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almost night thoughts by matilde

stasera sono in vena di nostalgie e di ricordi, forse perchè c’è molto fraddo e mi sto arrotolando nelle mia copertina di Linus, cioè tanta musica e precisamente Debussy ah ah qualcuno dirà sempre lui… si quando ho freddo sì! e poi adesso accendo i termosifoni… e sfoglio il mio quaderno di fanciulla innamorata cotta! era il periodo francese e un invero freddo e umido come solo a Parigi è…

Pensées d’un après-midi de la mi-hiver…

J’ai envie de t’envoyer
un billet avec un coeur transpercé par une flèche,
comme une adolescente amoureuse
de son professeur d’histoire.
J’ai envie de sentir ton nez
sur mon cou,
ta main dans mes cheveux,
ton souffle près de mon oreille
et sur ma bouche.
J’ai envie de me promener
dans le froid avec toi,
ma main dans ta poche.
J’ai envie de me réfugier
dans ton manteau
pendant que tu me dis
des mots enflammés…

piccola traduzione

Pensieri di un pomeriggio di mezzo inverno…

Ho voglia di mandarti
un biglietto con un cuore trafitto da una freccia,
come un’ adolescente innamorata
del suo professore di storia.
Ho voglia di sentire il tuo naso
sul mio collo
la tua mano frai miei capelli,
il tuo respiro vicino all’orecchio,
sulla bocca.
Ho voglia di passeggiare
con te nel freddo,
con la mia mano dentro la tua tasca.
Ho voglia di rifugiarmi
dentro al tuo cappotto
mentre mi dici
parole di fuoco…

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Ricordi francesi: pour les jours de vent sec

come già vi ho raccontato ho ritrovato dei vecchi quaderni di quando ero giovane giovane e mi dilettavo a scrivere in lingua francese, ma anche inglese (vi proporro anche quelle ah ah) e mi piace rileggerle e condividerle, sono ingenue e leggere come è giusto che sia!

Les petites gouttes de pluie
se brisent
sur mon visage

désaltèrent ma bouche
deviennent larmes dans mes yeux…

je les sens s’insinuer lentement
dans le cours de mes pensées

plonger dans les profondeurs
cachées de mon coeur

mouiller les feuilles légères
et les pousses de mon amour

devenir cristaux précieux
lumineux et fragiles
à conserver
pour les jours de vent sec

quand les lèvres brûlées
par le soleil aveuglant
pourront s’y apaiser
..

************************

Piccole gocce di pioggia
si frantumano
sul mio viso

dissetano la mia bocca
diventano lacrime nei miei occhi…

le sento insinuarsi lentamente
lungo il corso dei miei pensieri

tuffarsi nelle profondità
nascoste del mio cuore

bagnare le foglie leggere
e i germogli del mio amore

diventare cristalli preziosi
luminosi e fragili
da conservare
per i giorni del vento secco

quando le labbra arse
dal sole accecante
potranno di esse godere…

Kay Sage o degli elementi architettonici

Tomorrow is never

Kay Sage
(1898 – 1963)

oggi vi parlo un po’ di Lei, per una cosa che ora vi racconto: io seguo un favoloso blog di musica Cap’s Blog di Claudio Capriolo e oggi ha pubblicato un brano musicale di Riccardo Malipiero (24 luglio 1914 - 2003): Costellazioni per pianoforte (1965) che ha in copertina proprio il quadro che io ho messo sopra, ma non riuscuivo a ricordarne l’autore!!! la memoria! poco fa mi son ricordata e allora ho pensato di farvi conoscere il suo autore! e poi ho scoperto che bastava chiedere a Claudio che il nome dell’autore era nella descrizione sotto al video di youtube!

 Kay Sage, era una americana Surrealista artista e poeta, attiva tra il 1936 e il 1963, membro del periodo surreale dell’Età dell’Oro e del dopoguerra, è principalmente riconosciuta per le sue opere artistiche, che in genere contengono temi di natura architettonica. Sage è nato ad Albany, New York, in una famiglia benestante che aveva fatto i suoi soldi nel settore del legname. Suo padre, Henry M. Sage, era un membro dell’assemblea di stato l’anno dopo la sua nascita e in seguito era stato senatore di stato per cinque mandati. Sua madre era Anne Wheeler (Ward) Sage. Anne Wheeler Ward Sage ha lasciato suo marito e sua figlia maggiore subito dopo la nascita di Kay per vivere e viaggiare in Europa con Kay come compagna. Lei e Henry Sage divorziarono nel 1908, ma Henry Sage continuò a sostenere la sua ex moglie e la figlia minore, e Katherine andava a trovare lui e la sua nuova moglie ad Albany di tanto in tanto e gli scriveva lettere frequenti. Katherine e sua madre si stabilirono in una casa a Rapallo, in Italia, ma visitarono anche molti altri luoghi, tra cui Parigi. Katherine parlava correntemente il francese e l’italiano, ha frequentato diverse scuole, tra cui la Foxcroft School in Virginia, dove è diventata amica per tutta la vita dell’erede Flora Payne Whitney. la giovane Katherine disegnava e scriveva come hobby, ma la sua prima formazione formale in pittura fu alla Corcoran Art School di Washington, DC, nel 1919-1920. Dopo lei e sua madre tornarono in Italia nel 1920, studiò arte a Roma per diversi anni, imparando tecniche e stili convenzionali. Le piaceva particolarmente dipingere all’aperto nella Campagna Romana con l’insegnante Oronato Carlandi e gli altri studenti. Molto più tardi, Sage affermò che “questi erano i giorni più felici della mia vita”, e disse al suo amico e gallerista Julien Levy nel 1961 che la sua esperienza in campagna modellò la sua “idea prospettica di distanza e lontananza”. Tuttavia, negli anni successivi la Sage di solito sosteneva di essere autodidatta Sage incontrò un giovane nobile italiano, il Principe Ranieri di San Faustino, a Roma intorno al 1923 e si innamorò di lui, credendo inizialmente, come scrisse ad un’amica nel 1924, che lui fosse “io in un’altra forma“. Si sposarono il 30 marzo 1925. Per dieci anni la coppia visse la vita oziosa degli aristocratici, che Sage in seguito descrisse come “una palude stagnante“. Guardò indietro a quel tempo come anni che semplicemente “gettava via ai corvi. Nessuna ragione, nessuno scopo, niente. ” Suo marito era contento del loro stile di vita, ma Sage no: come scrisse nella sua autobiografia, China Eggs, “Una sorta di senso interiore in me stava riservando le mie potenzialità per qualcosa di meglio e più costruttivo”. Dopo la morte del padre e della sorella decide di lasciare il marito per farsi una sua vita indipemdente come artista e arriverà a Parigi ,, dove comincerà ad esporre i suoi lavori e ad avicinarsi al surrealismo dopo aver ammirato i lavori di de Chirico

diverse storie vengono raccontate sull’incontro di Sage con il suo futuro marito, l’artista surrealista Yves Tanguy
una venne dal poeta greco Nicolas Calas , che ricordò che lui e Tanguy accompagnarono il leader surrealista André Breton alla mostra dei Surindépendants e furono abbastanza colpiti dai dipinti di Sage da cercarla, Calas affermò che Breton era sicuro che i dipinti dovevano essere stati realizzati da un uomo
Tanguy all’epoca era sposato con Jeannette Ducroq, ma erano separati, e lui e Sage si innamorarono immediatamente.

La relazione tra Kay Sage e Yves Tanguy era tanto enigmatica quanto la loro arte. Durante le stesse feste durante le quali ha sbattuto la testa contro quelli di altri uomini, Tanguy ha aggredito Sage verbalmente e talvolta fisicamente, spingendola e talvolta addirittura minacciandola con un coltello. Sage, secondo i resoconti degli amici, non ha risposto all’aggressione del marito se non per cercare di convincerlo a tornare a casa,  amici hanno anche detto che a Tanguy non piaceva la pittura di Sage e si sentiva geloso della fama che le era venuta, per  quanto controversa o violenta fosse la loro relazione, Sage fu devastata dalla morte di Tanguy.

L’8 gennaio 1963, si sparò un proiettile nel cuore, seguendo le istruzioni nel suo testamento, Pierre Matisse seppellì le urne contenenti le ceneri di Sage e Tanguy nell’acqua al largo della costa della nativa Bretagna di Tanguy nel 1964

Giovanni Boldini o delle donne alla “Moda”

Marthe Régnier

non è fra i miei pittori favoriti, ma senza dubbio i ritratti delle sue donne sono affascinanti, queste donne bellissime, eleganti, perfette a me a volte danno una strana malinconia e mi domando ma invecchieranno mai?

«Boldini sapeva riprodurre la sensazione folgorante che le donne sentivano di suscitare quand’erano viste nei loro momenti migliori.» Con queste parole Cecil Beaton, tra i primi e più celebri fotografi di moda del Novecento, sanciva il talento del pittore ferrarese nel ritrarre la voluttuosa eleganza delle élite cosmopolite della Belle Époque, nel saper celebrare le loro ambizioni e il loro raffinato narcisismo.
Nella sua opera la moda ha rivestito un ruolo essenziale: colta inizialmente per quel suo essere quintessenza della vita moderna, elemento che ancòra l’opera alla contemporaneità, la moda – intesa come abito, accessorio, ma anche sofisticata espressione che trasfigura il corpo in luogo del desiderio – diviene ben presto un attributo essenziale e distintivo della sua ritrattistica. Grazie ad una pittura accattivante, che unisce una pennellata nervosa e dinamica all’enfatizzazione di pose manierate e sensuali volte ad esaltare tanto le silhouette dei modelli quanto le linee dei loro abiti, e con la complicità delle creazioni dei grandi couturier come Worth, Doucet, Poiret e le Sorelle Callot, Boldini afferma una personale declinazione del ritratto di società che diviene un vero e proprio canone, modello di stile e tendenza che anticipa formule e linguaggi del cinema e della fotografia glamour del Novecento.

Dal WEB:

Nato a Ferrara nel 1842, Giovanni Boldini si accosta alla pittura grazie al padre Antonio, valido pittore purista attratto dai maestri del Quattrocento. Gli anni della sua formazione saranno dedicati, infatti, alla riproduzione delle opere rinascimentali conservate nei musei ferraresi e alla frequentazione dello studio dei fratelli Domenico e Girolamo Domenichini, pittori e decoratori. Nel 1858 esegue un Autoritratto giovanile e alcuni ritratti di gentildonne e notabili ferraresi, iniziando così ad affrontare quel genere artistico che non avrebbe mai abbandonato: il ritratto borghese. Nel 1862, grazie a una piccola eredità ricevuta da uno zio, Boldini si trasferisce a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti e diviene amico inseparabile di Michele Gordigiani e Cristiano Banti che lo introdurranno al circolo di artisti che si riuniva al Caffè Michelangelo, ritrovo dei Macchiaioli. Qui Boldini dipinge ritratti e paesaggi e conosce molti esponenti della comunità inglese di Firenze, fra cui i Falconer. Nel 1865 è ospite di Diego Martelli a Castiglioncello e l’anno dopo compie un viaggio a Napoli con l’amico Cristiano Banti, che ritrarrà in quegli stessi anni, contemporaneamente ai suoi figli Alaide Banti e Leonetto Banti (1866). In occasione dell’Esposizione Universale, nel 1867 Boldini si reca per la prima volta a Parigi, dove incontrerà Degas, Manet e Sisley. Di ritorno in Toscana, l’anno successivo inizierà ad affrescare (con scene campestri) la sala da pranzo della villa dei Falconer, detta “La Falconiera”, nella campagna pistoiese, lavoro che, sospeso più volte, si concluderà solo nel 1870. Dopo un breve soggiorno a Londra nel 1870, dove si avvicinerà alla ritrattistica inglese del Settecento, nell’ottobre del 1871 si trasferisce definitivamente a Parigi. Qui dapprima dipinge quadri di genere e di costume di gusto neosettecentesco su commissione di Goupil, uno dei mercanti più alla moda, per il quale dipingono anche De Nittis, Meissonier, Palizzi e Fortuny. In seguito, intorno al 1874, Boldini si dedicherà alle vedute di strade e di piazze parigine ma soprattutto alla ritrattistica, divenendo uno dei pittori prediletti dell’alta società parigina. In quegli stessi anni che vedono a Parigi la consacrazione del movimento impressionista (nel 1874 si terrà la mostra presso lo studio del fotografo Nadar), Boldini offre nei suoi quadri la visione di un mondo diverso, più buio e dinamico. Il suo riferimento francese sarà Degas e la sua pittura degli “interni” piuttosto che quella tipicamente “en plein air”. Boldini, così, negli anni Settanta, abbandona del tutto le vedute urbane all’aperto per immergersi nelle atmosfere affollate dei teatri, delle feste e soprattutto dei caffè, nuovo fulcro di vita contemporanea. L’evoluzione sarà anche di tipo stilistico, nello scurire gradatamente la tavolozza verso i grigi, il marrone e il nero e nel rendere più rapida e sintetica la sua pennellata. Ciò avverrà anche in seguito alle suggestioni ricevute durante un viaggio compiuto nel 1876 in Olanda e in Germania, dove era rimasto particolarmente colpito dalle opere di Frans Hals e da quelle del contemporaneo Adolph Menzel. Nel 1882 dipinge il ritratto del musicista Emanuele Muzio, il quale lo metterà in contatto con Giuseppe Verdi, che poserà per lui nel 1885 durante un momentaneo ritorno in Italia. Completato il ritratto di Verdi nel 1886, l’anno dopo verrà invitato dal grande compositore alla prima dell’Otello alla Scala. Negli anni Novanta, durante i suoi lunghi soggiorni in Italia, prolificano i ritratti di grande formato (di una eleganza originale) e le serate mondane alle prime delle opere. Nel fatidico 1900 Boldini è a Palermo per ritrarre Donna Franca Florio, dipinto che verrà esposto alla Biennale di Venezia nel 1903. Partecipa, poi, all’Esposizione Universale di Parigi con i ritratti di Whistler, dell’Infanta Eulalia di Spagna e altri dipinti. Costantemente presente, e con successo, a vari Salon e mostre internazionali, morirà a Parigi, per una broncopolmonite, l’11 gennaio del 1931. Verrà sepolto nella Certosa a Ferrara.

Eugene Galien Laloue… oh Parigi mia cara ( 4 )

Eugene Galien Laloue
(1854 – 1941)

nasce l’11 dicembre 1854 in Montmartre, il più vecchio di forse nove bambini e suo padre, Charles morì quando lui aveva sedici anni trovò un lavoro dal notaio locale, lasciò la scuola per lavorare ma poi si arruolò come militare, abbandonando quindi il suo lavoro e modificando anche il suo nome era il 1871
in quesgli anni decise di provare a dipingere, una reazione forse agli eventi “insanguinati” della guerra Franco-prussiana, un modo di dimenticare quello che lui aveva visto, nel 1874 lui ebbe un lavoro come un illustratore, che lo portò a dipingere anche panorami della provincia francese
il suo aproccio alla pittura fu sicuramente insolito per un giovane studente di arte, sembrava essere alimentato dai lavori e dai viaggi che faceva, gli piaceva mostrare il paesaggio naturalel, anche se detestava i fili d’erba e il fango, cosa insolita per chi vuole dipingere in “plain air” infatti i suoi quadri abbozzati all’aperto venivano finiti nel suo studio
era un carattere chiuso e lo dimostra anche il fatto che dipinse sotto diversi pseudonimi e benchè per lavoro avesse viaggiato non amava ritrarre i luoghi dei viaggi dal vero, preferiva prendere l’ispirazione dalle cartoline o dalle fotografie
non era certo una persona eccentrica, ma diremmo ora un conservatore
nella vita privata ebbe tre mogli che erano tre sorelle, che sposò una dopo l’altra cominciando dalla piu’ giovane
non amava la vita mondana, non aveva molti amici, l’unico suo piacere era andare in bicicletta per le vie di Parig per scegliere i suoi soggetti
una curiosità: vendeva i suoi dipinti tutti allo stesso prezzo e fu famosissimo negli U.S. come anche adesso!!
le scene che ritraevano Parigi erano di solito autunnali e invenali, mentre i panorami della provincia si riferivano alla primavera ed all’estate…

ha anche documentato la vita lungo i canali e le rive del mare e dei fiumi, mostrando un interesse per gli exploit marittimi. Era diventato molto popolare e ha continuato a dipingere le stesse scene di Parigi per tutta la sua carriera. Morì nella casa di sua figlia a Chérence, dove si erano rifugiati all’inizio della seconda guerra mondiale, il 18 aprile 1941.

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Francois-Joseph Luigi Loir… oh Parigi mia cara ( 2 )

Jean Béraud… oh Parigi, mia cara ( 3 )

Jean Béraud… oh Parigi, mia cara ( 3 )

Jean Béraud
1849 – 1935

Béraud è nato a San Pietroburgo, suo padre era uno scultore e probabilmente stava lavorando al sito della Cattedrale di Sant’Isacco al momento della nascita di suo figlio, la madre di Béraud in seguito alla morte del padre di Béraud, si trasferì a Parigi con la famiglia Béraud studiava come avvocato fino all’occupazione di Parigi durante la guerra franco-prussiana nel 1870 e poi si dedicò alla pittura
divenne uno studente di Léon Bonnat e espose i suoi dipinti al Salon per la prima volta nel 1872, tuttavia, non ottenne un riconoscimento fino al 1876, con il suo Ritorno al funerale, ha esposto con la Society of French Watercolorists alla Fiera mondiale del 1889 a Parigi
ha dipinto molte scene di vita quotidiana parigina durante la Belle Époque in uno stile che si trova a metà strada tra l’arte accademica del Salon e quella dei impressionisti
In Francia, Béraud era popolare, in particolare, apprezzato da Guy de Maupassant che lo ha chiamato “Le più charmant des fantaisistes”
tuttavia, il suo lavoro viene completamente ignorata dagli storici dell’arte del periodo, mentre i maggiori impressionisti sono fuggiti dal caotico Parigi e paesaggi dipinti delle zone circostanti, Béraud – come il suo amico Edouard Manet (1832-1883), e in alcuni dei suoi quadri, Edgar Degas (1834-1917), hanno raffigurato la vita urbana

Béraud è un perfetto parigino, non solo per nascita ma per sentimento e arte, nell’esercizio della quale dipinge i tipi parigini più caratteristici … Béraud non è solo un perfetto parigino, ma è uno che apprezza e può rappresentare la vita parigina, i suoi viali, caffè e giardini
lavorando durante La Belle Époque, Jean Béraud era un abile documentarista della vita quotidiana parigina, che allora era diventato uno spettacolo
mentre i suoi contemporanei impressionisti si trasferivano nei paesi per studiare gli effetti mutevoli del paesaggio alla fine del XIX secolo, Béraud rimase radicato a Parigi, studiando la vita della città e la sua gente
dopo la riorganizzazione e l’espansione dei viali parigini del barone Haussmann durante la metà del secolo, che ha creato la Parigi riconoscibile oggi, le grandi distese di spazio costruite hanno incoraggiato le persone a muoversi per la città, portando ogni membro della società fuori dalle loro case
la vita di Parigi era quindi lungo i viali, gli abitanti non dovevano più districarsi in un labirinto di stradine medievali, ora uomini e donne vestiti alla moda trascorrevano i loro pomeriggi passeggiando per il parco o passeggiavano lungo i viali alla moda
i caffè sono diventati i principali luoghi di ritrovo sia per il livello più alto della società sia per gli artisti moderni , quindi Béraud aveva un’ampia materia da cui prendere spunto da quando Parigi era diventata un mondo di “flaneurs”, o di un passeggio ozioso, e l’attività piacevole del vagare senza meta divenne un hobby un po’ per tutti
una curiosità : era anche solito dipingere su un taxi ch si spostava dove lui pensava di trovare soggetti per le sue tele
Il giornalista Henry Bacon così ha ricordato la sua esperienza nello studio su “ruote” di Béraud (“Scorci di arte parigina”):

“Un taxi, con le tendine verdi che riposava al ciglio della strada, attirò la mia attenzione, dimostrando che qualcuno pagava due franchi l’ora per il privilegio di rimanere fermo. Poco dopo salì il sipario (le tenfine) e apparve il familiare viso di Béraud. Su suo invito, ho messo la testa nello studio in miniatura per vedere il suo ultimo lavoro. La sua tela era appollaiata sul sedile di fronte, la sua scatola dei colori accanto a lui; e con le tendine abbassate da un lato per nascondere il riflesso e proteggersi dagli occhi indiscreti dei passanti, poteva tranquillamente dipingere attraverso la finestra opposta una vista del viale e come sfondo di un gruppo di figure.”

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Francois-Joseph Luigi Loir… oh Parigi mia cara ( 2 )

Francois-Joseph Luigi Loir… oh Parigi mia cara ( 2 )

Francois-Joseph Luigi Loir
(1845-1916)

Luigi Loir nasce il 22 dicembre 1845 a Goritz in Austria e la sua prima istruzione artistica la ebbe nel 1853 all’Accademia delle Belle Arti di Parma (mia città di origine)
alla fine dei suoi studi nel 1865, Loir fa il suo esordio al Salone di Parigi con un paesaggio e ricevette molti complimenti e Loir si iscrisse poi ad un corso molto prestigioso tenuto da Jean-Aimable Amédée Pastelot (1810-1870) per diventare un pittore di “muri”, le tecniche tra il dipingere le tele e imuri sono molto diverse, un facitore di murales ante-litteram, fece molti lavori murali e su soffitti per la ricca borghesia francese
divenne così molto popolare come pittore di soffitti e di muri molti dei lavori di Loir che includono acquarelli, e litografie furono acquisiti dalla città di Parigi e dai musei francesi
dopo il 1870 , Loir si concentrò esclusivamente sulle vedute di Parigi
in questi lavori, Loir raccontò per immagini le molte facce di Parigi, a tutte le ore del giorno e con lui appaiono le prime periferie, non solo il centro, una Parigi desueta e con atmosfere non sempre “luminose”
I suoi eccezionali poteri di osservazione, uniti alla sua abilità compositiva e alla drammatica tavolozza di colori, gli valse la reputazione di essere uno degli artisti più ricercati del auo periodo
I suoi dipinti sono scene quasi intime della vita quotidiana nella Città della Luce, liricamente raffigurate in tonalità particolari e dettagli squisiti
il suo interesse per il paesaggio urbano è forse più complesso di una semplice rappresentazione di Parigi e dei suoi abitanti
le sincere riflessioni di Loir sui mutevoli effetti delle diverse ore del giorno e del tempo mostrano la riflessione estetica messa nei suoi dipinti. Le opere eseguite da Loir mostrano la qualità di uno studio dedicato sui mutevoli effetti di luce sugli ambienti, dal primo pomeriggio al tramonto, che gli consente di focalizzare l’attenzione del pubblico su una fonte di luce che anima i colori altrimenti freddi della tela. Il suo racconto delle “icone” più riconoscibili della città ha creato un senso di nostalgia per questi spazi
venne anche eletto pittore ufficiale dei Viali di Parigi, non ricordo l’anno, questo portò alle stelle la sua carriera e anche la sua reputazione…

la prima puntata è Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Édouard Leon Cortès… oh Parigi, mia cara ( 1 )

Édouard Leon Cortès 1882 – 1969

nasce a Lagny, e durante la prima parte della sua vita, conosce Parigi come il centro del mondo dell’arte, a Parigi arrivano artisti da tutto il mondo per studiare e dipingere sia la citta, sia i suoi dintorni, viene conosciuta come “la Città delle Luci”

vi era una grande richiesta di scene che rappresentavano Parigi e le sue strade, e Cortès , insieme ad altri artisti come Eugene Galien-Laloue (1854-1941), Luigi Loir (1845-1916) e Jean Beraud (1849-1936) risposero prontamente a questa richiesta specializzandosi nelle scene che rappresenravano le strade di Parigi ognuno di questi artisti catturò la città durante il suo maggior splendore, fin dai primi del 1900
era il figlio di Antonio Cortès, pittore della Corte spagnola, che arrivò a Parigi per l’Esposizione Universale e fu attratto dalla città di Lagny, dove si stabilì e dove nacque Eduard che dimostrò subito passione per la pittura come il padre
nel 1900 circa comincia a dipingere le scene di parigi, che lo avrebbero fatto diventare molto famoso, fu uno degli artisti più prolifici del suo tempo
le sue viste di Parigi sono fra le più efficaci e belle immagini di questo genere, ha catturato l’atmosfera della città durante le diverse stagioni e per piu’ di 60 anni: una Parigi luccicante, festosa, ma anche malinconica, dolce e sognante
guardare i suoi scenari è un po’ come essere lì

Sebbene Cortès fosse decenni più giovane della prima generazione di pittori impressionisti come , i suoi dipinti sono più allineati con la generazione precedente di quanto lo siano i suoi coetanei postimpressionisti 
ha dipinto anche scene di vita delle Mormandia e della Bretagna

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