pensieri sparsi (3)

parte prima

parte seconda

del Beato Angelico – Deposizione –

ma dopo l’urlo di dolore, arriva la Riconciliazione, che passa spesso attraverso il dolore, la morte, le lacrime della Madre, riconciliazione per i credenti tra Dio e L’Uomo attraverso la morte del figlio di Dio
Riconciliazione che rappresenta sempre un sentimento religioso, e anche un sentimento laico, pieno, complesso che l’arte ha raccontato in momenti indimenticabili
moltissime sarebbero le Rappresentazioni Sacre della Riconciliazione, ma in particolare vorrei ricordare la Deposizione del Beato Angelico, straordinario questo racconto, dove emergono in maniera palese i lati spesso contraddittori di questo grande frate-pittore, quello di religioso profondamente spirituale ed immaginoso e quello di pittore (uomo) pratico, curioso, sensibilissimo a tutte le impressioni fisiche e a tutte le possibili speculazioni artistiche. davvero una unione forte tra un sentimento religioso e un sentire laico di grande artista
nonostante il carattere così potentemente drammatico, il tema affrontato dall’Angelico è stato da lui interpretato in armonia col suo temperamento prevalentemente e profondamente mistico e spirituale, cioè non come una rappresentazione di un episodio vivo e tragicamente straziante, ma quasi come una visione a lui apparsa in mezzo ad un sogno o ad una meditazione profonda ed astratta, sopra la scena regna una calma misteriosa, quasi un incanto struggente.
è stato evitato ogni movimento esagerato, ogni scatto passionale, ogni esagerazione emotiva, si avverte un senso del dolore profondo, ma calmo, contenuto, soltanto nel gruppo delle Marie, il dolore raggiunge uno stadio più’ alto, più’ acuto, più’ umanamente vibrante e spontaneo
in questa rievocazione così puramente spirituale, sta la grandezza di questa rappresentazione, di una Riconciliazione universale, una riconciliazione di tutti

RIFLESSIONI

alle fine di giugno 2000, mi trovavo a Roma e andai abbastanza per caso a vedere una mostra il cui titolo era “In cammino” e come sottotitolo aveva proprio “Il cammino dell’umanità verso la speranza”
erano foto di uno straordinario raccoglitore di immagini, Sebastiao Salgado, che già faceva parte della mia collezione di “bianchi e neri” e devo dire che la sorpresa nel vedere quelle foto fu grande!!!
Salgado è davvero uno strano personaggio, nasce come economista, ma attorno agli anni settanta cambia “mestiere” e comincia il suo lungo percorso di zingaro della fotografia, ha un progetto ardito per quei tempi che lui definisce “others americans” raccontare cioè gli americani del sud che sono condannati ai lavori dei campi
nasce poi il progetto “Famine in the Sahel”, la narrazione della sopravvivenza in condizioni disperate e poi “Workers”, la condizione dei lavoratori manuali nell’era delle alte tecnologie e infine il suo capolavoro ( a mio avviso) “Migrations”, centinaia di fotografie scattate in 7 anni in credo 39 0 40 paesi per raccontare la condizione dei rifugiati e dei “migranti” sempre in cammino verso nuova speranza
Sebastiao Salgado a chi gli chiedeva perché lui rispose:
“My hope is that, as individuals, as groups, as societies, we can pause and reflect on the human condition at the turn of the millennium. In its rawest form, individualism remains a prescription for catastrophe. We have to create a new regimen of coexistence.”
***”La mia speranza è che, come individui, come gruppi, come società, siamo in grado di prenderci una pausa per riflettere sulla condizione umana al volgere del millennio. Nella sua forma più cruda, l’individualismo rimane una ricetta per la catastrofe. Dobbiamo creare un nuovo regime della convivenza “. ***
in questo dicembre così particolare, dove un piccolo virus ha il potere di distruggere la nostrà quotidianità, i nostri pensieri e la nostra voglia di guardare con serenità al futuro, a me personalmente restano nel cuore le parole di Salgado e un nuovo modo di coesistenza è la mia speranza e con questa speranza concludo questo mio discorso partito dalla Natività e arrivato. non so bene dove forse è arrivato ai visi dei bambini di Salgado dove c’è tutta la drammaticità della loro condizione, ma nei loro occhi si affaccia dolcemente la speranza in una nuova umanità

forse guardando a loro e ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, riusciremo a recuperare il desiderio di riconciliazione e anche di rinascita verso un nuovo, meno assurdo, destino

FINE

pensieri sparsi (2)

prima parte

La Natività come nascita

alla fine pensandoci Giotto ha dipinto anche per me, ha rappresentato “Una Natività” come anche un laico voleva sentirsi raccontare, la maestosità e nelle stesso tempo la morbidezza delle figure, dei visi, delle sensazioni, credo appartengano a tutta la collettività sia dei credenti , sia dei non credenti
vorrei continuare il mio discorso sulla nascita e sul significato “laico” di questa parola, perché a dirla tutta credo che anche nel sentire dei non credenti ci sia un sentimento religioso che potrebbe essere rappresentato dal superamento di un credo religioso o di una fede ed essere un atteggiamento umano di rispetto verso la persona nella sua integralità, libertà, singolarità e diversità, e rappresentare anche il desiderio di riconoscere o di relazionarsi con il Mistero e forse anche nel porci continuamente domande sul nostro rapporto con gli altri
nel momento della nascita la figura della MADRE ha da sempre racchiuso in sé la simbologia religiosa e profana senza alcuna distinzione LA MADRE terra, LA MADRE di Dio, sono sempre e comunque origine di vita, rinascita e salvezza
molti Grandi hanno raccontato LA MADRE, definendola in tanti modi, Madonna, Maria, Vergine, alcune di queste raffigurazioni sono ormai all’interno della storia dell’arte, ma anche di quel “sentimento religioso” che appartiene all’Umanità intera
vorrei ricordarne , alcune meno note, ma a mio “soggettivissimo” giudizio molto significative:

di Gerard David – La Madonna della pappa –

pittore molto popolare per il suo tempo, fiammingo, lavorò molto a Bruges, esportò le sue opere im molte parti d’Europa.
tra fine ‘400 e inizio ‘500 le sue opere sono state più’ volte copiate, il suo lavoro si rivolgeva spesso verso temi religiosi, sempre con grande dolcezza di toni e di colori
la scena è ambientata dentro ad una casa, dove sembra regnare quiete e tranquillità, molti sono i simbolismi che hanno avvolto il racconto degli oggetti nel quadro: la mela che rappresenta il peccato originale, il pane che rappresenterebbe l’Eucarestia, e la figura di Maria che sta facendo magiare il figlio, viene letta come strumento di salvezza in contrapposizione alla mela
forse troppa simbologia che a volte distoglie dalla “pienezza” del quadro, che è a mio avviso una splendida ed umanissima espressione di una MADRE.

di Luca Cambiaso – La Madonna della candela –

pittore ligure nacque a Moneglia nel 1527, lavorò soprattutto nella sua terra e per la corte spagnola.
questa Madonna della candela è forse l’opera più’ riuscita di quelle denominate “notturni”, che avevano come punto di riferimento un notevole rigore spaziale anche nella rappresentazione della figura, i colori sono pochi, ma sempre molto intonati e come in questo caso “caldi” e avvolgenti e dove la luce, non naturale, diviene un elemento fondamentale al racconto.
sicuramente un’opera che rappresenta una adesione alle motivazioni della Controriforma, un cogliere la MADRE in un momento incredibilmente intimo e nello stesso tempo universale

di Gustav Klimt – Le tre età della donna –

è sicuramente uno dei dipinti che magistralmente interpreta le madri, nel loro passare del tempo e delle generazioni, la bimba dormiente, io credo sia il fulcro del racconto, in lei vi è la “religiosa” inconsapevolezza della crudeltà della vita, del dolore, ma anche un appagamento quasi sensuale della “nascita”
nella figura della “vecchia”, col viso coperto come a non voler raccontare alla fanciulla cosa sarà il futuro, c’è un incontro con tanathos, forte, ma nel contempo non tragico fino in fondo, lo sfondo che l’avvolge è dorato e luminoso, sicuramente pervaso di sentimento religioso è la figura della “donna”, dove è racchiusa tutta la forza della “Grande Madre generatrice”, e in questo è l’essenza della maternità, generatrice di Umanità, questa Umanità che stiamo perdendo, guardando i visi delle donne contemporanee, che non hanno spesso il dono di vedere le loro “creature” avviarsi alla pienezza della vita, ma che nonostante tutto “amano”, amano profondamente e ancora conservano le lacrime purificatrici del dolore

di Picasso – Guernica –

in questo momento, e pensando al dolore delle madri, ho il desiderio di mettere come momento “religioso” alto , e “come un urlo contro la guerra” contro la disumanità che percorre senza freno le nostre strade, un dipinto che è evento già in se stesso, in cui non c’è quasi colore, non c’è rilievo o plasticità nelle figure, eliminando il colore il rilievo si stronca il rapporto dell’uomo col mondo; non c’è più vita, rinunciare al colore significa affidare all’efficace contrasto del bianco e del nero il senso di tragedia e di angoscia della rappresentazione della morte, dove ancora vengono rappresentate MADRI
una donna urla per la morte del figlio
una donna alla finestra brandisce una fiaccola
una donna corre come una pazza verso il cavallo

continua…
Rebus Sic Stantibus

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