manoscritti illuminati

ho una vera passione per i manoscritti illuminati, cerco sempre i musei che hanno raccolte , ma non sono molti, sono un esempio di come l’idea della scrittura diventi arte
i manoscritti illuminati sono libri scritti a mano, decorati con dipinti ed ornamenti di generi diversi.
Il termine illuminato deriverebbe dal latino lumen o luce, in quanto la miniatura, luminosa nell’uso dei colori e della foglia d’oro o di argento, dava preziosità e luce al testo scritto. Secondo un’altra interpretazione probabilmente più credibile (F. Brunello – De Arte Illuminandi) il termine illuminato discende invece dall’uso di lacche alluminate, cioè con allume come mordente, una pratica comune in questo tipo di pittura Dante nel canto XI del Purgatorio, quando incontra il miniatore Oderisi da Gubbio, scrive: “‘Oh’ dissio lui ‘non se’ tu Oderisi/ Lonor dAgobbio e lonor di quellarte/ Challuminar chiamata è in Parisi?'”


Le decorazioni sono di tre tipi principali:

  1. la miniatura, o i piccoli ritratti, non sempre illustrativi, si possono trovare nel testo od occupando la pagina intera o parte del bordo;
  2. lettere iniziali; che contengono scene o decorazioni elaborate;
  3. bordi; che possono consistere di miniature di quando in quando illustrative, o più spesso composteda motivi decorativi. Pssono occupare tutto lo spazio di testo o possono occupare solamente una piccola parte del margine della pagina, sono scritti su pergamena o altro materiale
    Dal 14°secolo fu usata carta meno sontuose.
    Dal 15° secolo s’è cercato di seguire sempre di piu’ quello che facevano i pittori e con l’invenzione della stampa il libro illuminato andò scomparendo
    l’illuminazione e decorazione di manoscritti è da considerarsi una delle forme più comuni di arte medievale; a causa delle sue origini monastiche, di solito di testi religiosi.
    I colori Ricchi sono una caratteristica comune, in particolare un uso di luxirious di oro ed argento.

IL TEMPO DEL MAGLIS: IL PIACERE COME SACRO RITUALE

stamane vorrei lasciarvi alcuni pensieri di Fatema Mernissi una scrittrice a me molto cara, che ha raccontato un mondo nel quale ho vissuto per qualche tempo e che ho imparato ad amare.

da “L’Harem e l’Occidente” di Fatema Mernissi

“”…Non è possibile sperimentare un forte coinvolgimento sensuale, se si continua a guardare l’orologio ogni dieci minuti: questa è la lezione che ho tratto dalla lettura dei testi di storia medievale, nel tentativo di afferrare la magica vita di Harun ar-Rashid.

Ciò che quest’uomo faceva era pianificare il maglis, il tempo del piacere, esattamente come egli calcolava il tempo per preparare le sue battaglie. Il dovere di un Califfo musulmano è aspirare al wasat, il punto di mezzo ideale tra due estremi, trovare un equilibrio tra le tentazioni terrene e le aspirazioni celesti, tra vita e morte, piacere e guerra. Il maglis doveva svolgersi, come una battaglia, secondo un copione prestabilito in cui gli attori e la scena – giardini o escursioni – così come le vettovaglie – cibi e vini – fossero attentamente studiati.

La parola maglis viene dal verbo gialasa, ovvero sedersi, ma con l’idea di rilassarsi senza muovere un dito per qualche tempo, per puro godimento, così da non sentirsi in dovere di saltar su o essere chiamati ad altre faccende.

Il maglis implica la decisione, da parte di un gruppo di persone accomunate da affinità, di incontrarsi in un posto gradevole, un giardino o una terrazza, per il puro e semplice piacere di conversare e passare bene il tempo. “Per maglis musicale, si intendeva un raduno di persone al fine di assistere a esecuzioni e competizioni musicali”, spiega George Dimitri Sawa, che ha dedicato all’argomento un libro intero. Le persone venivano per godere dell’apprendere, ascoltandosi l’un l’altro, e partecipare a “discussioni e dibattiti sulla musica, o sulla storia, la teoria, la critica e l’estetica”. Quando si svolgeva al chiuso, “il maglis aveva luogo in sale superbamente decorate. Pavimenti e pareti erano realizzati in marmo e ricoperti di broccato in seta ricamato a filo d’oro….”””

non è mia intenzione fare una recensione del librp o dei libri di Fatema -Mernissi, non ne sono in grado, posso solo dire che la sua scrittura è affascinante e apre porte spesso chiuse o volutamente chiuse su di un mondo che , se conosciuto davvero, avrebbe molto da dirci, vi lascio solo alcuni titoli di suoi libri che forse leggendoli potrebbero farci volare in mondi altro da noi, ma sempre capaci di raccontarci vita

La terrazza proibita. Vita nell’harem

Karawan. Dal deserto al web

Chahrazad non è marocchina

Le donne del profeta. La condizione femminile nell’Islam

Islam e democrazia. La paura della modernità

Le sultane dimenticate

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

4000 Wu Otto

Drink the fuel!

quartopianosenzascensore

Dura tenersi gli amici, oggigiorno...

Paola Pioletti

L'ordine delle mie cose

endorsum

X e il valore dell'incognita

Cucinando poesie

Per come fai il pane so qualcosa di te, per come non lo fai so molto di più. (Nahuél Ceró)

Nonsolocinema

Parliamo di emozioni

Solorecensioni

... ma senza prendersi troppo sul serio

Parola di Scrib

Parole dette, parole lette

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