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la mia Petra

io e mia figlia con quasi il suo metro e ottanta e la mia “piccolissima dimensione”

“”….Petra è il più bel luogo della terra. Non per le sue rovine, ma per i colori delle sue rocce, tutte rosse e nere con strisce verdi ed azzurre, quasi dei piccoli corrugamenti, e per le forme delle sue pietre e guglie, e per la sua fantastica gola, in cui scorre l’acqua sorgiva e che è larga appena quanto basta per far passare un cammello. Ne ho letto una serie infinita di descrizioni, ma queste non riescono assolutamente a darne un’idea e sono sicuro che nemmeno io sono capace di farlo. Quindi tu non saprai mai che cosa sia Petra in realtà, a meno che tu non ci venga di persona.”
“Solo le immagini in un sogno di fanciullezza si affacciano talvolta così immense e silenziose…….”
Thomas Edward Lawrence
(Lawrence d’ Arabia)

Petra è nel mio cuore , nella mia mente e nelle mie fantasie da quando avevo 20 anni, ritorno quando posso a Petra e riesco a ritrovare la magia di sempre, anche se adesso è diventata meta di molti “Turisti”, che non sanno guardare con gli occhi della mente, ma solo “vedere” le bellezze geografiche

Petra non è soltanto quello che è scritto in tutti i siti internet se digitate il suo nome essa è un qualcosa in piu’
è la magia di costruzioni uniche che hanno richiesto anni e anni di progettazione, che hanno richiesto conoscenze architettoniche molto avanzate
è l’espressione di una civiltà colta raffinata e non soltanto un crocevia per mercanti

è il luogo dove si rifugiavano i poeti, i cantori e componevano le loro melodie ispirndosi ai colori delle rocce

se andate a cercare su Internet troverete molte immagini, ma sempre molto simili fra loro, come se i turisti si fossero messi d’accordo, su quali siano le cose migliori da fotografare e come

la cosa piu’ incredibile di Petra oltre ai colori delle rocce è la luce, una luce indefinibile, che cambia col variare delle ore e il cielo assurdamente blu e limpido, da farti chiudere gli occhi perchè non puoi guardare
questi due elementi quando fai le fotografie le rendono a volte magiche e irreali e quindi i fotografi usano dei filtri e fanno degli aggiustamenti, perchè questa luce così prepotente crea fenomeni che in fotografia si è sempre pensato fossero “spiacevoli”

io qui metterò delle foto fatte nel 2000 da mia figlia che allora aveva 14 anni e che tentò di fotografare Petra e la sua luce senza alcun fltro
a queste foto vecchie ormai e un po’ consumate, fatte con una macchina non digitale, tengo molto..

dal Web
Fu un viaggiatore anglo-svizzero, Johann Ludwig Burckhardt (1784 – 1817), che nel 1812, recandosi da Damasco al Cairo, sentì parlare di un’antica città stretta fra montagne impenetrabili e decise di andare a cercarla. Sapeva parlare arabo e così, col nome di Sheik Ibrahim e travestito da commerciante musulmano, raccontò di aver fatto voto ad Allah di sacrificare una capra al profeta Aronne presso la sua tomba in cima a Gebel Haroun , un’alta collina sovrastante la città segreta.
Convinse due indigeni a guidarlo attraverso il siq, un’angusta gola scura con pareti a picco, larga in certi punti poco più di un metro, che si snoda per quasi un chilometro e mezzo tra torreggianti blocchi di arenaria rossa decorati e intagliati. All’improvviso, il siq emerse dall’oscurità e a Burckhardt apparve il primo e più sensazionale monumento della città: il Khazneh, la Casa del Tesoro, una risplendente costruzione nabatea rosso cupo, che ancora oggi contrasta con il paesaggio circostante . Là Burckhardt tracciò sui suoi ampi indumenti uno schizzo dell’edificio, poi compì una breve visita attorno alla città e, al cadere delle tenebre, sacrificò la capra ai piedi del tempio di Aronne prima di fare ritorno a Elji.

Chi erano gli abitanti di Petra?
Gli scavi hanno rivelato che gli Edomiti, i futuri nemici degli Israeliti, erano insediati qui già nel secondo millennio a.C. Nel 500 a.C. essi furono poi cacciati dai Nabatei, nomadi giunti dal sud, che in questo luogo eressero la loro capitale. Strategicamente situata al punto d’incrocio fra antiche arterie commerciali, Petra era gremita di mercanti che vi trasportavano i loro prodotti da Damasco e dall’Arabia, dal Mediterraneo e dall’Egitto. Servendosi di questa città praticamente inespugnabile come base, i Nabatei controllavano le rotte delle carovane e ammassavano ricchezze, dando vita a una fiorente civiltà. La roccia non costituì un problema per questa popolazione, tanto che la loro principale divinità, Dushara, era simboleggiata da massi di pietra e obelischi disseminati nel siq e un po’ dappertutto nella città.
Nel 63 a.C. i Romani tentarono di impadronirsi della città sferrando un assalto improvviso, ma essi riuscirono nel loro intento solo nel 106 d.C., quando Petra entrò a far parte, sembra senza opporre resistenza, della provincia romana d’Arabia. Nonostante la dinastia nabatea si fosse ormai estinta, la popolazione locale coesistette con quella romana per oltre un secolo. Nel IV secolo, quando Petra fu assorbita dall’Impero Bizantino, la Tomba dell’Urna, una delle più grandi di epoca nabatea, fu trasformata in chiesa e la città diventò sede di un
episcopato. Ma a partire dal VII secolo, cioè dall’ascesa dei musulmani – se si eccettua la breve permanenza dei Crociati che innalzarono posti di guardia fortificati su due cime dei dintorni – la storia sul destino di Petra tace, fino al 1812.

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