrebbe rifiutato in quel giorno. Eppure la sua risposta istintiva a ciò che ha visto mentre il vagone del treno rallentava, città per città, ad ogni curva del binario, è stata quella di estrarre qualcosa di umano da una registrazione seriale quasi algoritmica.”

Fusco ha detto che la serie del treno funebre non era stata pianificata; il suo editore era stato vago nell’assegnare l’incarico.
“Mi ha detto, ‘C’è un treno, sali su’“, ha detto il signor Fusco a Publishers Weekly nel 2008. “Nessuna istruzione“.
Salì sul treno mentre partiva da New York dopo il funerale del senatore, ma per lo più stava pensando alla sepoltura al cimitero nazionale di Arlington in Virginia che doveva seguire all’arrivo del treno a Washington.

“Tutto quello a cui stavo pensando era come ottenere l’accesso quando fossimo arrivati ​​ad Arlington”, ha detto. “Poi, quando il treno è emerso da sotto l’Hudson, e ho visto centinaia di persone sul binario che guardavano il treno che passava lentamente, è andato molto lentamente. Ho aperto la finestra e ho iniziato a sparare “.

Durante il viaggio di otto ore ha catturato immagini di tutti i tipi di americani, in piedi sui tetti, sventolando bandiere, chinando la testa.
Alcune delle immagini, scattate da un treno in movimento, sono comprensibilmente sfocate.

“Il movimento che appare in molte fotografie, per me, ha enfatizzato la disgregazione del mondo”, ha detto Fusco al New York Times nel 2008, “la rottura di una società, emotivamente”.

la morte di Bob Kennedy aveva davvero impressionato tutta l’America, oserei dire forse più di quella del fratello, era come se gli US si fossere uniti senza divisioni di classe, di colore o religione in un abbraccio fortissimo a LUI

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