canto d’amore a mia figlia

è tornata mia figlia
–Wissi ! com’era
era bello il concerto?–

–si mom è stato bello
la notte, gli amici
la musica adesso ho fame!-–

–spogliati, lavati calmati! preparo una frittata —

sono le tre e rompo due uova
un bicchiere di vino bianco per me aranciata per lei
–Come stai mammina?–
–Bene , e tu? —
–Bene…– in silenzio, passa il pane
–Sei felice?–
Si mamma!–

I have a dream I have a dream un giorno di maggio un’alba
coperti di maglie
ti stringo da dietro,
e della nascita del mondo
siamo partecipi.
hai Zarathustra di Strauss?
se lo hai suona i primi 99 secondi,
di seguito, ricomincia ancora, ogni volta aumenta il volume

I have a dream
la vita non può che cominciare così
presto finirà l’alba
e resterà un giorno
da vivere come gli altri
non più la speranza di un giorno.

I have a dream
scegli tu dove vuoi
vivere questa alba
Aqaba
Pantelleria,
ma porta Strauss
due cuffie
e ogni volta alza il volume


è potente questo sole
determinato
“io sono il vostro inizio,
la vostra speranza la fine ,
e di nuovo l’inizio”

riascoltalo
e alza il volume.

“Talking Timbuktu” (World Circuit, 1994)

oggi cambiamo “musica” sì proprio così, oggi mi punge vaghezza di parlarvi proprio di musica, e di un disco che ho faticato moltissimo a reperire ai suoi tempi, cominciamo con una prefazione puntuale di uno che sapeva di letteratura e che scrisse alcune cose in cui io credo molto

“Sostengo che essa(la letteratura) è l’unica risorsa, insieme alla musica, alla “pedagogia degli oppressi” e alla ribellione in favore del liberamente umano (…) che resti a disposizione di chi non voglia essere scivolato nella vasca della
saponificazione globale.”
(Armando Gnisci)

il titolo del disco “”Talking Timbuktu” si può definire evocativo e rievocativo allo stesso tempo, un grande viaggiatore come Bruce Chatwin ci racconta Timbuktu come la città del mito , centro culturale per eccellenza e d’altra parte oggi centro del Mali uno dei più poveri paesi del mondo. ecco la musica di questo disco è proprio evocativa e rievocativa, rivolta al passato, al presente e magari anche al futuro.
questa musica è la storia dell’incontro tra due mondi molto diversi, tra la sabbia del Mali e la Florida, tra il sonhai e il blues, tra chitarre elettriche, calabash e congas
è l’incontro tra Ry coder e Ali Fatka Toure,
alì scrive le camzoni e Ry lo accompagna assecondandolo sempre
sono dieci pezzi che io penso vadano oltre i generi, lenti a volte dilatati, ripetitivi negli accordi e nei riff delle chitarre, sono peazzi dove si notano incroci tra stili differenti e spesso inaspettati
ho avuto la sensazione di una musica spontanea quasi che due mondi diversi si toccassero
Alì diceva: “”quello che voi chiamate blues, per me è sonhai, tanghana, tradizioni musicali del mio paese, se Hooker è i rami e le foglie, io sono le radici e il tronco. Il blues è la musica che l’America ha fatto propria senza riconoscere il suo debito verso l’Africa””
la voce di Toura canta in diverse lingue, Songhai, Bambara, Peul e Tamasheck e racconta d’amore, di donne, di felicità e l’unico pezzo in francese (la lingua coloniale) è Keito e parla del reclutamento dei giovani africani per una guerra che neppure conoscevano

Ali Farka Toure è nato a Nyafunkè, villaggio vicino Timbuktu. Cominciò a suonare sin da bambino, costruendosi il suo primo liuto (djerkel) con una scatola di sardine. Per molti anni suonò nei festival del Mali con un gruppo di colleghi, insieme a i quali lavorava su una barca ambulanza. Solo quarantenne iniziò la carriera solistica che lo portò ad errare attraverso l’ Europa e gli Stati Uniti, affrontando enormi difficoltà (sfruttamento da parte della prima casa discografica) e raccogliendo lentamente sempre maggiori consensi e riconoscimenti prestigiosi come il Grammy Award. Ritiratosi (forse definitivamente) dal mondo musicale, vive nel suo villaggio, dove è considerato una guida spirituale, dedicandosi a coltivare i campi. Per lui questa attività è una sfida, una speranza e un monito per il suo paese affinché le campagne non vengano abbandonate: “Per la mia gente coltivare è indispensabile. Ancora oggi c’ è chi non ha da mangiare. E quando si soffre la fame non si possono nutrire ambizioni. Si può solo pensare a come riempire lo stomaco.”

Ry Cooder è nato a Los Angeles. E’ uno straordinario chitarrista e un grande conoscitore delle radici musicali nordamericane. E’ autore di numerosi lavori per il cinema (basti ricordare la colonna sonora di Paris,Texas). C’ è chi considera la sua intera opera come una lunga colonna sonora per l’epoca in cui ha vissuto e per le epoche che ha immaginato di vivere (Scaruffi). E’ noto anche per aver omaggiato insieme a Wim Wenders la tradizione cubana con il progetto del Buena Vista Social Club e per la collaborazione con musicisti di culture diverse dalla propria.

le case respirano

le case respirano
e noi attraversiamo le pareti
a petto pieno con lampi negli occhi
e inferno e paradiso rullano
su quel piano inclinato
perennemente asfaltato da solerti operai

rasentano lucertole stese al sole ad asciugare
e bianche lenzuola svolazzano a frotte
su quel terrazzo cementato a vista

***Summertime,
And the livin’ is easy
Fish are jumpin’
And the cotton is high –

il sole colato a picco
emerge dalla sua ombra
e il cotone è alto
e la luce rallenta sul filo del vento
increpando la voce in rotte parole

*** Tempo d’estate
e la vita è facile
I pesci stanno saltando
e il cotone è alto
da: Porgy and Bess
che è un’opera musicata da George Gershwin, per il libretto di DuBose Heyward, e testi di Ira Gershwin

nocturne

Paris sous une petite pluie
qui tombe et s’amenuise
les lumières voilées par des halos
d’un gris magique
un parfum et un goût
d’humidité qui pénètre
les épaules, le dos,
le coeur
Hôtel du Senat
chambre 14
deuxième étage
un imperméable bleu
jeté sur le lit
un pull-over rouge
que je voudrais porter

bonne nuit
mon amour

Notturno

Parigi sotto una piccola pioggia
che viene e rallenta
le luci offuscate da aloni
di magico grigio
profumo e sapore di
umidità che pervade
le spalle la schiena
il cuore
Hôtel du Senat
stanza n° 14
secondo piano
un impermeabile blu
gettato sul letto
un maglione rosso
che vorrei indossare

bonne nuit
mon amour

****dal giovanile periodo francese ***

vola Colomba bianca vola

ripropongo questo pezzo, perchè oggi per me è un giorno speciale per ricordare la mia straordinaria nonna Colomba che mi ha insegnato la vita!

-Nonna, ma sempre quella canti?

–Matilde è la mia canzone, volare è il mio sogno, quando prendi il tuo primo stpendio mi regali un volo?

-Costa molto un “volo”?

–Se lo fai in aereo tanto, se lo fai col pensiero nulla e puoi sempre cambiare destinazione, anche all’ultimo momento

ho volato con nonna, spesso, sia fisicamente (dopo il mio primo stipendio) sia con l’anima, ho volato attraverso le sue carezze, i suoi sguardi, i suoi rimproveri, le sue inaspettate attenzioni, le sue incredibili meraviglie, di donna, di madre diversa da mia madre
la musica racchiudeva ogni suo momento, canzoni popolari, nel nostro dialetto, canzoni d’amore, Rabagliati
e il suo muoversi leggera, un giunco benché carico d’anni, i suoi gesti preziosi, delicati, ma anche ruvidi e i baci con lo schiocco sulle guanciotte di noi bambini.
La mela quotidiana sbucciata senza far troppo scarto, con sopra un po’ di zucchero o caramellata e infilata in uno stuzzicadenti che si spezzava sempre, troppo pesante per reggere il peso.

Le mie scarpette di vernice nera col cinturino, pulite quotidianamente, lucide da togliere la vista, il nastro di raso rosso per le trecce
–Ti sta bene il rosso Matilde, mi piacerebbe vederti quando ti metterai un rossetto color corallo sulle labbra

la domenica mattina.
Le sei e già i suoi passetti leggeri riempiono la casa, si muove silenziosa e veloce per il pranzo della domenica, i tortelli d’erbetta, l’arrosto di vitello, i “cornetti” (fagiolini) lessi, la torta di tagliatelle
e poi i passi di mia madre
-Ma devi sempre alzarti così presto? va a finire che svegli tutti!!
per dir la verità “tutti” si sono svegliati solo alle sue parole dette con toni molto alti

Il circo!!! la sua passione, gli acrobati, i funamboli, la ballerina sul filo, la sua gioia infantile, il suo battere le mani frenetico alzandosi sulle punte dei piedi e la paura dei leoni manifestata dalle mani davanti agli occhi, che lasciavano però uno spazio per vedere quando la paura sarebbe potuta passare.

Il suo vestito di seta blu coi fiori dipinti a mano, la gonna ampia a godet che faceva la “ruota”
il mio sogno di bimba avere un vestito così per fare tante ruote, fino a quando la testa gira, gira e si cade spossati, ma felici e chiudendo gli occhi si vede il mondo danzare intorno a noi.

Il suo profumo di lavanda messo in ogni luogo, lo sento ancora, è il profumo della “ricordanza”.

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

4000 Wu Otto

Drink the fuel!

quartopianosenzascensore

Dura tenersi gli amici, oggigiorno...

Paola Pioletti

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