Pierre-Auguste Renoir: solo fiori…

Pierre-Auguste Renoir
1841 – 1919

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«È curioso e sintomatico il fatto che in quegli stessi anni Monet, immerso nel suo giardino di Giverny, dipinga con devozione panica le sue Ninfee, mentre Renoir, nella natura mediterranea della sua casa di Les Colettes a Cagnes-sur-Mer, accosta rose a nudi di donna, servendosi, per così dire, del fiore per raffigurare ciò che più lo interessa, la bellezza femminile. Come già ai tempi in cui, sulle rive della Senna, dipingevano fianco a fianco gli stessi motivi con diversi esiti, ancora una volta i due grandi pittori colgono differenti aspetti di immagini analoghe: per l’uno la pittura diventa abbandono di fronte alle sollecitazioni del cosmo, per l’altro il dipingere è l’occasione per creare una “natura umanizzata”, per regalare all’osservatore delle forme che sono in piena armonia con il verde, il blu, il rosa che le circonda e che, anzi, sono condizionate nella loro sostanza, come già nel periodo impressionista, dalla luce che emana da questi colori»

(Giovanna Rocchi)

Pierre Auguste Renoir si è spesso rivolto alle immagini di fiori nei suoi dipinti. Ai crisantemi piaceva il suo amore speciale, cercava sempre di mostrarli dal lato più favorevole.


Renoir dipinse parecchie nature morte, considerandole una piacevole distrazione da lavori più impegnativi. I fiori, in particolare, gli davano la possibilità di “far riposare il cervello”. Renoir li dipinse da soli o come parte di una composizione più complessa (Natura morta con bouquet e ventaglio, 1871).


Renoir era così schietto da ammettere che, poiché le nature morte erano facili da dipingere, rappresentavano un buon affare.
“Se dovessi vendere soltanto cose buone, morirei di fame”, diceva.
Anche se le nature morte non sono tra le opere migliori di Renoir, le più
belle sono dipinte con straordinaria vivacità di colore e delicatezza di tocco.
A differenza di Claude Monet, che ha messo in ciascuna delle sue nature morte floreali un significato profondamente nascosto, Renoir ha semplicemente ammirato splendidi fiori. I dipinti floreali che Renoir ha scritto rapidamente, nello stesso respiro, ma nonostante ciò, sono tutti perfettamente allineati nella composizione e nell’armonia dei colori, indicando una grande abilità e talento di Pierre Auguste Renoir.

Dopo il tramonto della fase impressionista, durante la quale si era volto maggiormente alla ritrattistica o a temi legati alla modernità, Renoir riprese a cimentarsi con il genere della natura morta, di cui le “Roses dans un vase”

costituisce un esempio elevato. Lo splendido mazzo, che si allarga in tutte le direzioni, è caratterizzato dalla presenza di fiori con corolle grandi e petali carnosi i quali riempiono con pochi tralci tutta la superficie dipinta. A rendere ancora più interessante il dipinto è l’analogia che Renoir frappone tra i fiori e la bellezza muliebre: lo stesso pittore, infatti, ammise che spesso dipingeva questo genere di quadri come bozzetti preparatori per nudi femminili. Renoir, infatti, era colpito dall’attinenza cromatica tra l’epidermide delle donne che dipingeva e i fragranti petali dei fiori, e arrivò persino a modellare l’incarnato delle proprie modelle a forma di rosa, in una sorta di corrispondenza biunivoca tra le due parti

The Garden In The Rue Cortot, MONTMARTRE

Il Giardino di Pierre-Auguste Renoir in rue Cortot, Montmartre, dipinto nel 1874, è il risultato di un breve periodo in cui Renoir affitta uno studio a Montmartre. Lo scelse per la sua posizione vicino al Moulin de la Galette, dove dipingeva una scena di clienti che si godevano un caldo pomeriggio nella birreria all’aperto.
Lo studio aveva anche un giardino trascurato e Pierre-Auguste Renoir dipingeva la sua profusione di dalie fiorite con tinte di pigmento purissime. Sebbene le caratteristiche degli uomini sullo sfondo di The Garden in rue Cortot, Montmartre siano indistinte, si crede che siano Claude Monet e Alfred Sisley . Montmartre era un posto produttivo per Pierre-Auguste Renoir.
Pierre-Auguste Renoir ha padroneggiato la tecnica impressionista, ma a differenza di alcuni suoi contemporanei, si è divertito
a rappresentare soggetti umani nel suo lavoro. Il suo “Giardino
di Rue Cortot Montmartre” fonde i paesaggi naturali e le forme
dei dipinti impressionisti tradizionali con il suo amore per la rappresentazione di situazioni sociali.
Questo bel dipinto presenta un luminoso cespuglio di fiori in primo piano che cattura immediatamente l’attenzione. Tuttavia, un incontro tra due persone sullo sfondo mostra chiaramente movimento e conversazione, aggiungendo una nota vivace e quasi misteriosa al dipinto.

DONNA CON PARASOLE IN GIARDINO

l tono, i temi e il linguaggio visivo della tela sono fortemente intrise di ideali impressionistici: i fiori, germogli, siepi, e sottobosco sono formate dalla luce e tocchi fiduciosi di colore, creando una gamma in costante mescolanza di forme tattili e strutture che lo circondano.
Il parasole della donna ricorda allo spettatore l’effetto e la presenza di luce naturale nella pittura, come il suo compagno che si china a raccogliere un fiore, interagendo con questa riproduzione di una scena naturale.
Anche se l’impostazione sembra essere una zona di campagna, in realtà era dipinta nel giardino dello studio di Renoir nel quartiere di Parigi di Montmartre

IL SENTIERO NELL’ERBA ALTA

La composizione de Il sentiero nell’erba alta presenta infatti decise tangenze con la tela monetiana, che pure raffigura due figure in cima
a una collina e due figure in basso, disposte in modo da creare un’elettrizzante sensazione di dinamicità.
La presenza delle due figure sulla cima del dosso viene reiterata lungo la diagonale del rettangolo compositivo, contribuendo così a suscitare una sensazione di movimento in discesa.
Così come in altre opere del periodo, inoltre, Renoir diluisce completamente i contorni e si preoccupa piuttosto di costruire un’intensa ritmica cromatica,
a partire dall’evocazione dei papaveri, definiti da violente pennellate rosse, e degli alberi in secondo piano, costruiti con tonalità verde scuro.
Una terza nota cromatica viene infine aggiunta dal parasole cremisi della donna che discende il colle, il quale riprende e varia i toni rossi dei papaveri.

Pierre-Auguste Renoir delle feste dei fiori e …

Pierre-Auguste Renoir
1841 – 1919

vorrei precisare che quanto scrivo se non virgolettato, deriva da mie personali osservazioni, che , non essendo io un critico d’arte e neppure un addetto ai lavori, non sono mai da prendere come oro colato, ma solo come espressioni di una appassionaata amante dell’arte in generale, sono parole di pancia e di cuore, raramente di testa!!!

certamente Renoir è stato ed è forse il pittore di cui piu’ si scritto e che piu’ è stato amato, considerato il massimo esponenete dell’impressionismo
ma forse non è proprio così, certo l’Impressionismo nasce col sodalizio di Monet e Renoir che, tra 1869 e ’74, lavorano spesso insieme sulle rive della Senna “en plein air” decisi a farla finita con le, regole di “atelier” (prospettiva, composizione, chiaroscuro, soggetto storico) e a trovare una pittura che rendesse “limpressione” visiva nella sua immediatezza….
tuttavia Renoir sarà il primo a disertare, nel ’78, le mostre del gruppo, a rifiutare ogni programma di tendenza, a cercare il successo nei “Salons” ufficiali diceva;
«Penso che bisogna fare la miglior pittura possibile, ecco tutto».
la pittura non è quindi mezzo, è fine allo. stesso modo che per Verlaine e Mallarmé la poesia non sta nell’altezza dei pensieri ma nel contesto fonetico e ritmico dei suoni
pittore lavora con i colori come il poeta il con le parole, la natura è un pretesto, forse un mezzo, lo scopo è il quadro che deve essere un tessuto fitto, animato, ricco, vibrante di note coloristiche su una superficie
Renoir dipinge a piccoli tocchi, e ciascuno di essi depone sulla tela una nota cromatica, la più pura possibile, giusta nel timbro che la isola e nel tono che la raccorda alle altre, la luce del quadro non è la luce naturale promana e si diffonde dalla miriade delle note colorate, lo spazio del quadro non è la proiezione prospettica dello spazio reale, ha esattamente l’estensione e la profondità definite dalle gamme chiare e brillanti dei colori
le figure non sono che parvenze generate da quello spazio e da quella luce: non è il contenuto chegenera la forma, ma la forma che, nella sua pienezza, evoca un contenuto
nella maturità, Renoir vagheggerà addirittura un nuovo classicismo: e le sue “floride” ninfe saranno le figure mitologiche di quel suo spazio fatto soltanto di sonorità e vibrazioni cromatiche
l’ideale non è più la bella natura, ma la bella pittura
ma l’idea del «bello», che Degas avversa ed a cui gli altri sono indifferenti, rimane ed è per questo che, specialmente dopo il viaggio in Italia nel 1881, Renoir torna idealmente ai grandi maestri del «bello» a Ingres e, via via risalendo, a Raffaello e alla pittura pompeiana
tuttavia il suo modo di impegnare nel presente assoluto dell’opera che si fa ogni esperienza del passato impediva a Renoir di perdersi in nostalgie assurde, in rievocazioni inattuali: la sua rigorosa, fermissima difesa della pittura non commemora una perduta grandezza, ne afferma l’attualità
un impressionista quindi molto anomalo che preferisce i ritratti e la figura umana ai paesaggi…e che proprio nelle scene di gioiosa mescolanza umana, come le feste. i balli, raggiunge (a mio avviso) dei momentidi assoluta genialità

Nella maturità esegue alcune sculture grandi, mitiche figure femminili che sembrano dar forma e figura, nella pienezza plastica dei corpi, a tutto lo spazio, a tutta la luce del mondo.

non ho parlato dei suoi fiori perchè ne farò un post a parte!

Ferdinand du Puigaudeau o dei sognanti paesaggi bretoni e non

Ferdinand du Puigaudeau
(1864 – 1930)

nasce a Nantes nel 1864 e in seguito alla separazione dei suoi genitori, soggiorna da suo zio Henri de Châteaubriant artista egli stesso che scopre ed incoraggia i doni del bambino per il disegno
convittore dai Gesuiti non sopporta l’internato e va a raggiungere sua madre a Nizza; determinato ad essere pittore, ma non volendo seguire la via ufficiale parte solo per l’Italia nel 1882 e nel 1883 si imbarca a Napoli per l’Africa, ma decide di ritornare in Francia perché è deluso dal “contatto” con la Tunisia.
ed è a Pont-Aven nel 1886 alla pensione Gloanec che fa la conoscenza di Gauguin con cui scambierà una fitta corrispondenza
nel 1887 fa il suo servizio militare a Hyères, in seguio beneficiario di una borsa di viaggio col pittore Allan Osterlind visita la Svezia ed il Belgio nel 1889-1890.
nel 1890, espone al “Salon des Indépendants” dove Degas lo nota ed acquista una delle sue tele, “Fuoco di artificio” e la loro amicizia e la loro stima reciproca dureranno fino alla morte di Degas
nel 1893, sposa una ritrattista di talento, Blanche Van Den Broucke, il pittore Dezaunay è il suo testimone, e abita a Saint-Nazairedove nasce sua figlia Odette nel 1894
la famiglia du Puigaudeau è ospite nel castello di Rochefort-en-Terre (Morbihan) durante l’autunno e l’inverno del 1894 e si stabilisce poi all’inizio del 1895 a Pont-Aven nella pensione Gloanec per un soggiorno di tre anni
affascinato dagli effetti della luce realizzò in questo periodo dei quadri che si distinguono per il loro ambiente notturno
dopo un soggiorno a Cagnes, si stabilisce a Sannois nel 1899 e dal 1897 al 1904, le sue tele sono depositate da Durand-Ruel che ne assicura la vendita e nel 1903 la sua esposizione alla galleria degli Artisti Moderni ottiene un vivo successo.
un viaggio di studio Venezia si conclude con dei problemi nel 1905 e decide di ritirarsi definitivamente in Bretagna e cessa i suoi rapporti con Parigi
affitta il maniero di Kervaudu a Croisic (Loire-Atlantique) nel 1907.
I paesaggi della penisola “guérandaise” diventeranno allora i suoi temi favoriti
isolato, dimenticato, continua il suo lavoro e muore al Croisic nel 1930
Ferdinand Loyen du Puigaudeau è un pittore con un’identità e un carattere tutto suo
sebbene il suo lavoro abbia somiglianze con i movimenti realista, impressionista, simbolista e romantico, è rimasto al di fuori del “mainstream” di questi stili
la sua pittura appare piena di contraddizioni; audace e sobrio, con un mix di “know how” tecnico e ingenuità, rappresentante di un approccio stilistico quasi sconosciuto in Francia, il suo lavoro è persino paragonabile a quello dei pittori che facevano parte dell'”american luminism” dello stesso periodo come Fitz Hugh Lane , Martin Johnson Heade , Sanford Gifford e John F. Kensett
lo stile impressionista è evidente nelle sue variazioni di colore e nelle rappresentazioni della luce, durante la sua carriera, Puigaudeau ha continuato a cercare sistematicamente colori vividi e luminosi
in ogni caso, gli effetti fugaci della luce e del colore sono il suo vero soggetto: tramonti, lume di candela e gli effetti del sole tremolante o della luce della luna sull’acqua
se è stato influenzato dalla ricerca colorista del gruppo di Pont-Aven , non ne ha adottato il sintetismo e rimarrà sempre nel movimento dell’impressionismo, anche se a modo suo, gli piacciono le armonie della notte, la luce della fiamma, la luce della luna, i raggi del crepuscolo o i bagliori della notte che cade quando le scene familiari assumono un carattere di estraneità
nella seconda parte della sua vita, Ferdinand du Puigaudeau è tornato ai paesaggi diurni con una predilezione per i giardini soleggiati.

Eugene Galien Laloue… oh Parigi mia cara ( 4 )

Eugene Galien Laloue
(1854 – 1941)

nasce l’11 dicembre 1854 in Montmartre, il più vecchio di forse nove bambini e suo padre, Charles morì quando lui aveva sedici anni trovò un lavoro dal notaio locale, lasciò la scuola per lavorare ma poi si arruolò come militare, abbandonando quindi il suo lavoro e modificando anche il suo nome era il 1871
in quesgli anni decise di provare a dipingere, una reazione forse agli eventi “insanguinati” della guerra Franco-prussiana, un modo di dimenticare quello che lui aveva visto, nel 1874 lui ebbe un lavoro come un illustratore, che lo portò a dipingere anche panorami della provincia francese
il suo aproccio alla pittura fu sicuramente insolito per un giovane studente di arte, sembrava essere alimentato dai lavori e dai viaggi che faceva, gli piaceva mostrare il paesaggio naturalel, anche se detestava i fili d’erba e il fango, cosa insolita per chi vuole dipingere in “plain air” infatti i suoi quadri abbozzati all’aperto venivano finiti nel suo studio
era un carattere chiuso e lo dimostra anche il fatto che dipinse sotto diversi pseudonimi e benchè per lavoro avesse viaggiato non amava ritrarre i luoghi dei viaggi dal vero, preferiva prendere l’ispirazione dalle cartoline o dalle fotografie
non era certo una persona eccentrica, ma diremmo ora un conservatore
nella vita privata ebbe tre mogli che erano tre sorelle, che sposò una dopo l’altra cominciando dalla piu’ giovane
non amava la vita mondana, non aveva molti amici, l’unico suo piacere era andare in bicicletta per le vie di Parig per scegliere i suoi soggetti
una curiosità: vendeva i suoi dipinti tutti allo stesso prezzo e fu famosissimo negli U.S. come anche adesso!!
le scene che ritraevano Parigi erano di solito autunnali e invenali, mentre i panorami della provincia si riferivano alla primavera ed all’estate…

ha anche documentato la vita lungo i canali e le rive del mare e dei fiumi, mostrando un interesse per gli exploit marittimi. Era diventato molto popolare e ha continuato a dipingere le stesse scene di Parigi per tutta la sua carriera. Morì nella casa di sua figlia a Chérence, dove si erano rifugiati all’inizio della seconda guerra mondiale, il 18 aprile 1941.

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Francois-Joseph Luigi Loir… oh Parigi mia cara ( 2 )

Jean Béraud… oh Parigi, mia cara ( 3 )

lei non sapeva scrivere

lei non sapeva scrivere,
il dolore sul suo viso
ha cancellato le parole
prima di completare la storia

–“non c’è spazio al ritorno
della conoscenza che incombe
l’ignoranza è il paradiso perduto”–

il pensiero di una memoria svuotata
è rimasto con lei ogni volta
che l’occhio ha provato a vedere

in silenzio ha seguito ombre
lungo il corridoio ansante e buio

ha preparato il tè
alla fine.

Francois-Joseph Luigi Loir… oh Parigi mia cara ( 2 )

Francois-Joseph Luigi Loir
(1845-1916)

Luigi Loir nasce il 22 dicembre 1845 a Goritz in Austria e la sua prima istruzione artistica la ebbe nel 1853 all’Accademia delle Belle Arti di Parma (mia città di origine)
alla fine dei suoi studi nel 1865, Loir fa il suo esordio al Salone di Parigi con un paesaggio e ricevette molti complimenti e Loir si iscrisse poi ad un corso molto prestigioso tenuto da Jean-Aimable Amédée Pastelot (1810-1870) per diventare un pittore di “muri”, le tecniche tra il dipingere le tele e imuri sono molto diverse, un facitore di murales ante-litteram, fece molti lavori murali e su soffitti per la ricca borghesia francese
divenne così molto popolare come pittore di soffitti e di muri molti dei lavori di Loir che includono acquarelli, e litografie furono acquisiti dalla città di Parigi e dai musei francesi
dopo il 1870 , Loir si concentrò esclusivamente sulle vedute di Parigi
in questi lavori, Loir raccontò per immagini le molte facce di Parigi, a tutte le ore del giorno e con lui appaiono le prime periferie, non solo il centro, una Parigi desueta e con atmosfere non sempre “luminose”
I suoi eccezionali poteri di osservazione, uniti alla sua abilità compositiva e alla drammatica tavolozza di colori, gli valse la reputazione di essere uno degli artisti più ricercati del auo periodo
I suoi dipinti sono scene quasi intime della vita quotidiana nella Città della Luce, liricamente raffigurate in tonalità particolari e dettagli squisiti
il suo interesse per il paesaggio urbano è forse più complesso di una semplice rappresentazione di Parigi e dei suoi abitanti
le sincere riflessioni di Loir sui mutevoli effetti delle diverse ore del giorno e del tempo mostrano la riflessione estetica messa nei suoi dipinti. Le opere eseguite da Loir mostrano la qualità di uno studio dedicato sui mutevoli effetti di luce sugli ambienti, dal primo pomeriggio al tramonto, che gli consente di focalizzare l’attenzione del pubblico su una fonte di luce che anima i colori altrimenti freddi della tela. Il suo racconto delle “icone” più riconoscibili della città ha creato un senso di nostalgia per questi spazi
venne anche eletto pittore ufficiale dei Viali di Parigi, non ricordo l’anno, questo portò alle stelle la sua carriera e anche la sua reputazione…

la prima puntata è Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Eugène-Louis Boudin o della Normandia

Eugène-Louis Boudin
1824 – 1898

quelli che se ne intendono dicono di lui che è noto per le sue marine, intendendo paesaggi di mare, io credo invece che per Boudin non si possa parlare di marine nel senso vero e proprio del termine
credo sarebbe forse piu’ coretto parlare di spiagge di sabbia, che guardano verso il mare o di cieli sul mare
fu uno dei primi pittori di paesaggi francesi a dipingere all’aperto, era un pittore esperto nella resa di tutto ciò che accade sul mare e lungo le sue coste, i suoi quadri a volte sommari , hanno raccolto lo splendido elogio di Baudelaire e di Corot lo chiamò il “Re dei cieli”
mi hanno sempre affascianto queste sue spiagge, affollate di ragazzini che giocano, di donne coi cappellini gialli e gli ombrellini e di uomini che immagino intenti a fumarsi un sigaro
oppure sabbie colorate che guardano oltre, ha dipinto una miriade di quadri, fatto disegni e acquarelli e la maggior parte ritraggono la zona di Trouville, ma anche un po’ tutta la costa della Normadia con qualche puntata in Bretagna
non so se fosse un grande pittore, un piccolo pittore o un imbrattatele, ma le sue spaigge mi piacciono assai, spesso anche nelle tele dei non grandi si scopre qualcosa che ci fa bene al cuore e alla mente

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Édouard Leon Cortès 1882 – 1969

nasce a Lagny, e durante la prima parte della sua vita, conosce Parigi come il centro del mondo dell’arte, a Parigi arrivano artisti da tutto il mondo per studiare e dipingere sia la citta, sia i suoi dintorni, viene conosciuta come “la Città delle Luci”

vi era una grande richiesta di scene che rappresentavano Parigi e le sue strade, e Cortès , insieme ad altri artisti come Eugene Galien-Laloue (1854-1941), Luigi Loir (1845-1916) e Jean Beraud (1849-1936) risposero prontamente a questa richiesta specializzandosi nelle scene che rappresenravano le strade di Parigi ognuno di questi artisti catturò la città durante il suo maggior splendore, fin dai primi del 1900
era il figlio di Antonio Cortès, pittore della Corte spagnola, che arrivò a Parigi per l’Esposizione Universale e fu attratto dalla città di Lagny, dove si stabilì e dove nacque Eduard che dimostrò subito passione per la pittura come il padre
nel 1900 circa comincia a dipingere le scene di parigi, che lo avrebbero fatto diventare molto famoso, fu uno degli artisti più prolifici del suo tempo
le sue viste di Parigi sono fra le più efficaci e belle immagini di questo genere, ha catturato l’atmosfera della città durante le diverse stagioni e per piu’ di 60 anni: una Parigi luccicante, festosa, ma anche malinconica, dolce e sognante
guardare i suoi scenari è un po’ come essere lì

Sebbene Cortès fosse decenni più giovane della prima generazione di pittori impressionisti come , i suoi dipinti sono più allineati con la generazione precedente di quanto lo siano i suoi coetanei postimpressionisti 
ha dipinto anche scene di vita delle Mormandia e della Bretagna