nonna Colomba

ho amato oltre ogni confine nonna Colomba, è stata per me una presenza viva, gioiosa e gratificante! mia madre insegnava lontano da casa e quindi noi eravamo praticamente sempre con lei, eravamo quattro fratelli e tutti diciamo di non facile gestione e con solo due anni di differenza tra l’uno e l’altro

era lei che ci preparava per la scuola, che ci faceva la merendina (pane e marmellata avvolto in quella carta da pane che non si trova più) e poi ci aspettava a metà strada al ritorno da scuola , così dovevamo imparare a tornare da soli. era sempre allegra, le piaceva Rabagliati che cantava in continuazione e una cantante che per dire la verità non ricordo di aver mai vista, Katina Ranieri ed era buffa perchè faceva finta di essere lei! ho ancora nel cuore le sue merende fatte con la mela caramellata oppure il pane con olio e un pizzico di sale. non si era mai sposata, era quel che si dice una ragazza madre, aveva scoperto di aspettare mia madre quando era a servizio di una famiglia di notai e il padre della sua “creatura” era uno dei figli del notaio. la famiglia di lui voleva portarla in Svizzera per abortire, ma lei non ne volle sapere e nemmeno il suo giovane innamorato e suo padre il mio bisnonno ” E’ mio nipote e baderò io sempre a lui” disse loro quando andò a prenderla per portarla a casa. il suo innamorato voleva sposarla, ma lei non ne volle sapere , pensava che un matrimonio riparatore sarebbe stato un matrimonio infelice per sempre!

dopo la nascita di mia madre la nonna andò ancora a lavorare a servizio come cuoca (era bravissima) e fece studiare mia madre fino a farle fare l’università! col suo innamorato si vedevano, erano rimasti amici, però ognuno a casa sua, ma lui di nascosto aiutava economicamente mia madre, ma la nonna non doveva saperlo non avrebbe voluto! era un tipetto, di una indipendenza unica! e quando siamo nati noi, tuttavia lui è stato un nonno sempre molto presente in ogni senso !

nonna Colomba adorava il circo, e quando comiciarono i suoi disturbi di cuore non le permettevano più di andarci e solo quando mio padre e mia madre erano via mi chiedeva di portarla , ma di mantenere il segreto, cosa che ho sempre fatto!

è stata per me un esempio di rettitudine e di sincerità incredibili, mi ha insegnato la vita ogni giorno nelle piccole cose del quotidiano, sopratutto mi ha insegnato che la vita è bella sempre ogni giorno qualunque sia il colore del cielo

se n’è andata alla fine di un settembre di molti anni fa ed ero con lei e non posso dimenticare il suo sorriso mentre mi stringeva la mano che piano piano lasciava la mia

memories: a volte il vento gira…

dicembre 2020

giornata oggi non piacevole, anche se con un sole freddo e un cielo limpido

a volte quando credi che tutto vada per il meglio ti capitano giornate come questa, dove tutto va storto dal mattino quando esci con la macchina e ti tamponano (poco, ma ti tamponano), scendi ti incazzi perchè hai fretta, nemmen tanto per i danni, ma perchè hai proprio una fretta del diavolo e quello che non ti ha visto ferma al semaforo che vuole pure aver ragione e urla e sbraita , allora l’inazzatura comincia a salire, poi ti calmi prendi i dati e lo mandi a quel paese, ma hai perso almeno 40 minuti

arrivi all’appuntamento aspettato da tre mesi in ritardo e trovi che ti hanno cancellato, allora cominci a pensare che devi ricominciare ad incazzarti, vai a far valere le tue ragioni, ma niente da fare, fanno uno strappo alla regola e posso tornare domani

esci e dovresti tornare da lui che ancora non sta bene che ti aspetta, ma dici :

-cavolo, mi prendo un caffè con una pasta in centro e guardo le vetrine, me lo merito!-

vai in centro e non sai dove mettere la macchina, la lasci in viale Solferino e ti fai a piedi Via Farini, e finalmente ti siedi all’aperto , guardi il passeggio e sorseggi il caffè

poi presa dai sensi di colpa torni veloce a fare un salto a casa

suona il telefono, la Tim:

-Signora se non paga subito la bolletta fra tre giorni le tagliamo la linea!-

-Mi scusi, ma io pago tramite la banca!!-

-Non risultano pagamenti per l’ultima bolletta-

telefoni alla banca, ti incazzi come una iena, si scusano per la svista, penseranno loro a riparare al danno

a questo punto vai da lui e resti lì fino ad ora e pensi che sììì oggi non è stata una bella giornata … o forse sìì, in fondo sei ancora viva, lui sta meglio, la riparazione alla macchina te la paga l’assicurazione, alla Tim ci pensa la banca…. sìì in fondo c’è di peggio!!!

Carmen Martín Gaite: una donna

“l’amore è stare con qualcuno che ti racconti qualcosa”, queste pariìole che lessi per caso su di un giornale anni fa segnarono il mio incontro con questa donna che molto ho amato e di cui ho letto molto

Carmen Martín Gaite nacque a Salamanca nel 1925. Dal padre, un notaio amante della letteratura, imparò ad apprezzare i libri, e dalla madre ereditò la propensione alla fantasia.
Laureatasi in Lettere e Filosofia nella sua città natale, si trasferì a Madrid, dove conseguì il dottorato con una tesi, poi pubblicata, dal titolo “Usos amorosos del dieciocho en España”, e sposò il romanziere Rafael Sánchez Ferlosio, dal quale tuttavia presto si separò.

La sua torrenziale opera va dai numerosi romanzi (tra cui Entre visillos, Retahílas, El cuarto de atrás) e racconti (El balneario, Cuentos completos y un monólogo), alla saggistica (Usos amorosos de la postguerra española), alla poesia, al teatro (La hermana pequeña), alla sceneggiatura (sceneggiò tra l’altro una serie televisiva su Santa Teresa d’Avila) e alla traduzione (Primo Levi, Svevo e Natalia Ginzburg tra gli italiani, che aveva imparato a conoscere nei suoi frequenti viaggi nel nostro Paese, dapprima al seguito del marito, che vi era nato, quindi per la presentazionedei suoi romanzi tradotti in Italia).
Le sono stati conferiti numerosi e prestigiosi premi, tra cui il Nadal (1957), il Príncipe de Asturias de las Letras (1988), il Castilla y León de las Letras (1992) e il Nacional de las Letras (1994) per l’intera sua opera.
È stata la prima donna a ricevere il Premio Nacional de Literatura, conferitole nel 1978 per il romanzo Elcuarto de atrás.
È scomparsa nel 2000.

definirla con una etichetta è impossibile, poetessa, scrittrice, saggista , i suoi interessi sono molteplici e variegati:l’amicizia, l’amore, la memoria, il trascorrere del tempo costituiscono la materia dei suoi versi, così come l’importanza della comunicazione, che gioca un ruolo di primo piano in tutta la produzione di Martín Gaite: i suoi romanzi sono caratterizzati da un continuo ricorso al dialogo, riportato nella forma più oggettiva possibile, il discorso diretto
l’esigenza di comunicare era per lei molto più profonda e radicata di una semplice adesione a principi estetici: in alcune interviste dichiarò infatti che una buona conversazione, è la forma più diretta di comunicazione, e che poteva anche essere meglio di un libro; e quanto ai libri, memore dell’antica abitudinedi letture ad alta voce in casa, nei caffè o in classe, riteneva che esse costituissero un piacere la cui condivisione poteva consolidare l’amicizia.
Nei suoi versi, tanto in quelli giovanili quanto in quelli successivi, il bisogno di comunicare è dimostrato dal fatto che quasi ogni componimento ha un esplicito interlocutore: un “tu” (e in qualche caso un “voi”) che talvolta rimane imprecisato, ma che più spesso assume l’identità del consorte, della sorella, della madre o di un’amica.

vi lascio alcune sue poesie

Che fare con le parole?

Che fare con le parole,
gregge pertinace
che un tempo rispondeva
al fischio del pastore
e trottando per rupi
e per gole
veniva a raccogliersi
sotto la luce violetta
nell’ovile?
Oggi sporche, scorticate e vinte
compiono la routine del loro ritorno.
Le guardo intorno
sparse;
non so che voglio da loro
né riesco a ricordare chi me le affidò
né dove devo condurle.
Incerte si appaiano
in un arabesco cieco e incomprensibile,
addentrandosi nei miei sogni,
mentre la notte sorda
soccombe.

Rifugio provvisorio

S’è lacerato il manto che tutto copriva,
freddo, perfidia, paura, discordie familiari,
e ora un miscuglio di corpi indifesi,
di oggetti rotti e scompagnati
si sparge per la terra con le viscere scoperte.
S’è lacerato il manto che celava ai nostri occhi
la paura e la miseria.
Il pezzo più grande non basta neppure per la benda
di un ferito, no, né per un fazzoletto.
Tra le macerie
sporge un cestino del cucito, rotto.
Una bambina si avvicina carponi
e si fa una casetta senza tetto
con mattoni spezzati.
Ha strappato un brandello
da quel manto che tutto copriva,
e si allontana a ricamare
su uno dei suoi molti buchi
un fiore giallo,
del colore dell’infanzia
e della follia.
(La guerra del Golfo)
25 febbraio 1991

Araldi della sconfitta

Non so perché gli uccelli
non vengono di nuovo.
Quegli uccelli.
La sera li convoca.
Nulla in tutto il mio corpo,
intorpidito, cieco agli stimoli,
potrebbe rivivere, tremare, accusare febbre
in questa sera strana, tinta di cenere,
a meno che il miracolo
di quell’enorme svolazzo
non assalisse i miei occhi all’improvviso.
E il mio corpo allertato, come da un clarino,
si lancerebbe di nuovo nell’arena
e impugnerebbe le armi della vita,
perfino per soccombere.
Il mio resuscitato essere,
rivestito di una maschera da capitano pirata,
s’imbarcherebbe in navi dalla vela spiegata
con loro davanti,
stormo fantasma,
uccelli infausti,
araldi della sconfitta,
che un giorno foste bandiera di speranza.

òe poesie sono tradotte da Giulia Canali

alcuni suoi libri tradotti

La stanza dei giochi, traduzione di Michela Finassi Parolo, Milano, La tartaruga, 1995,
Cappuccetto Rosso a Manhattan, traduzione di Michela Finassi Parolo, Milano, La tartaruga, 1993
Nuvolosità variabile, traduzione di Michela Finassi Parolo, Firenze, Giunti, 1995
La regina delle nevi, traduzione di Michela Finassi Parolo, Firenze, Giunti, 1996

Cucinando poesie

Per come fai il pane so qualcosa di te, per come non lo fai so molto di più. (Nahuél Ceró)

L'Occhio Del Cane

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