Marc Chagall o della favola colorata in uno spazio impossibile

Marc Chagall
(1887-1985)

la sua biografia la trovate sul web se volete, preferisco raccontarvelo a modo mio con le parole di Giulio Carlo Argan intervallate dalle mie riflessioni…

“”La pittura di CHAGALL è favola, ma la favola è problema. Non potrebbe non esserlo in una società che, dopo una rivoluzione tecnologica ed una rivoluzione ideologica, si ritiene finalmente adulta.
Sul problema della favola si concentra l’attenzione degli studiosi, etnografi e linguisti: se ne ricerca l’origine, la struttura, il significato, la funzione.
E’ in rapporto con la morale, la cultura, il costume del popolo; ma nel passato era considerata l’espressione tipica della condizione di perenne infanzia che le classi dirigenti attribuivano al popolo per giustificare il loro potere paternalistico.
Contestano questa tesi gli studiosi di formazione marxista per cui il popolo non è l’elemento passivo, ma il soggetto, il protagonista della storia: come potrebbe fare la rivoluzione un ceto che, per costituzione, fosse inguaribilmente tradizionalista?
Quasi contemporaneamente Chagall, con la sua opera d’artista, e Propp, con il suo lavoro di scienziato, dimostrano la stessa cosa: la favola non è una tradizione che si trasmette per inerzia, ma l’espressione viva della creatività del popolo. Essendo una forza popolare, può essere una forza rivoluzionaria.””
(G.C.Argan)

credo la sua forza dirompente sia proprio questa, aver posto il problema della creatività del popolo ed avere usato questa creatività fino ai confini ultimi dello spazio proponibile…

“”Chagall non si occupa della rivoluzione tecnologica, è ancora un’evoluzione della borghesia.
Alla rivoluzione socialista partecipa con un entusiasmo che ai dirigenti della rivoluzione pare folle.
Probabilmente lo era, la rivoluzione non è festa popolare, folclore; dei 15.000 metri di tela rossa, con cui Chagall addobba Vitebsk nel primo anniversario della rivoluzione (1919), sarebbe certamente stato più saggio far camicie per la gente che non ne aveva, come suggeriva la «Izvetija».
Ma le rivoluzioni si fanno con la saggezza?
Tuttavia se qualcosa, nell’arte, può dare l’idea dello spirito con cui il popolo russo viveva gli anni eroici della rivoluzione, è la pittura di Chagall e non quella teoretica e rigoristica di Malevic.
Nell’Accademia che Chagall aveva fondato e dirigeva a Vitebsk, il dissenso tra i due artisti si fa talmente aspro che Chagall si dimette (1920); ma, benché periferico, l’episodio è estremamente significativo per la storia delle idee artistiche del tempo.
Verteva, in sostanza, sul problema fondamentale della lingua: per Chagall favella e favola sono (come di fatto sono) la stessa parola, con la favola s’inventa la lingua; per Malevic (come, in Olanda, per Mondrian) il discorso è logos ed il logos logica pura.
Era facile obbiettare a Chagall che non tutti i discorsi sono favole; Chagall poteva rispondere che la logica pura porta alla formula, alla dimostrazione alla lavagna, al silenzio.
Non è accidentale l’interesse di Chagall per il folclore russo ed ebraico, le saghe e le nenie popolari.
Come tutti gli artisti avanzati russi, anche Chagall muove dal populismo; ma populista rimane, e questo è il suo limite nei confronti dell’avanguardia sovietica.
Il suo ideale, tuttavia, è di immettere quel suo flusso di ricordi e di sentimenti, oscuri ma potenti e vitali, nel vivo della cultura europea; di chiarire i misteri della sua «anima russa» nella luce splendente della pittura francese dagli impressionisti ai Pauves; di rivivere, infine, la bruciante avventura dell’artista che ammira più di tutti, Van Gogh. “”
(G.C.Argan)

concordo totalmente il suo entusiasmo è inarrestabile, e si riversa anche nelle sue tele in particolar e nei colori..

“Arrivato a Parigi nel 1910, e dopo il primo inebriante contatto coi Fauves, non tarda a capire che la vera «rivoluzione dell’occhio» è quella dei cubisti.
C’è tuttavia, nel Cubismo analitico, qualcosa che non lo persuade: troppo logico, troppo realistico, troppo borghese.
Si mette dalla parte dei cubisti dissidenti: Delaunay, i futuristi.
E la medesima scelta che fanno due pittori tedeschi, Mare e Klee: il trian- golo Delaunay-Klee-Chagall è uno dei grandi nodi della cultura figurativa europea tra il 1910 e il 1914.
Eliminando dal Cubismo il «razionalismo» analitico v’erano due possibilità: fare della pittura una lirica esaltazione della viva esperienza sensoria oppure la rivelazione della realtà psichica profonda.
Questa seconda è la via che prendono, indipendentemente l’uno dall’altro, Klee e Chagall.
Benché possa sembrare ma in realtà non sia affatto strano, Delaunay si avvede ben presto che la pura sensazione conduce alla simbologia cosmica, alla totalità del mondo data nell’unità della percezione (i Dischi e le Forme circolari cosmiche).
Klee e Chagall, invece, varcano la soglia del dominio sconfinato dell’inconscio individuale e collettivo. Klee si tuffa nel profondo della psiche, raggiunge l’immagine al livello in cui vive, la rivela senza rimuoverla dal tessuto psichico a cui è connessa da infiniti legami vitali.
Chagall rimane più vicino al piano dell’esperienza sensoria, che per lui è immediatamente contiguo a quello della psiche.
Prima non si poteva rendere visiva la realtà psichica profonda perché lo schermo sensorio era preventivamente organizzato dalla ragione: si vedeva secondo un ordine logico precostituito.
Ora non più: l’impressionismo, con tutto quello ch’è venuto dopo, ha smontato quella sovrastruttura razionale. Il vedere è un fatto fisico, ma la realtà fìsica non è nulla di separato dalla realtà psichica.
Chagall non ha alcun ritegno ad esplicitare le sue immagini fantastiche; si può dire addirittura che le <> nel senso teatrale del termine, facendole muovere su un’immaginaria ribalta come un regista farebbe muovere i suoi attori. (Chagall è stato un geniale regista e decoratore teatrale; ha progettato grandi decorazioni e vetrate di chiese: è questo l’aspetto «barocco> che fa di lui l’antitesi di Malevic e Mondrian).”
(G.C.Argan)

proprio questa sua capacità di essere nudo e senza maschere gli permette di rappresentare i sogni e le sue fantasie facendole esistere e raccontandone le storie

“”La struttura volutamente illogica, asintattica del Cubismo non-analitico di Delaunay si adatta mirabilmente al mondo favoloso, onirico, talvolta ludico di Chagall.
Il suo populismo si concreta nell’impegno di fare veramente arte popolare: e per il popolo la visione del mondo non dipende da astratti schemi intellettuali, che sono ancora principi o strumenti dell’autortà.
Il popolo vede come parla, vede quello che dice.
Scomponendo
figure,
case,
cielo,
secondo piani geometrici, crea una sorta di prospettiva arbitraria, uno spazio impossibile, in cui diventa normale l’assurdo della mucca sul tetto, della donna che cammina nell’aria; la geometria non è logica, è cabala.
Scompigliata la successione ordinata, razionale dei piani,
non sorprende che tutto vada contro-senso, come nei sogni.””
(G.C.Argan)

questa è la sua assoluta forza e potenza, la creazione di uno spazio impossibile, dentro al quale hanno la possibilità di esistere i sogni….