Amedeo Bocchi tra realismo e liberty

Amedeo Bocchi
1883 – 1976

è un pittore della mia città, Parma, moto copnosciuto e anche molto apprezzato, ha collabotrato con varie Fondazioni cittadine, con la Cassa di Risparmi , per promuivere la pittura in ogni modo, ancora oggi periodicamente vemgono allestite sue mostre

Cavalcare l’onda, ma non seguire alcuna corrente. Frequentare i tanti versanti dell’arte, ma non sceglierne nemmeno uno. Essere sempre aggiornati, ma rimanere se stessi: stretti al proprio nucleo invariabile. E’ forse questo il segreto della singolarità di Amedeo Bocchi:
la capacità di non tradirsi, pur concedendosi la massima libertà. E di trovare il proprio stile, passando per quelli altrui.
Nato in Borgo del Parmigianino a Parma il 24 agosto 1883, Bocchi è fondamentalmente romano: dopo aver frequentato il Regio Istituto di Belle Arti
a Parma, periodo di intensa formazione artistica in cui rivela fin da subito un talento precoce, prosegue i suoi studi alla Scuola del Nudo all’Accademia di San Luca nella capitale, dal 1902 al 1905. E’ una scelta importante, che ne segnerà l’intera esistenza: grazie alla stima del suo insegnante Cecrope Barilli, il giovane Bocchi riesce a partire alla volta di una città piena di stimoli creativi e a lasciarsi alle spalle il quieto mestiere di decoratore, nel quale avrebbe dovuto, secondo i progetti della famiglia, aiutare il padre Federico.
Dopo il diploma all’Accademia, Amedeo decide di fare il pittore e di prender casa a Roma, nel rione Macao: nel 1906 sposa Rita Boraschi, sua compagna di studi all’Istituto di Belle Arti di Parma, alla quale dedica ritratti che, pur collocandosi sul crinale tra Simbolismo e vibrante pittura modaiola alla Boldini, sono intrisi di rara, profonda intimità. Di quella bellezza indissociabile dalla verità della vita, che sarà il suo continuo,inestirpabile bisogno artistico.
Nel 1908 gli nasce la prima ed unica figlia, Bianca, che diventerà ben presto
il soggetto prediletto e commosso del suo cuore.
L’anno successivo al fiocco rosa, ecco il lutto doloroso per la scomparsa prematura della moglie, stroncata dalla tisi – il primo degli strappi violenti che mineranno la vita affettiva dell’artista. Un evento drammatico, che lo avvicina ancora di più a quella pittura di tipo sociale, legata al mondo sofferto e marginale di operai, contadini e pescatori, da cui già si è sentito attratto,
Nel 1910 presenta due dipinti alla Biennale di Venezia. Si trasferisce a Padova per lavorare al fianco di Achille Casanova , nelle decorazioni ad affresco per la Basilica di Sant’Antonio .
Ha collaborato con i pittori Latino Barilli , Daniele de Strobel e Renato Brozzi , ai restauri della Sala d’Oro del Castello di Torrechiara vicino a Parma. Nel 1911 incontra l’opera di Gustav Klimt e inizia a recarsi a Terracina per dipingere.
Gli viene commissionata la decorazione della Sala Consiliare della Cassa di Risparmio di Parma. Nel 1915, sotto il patrocinio di Alfred Strohl , trovò un posto per lavorare e vivere a Villa Strohl-Fern a Roma . Lì è rimasto il resto della sua vita.
È stato nominato Accademico dell’Accademia di San Luca a Roma. Ha continuato a dipingere fino alla sua morte.
Il Palazzo Sanvitale di Parma, di proprietà della Fondazione Monte Parma, dal 1999 ospita il Museo Amedeo Bocchi incentrato sulle sue opere.

memories: Rifugio Lagoni (Laghi Gemini), Lago Scuro, Lago Bicchiere

noi siamo 4 fratelli, tre sorelle e un fratello e quando eravamo piccoli mio padre, un grande camminatore, ci portava spesso a fare un giro abbastana lungo, ma sempre pieno di sorprese! Si partiva in macchina (una vecchia 1100 nera) da Parma e si arrivava al Rifugio Lagoni che sorge sulla riva dei Laghi Gemini dove si lasciava la macchina e poi a piedi zaini in spalla fino al lago Bicchiere dove di solito si mangiava al sacco

vi si arriva in auto da Corniglio, continuando per Lagdei e seguendo, con molta calma, una lunga strada sterrata, non molto diversa dalle antiche vie che si percorrevano a cavallo o in carrozza, provenendo da Est, da Monchio delle Corti, la strada si fa addirittura avventurosa, perdendosi in chilometri di tornanti sterrati e serpeggianti tra immense foreste dove la fanno da padroni una infinità di faggi ed in autunno le spettalo è fiabesco coi colori delle foglie dei faggi stessi dove brillano i rossi più strani
il paesaggio che si apre presso il rifugio è così insolito da far credere di essere in qualche vallata della Scozia o della Scandinavia piuttosto che non lontano da Parma: di fronte al rifugio un grande lago di origine glaciale si insinua ai piedi delle montagne che svettano più sopra, a volte con morbidi crinali e a volte impennandosi in creste rocciose, questo è il primo e il più grande dei due laghi Gemini ma anche conosciuti come Lagoni, che danno il nome al rifugio.


essi infatti sono due laghi gemelli di origine glaciale posti sul fondo del selvaggio vallone del rio omonimo, tra il Monte Scala e la Rocca Pumacioletto. Il lago inferiore (1340 m) è sbarrato a valle da un piccolo muretto in pietre, costruito per farci passare la strada sterrata. Ha forma quasi rettangolare, lungo e stretto. La profondità al centro è di 7,4 m, mentre l’estensione è di 32500 mq. Il lago superiore (1357 m), raggiungibile dall’inferiore in pochi minuti, ha una forma più tozza e circolare, ed è leggermente più ampio, raggiungendo 35700 mq di estensione. È meno profondo (5 m) e presenta nei pressi dell’immissario una piccola zona popolata da piante palustri
dal Rifugio Lagoni (situato a quota 1329 metri), a piedi per raggiungere il lago Scuro si deve imboccare il sentiero 711 che parte dalla riva destra del Lago Gemio Inferiore, il sentiero sale nella faggeta sino ad un bivio, svoltando a destra ci si immette nel sentiero 715 percorrendo il quale si giunge in pochi minuti al Lago Scuro


il lago, situato a 1.527 metri d’altitudine, si trova nella parte occidentale del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e fa parte anche del Parco regionale dei Cento Laghi, per dirla come gli esperti è collocato in un circolo glaciale dominato poco più a sud dal monte Scala (1717 m s.l.m), che divide la vallata dei Lagoni da quella di Badignana, entrambe comprese all’interno del parmense
di origine mista in parte morenica e in parte di esarazione, si estende su di una lunghezza massima di 130 m con una larghezza che raggiunge i 100 m, il lago non possiede immissari ed è quindi alimentato soltanto dall’apporto di acque sotterranee; ciò causa una variazione consistente delle dimensioni del lago stesso per cui capita non di rado che il livello delle acque sia inferiore a quello dell’inizio dell’emissario, denominato rio lago Scuro, che risulta dunque essere in secca per lunghi periodi
vi abitano dei piccoli crostacei e non vi erano pesci quando io ero bambina, mentre recentemente sono state rinvenute nelle acque del lago delle trote fario molto probabilmente immesse dall’uomo
da qui, oltrepassando i i segnavia a destra per il Monte Scala si gira bruscamente a sinistra superando alcune radure ed entrando nella faggeta. Il sentiero sale con alcuni tornanti tra faggi e piccole radure panoramiche fino a sbucare in una piccola conca dove si trova un cartello indicatore. Si prosegue tra le praterie di quota cosparse di rocce affioranti, salendo a destra con due ampi tornanti fino al Passo di Fugicchia (1667 m), aerea sella che divide il Monte Scala dal Monte Matto; qui giunge da destra il sentiero proveniente dalle Capanne di Badignana. Si piega a sinistra lungo la cresta erbosa percorsa dal sentiero 717, che poco dopo si sposta sul versante sinistro e sale in diagonale tra erba e brughiere a mirtillo fino al piccolo Lago Bicchiere (1725 m).


è un minuscolo specchio d’acqua di origine glaciale posto nella valletta del Torrente Parma dei Lagoni, circa 100 metri sotto il crinale spartiacque dell’Appennino Tosco-Emiliano.
giace in una piccola conca sospesa, dalla forma di ovale allungato, posta sul versante nord-ovest del Monte Matto (1837 m) tra ampie distese ad erba e mirtillo. Il fondale del lago è fangoso cosparso di massi affioranti di arenaria macigno, la roccia che forma le montagne più alte di questo tratto di Appennino.
essendo assenti immissari ed emissario, e avendo il lago un bacino imbrifero molto piccolo, il livello dell’acqua dipende molto dalle precipitazioni atmosferiche. Quindi lo specchio d’acqua presenta variazioni di livello tra le varie stagioni, e nelle estati più secche si può trasformare in una pozzanghera. Per lo stesso motivo, però, il Lago Bicchiere è preservato da fenomeni di interramento.
sono assenti insediamenti di vegetazione palustre, mentre la fauna è costituita soprattutto da anfibi (rane e tritoni).
ed è qui che si mangiava, e confesso che io mi toglievo le scarpe! non sopportavo mai quelle grosse scarpe da montagna! la colazione erano dei pannini che preparava la nonna Colomba con tonno e pomodori o uova sode e cetrioli , ne sento ancora il sapore il bocca, il pane era quello fatto in casa con le fette grosse e spesse e poi la torta quella delle tagliatelle che era la torta della domenica! a me piaceva in particolare andarci in aututto, non ho mai più visto colori simili nelle foglie i faggi in questo sono pittori straordinari!
il paesaggio era piuttosto brullo rispetto al lago Scuro o ai Lagoni, ma per noi bimbi era come essere arrivati in capo al mondo, e di faceva il gioco del gerlo e chi vinceva poteva avere doppia razione di gelato appena tornati a casa! erano tempi magnifici perchè c’eravamo tutti e 4 e siamo sempre stati legati i nostri figli si considerano fratelli e non cugini e sono davvero una Banda! mio fratello ci ha lasciato troppo presto e il suo posto l’hanno preso i suoi
figli!

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