TURNER o degli acquerelli

Venice, Moonrise 1840 Joseph Mallord William Turner

negli acqurelli di Turner credo ci sia qualcosa di magico nel modo in cui l’orizzonte si fonde con il cielo in un’impercettibile susseguirsi di sfumature delicate, frammentate da vigorose pennellate. ci dimostra che negli acquerelli si può essere liberi, si può lasciare che il pennello corra sul foglio interpretando le macchie di colore senza pretendere di controllare tutto.
se paragonati con gli oli impeccabili che produce negli stessi anni (e che vedremo dopo), ci rendiamo conto che esiste un abisso tra l’artista di corte, membro della prestigiosa Royal Academy of Arts, e il viaggiatore instancabile, l’uomo che non si accontenta mai di ciò che vede e insegue il mito romantico di solitario titano che si scontra contro i segreti della natura, riuscendo in molti casi ad uscirne vincitore.
quello che impressiona infatti è la grande semplicità e spontaneità di questi schizzi, caratteristica a cui noi siamo abituati ma che nel XIX secolo era davvero poco usuale, utilizzata in questi casi in viaggio, per produrre schizzi rapidi che hanno lo scopo di cogliere un’impressione, di fissare un’immagine e ancora di più un’atmosfera da tradurre in un quadro una volta di ritorno a Londra.
l’umidità impalpabile della nebbia, i bagliori di un incendio, i primi raggi dell’alba, gli ultimi del tramonto. Joseph Mallord William Turner, geniale artista londinese di primo Ottocento, è stato uno dei paesaggisti più originali e talentuosi di tutti tempi.
si aggirava con la sua scatola di colori, con i taccuini, nelle brughiere nebbiose, fra le rovine delle abbazie romaniche e attorno alle ville di mecenati immensamente ricchi.
talvolta quegli acquerelli sono davvero non finiti, gli servivano come bozzetti, per studio. ma è difficile, nel caso di Turner, fare distinzione con le opere compiute perfettamente, che oltretutto ritoccava fino all’ultimo, perfino quando erano già appese in mostra.
anche non finiti, i suoi schizzi lasciano senza parole, ogni sua opera vibra dall’interno, sprigiona una forza centrifuga, come dal centro della terra verso la nostra mente.
pittura visionaria? Forse. Astratta? Anche. Idealizzata? Pure. Indefinibile,

senza dubbio, ma immensamente amabile.Fu capace di percepire le infinite nuance dei fenomeni naturali, gli effetti sfumati della luce sul mare, sui fiumi, nella vastità della campagna e nelle vedute di città in lontananza, gli acquerelli che mostro sotto sono ruferiti all’Itlia , Venezia, Firenze, Roma

qui Turner o delle magiche visioni

TURNER o delle magiche visioni cromatiche

Joseph Mallord William Turner
inglese 1775 – 1851

ha sempre rappresentato per me, dalla prima volta che l’ho incontrato alla Tate Gallery, qualcosa di difficilmente descrivibile., le senzazioni di ragazza che non riusciva a staccarsi dai suoi quadri, sono identiche, immutate. le emozioni che riempiono i miei pensieri mi appagano e mi gratificano…
Turner a me ha narrato un mondo visionario e magico, dove il colore si amalgama e si confonde tra il cielo e il mare e la terra e dove gli elementi si disperdono in un cromatismo a volte esasperato, perdendo dimensioni e contorni, diventando un tutto con la tela, con i miei occhi, con il mio cuore, con la dimensione del mio dentro
mentre il mio amore per il magico Piero della Francesca è frutto della enorme diversità del mio sentire dal suo, il mio amore per Turner è simbiosi pura, appartenenza alle sue sfumaturem alla sua visionaria immaginazione di un mondo di colori e di luci dove tutto diventa evanescente e si perde in una atmosfera globale, cromatica, luminosa…
molto spesso mi muovo “a pelle”, e per quel che riguarda Turner è vero in maniera assoluta, il mio amore per lui è nato a pelle e a pelle continua ad esistere, i suoi gialli improvvisi e sempre diversi, mescolati con colori scuri o con le tinte di albe improbabili e fantastiche fanno volare la mia fantasia, mi portano nel mondo del sogno come immaginario o visione.. nel quale spesso mi perdo
Turner ha un tipo di visione EMOZIONANTE, nella quale la natura interagisce sull’emozione umana e suscita reazioni passionali.
Caratteristiche della pittura di Turner:
a) i colori sono sentiti come elementi spirituali
b) i colori sono usati con estrema libertà, svincolati dalla forma
c) lo spazio è pieno di luce (pittura a macchia piena di effetti)
d) usa una tecnica mista: mescola tempere con olio ed acquerello e tra uno strato di colore e l’altro stende un velo di vernice trasparente sulla quale ridipinge sopra. Ottiene così delle macchie.
e) Esprime il sublime attraverso forme circolari, roteanti, che sottolineano il dinamismo e la forza della natura.

Buttermere Lake: A Shower

L’opera matura di Turner può essere divisa in tre periodi. Al primo (1800-1820) appartengono scene storiche e mitologiche con colori smorzati, contorni e particolari marcati. I dipinti del secondo periodo (1820-1835) sono caratterizzati da colori più brillanti e dalla diffusione della luce. La pittura di Turner cambiò nuovamente durante il terzo periodo (1835-1845), la cui opera più rappresentativa è Pioggia, vapore e velocità (1844, National Gallery), in cui riuscì a rappresentare la forza della pioggia raffigurando gli oggetti come masse indistinte entro una nebbia luminosa di colore.
Turner , pur essendo apprezzato come disegnatore di paesaggi, nella pittura ad olio suscita molte controversie: nonostante la sua capacità di osservazione della natura i critici ritengono che la sua sia una resa “ad effetto” più che fedele, con immagini molto artificiose ed un primo piano appena accennato. Nonostante il suo manifesto interesse per la tradizione lo si accusa di non tenerla minimamente in considerazione. Ciò che i critici in realtà non comprendevano era la sua ricerca del sublime nella natura, la sua continua tensione verso il raggiungimento di nuovi traguardi nella pittura paesaggistica. Non riuscivano a vedere come l’artista fosse alla ricerca di una nuova unità pittorica: il fatto che non dipingesse il primo piano con la precisione abituale del periodo solo perché non si sarebbe armonizzato con il resto della scena non venne compreso se non da pochi. Per la gran parte rifiutarono di comprendere la sua concezione del paesaggio che aveva cominciato a farsi sempre più astratto e non accettarono la ricerca di effetti ancor più grandiosi.

TEMPESTA DI NEVE Il quadro non piacque ai critici e uno di questi lo definì una massa di saponata e calce. Astrazione e rappresentazione, forma e contenuto, osservazione e visione immaginativa: la difficoltà sta nel raggiungere l’equilibrio tra questi due poli e Turner vi riuscì. L’esito è decisamente astratto, ma si rimane quasi travolti dal dinamismo delle forze della natura, dalla bufera il cui turbine sembra risucchiare la nave in un vortice di distruzione. Le nuvole, che nei dipinti giovanili erano statiche, qui sono sparite e al loro osto appaiono dei banchi di nebbia che spingono l’imbarcazione verso l’accecante luce al centro. Anche le onde con le superfici pigmentate, come quelle del Naufragio, sono sparite, lasciando spazio a masse di acqua che si sollevano. L’immagine è vorticosa e avvolgente, una composizione che supera i limiti dell’arte barocca.
Il paesaggio diventa una cosa sola con le emozioni di chi lo osserva e i confini tra mondo esterno e mondo interiore tendono a scomparire: la natura non è concepita come uno sfondo per l’azione dell’uomo, ma come un’infinita cassa di risonanza per lo sfrenarsi del sentimento.

Turner si era reso conto che “la nostra visione naturale ha la forma di un ovale generico”, superando la tradizionale concezione prospettica della “piramide visiva”. Qui è evidente il senso del “sublime”, ossia della grandiosità delle forze della natura scatenate e dell’infinita piccolezza dell’uomo. Secondo quanto narrò lo stesso Turner,, il quadro nacque dall’impressione ricevuta dal pittore durante una tempesta di mare, per osservare la quale egli si era fatto legare a un albero della nave lasciandosi volutamente investire dalla furia degli elementi. Il paesaggio tradizionale si dissolve in vortici di linee e di luci, che annullano la consistenza degli oggetti rappresentati immergendo lo spettatore all’interno del quadro e facendolo protagonista.

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