Susan Ryder o degli interni dell’impressionismo contemporaneo

Susan Ryder
inglese 1944

Susan Ryder è nata in Inghilterra e ha studiato presso la Scuola di Pittura Shaw a Londra. Fin dall’età di 18 anni ha esposto regolarmente alla Royal Academy Summer Exhibition e in molte altre mostre misti e di gruppo.
Anche se ben nota per i suoi ritratti e interni, Susan Ryder ha ricevuto il suo primo premio come pittore di paesaggi . Molti i premi conseguiti per i suoi ritratti e per gli interni, con commissioni a dipingere belle case di campagna, sia nel Regno Unito che altrove.
Nel 1981 le sue abilità come ritrattista erano tali che il Principe di Galles le commissionò di dipingere Diana, Principessa del Galles

nel suo abito da sposa. Nei successivi tre decenni la sua carriera è stata una tempesta di attività. Numerosi premi hanno portato Sue ad essere eletta membro sia del New English Art Club che della Royal Society of Portrait Painters, servendo quest’ultima come vicepresidente dal 2002 al 2008. Un ulteriore riconoscimento arrivò nel 1997 con una commissione per dipingere HM The Queen da
Il lavoro di Sue lontano dalla ritrattistica si è dimostrato ancora più efficace, al punto che il nome Susan Ryder ora evoca immagini dei gloriosi interni e delle terrazze illuminate dal sole per cui è così famosa. Occupa un posto tra i grandi nomi dell’impressionismo britannico contemporaneo come rappresentato dal New English Art Club – una società di artisti che la pensano allo stesso modo che può rintracciare le sue radici filosofiche da John Singer Sargent e Augustus John, attraverso Stanley Spencer, fino ai giorni nostri. e ora include Ken Howard, Tom Coates, Fred Cuming e Jane Corsellis. Come uno dei principali sostenitori dello stile New English, i dipinti di Sue rimangono in costante richiesta nonostante l’ascesa del concettualismo nel mercato attuale e altre tendenze passeggere. Le sue regolari mostre personali a Londra invariabilmente si esauriscon0.

TURNER o degli acquerelli

Venice, Moonrise 1840 Joseph Mallord William Turner

negli acqurelli di Turner credo ci sia qualcosa di magico nel modo in cui l’orizzonte si fonde con il cielo in un’impercettibile susseguirsi di sfumature delicate, frammentate da vigorose pennellate. ci dimostra che negli acquerelli si può essere liberi, si può lasciare che il pennello corra sul foglio interpretando le macchie di colore senza pretendere di controllare tutto.
se paragonati con gli oli impeccabili che produce negli stessi anni (e che vedremo dopo), ci rendiamo conto che esiste un abisso tra l’artista di corte, membro della prestigiosa Royal Academy of Arts, e il viaggiatore instancabile, l’uomo che non si accontenta mai di ciò che vede e insegue il mito romantico di solitario titano che si scontra contro i segreti della natura, riuscendo in molti casi ad uscirne vincitore.
quello che impressiona infatti è la grande semplicità e spontaneità di questi schizzi, caratteristica a cui noi siamo abituati ma che nel XIX secolo era davvero poco usuale, utilizzata in questi casi in viaggio, per produrre schizzi rapidi che hanno lo scopo di cogliere un’impressione, di fissare un’immagine e ancora di più un’atmosfera da tradurre in un quadro una volta di ritorno a Londra.
l’umidità impalpabile della nebbia, i bagliori di un incendio, i primi raggi dell’alba, gli ultimi del tramonto. Joseph Mallord William Turner, geniale artista londinese di primo Ottocento, è stato uno dei paesaggisti più originali e talentuosi di tutti tempi.
si aggirava con la sua scatola di colori, con i taccuini, nelle brughiere nebbiose, fra le rovine delle abbazie romaniche e attorno alle ville di mecenati immensamente ricchi.
talvolta quegli acquerelli sono davvero non finiti, gli servivano come bozzetti, per studio. ma è difficile, nel caso di Turner, fare distinzione con le opere compiute perfettamente, che oltretutto ritoccava fino all’ultimo, perfino quando erano già appese in mostra.
anche non finiti, i suoi schizzi lasciano senza parole, ogni sua opera vibra dall’interno, sprigiona una forza centrifuga, come dal centro della terra verso la nostra mente.
pittura visionaria? Forse. Astratta? Anche. Idealizzata? Pure. Indefinibile,

senza dubbio, ma immensamente amabile.Fu capace di percepire le infinite nuance dei fenomeni naturali, gli effetti sfumati della luce sul mare, sui fiumi, nella vastità della campagna e nelle vedute di città in lontananza, gli acquerelli che mostro sotto sono ruferiti all’Itlia , Venezia, Firenze, Roma

qui Turner o delle magiche visioni

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

4000 Wu Otto

Drink the fuel!

quartopianosenzascensore

Dura tenersi gli amici, oggigiorno...

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