Ricordi francesi: pour les jours de vent sec

come già vi ho raccontato ho ritrovato dei vecchi quaderni di quando ero giovane giovane e mi dilettavo a scrivere in lingua francese, ma anche inglese (vi proporro anche quelle ah ah) e mi piace rileggerle e condividerle, sono ingenue e leggere come è giusto che sia!

Les petites gouttes de pluie
se brisent
sur mon visage

désaltèrent ma bouche
deviennent larmes dans mes yeux…

je les sens s’insinuer lentement
dans le cours de mes pensées

plonger dans les profondeurs
cachées de mon coeur

mouiller les feuilles légères
et les pousses de mon amour

devenir cristaux précieux
lumineux et fragiles
à conserver
pour les jours de vent sec

quand les lèvres brûlées
par le soleil aveuglant
pourront s’y apaiser
..

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Piccole gocce di pioggia
si frantumano
sul mio viso

dissetano la mia bocca
diventano lacrime nei miei occhi…

le sento insinuarsi lentamente
lungo il corso dei miei pensieri

tuffarsi nelle profondità
nascoste del mio cuore

bagnare le foglie leggere
e i germogli del mio amore

diventare cristalli preziosi
luminosi e fragili
da conservare
per i giorni del vento secco

quando le labbra arse
dal sole accecante
potranno di esse godere…

Ferdinand du Puigaudeau o dei sognanti paesaggi bretoni e non

Ferdinand du Puigaudeau
(1864 – 1930)

nasce a Nantes nel 1864 e in seguito alla separazione dei suoi genitori, soggiorna da suo zio Henri de Châteaubriant artista egli stesso che scopre ed incoraggia i doni del bambino per il disegno
convittore dai Gesuiti non sopporta l’internato e va a raggiungere sua madre a Nizza; determinato ad essere pittore, ma non volendo seguire la via ufficiale parte solo per l’Italia nel 1882 e nel 1883 si imbarca a Napoli per l’Africa, ma decide di ritornare in Francia perché è deluso dal “contatto” con la Tunisia.
ed è a Pont-Aven nel 1886 alla pensione Gloanec che fa la conoscenza di Gauguin con cui scambierà una fitta corrispondenza
nel 1887 fa il suo servizio militare a Hyères, in seguio beneficiario di una borsa di viaggio col pittore Allan Osterlind visita la Svezia ed il Belgio nel 1889-1890.
nel 1890, espone al “Salon des Indépendants” dove Degas lo nota ed acquista una delle sue tele, “Fuoco di artificio” e la loro amicizia e la loro stima reciproca dureranno fino alla morte di Degas
nel 1893, sposa una ritrattista di talento, Blanche Van Den Broucke, il pittore Dezaunay è il suo testimone, e abita a Saint-Nazairedove nasce sua figlia Odette nel 1894
la famiglia du Puigaudeau è ospite nel castello di Rochefort-en-Terre (Morbihan) durante l’autunno e l’inverno del 1894 e si stabilisce poi all’inizio del 1895 a Pont-Aven nella pensione Gloanec per un soggiorno di tre anni
affascinato dagli effetti della luce realizzò in questo periodo dei quadri che si distinguono per il loro ambiente notturno
dopo un soggiorno a Cagnes, si stabilisce a Sannois nel 1899 e dal 1897 al 1904, le sue tele sono depositate da Durand-Ruel che ne assicura la vendita e nel 1903 la sua esposizione alla galleria degli Artisti Moderni ottiene un vivo successo.
un viaggio di studio Venezia si conclude con dei problemi nel 1905 e decide di ritirarsi definitivamente in Bretagna e cessa i suoi rapporti con Parigi
affitta il maniero di Kervaudu a Croisic (Loire-Atlantique) nel 1907.
I paesaggi della penisola “guérandaise” diventeranno allora i suoi temi favoriti
isolato, dimenticato, continua il suo lavoro e muore al Croisic nel 1930
Ferdinand Loyen du Puigaudeau è un pittore con un’identità e un carattere tutto suo
sebbene il suo lavoro abbia somiglianze con i movimenti realista, impressionista, simbolista e romantico, è rimasto al di fuori del “mainstream” di questi stili
la sua pittura appare piena di contraddizioni; audace e sobrio, con un mix di “know how” tecnico e ingenuità, rappresentante di un approccio stilistico quasi sconosciuto in Francia, il suo lavoro è persino paragonabile a quello dei pittori che facevano parte dell'”american luminism” dello stesso periodo come Fitz Hugh Lane , Martin Johnson Heade , Sanford Gifford e John F. Kensett
lo stile impressionista è evidente nelle sue variazioni di colore e nelle rappresentazioni della luce, durante la sua carriera, Puigaudeau ha continuato a cercare sistematicamente colori vividi e luminosi
in ogni caso, gli effetti fugaci della luce e del colore sono il suo vero soggetto: tramonti, lume di candela e gli effetti del sole tremolante o della luce della luna sull’acqua
se è stato influenzato dalla ricerca colorista del gruppo di Pont-Aven , non ne ha adottato il sintetismo e rimarrà sempre nel movimento dell’impressionismo, anche se a modo suo, gli piacciono le armonie della notte, la luce della fiamma, la luce della luna, i raggi del crepuscolo o i bagliori della notte che cade quando le scene familiari assumono un carattere di estraneità
nella seconda parte della sua vita, Ferdinand du Puigaudeau è tornato ai paesaggi diurni con una predilezione per i giardini soleggiati.

Eugene Galien Laloue… oh Parigi mia cara ( 4 )

Eugene Galien Laloue
(1854 – 1941)

nasce l’11 dicembre 1854 in Montmartre, il più vecchio di forse nove bambini e suo padre, Charles morì quando lui aveva sedici anni trovò un lavoro dal notaio locale, lasciò la scuola per lavorare ma poi si arruolò come militare, abbandonando quindi il suo lavoro e modificando anche il suo nome era il 1871
in quesgli anni decise di provare a dipingere, una reazione forse agli eventi “insanguinati” della guerra Franco-prussiana, un modo di dimenticare quello che lui aveva visto, nel 1874 lui ebbe un lavoro come un illustratore, che lo portò a dipingere anche panorami della provincia francese
il suo aproccio alla pittura fu sicuramente insolito per un giovane studente di arte, sembrava essere alimentato dai lavori e dai viaggi che faceva, gli piaceva mostrare il paesaggio naturalel, anche se detestava i fili d’erba e il fango, cosa insolita per chi vuole dipingere in “plain air” infatti i suoi quadri abbozzati all’aperto venivano finiti nel suo studio
era un carattere chiuso e lo dimostra anche il fatto che dipinse sotto diversi pseudonimi e benchè per lavoro avesse viaggiato non amava ritrarre i luoghi dei viaggi dal vero, preferiva prendere l’ispirazione dalle cartoline o dalle fotografie
non era certo una persona eccentrica, ma diremmo ora un conservatore
nella vita privata ebbe tre mogli che erano tre sorelle, che sposò una dopo l’altra cominciando dalla piu’ giovane
non amava la vita mondana, non aveva molti amici, l’unico suo piacere era andare in bicicletta per le vie di Parig per scegliere i suoi soggetti
una curiosità: vendeva i suoi dipinti tutti allo stesso prezzo e fu famosissimo negli U.S. come anche adesso!!
le scene che ritraevano Parigi erano di solito autunnali e invenali, mentre i panorami della provincia si riferivano alla primavera ed all’estate…

ha anche documentato la vita lungo i canali e le rive del mare e dei fiumi, mostrando un interesse per gli exploit marittimi. Era diventato molto popolare e ha continuato a dipingere le stesse scene di Parigi per tutta la sua carriera. Morì nella casa di sua figlia a Chérence, dove si erano rifugiati all’inizio della seconda guerra mondiale, il 18 aprile 1941.

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Francois-Joseph Luigi Loir… oh Parigi mia cara ( 2 )

Jean Béraud… oh Parigi, mia cara ( 3 )

Jean Béraud… oh Parigi, mia cara ( 3 )

Jean Béraud
1849 – 1935

Béraud è nato a San Pietroburgo, suo padre era uno scultore e probabilmente stava lavorando al sito della Cattedrale di Sant’Isacco al momento della nascita di suo figlio, la madre di Béraud in seguito alla morte del padre di Béraud, si trasferì a Parigi con la famiglia Béraud studiava come avvocato fino all’occupazione di Parigi durante la guerra franco-prussiana nel 1870 e poi si dedicò alla pittura
divenne uno studente di Léon Bonnat e espose i suoi dipinti al Salon per la prima volta nel 1872, tuttavia, non ottenne un riconoscimento fino al 1876, con il suo Ritorno al funerale, ha esposto con la Society of French Watercolorists alla Fiera mondiale del 1889 a Parigi
ha dipinto molte scene di vita quotidiana parigina durante la Belle Époque in uno stile che si trova a metà strada tra l’arte accademica del Salon e quella dei impressionisti
In Francia, Béraud era popolare, in particolare, apprezzato da Guy de Maupassant che lo ha chiamato “Le più charmant des fantaisistes”
tuttavia, il suo lavoro viene completamente ignorata dagli storici dell’arte del periodo, mentre i maggiori impressionisti sono fuggiti dal caotico Parigi e paesaggi dipinti delle zone circostanti, Béraud – come il suo amico Edouard Manet (1832-1883), e in alcuni dei suoi quadri, Edgar Degas (1834-1917), hanno raffigurato la vita urbana

Béraud è un perfetto parigino, non solo per nascita ma per sentimento e arte, nell’esercizio della quale dipinge i tipi parigini più caratteristici … Béraud non è solo un perfetto parigino, ma è uno che apprezza e può rappresentare la vita parigina, i suoi viali, caffè e giardini
lavorando durante La Belle Époque, Jean Béraud era un abile documentarista della vita quotidiana parigina, che allora era diventato uno spettacolo
mentre i suoi contemporanei impressionisti si trasferivano nei paesi per studiare gli effetti mutevoli del paesaggio alla fine del XIX secolo, Béraud rimase radicato a Parigi, studiando la vita della città e la sua gente
dopo la riorganizzazione e l’espansione dei viali parigini del barone Haussmann durante la metà del secolo, che ha creato la Parigi riconoscibile oggi, le grandi distese di spazio costruite hanno incoraggiato le persone a muoversi per la città, portando ogni membro della società fuori dalle loro case
la vita di Parigi era quindi lungo i viali, gli abitanti non dovevano più districarsi in un labirinto di stradine medievali, ora uomini e donne vestiti alla moda trascorrevano i loro pomeriggi passeggiando per il parco o passeggiavano lungo i viali alla moda
i caffè sono diventati i principali luoghi di ritrovo sia per il livello più alto della società sia per gli artisti moderni , quindi Béraud aveva un’ampia materia da cui prendere spunto da quando Parigi era diventata un mondo di “flaneurs”, o di un passeggio ozioso, e l’attività piacevole del vagare senza meta divenne un hobby un po’ per tutti
una curiosità : era anche solito dipingere su un taxi ch si spostava dove lui pensava di trovare soggetti per le sue tele
Il giornalista Henry Bacon così ha ricordato la sua esperienza nello studio su “ruote” di Béraud (“Scorci di arte parigina”):

“Un taxi, con le tendine verdi che riposava al ciglio della strada, attirò la mia attenzione, dimostrando che qualcuno pagava due franchi l’ora per il privilegio di rimanere fermo. Poco dopo salì il sipario (le tenfine) e apparve il familiare viso di Béraud. Su suo invito, ho messo la testa nello studio in miniatura per vedere il suo ultimo lavoro. La sua tela era appollaiata sul sedile di fronte, la sua scatola dei colori accanto a lui; e con le tendine abbassate da un lato per nascondere il riflesso e proteggersi dagli occhi indiscreti dei passanti, poteva tranquillamente dipingere attraverso la finestra opposta una vista del viale e come sfondo di un gruppo di figure.”

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Francois-Joseph Luigi Loir… oh Parigi mia cara ( 2 )

Eugène-Louis Boudin o della Normandia

Eugène-Louis Boudin
1824 – 1898

quelli che se ne intendono dicono di lui che è noto per le sue marine, intendendo paesaggi di mare, io credo invece che per Boudin non si possa parlare di marine nel senso vero e proprio del termine
credo sarebbe forse piu’ coretto parlare di spiagge di sabbia, che guardano verso il mare o di cieli sul mare
fu uno dei primi pittori di paesaggi francesi a dipingere all’aperto, era un pittore esperto nella resa di tutto ciò che accade sul mare e lungo le sue coste, i suoi quadri a volte sommari , hanno raccolto lo splendido elogio di Baudelaire e di Corot lo chiamò il “Re dei cieli”
mi hanno sempre affascianto queste sue spiagge, affollate di ragazzini che giocano, di donne coi cappellini gialli e gli ombrellini e di uomini che immagino intenti a fumarsi un sigaro
oppure sabbie colorate che guardano oltre, ha dipinto una miriade di quadri, fatto disegni e acquarelli e la maggior parte ritraggono la zona di Trouville, ma anche un po’ tutta la costa della Normadia con qualche puntata in Bretagna
non so se fosse un grande pittore, un piccolo pittore o un imbrattatele, ma le sue spaigge mi piacciono assai, spesso anche nelle tele dei non grandi si scopre qualcosa che ci fa bene al cuore e alla mente

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Édouard Leon Cortès 1882 – 1969

nasce a Lagny, e durante la prima parte della sua vita, conosce Parigi come il centro del mondo dell’arte, a Parigi arrivano artisti da tutto il mondo per studiare e dipingere sia la citta, sia i suoi dintorni, viene conosciuta come “la Città delle Luci”

vi era una grande richiesta di scene che rappresentavano Parigi e le sue strade, e Cortès , insieme ad altri artisti come Eugene Galien-Laloue (1854-1941), Luigi Loir (1845-1916) e Jean Beraud (1849-1936) risposero prontamente a questa richiesta specializzandosi nelle scene che rappresenravano le strade di Parigi ognuno di questi artisti catturò la città durante il suo maggior splendore, fin dai primi del 1900
era il figlio di Antonio Cortès, pittore della Corte spagnola, che arrivò a Parigi per l’Esposizione Universale e fu attratto dalla città di Lagny, dove si stabilì e dove nacque Eduard che dimostrò subito passione per la pittura come il padre
nel 1900 circa comincia a dipingere le scene di parigi, che lo avrebbero fatto diventare molto famoso, fu uno degli artisti più prolifici del suo tempo
le sue viste di Parigi sono fra le più efficaci e belle immagini di questo genere, ha catturato l’atmosfera della città durante le diverse stagioni e per piu’ di 60 anni: una Parigi luccicante, festosa, ma anche malinconica, dolce e sognante
guardare i suoi scenari è un po’ come essere lì

Sebbene Cortès fosse decenni più giovane della prima generazione di pittori impressionisti come , i suoi dipinti sono più allineati con la generazione precedente di quanto lo siano i suoi coetanei postimpressionisti 
ha dipinto anche scene di vita delle Mormandia e della Bretagna

Pierre Bonnard il solitario (1867 – 1947)

fu un pittore molto discusso, chi molto lo ha amato e chi molto lo ha disprezzato, considerandolo grezzo e poco elegante , a me piace molto Bonnard, perchè credo che la sua pittura sia “reinvenzione” attraverso il superamento della tradizione per arrivare a nuove vie
benchè consapevole delle scoperte dei suoi contemporanei, egli percorre una strada artistica solitaria
in quarant’anni di vita e di pittura tutti dedicati all’eplorazione della “visione”
del “colore”, della “luce” e dello “spazio” , la sua rivoluzione ( se così si può chiamare) è stato l’aver introdotto nella pittura il tentativo di riprodurre una sensazione psicofisiologica reale, cioè dipingere le ‘sensazioni’ che avvertiamo nel passare del tempo, nel quotidiano
la percezione visiva. inserita nel quotidiano lo porta ad abbandonare la prospettiva

egli non riproduce piu’ una immagine ma una percezione, il quadro non rappresenta piu’ il reale, ma una visione che deriva da esso, ma che con esso a ben poco a che fare
il suo primo debutto fu come come litografo e come illustratore di libri
viene visto e notato da molti critici e quando manda nel 1891 delle tele al famoso “Salon des Indépendants” gli vengono accettate
con gli amici dell’Accademia Julian detti i nabis espone presto a Le Barc de Boutteville
all’esordio preferisce raccontare alcuni aspetti della vita parigina, la Parigi di Mallarmé e di Verlaine, poi sposta la sua attenzione verso la campagna e le scene “domestiche”

un tema a cui si sono dedicati molti pittori, dopo Degas, nel periodo dell´ Art Nouveau
si ispira moltissimo alle stampe giapponesi tanto che gli amici lo chiamano “nabi giapponese”
l´originalitá della sua arte dipende forse dal numero dei colori che sono solo nove oltre al bianco, contro i dodici di Seurat, che pure ne usava pochi
si compongono di due gialli, arancione, rosso lacca, carminio, blu, viola cobalto ed oltremare, due verdi, niente nero né tinte neutre
mettre in ordine cronologico le sue opere é abbastanza complicato a causa del suo modo di lavorare poichè prima traccia sulla tela dei tratti confusi per memorizzare bene la scena, poi comincia a distribuire dei piccoli tocchi di colore, poi mette il quadro in pausa e lo riprende dopo settimane a volte anche anni dopo per definire i dettagli

anche apporre la sua firma richiede tempi lunghi e lo fa dopo aver superato molte esitazioni quando pensa proprio di non poter aggiungere piu’ nulla

DAL WEB

Pierre Bonnard nacque il 3 ottobre 1867 a Fontenay-aux-Roses a sud di Parigi.
Il padre era a capo del dipartimento al Ministero francese della guerra mentre la madre, Elisabeth Mertzdorf, proveniva da una modesta famiglia dell’Alsazia.
Oltre a Pierre ebbero altri due figli: Charles che divenne un chimico e Andrée che divenne una musicista.
Spinto dal padre, Pierre frequentò i più prestigiosi licei parigini, interessandosi particolarmente alla letteratura ed alla filosofia; in seguito si iscrisse all’Università di Parigi per studiare legge.

Nel 1887 decise di dedicarsi alla pittura: a Parigi seguì i corsi dell’Accademia Julian e dell’Ecole des Beaux-Arts.
Fu in questo periodo che conobbe artisti come Paul Sérusier, Maurice Denis, Paul Ranson, Edouard Vuillard e Xavier Roussel, con i quali formò il gruppo dei Nabis (dall’ebraico nabiim, che significa profeti, ispirati) e con i quali esporrà al Salon des Indépendants a partire dal 1891.
Il gruppo degli artisti Nabis nacque ufficialmente nell’ottobre del 1888, quando Paul Sérusier mostrò un piccolo olio, un paesaggio dipinto a Pont-Aven sul coperchio di una scatola di sigari (conservato oggi al Musée d’Orsay di Parigi), eseguito secondo i consigli di Paul Gauguin: venne considerato il “talismano” e diventò il simbolo del gruppo.
Bonnard venne soprannominato “il nabi molto giapponese” per la sua passione per le stampe giapponesi.
Al pari degli altri artisti Nabis, Bonnard trasse costante ispirazione dalle scienze occulte e dalla magia: le ricerche esoteriche lo allontanarono progressivamente dal realismo e dal naturalismo impressionista e lo avvicinarono ad una pittura simbolista, destando l’ammirazione del poeta Guillaume Apollinaire.
I suoi modelli stilistici furono le opere del periodo bretone di Paul Gauguin e le stampe giapponesi, da cui assimilò il tentativo di deformare la realtà enfatizzando gli elementi suggestivi e carichi di significati simbolici; la sua reazione all’impressionismo si basò su una pittura più meditata ma con un uso più incisivo del colore.

Nel 1899 Bonnard vinse una gara per una campagna pubblicitaria su manifesti; questa vittoria convinse definitivamente il padre ad appoggiare il figlio nella vita artistica a costo di abbandonare gli studi di legge.
Negli ultimi anni del diciannovesimo secolo, Bonnard si dedicò anche alle arti applicate: le scenografie teatrali, le litografie e le illustrazioni del periodo sono caratterizzate da figure con ritmi sinuosi che si rifanno ai modelli giapponesi e all’art nouveau; il suo stile suscitò ammirazione e colpì molto Henri de Toulouse-Lautrec, che vi trovò motivi di ispirazione per i suoi manifesti.

Durante questi anni fortunati conobbe Maria Boursin, una ragazza di povere origini che cambiò nome in Marthe de Méligny per sembrare più aristocratica; Bonnard scoprì la sua vera identità soltanto trentadue anni dopo, al momento di sposarla.
La donna divenne la modella del marito e la sua musa (soprattutto nei nudi) ma fu anche un problema perché la sua salute cagionevole e la mancanza di un’adeguata educazione la facevano sentire a disagio nei circoli culturali frequentati dal marito; per questo pian piano la coppia si isolò.

Dal 1900 in poi Bonnard continuò a esporre con crescente successo e a compiere numerosi viaggi alla ricerca di nuovi soggetti.
La coppia si trasferì in campagna, lungo la valle della Senna; in questo periodo l’artista attraversò un nuovo ripensamento dell’impressionismo: alla presa diretta della realtà si affianca un’atmosfera di malinconica lontananza.
I temi centrali della sua arte continuano ad essere paesaggi, nature morte, nudi, ma ora si fanno più gioiosi e al contempo strazianti.

Nel 1912 cambiò ancora casa andando a vivere a Giverny, stringendo amicizia con Claude Monet.
Nello stesso anno ricevette la Legion d’Onore, ma la rifiutò; sempre in questo periodo realizzò alcuni viaggi in Europa ed in Nord Africa.
Negli anni seguenti la coppia ebbe una crisi in quanto Bonnard intraprese una relazione con una sua modella, Renée Monchay; la storia finì in tragedia, dato che l’amante si suicidò: il pittore decise di stare per sempre insieme alla moglie e nel 1925 i due si sposarono.
L’anno successivo i suoi dipinti cominciarono ad essere venduti anche all’estero e per questo si recò negli Stati Uniti.
Nel 1927 si trasferì a Le Bosquet un paese vicino a Le Cannet nel sud della Francia.
Il 26 gennaio 1942 la moglie morì; anche Bonnard non godeva di buona salute ma continuò ugualmente a dipingere.

Bonnard morì a Le Cannet, nelle Alpi Marittime, il 23 gennaio 1947.

frammenti di sole (éclats de soleil)

mi è tornata la voglia di scrivere in francese! chiedo scusa perchè ci saranno errori, è tanto che non lo pratico come scrittura!

Des éclats de soleil s’infiltrent à la dérobée par les fentes des stores, se posent indécis et tremblants sur les feuilles éparses de mon bureau, ravivant les couleurs des tableaux accrochés aux murs et offrant à la pièce une lumière délicate et bienveillante, comme la caresse d’une main chère.

Maintenant je me perds en observant ces jeux de lumière au couchant, ils me ramènent loin en arrière, lorsque fillette je fixais sur les murs les empreintes du soleil : en les suivant avec les doigts, je traçais des dessins fantastiques sur les parois blanches de la cuisine.

Parfois subsistaient des marques de confiture, de sucre ou de miel, comme s’il s’agissait de traînées de rêves, de désirs et d’endroits où le réel ne trouve pas sa place.

Rêves et désirs dont je ne me souviens pas, que j’ai oubliés, mais qui me plongent dans une profonde nostalgie.

meglio in uìitaliano forse!

Frammenti di sole entrano di soppiatto tra le fessure delle tapparelle, si posano indecisi e tremolanti sui fogli sparsi della mia scrivania, rendono vivi i colori dei quadri appesi alle pareti, regalando alla stanza una luce delicata e gentile,
come la carezza di una mano amata.

Mi perdo guardando questi giochi di luce ormai al tramonto. mi portano lontano nel tempo, quando bambina fissavo sui muri
le impronte del sole e seguendole con le dita tracciavo disegni fantastici sulle pareti bianche della cucina.

A volte lasciavano impronte di marmellata, di zucchero o di miele, come fossero scie di sogni, di desideri, di luoghi dove il reale non aveva dimora.

Sogni e desideri che non ricordo che ho dimenticato, ma che mi lasciano dentro una struggente nostalgia