questo freddo

comincia nel cuore questo freddo, arrivato d’improvviso, senza bussare alla porta con discrezione
si accoccola ai miei piedi e pretende di arrivare ai miei pensieri, con insistenza, decisione
impotente, stanca e senza desideri lo lascio vagare sulla mia pelle, giocare con le mie labbra, sfiorare i miei occhi
pur sempre un amico che arriva quando meno lo vorrei,
è un amico un compagno di tempi che si succedono e che non vogliono mai allontanarsi del tutto
lo temo e mi fa compagnia, gela le malinconie e i pianti, tramuntando le lacrime in cristalli salati, lasciando la pelle tirata che potrebbe spezzarsi al primo movimento
gli occhi mi dolgono, hanno dentro piccole punte di ghiaccio che impediscono loro il sonno e il riposo, come cime innevate che il sole non vuole scaldare
avvolgimi malinconia con un panno colorato e culla un corpo che ha bisogno di fuoco
a volte accade che la malinconia si faccia uccello e mi racchiuda fra le sue ali, ma basta un lieve soffio di vento o un rosso o un giallo ad allontanarla da me

invisibile sotto la pioggia

il grigiore umido del cielo
invisibile sotto la pioggia
lambisce il scivoloso cammino
al mormorio fresco nell’aria

è ancora nebbia a spolverare
i ricordi confusi e bagnati
da gocce indecise e sperdute
in stordito frastuono

folate di vento impetuose
aprono la bocca all’azzurro
che trema sull’erba scura,
graziosamente nuda e profumata

da desideri d’aria trattenuti

cammina da un anno e un giorno
per terre luminose
di ombre sconosciute
l’arcobaleno che danza
senza bisogno di pioggia
in cerca dei sogni mai nati

respira tranquillo il freddo
sul ghiaccio tritato dell’alba
e le sue labbra sigillano un silenzio
tagliente come preghiera disperata

l’erba bagnata di brina
indossa una coperta solitaria
ragnatele a nodi perlati
da gocce di rugiada
allungano le braccia al grigio
di un cielo nuvoloso

— Riposano i sogni in acque increspate
da desideri d’aria trattenuti —

Sono solo dita (dopo tutto)

Etichette sbiadite e
cuori cuciti a maniche
di ricordi aggrappati alle spalle
come facce allo specchio

e ancora chilometri di distanza
a toccarci le mani
a non accarezzare
fiocchi di neve nei capelli

occhi stanchi per vedere sotto un velo
in linea retta a tre metri dall’infinito
Lunghe dita ricevono comandi poco chiari
dalla mente velata da occhiali appannati

Non sanno
Non ricordano
Sono solo dita
(dopo tutto)