le molecole della memoria

atomi impazziti, vaganti
nell’universo della mente,

tentano di ricomporre
le molecole della memoria,

le forze suggestive
e ammiccanti dell’oblio
ne disturbano il lavoro
blandendo con canti seduttivi
i pensieri instabili e vagabondi,

le memorie appiaono
e scompaiono
si velano
e si svelano
nell’eterno gioco del ricordo

stinti colori di un’alba distratta

visioni a smalti colorate
rubano il silenzio dalle mani
si fanno lacci sottili avvolti
in matasse di grigi pensieri

stinti colori di un’alba distratta

–malinconici occhi —
a sperare in guizzi di luce improvvisa

per colmare voraci distanze
tra il desiderio e l’illusione

il fantasma di un sorriso sulle labbra

la giornata inizia,annegata nella preoccupazione,
ritornano i dubbi a piantare palme nel cuore
vorrei che un sole nella mia età prolungata
oscurasse le ferite ancora sanguinanti,

il fantasma di un sorriso sulle labbra
aleggia intorno al cuore,
coltiva le aperture della vita con amore
raccoglie i pezzi, prende me
e mi porta lontano dal dolore
.

e oggi è una festa mentre mi sorridi
un granello di gioia si perde sulla mia bocca

memories: sotto quel vecchio ponte

correva l’anno 198e ed era un anno complicato! ma …..

sotto quel vecchio ponte scivolai in attesa di te nel buio che sbavava le strade ricche di ubriachi ed amanti a nascondere l’Universo nella tasca

e ti aspettavo

esitante, avvolto il corpo nella lana, guardando il risveglio dei gatti sotto il palazzo alto spostando i piedi
fra pozzanghere luccicanti, il cappotto bagnato di pioggia

le tue mani più calde delle mie sulla schiena come ali giganti ad avvolgere le sponde curve del mio corpo

la testa immersa nel tuo petto ti vorrei guardare gonfio d’orgoglio

sentire la respirazione veloce al contatto del mio profumo

non posso placare la sete del nettare della memoria

d’ambra inciso sul rovescio

d’ambra inciso sul rovescio
d’inesausta passione,
il tuo corpo di maschio
affonda la mano dentro la gola
a cavar fuori un’anima che non c’è

cornice d’argento a pelle di camoscio
l’ombra che schiude dolce le porte
evade dal carcere del tempo
silente pende dalle tue mani.

linfa di sambuco precipita la notte
capovolta tra l’Orsa Maggiore e la luna
maschere perfette al tuo torace
incauto agrimensore di ubriache astinenze

se non ci sono fiori di pesco ci può essere un pesco?

cicatrice d’incredulità
alleva la paura, le bugie
nel cercare di ricordare una forma
di bellezza aspettando
il solito arrivederci

senti la lingua che fa pressione sul palato
seduto sullo sgabello
i piedi non toccano il pavimento
e nulla coprirà i lividi

— esitano i rami del salice —
scopri il viso dagli occhi,
ascolta i lamenti
dal profondo del buio
corri qualunque stagione tu voglia
— il petto spoglio dei tempi fuggenti —

le donne hanno cappotti pesanti

le donne hanno cappotti pesanti
come i loro pensieri

si guardano nello specchio
un foglio di vetro riflettente
all’interno di una cornice di noce
agitano le mani a scacciare un ricciolo
sulla fronte, a colorare di rosso
pallide labbra, a rigare di nero
occhi verdi, azzurri nocciola

domani dimentiche del viso di ieri
ripeteranno il ricordo dei gesti allo specchio

le donne hanno scaffali d’avorio
con mucchi di carte, fogli bianchi
da scrivere e lettere d’amore
consumate, da ricordare

le donne vorrebbero un fantasma
per controllare i loro abiti mondani
quelli delle partenze da un lato
quelli degli arrivi dall’altro

i fantasmi sono onesti, silenziosi
spalmano le pareti d’anima
ombre senza testa, uccelli erranti
non occupano spazio e tempo

le donne mettono la carta
sotto il pollo fritto
per conservare puliti i piatti

le donne tolgono la chiave
alla loro tastiera, e spostano il mouse
sopra la loro pelle ferita
dai pixels erranti dell’ultimo amante.

Rebus Sic Stantibus

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