la storia siamo noi

oggi pomeriggio leggendo un post di unallegropessimista (blog che vi consiglio di visitare) in cui si parlava di uccelli uccisi dalle pale eoliche e di molto altro e a cui vi rimando QUI , mi è venuta in mente questa canzone di De Gregori che proprio in questo frangente di tempo e di spazio mi sembra fin troppo attuale!

la storia

la storia siamo
noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Ti saluto in una pesca

***divertissement al modo della poesia araba medievale e quella delle corti di Spagna***

..*
Ti saluto in una pesca,
Una pesca in mezzo al vassoio,
Avrei preferito baciarti,
Mentre mordicchiavi il mio collo,
In fondo al letto.

Ti saluto in un’arancia succosa,
La mia bocca è dolce come miele d’estate.
Io sono una rete di seta
E tu un falco alato.

Ti saluto in una coppa
Di rosse ciliege
Apri le tue ali e portami lontano.

..*

lascia ch’io frughi
lo scrigno della notte
con sussurri di parole

lascia ch’io assaggi
il miele dei tuoi occhi
il nettare della tua bocca
e ne riempia in segreto
caraffe d’argento

la nostalgia a te mi riconduce,
errante bagliore in filo d’alba

..*

Ho bevuto
dal palmo della tua mano
vino di luna

ho asciugato le mie labbra
nei tuoi capelli

ho accarezzato la tua gola
nido della tua voce

ho mordicchiato le dita
delle tue mani
dolci scrigni di morbide carezze

ho cercato la luce
dei tuoi occhi
ed in essi mi sono ritrovata.

..*

Toccami con le punta della dita
dove l’incavo del collo
è piu’evidente,
baciami a piccoli sorsi
le spalle dove
il vestito scopre
un morbido lembo di pelle,

addenta il mio labbro,
percorrilo lentamente
con piccoli morsi

mela piu’ tenera
non potrai assaporare
arancia piu’ succosa
non potrai gustare
melagrana piu’dolce
non potrai assaggiare
sono io il tuo frutto.

..*

ti sedurrò col vino ed il miele
allunghero le mie dita sottili verso
il tuo capo e seppellirò nelle tue mani
la mia testardaggine, annegando ebbra
nel nero cupo dei tuoi occhi

muta il corpo al desiderio
si espande modellandosi
in fiumi sttaripanti e senza argini

resta con me ancora un poco
il sonno tarda a venire

..*mi ha sempre affascinato la poesia araba medioevale e quella che si “cantava” in Andalusia e in Sicilia, la poesia era sempre accompagnata da musica
E’ una poesia prevalentemente d’amore , un amore passionale e carnale, dove la donna , regina dei cuori, è vista come oggetto del desiderio, dove per la donna amata si fanno pazzie e si coniano similitudini le più svariate.
è una poesia che usa il reale e lo racconta come fosse pensiero, personificazione di concetti astratti, è una poesia dove l’aggettivazione che ai nostri occhi può sembrare ridondante serve a rafforzare un concetto (falco alato ad es.)
nella lingua araba una cosa si può dire in almeno 10 parole diverse ognuna con una sfumatura particolare e adatta al ripo di discorso o descrizione che si fa.
è un poetare che sembra semplice, ma segue regole molto complesse soltanto non tantissimi anni fa la poesia araba ha approcciato al verso libero
fa riferimento in gran parte alla corrente sufi e contrariamente a quanto si pensa rende il “profano” sacro …
esistono molte donne che nell’epoca che va dall’VII all’VIII secolo hanno scritto versi d’amore in senso lato in particolare Rabi’a al-Adawiya, che ha parlato dell’amore per Dio in un modo assolutamente “profano”, donna dalla vita intensa, e anche socialmente attiva è forse l’unica conosciuta in occidente perchè considerata “una santa” dell’Islam (cosa che mi lascia dubbiosa) comunque alcuni suoi scritti sono tradotti in Francese e alla Sorbona anni fa tenevano anche corsi su di essi
una curiosità , alcuni dei suoi versi sono stati musicati per Om Kaltum la piu’ grande cantante che il mondo arabo abbia conosciuto.. negli anni ’50
è una poesia che si può definire profana e sacra al medesimo tempo, l’amore per Allah è spesso identificato all’amore terreno per una donna
donna che è sempre oggetto del desiderio ma anche pensiero intelligenza, astuzia e forza.
è una immagine di donna che a me gusta molto, sensuale, forte, coraggiosa, volitiva e libera nello spirito

ho provato spesso a cimentarmi nel provare a scrivere qualcosa che andasse in quella direzione, senza “copiare” gli stilemi, ma soltanto cercando di avvicinarmi ad essi mantenendo il mio modo di essere.
non sempre ci sono riuscita perchè è piu’ facile a dirsi che a farsi, ma non ho ancora desistito,
non ho difficoltà a dire che le cose che scrivo so io per prima che sono imperfette, spesso contengono errori anche grossi, ma non ho gli strumenti “materiali” per fare di meglio, e siccome scrivere mi piace comunque, sono sempre felice se qualcuno mi corregge, non la ritengo una intrusione, ma un arricchimento grande!!

il musicista Luis Delgado in ” El Hechizo de Babilonia” ha messo in musica i testi di sei poetesse arabo-andaluse vissute fra XI e XIII secolo, purtroppo non ho trovato traduzioni italiane di queste poesie!

IMPORTANTE!

mi permetto di aggiungere qui ( col suo consenso) un commento di Claudio Capriolo che cura un Blog unico nel suo genere,e che ci regala chicche musicali che difficilmente si trovano altrove, eccolo:

Secondo una teoria abbastanza accreditata, i trovatori presero spunto, fra l’altro, da forme poetico-musicali di origine araba affermatesi nella Penisola iberica durante la dominazione musulmana: per esempio lo زجل (che nei testi di filologia viene traslitterato in zajal o zejel), una forma strofica che fu praticata da poeti attivi in Andalusia a partire dall’XI secolo con Ibn Quzmān.

Poesia e musica inscindibili anche in Europa almeno fino al Trecento. L’ultimo grande poeta-musicista fu Guillaume de Machaut (o Machault), morto nel 1377; già il suo allievo Eustache Dechamps(† 1406) non era più in grado di rivestire di musica i propri versi.

A proposito: anche alcuni fra i trovatori non erano abbastanza bravi a comporre musica, e così dovevano fare ricorso all’aiuto di collaboratori versati nell’arte musicale, cercandoli fra i membri della servitù (salvo poche eccezioni, i trovatori appartenevano alle classi aristocratiche). Questi collaboratori erano detti in latino servi ministeriales: la parola ministerialis, che deriva da ministerium nell’accezione di “mestiere”, in lingua d’oïl divenne ménétrier, donde l’italiano menestrello. Ovviamente nella scala sociale i menestrelli, che erano compositori, stavano un gradino più su dei giullari (in latino ioculatores, in lingua d’oc joglar, in lingua d’oïl jongleurs), meri esecutori. E tenevano molto a questa differenziazione sociale, tanto che nella seconda metà del Duecento il trovatore Guiraut Riquier rivolse una supplica a Alfonso X il Saggio affinché con la propria autorità si esprimesse, una volta per sempre, sulla confusione che regnava nella corte riguardo alle parole trobaire (trovatore) e joglar.

il fantasma di un sorriso sulle labbra

la giornata inizia,annegata nella preoccupazione,
ritornano i dubbi a piantare palme nel cuore
vorrei che un sole nella mia età prolungata
oscurasse le ferite ancora sanguinanti,

il fantasma di un sorriso sulle labbra
aleggia intorno al cuore,
coltiva le aperture della vita con amore
raccoglie i pezzi, prende me
e mi porta lontano dal dolore
.

e oggi è una festa mentre mi sorridi
un granello di gioia si perde sulla mia bocca

I Pittori di Skagen o dell’arte scandinava (prima parte)

trovai diversi anni fa sul web, quando era ancora agli albori ( si usava Lycos per la ricerca) per caso la foto di un quadro che ritraeva un gruppo di amici a pranzo e la didascalia diceva “PS Krøyer : Hip, Hip, Evviva! -I pittori di Skagen”

“PS Krøyer : Hip, Hip, Evviva! -I pittori di Skagen”

e mi ha molto incuriosito perchè non sapevo dove fosse quella località e perchè il dipinto mi piaceva r èure il titolo, feci delle ricerche con una certa difficoltà sul web, ma mi aiutai anche con libri d’arte e trovai dei piccoli tesori nascosti ..
era il lontano 1994 e mi si apri un mondo che non conoscevo, non solo di pittori, ma anche di scrittori scandinavi, alcuni dei quali per fortuna tradotti in inglese, è stato per me un bel periodo perchè quella parte d’Europa mi era sconosciuta e poi un po’la girai e le soprese non finirono mai e ora grazie al Blog di Claudio Cpriolo scopro piano piano anche la muisca di quella zona e la cosa mi fa felice, lo scoprire cose nuove mi rende allegra! mia figlia mi dice “mammina cosa hai per le mani di nuovo?” e scoppia a ridere ormai riconosce la mia allegria da scoperta
dicevamo dunque I pittori di Skagen erano un gruppo di artisti scandinavi che si riunirono nel villaggio di Skagen , la parte più settentrionale della Danimarca , dalla fine del 1870 fino all’inizio del secolo
Skagen era una destinazione estiva la cui natura scenica, l’ambiente locale e la comunità sociale attiravano artisti del nord a dipingere en plein air , emulando gli impressionisti francesi, sebbene i membri della colonia di Skagen fossero anche influenzati da movimenti realisti come la scuola di Barbizon e si sono staccati dalle tradizioni piuttosto rigide dell’Accademia reale danese di belle arti e del Royal Swedish Academy of Arts , sposando le ultime tendenze che avevano appreso a Parigi
tra il gruppo c’erano Anna e Michael Ancher , Peder Severin Krøyer , Holger Drachmann , Karl Madsen , Laurits Tuxen , Marie Krøyer , Carl Locher , Viggo Johansen e Thorvald Niss dalla Danimarca, Oscar Björck e Johan Krouthén dalla Svezia, e Christian Krohg e Eilif Peterssen dalla Norvegia. Il gruppo si è riuniva regolarmente al Brøndums Inn

Skagen, nell’estremo nord dello Jutland , era la più grande comunità di pescatori in Danimarca, con più della metà della sua popolazione così impegnata, tra la gente del posto, i pescatori erano di gran lunga il soggetto più comune per i pittori di Skagen
le lunghe spiagge di Skagen sono state sfruttate nei paesaggi del gruppo; , uno dei più noti pittori di Skagen, è stato ispirato dalla luce della sera ” Blue hour “, che faceva sembrare l’acqua e il cielo fondersi otticamente. Questo è catturato in uno dei suoi dipinti più famosi, Summer Evening at Skagen Beach – The Artist and his Wife(1899).

Peder Severin Krøyer -Summer Evening at Skagen Beach – The Artist and his Wife(1899).

Sebbene i pittori avessero i propri stili individuali senza alcun obbligo di aderire a un approccio o manifestare comune, uno dei loro interessi comuni era dipingere scene delle proprie riunioni sociali, giocare a carte, celebrare o semplicemente mangiare insieme.
I pittori di Skagen iniziarono rapidamente a formare una comunità affiatata mentre le relazioni tra gli artisti e le giovani donne della zona crescevano. nel 1880, Michael Ancher sposò Anna Brøndum della pensione, Viggo Johansen sposò Martha Møller, cugina di Anna, e Karl Madsen sposò Helene Christensen, un’insegnante
la casa in cui si trasferirono gli Anchers nel 1884 divenne un punto focale per la colonia di artisti, soprattutto perché la coppia viveva lì tutto l’anno. quando la loro figlia Helga (la bambina in Hip, Hip, Hurray! ) morì nel 1964, lasciò la casa a una fondazione che presto la trasformò in un museo Johansens ebbe una famiglia numerosa tra il 1881 e il 1886: Ellen Henriette (figlia di Henriette, sorella di Martha, morta durante il parto), Lars, Fritz, Gerda e Bodil. Possono essere visti ballare intorno all’albero di Natale nel dipinto Buon Natale di Johansen .

Viggo Johansen – Buon Natale

Un’altra figura chiave a Skagen, PS Krøyer, sposò Marie Triepcke
dopo essersi innamorata di lei a Parigi nel 1888, figlia di un prospero ingegnere tedesco, si diceva che fosse la donna più bella di Copenaghen

Peder Severin Krøyer – Marie Triepcke

Tuttavia, con il passare degli anni, la salute di Krøyer iniziò a peggiorare e Marie era sempre più insoddisfatta del loro matrimonio. Il matrimonio si concluse infine con un divorzio nel 1905, quando Marie rimase incinta dopo una relazione con il compositore Hugo Alfvén che poi sposò. Krøyer morì a Skagen quattro anni dopo, apparentemente a causa di una malattia mentale.
nel 1901, dopo la morte della sua prima moglie Ursule, Laurits Tuxen sposò Frederikke Treschow, un norvegese, e poco dopo acquistò la casa di Madam Bendsen a Skagen dove prima Viggo e Martha Johansen e poi Marie e PS Krøyer avevano soggiornato negli anni 1880 e la trasformò in una maestosa residenza estiva.
Michael Ancher e Laurits Tuxen morirono nel 1927,Anna Ancher e Viggo Johansen nel 1935
Michael Ancher ha attirato l’attenzione sulle attrazioni della zona quando il suo Will He Round the Point? (1885)

Michael Ancher -Will He Round the Point? (1885)

fu acquistato dal re Cristiano IX . Sposò Anna Brøndum, l’unico membro del gruppo di Skagen, che divenne un’artista donna pioniera in un momento in cui alle donne non era permesso studiare alla Royal Academy di Danimarca. Oggi lo Skagens Museum , fondato nella sala da pranzo del Brøndum’s Hotel nell’ottobre 1908, ospita molte delle loro opere d’arte, circa 1.800 pezzi in totale. Molti dei dipinti sono stati digitalizzati nell’ambito di Google Art Project e sono accessibili online. Continuano ad essere organizzate mostre correlate; nel 2008, l’ Arken Museum of Modern Arta Copenhagen ha presentato “The Skagen Painters — In a New Light”, e nel 2013, il National Museum of Women in the Arts di Washington, DC ha presentato “A World Apart: Anna Ancher and the Skagen Art Colony”.
I principali pittori danesi includevano Karl Madsen, Laurits Tuxen, Marie Krøyer, Carl Locher, Viggo Johansen, Thorvald Niss e, in particolare, Anna e Michael Ancher e Peder Severin Krøyer. C’erano anche pittori dal resto della Scandinavia tra cui Oscar Björck e Johan Krouthén dalla Svezia e Christian Krohg e Eilif Peterssen dalla Norvegia. Gli incontri a Skagen non erano limitati ai pittori. Fanno parte del gruppo anche gli scrittori danesi Georg Brandes , Holger Drachmann e Henrik Pontoppidan e il compositore svedese Hugo Alfvén.
Uìun certo numero di altri artisti si unirono agli Skagen Painters per periodi più brevi. Dalla Danimarca Vilhelm Kyhn, Einar Hein e Frederik Lange, dalla Norvegia Frits Thaulow , Charles Lundh e Wilhelm Peters , dalla Svezia Wilhelm von Gegerfelt e Anna Palm de Rosa , dalla Germania Fritz Stoltenberg e Julius Runge , e dall’Inghilterra Adrian Stokes e il sua moglie di origine austriaca, Marianne Stokes, anche il compositore danese Carl Nielsen e sua moglie Anne Marie , una scultrice, trascorsero le estati a Skagen e alla fine acquistarono una casa estiva lì

qui termina la prima parte!! alla prossima
un brano msucale di Hugo Alfvén che ho rubato QUI da Claudio Capriolo

Hugo Alfvén (1º maggio 1872 - 8 maggio 1960): Aftonen (Sera)

memories: Leonard Cohen

ho conosciuto fisicamente e musicalmente Leonard Cohen moltissimi anni fa , a Milano in un piccolo locale dove si esibiva, quasi sconosciuto, per la prima volta in Italia. ero con amici che lo conoscevano e che hanno molti insistito per farmi andare con loro e hanno fatto bene! è stato amore a prima vista! la voce bassa rauca. ma che poi si estendeva dolce e le parole dei suoi testi poesia pura! era quello che mi piace dire un poeta dell’anima e lo evidenziava nella suamusica! ho faticato parecchio a trovare dei suoi dichi qui, li ho cercati un po’ in giro e ora conservo i suoi vinile come gioielli preziosi

prima di essere un cantautore era un opoeta, era nato il 21 settembre del 1934 e nel 1954 pubblica le sue prime poesie sulla rivista  CIV/n. , CIV/n era il modo in cui Ezra Pound abbreviava la parola “civilisation” ed era la rivista della scuola poetica di Montreal, curata da Louis Dudek e sua moglie. nel frattempo dopo aver comprato una chitarra e cominciato a suonarla forma  assieme a Terry Devis e Mike Doddman, il gruppo country Buckskin Boys, con cui andrà a suonare in giro per matrimoni e raggranellare così qualche soldino, tuttavia la morte precoce del padre aveva lasciato una piccola fortuna a Leonard, che pertanto non aveva alcun bisogno immediato di denaro.

nel 1955 Vince il Chester MacNaghten Prize con The Sparrows e Thoughts of a Landsman, una raccolta di 5 poesie che verranno pubblicate in molte riviste letterarie e sempre nello stesso anno vince il Peterson Memorial Prize per la letteratura e si laurea in materie letterarie con una votazione altissima

pubblicò un primo album di reading nel 1957. Si trasferì nei primi anni Sessanta in un’isola greca, Hydra, divenuta in quegli anni un rifugio di artisti. Qui scrisse altre poesie e romanzi.

Il vero amore non lascia tracce

Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare

E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano.

Il suo primo album da cantautore fu Songs of Leonard Cohen del 1967. Già da questo disco l’artista canadese mostrò la sua propensione al misticismo e alla malinconia, che diverrà il suo marchi di fabbrica in carriera.

E mi manchi tantissimo.
non c’è nessuno in vista.
e stiamo ancora facendo l’amore
nella mia vita segreta

A nessuno importa se la gente vive o muore.
e il commerciante vuol farti pensare
che è tutto o bianco o nero
grazie a dio non è così semplice
nella mia vita segreta.


Il secondo album, Songs from a Room, uscì nel 1969 e arrivò a n discreto successo, grazie anche a brani come Nancy:
Songs of Love and Hate, il suo terzo disco, fu ritenuto da tutti uno dei migliori di quegli anni e lo consacrò come uno dei cantautori più importanti a livello mondiale. Fu l’inizio di una carriera straordinaria, che raggiunse forse il suo apice con il disco del 1984 Various Positions, album folk rock che conteneva la canzone che rimane ancora oggi il suo marchio di fabbrica: Hallelujah.
Seguirono anni di altri grandissimi successi e album d’autore che lo confermarono come uno degli più grandi poeti della canzone mondiale, l’equivalente di ciò che è stato Fabrizio De André da noi
Il suo ultimo album fu You Want It Darker, pubblicato nel 2016. Dopo poche settimane dalla pubblicazione, morì in seguito a una caduta nella sua casa di Los Angeles. Era il 7 novembre 2016. La notizia del suo decesso venne resa nota solo tre giorni più tardi, il 10 novembre.
Leonard Cohen ha avuto una lunga storia d’amore con l’attrice Rebecca De Mornay. I suoi due figli, Adam (che ha seguito le sue orme) e Lorca, sono nati però da una relazione con l’artista Suzanne Elrod. L’altro grande amore della sua vita è stata la norvegese Marianne Ihlen, musa di molte sue canzoni. Morì pochi mesi prima di lui.


Pur essendosi avvicinato al buddhismo, è però sempre rimasto fedele alla religione ebraica.
Ebbe un rapporto occasionale con Janis Joplin.
Nelle sue canzoni ha toccato spesso argomenti come l’amore, il sesso, la religione e la depressione. la malinconia e anche argomenti sociali.
È stato insignito del titolo di Companion dell’Ordine del Canada, la più alta onoreficenza civile del paese nordamericano.
In Italia alcune sue canzoni sono state tradotte da Fabrizio De André, Claudio Daiano e Francesco De Gregori

questa è la mia preferita in assoluto!!
traduzione e cover della Suzanne di Cohen

vola Colomba bianca vola

ripropongo questo pezzo, perchè oggi per me è un giorno speciale per ricordare la mia straordinaria nonna Colomba che mi ha insegnato la vita!

-Nonna, ma sempre quella canti?

–Matilde è la mia canzone, volare è il mio sogno, quando prendi il tuo primo stpendio mi regali un volo?

-Costa molto un “volo”?

–Se lo fai in aereo tanto, se lo fai col pensiero nulla e puoi sempre cambiare destinazione, anche all’ultimo momento

ho volato con nonna, spesso, sia fisicamente (dopo il mio primo stipendio) sia con l’anima, ho volato attraverso le sue carezze, i suoi sguardi, i suoi rimproveri, le sue inaspettate attenzioni, le sue incredibili meraviglie, di donna, di madre diversa da mia madre
la musica racchiudeva ogni suo momento, canzoni popolari, nel nostro dialetto, canzoni d’amore, Rabagliati
e il suo muoversi leggera, un giunco benché carico d’anni, i suoi gesti preziosi, delicati, ma anche ruvidi e i baci con lo schiocco sulle guanciotte di noi bambini.
La mela quotidiana sbucciata senza far troppo scarto, con sopra un po’ di zucchero o caramellata e infilata in uno stuzzicadenti che si spezzava sempre, troppo pesante per reggere il peso.

Le mie scarpette di vernice nera col cinturino, pulite quotidianamente, lucide da togliere la vista, il nastro di raso rosso per le trecce
–Ti sta bene il rosso Matilde, mi piacerebbe vederti quando ti metterai un rossetto color corallo sulle labbra

la domenica mattina.
Le sei e già i suoi passetti leggeri riempiono la casa, si muove silenziosa e veloce per il pranzo della domenica, i tortelli d’erbetta, l’arrosto di vitello, i “cornetti” (fagiolini) lessi, la torta di tagliatelle
e poi i passi di mia madre
-Ma devi sempre alzarti così presto? va a finire che svegli tutti!!
per dir la verità “tutti” si sono svegliati solo alle sue parole dette con toni molto alti

Il circo!!! la sua passione, gli acrobati, i funamboli, la ballerina sul filo, la sua gioia infantile, il suo battere le mani frenetico alzandosi sulle punte dei piedi e la paura dei leoni manifestata dalle mani davanti agli occhi, che lasciavano però uno spazio per vedere quando la paura sarebbe potuta passare.

Il suo vestito di seta blu coi fiori dipinti a mano, la gonna ampia a godet che faceva la “ruota”
il mio sogno di bimba avere un vestito così per fare tante ruote, fino a quando la testa gira, gira e si cade spossati, ma felici e chiudendo gli occhi si vede il mondo danzare intorno a noi.

Il suo profumo di lavanda messo in ogni luogo, lo sento ancora, è il profumo della “ricordanza”.

di me in pochi versi SILLOGE

.****************

La mia libertà ha il colore
del pane e del sale.

Ho visto i faggi alti
con la corteccia d’argento pallida.
Tutte le cose si sbriciolano, fra le loro radici.

.*****************

a meraviglia aperti
i tuoi occhi di vento

riflettono i colori
di zenzero e cannella
di menta e eucalipto
rubati sulla spiaggia di Tangeri.

.****************

tu solo puoi aggiungere
cio che desideri al mio tempo
e cancellare ciò che non vuoi

la mia storia scorre nelle tue mani
e straripa dal tuo palmo

amarti troppo è peccato?

.****************

Sei a cena, lo so
con amici, con estranei,
vorrei essere lì
e stringerti la mano sotto il tavolo,

da dolce pensiero
sei diventato dolore violento.

********************

non dire che il tuo amore
era un anello o un braccialetto,
il tuo amore era un assedio
era audace e testardo,

non era luce di luna
era esplosione di fuoco

.***********************

tramontano i riflessi del sole
su gialle acque
che come specchio prezioso
ne trattengono con gioia
gli ultimi battiti.

.

hai dipinto brividi

hai dipinto brividi
al contorno del mio corpo
specchio ne hai fatto
per le rose della tua bocca
ospite nell’incavo della mia spalla

ti conservo per le stanze d’inverno
nuvola trasparente che luce incarta
da gialle finestre rigate di pallido sole

mani protese, vibranti di silenzio
che sanno di terra e di vento
conche racchiuse nei desideri di ieri

e ti fai sera sul mio viso.

memories: Tim Buckley e il canto delle sirene…

Timothy Charles Buckley
1947– 1975

“Folksinger, compositore, genio incompreso, Tim Buckley è stato uno dei più grandi cantanti della storia del rock. Il suo gioco intricato di gemiti, grida, vocalizzi angelici e improvvisi sussulti nevrotici ha introdotto un nuvo stile di canto, in bilico tra folk-jazz e psichedelia. Uno stile sublimato nel viaggio interstellare di “Starsailor”. ..” Giancarlo Nanni

la mia storia musicale diciamo che è molto complessa e variegata, nasco molti anni fa come fan del rock , in particolare quello della West Coast per intenderci i Jefferson Airplane, i Grateful Dead, i Byrds, i Buffalo Springfield , i Quicksilver Messenger Service, Eagles, David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash e poi passando per Bob Dylan , Joan Baez e TIM BUCKLEY, che mi ha lasciato nel cuore delle sonorità che mi hanno accompagnato negli anni

personaggio inquieto, non facile ha percorso diverse strade dal folk al jazz al rock psichedelico, ma sempre con una voce unica ed indimenticabile, ha segnato senza dubbio uno spartiacque per il canto rock, dopo dilui la modulazione delle voci è cambiata

è stato semza dubbio Il più avventuroso e spericolato autore di canzoni al limite tra i generi che il paese a stelle e strisce abbia conosciuto Amatissimo, da uno dei grandi assenti a Woodstock, Zappa stesso, che ne condivise qualche volta musicisti e, per certi versi, idee musicalie simbolo di una California che osava per davvero il grande sogno della libertà anche liberando la voce dall’educata bonomia dei sussurri intonati, rotondi e perfetti, per approdare a una vertiginosa terra di nessuno vocale dove la voce tornava ad essere pura espressione poetica e trance.

dal basso più profondo al falsetto di soprano in una frazione di secondo. Tim Buckley, cinque ottave e mezzo di euforica e stregante estensione vocale e una chitarra dodici corde tra le mani,

padre di un’altra grande voce estrema accomunata dalla stessa implacabilità di destino, la scomparsa precoce: il figlio Jeff che ha lasciato un solo disco compiuto (un capolavoro) e la fine della dittatura dei «figli d’arte» indegni dei padri.Guido Festinese

 Danny Thompson dei Pentangle, che così lo ricorda:

«Lui non parlava mai di musica, di arte, e di come un brano avrebbe dovuto essere eseguito, ma mise in chiaro che avevo la libertà di suonare come volevo. Alla Queen Elizabeth Hall non avevo neppure le parti, davanti. La cosa pazzesca della spontaneità è che può essere incredibilmente brillante se le cose funzionano. Tim improvvisava moltissimo: non ha mai cantato una canzone in modo routinario. Mi ricordo che una volta dovevamo registrare una partecipazione a uno show televisivo, e dopo aver provato a lungo con l’operatore tutti i movimenti di camera previsti per un brano, Tim si presentò davanti al pubblico, millecinquecento persone, mi guardò e disse: “Facciamo un’altra canzone”, un brano neppure provato, e che alla fine sforò di due minuti il tempo previsto. Il tipo furioso si fece avanti con un dito puntato alla gola di Tim, che ricambiò con un’occhiata perplessa, come a dimostrare che la creazione del momento e l’arte erano la cosa importante, non tutta la pantomima delle riprese.”

ho vissuto poi molte stagioni musicali, dal blues, al jazz (amore infinito), ai cantautori anche italianim per arrivare alla musica che diciamo classica o meglio ad alcuni autori , perchè in quel campo sono molto ignorante ma confesso che alcune canzoni di Tim mi sono rimaste nel cuore

memories: una fra le tante musiche che amo…

mi manca ascoltare dal vivo il suono del rababa, uno strumento antico e grezzo che veniva usato anticamente per accompagnare i poeti cantori che narravano le gesta degli antichi cavaglieri e beduini , parlavano di fanciulle dalla pelle di pesca ,di amori lontani, ma anche di cavalli, di battaglie e di storie di re

di solito in agosto non sono qui e questa musica mi manca , mi manca il tè alla menta nei bicchierini trasparenti e ricamati, e il gelsomino sulla veranda…

il giorno di ferragosto sta per finire e io ascolto e immagino

buona notte