Odilon Redon: andar per fiori

«Ho sempre provato la necessità di copiare la natura in oggetti minuti,   particolari, fortuiti.
Soltanto dopo lo sforzo di volontà compiuto per rappresentare minuziosamente un filo d’erba, un ciottolo, un ramo, un brandello di muro vecchio sono preso come dal tormento di creare qualcosa di immaginario. La natura esteriore, così recepita e dosata, diventa, per trasformazione, la mia fonte, il mio fermento». (Odilon Redon)

Sono sempre stata attratta dai fiori dipinti, sono fonte inesauribile di colori e forme, in particolare i pittori del Nord, Olandesi, Fiamminghi nel diciassettesimo secolo (ad esempio Jan Davidsz. de Heem o Jan vanHuysum…) sono stati maestri nel “riprodurre” composizioni floreali  pregevoli per  delicatezza, i ritmi naturali che intercorrono tra il  gambo e le foglie, tra i vari colori e i tipi di piante. Hanno catturato la fragile bellezza dei fiori e il senso di speranza e gioia che essi rappresentano.

Jan vanHuysum

Le loro composizioni appiaiono vive  e  viene da credere che il loro profumo e non il pennello dell’artista, abbiano  attratto  coccinelle e  api nei loro petali.  Sicuramente realistiche questa tele, ma forse non fino in fondo molti dei mazzi di fiori che loro dipinsero mai avrebbero potuto esistere in natura, insieme e fioriti nello stesso periodo dell’anno e la loro abiltà è stata anche nel creare effetti che la natura  non poteva uguagliare.

Molti pittori si sono cimentati in composizioni floreali, si ricordano sempre i fiori di Van Gogh o quelli di  Pierre-Auguste Renoir o   in tempi recenti quelli di Georgia O’Keeffe,

Georgia O’Keeffe

tuttavia i fiori di Odilon Redon hanno un’ “atmosfera” diversa. Odilon stringe una  profonda amicizia col botanico Armand Clavaud,  che lo avvia alle  teorie di Charles Darwin e gli “regala” la passione per i fiori, che lo accompagnerà fino alla fine e a partire dal 1900 inserì le nature morte floreali, da sole o sullo sfondo di latri quadri, in rutte le esposizioni a cui prese parte. Stringe una salda amicizia anche con il pittore Henri Fantin-Latour, grande “narratore di fiori”, ma il cui approccio alla composizione floreale  è fondamentalmente realistico, anche se venato di “fantasia”,  i suoi fiori sono sempre e comunque fiori reali, rigogliosi e magnifici nei loro colori e nelle forme preziose.

Henri Fantin-Latour

Redon  al contrario “racconta” la realtà attraverso la memoria e l’immaginazione, donando alle sue tele una valenza evocatrice che travalica l’aspetto esteriore dei fiori. C’è grande armonia tra i dolori e le forme, i colori diventano anche parte integrante del segno e sono quelli  della mnatira nel suo splendore e anche quando le tinte si fanno piu’ scure persiste la tenerezza della sfumatura che gioca spesso in trasparenze anche con le altre figure delle tele e che rivela la sua predilezione per il sogno e la fantasia.

Odilon Redon

Le sue pennellate sono spesso ovattate di colori accesi e spesso dissonanti sulle quali sono  “sparse”  piccole pennellate vibranti, a tratteggio o a piccoli tocchi liberi per sfrangiare la materia, mostrando una realtà dipinta altamente visionaria che raggiunse quasi  l’astrazione, liberandosi da ogni vincolo compositivo.

Odilon Redon

*** stolen generation

dal 1869 al 1970 bambini aborigrni “rubati alle famiglie” in Australia

rubato altrove si aggira in massi
sconnessi distorcendo le urla silenziose
di carni rapprese al sole d’estate

miscugli intonsi si intrecciano
a fili di dune sabbiose
lasciate al vento del sud

rimbalzano esauste le corde allentate
lungo polsi sfilacciati da dolori
macchiati d’amaranto e cinabro

rallenta

le nubi a velo plissé ricamano rami
di faggi dalle dure radici

*** stolen generation

Le generazioni rubate si riferiscono ai bambini aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres che furono portati via dalle loro famiglie da agenzie del governo federale e statale australiano e missioni ecclesiali tra il 1869 e il 1970 attraverso una politica di “ASSIMILATION”.

In base a questa politica, la rimozione forzata dei primi bambini australiani è stata resa legale. L'”ASSIMILATION” si basava su una credenza di superiorità bianca e inferiorità nera, e presumeva che le popolazioni aborigene “a sangue pieno” e le isole dello Stretto di Torres sarebbero morte naturalmente. Ha proposto che i bambini con genitori aborigeni e bianchi, che sono stati definiti “mezza casta” (ora considerato un termine estremamente dispregiativo), dovrebbero essere assimilati nella società bianca. Si credeva che questi bambini sarebbero stati più facilmente assimilabili a causa della loro pelle più chiara.

I bambini erano separati dalle loro famiglie e costretti ad adottare una cultura bianca, incapaci di parlare le loro lingue tradizionali o di riferirsi a se stessi con i nomi che venivano dati dai loro genitori. La maggior parte dei bambini è stata collocata in istituti in cui l’abbandono e l’abuso erano comuni, mentre alcuni bambini sono stati adottati da famiglie bianche in tutto il paese.

La rimozione forzata di bambini ha creato dolore e traumi significativi per le famiglie degli aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres per una serie di ragioni, il cui impatto si fa ancora sentire oggi.

Nelle culture degli aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres, i bambini sono considerati sacri e i sistemi di parentela assicurano che le comunità siano strettamente legate. Essere separati dai parenti e assistere all’abuso di bambini è stato devastante per le comunità aborigene e delle isole dello Stretto di Torres in tutta l’Australia.

Inoltre, la rimozione di generazioni di bambini ha interrotto i trasferimenti di conoscenza e cultura orale tra le generazioni, e quindi la conoscenza culturale è andata perduta.

Molti bambini delle generazioni rubate hanno subito abusi fisici, psicologici e sessuali estremi vivendo sotto la cura dello stato. Laddove i bambini sono stati costretti a rifiutare la loro cultura, spesso si vergognavano della loro eredità aborigena e delle isole dello Stretto di Torres mentre erano costretti ad adottare una nuova identità. In alcuni casi, ai bambini è stato detto che i loro genitori biologici li avevano abbandonati o erano morti e non erano in grado di scoprire chi fossero le loro famiglie poiché i bambini erano stati intenzionalmente inviati lontano dalle loro terre d’origine. Il trauma intergenerazionale avvertito dalle popolazioni aborigene e delle isole dello Stretto di Torres della generazione rubata è stato confermato da esperti medici che notano un’alta incidenza di stress post traumatico, depressione, ansia e suicidio tra coloro che sono stati colpiti dalla politica.

Inoltre, a causa della separazione di genitori e figli, molte persone non hanno mai vissuto situazioni familiari sane, i cui effetti si sentono ancora oggi quando questi bambini iniziano le loro famiglie.

La rimozione dei bambini indigeni è stata uno sforzo deliberato da parte del governo australiano nell’ambito della sua politica di assimilazione.

Il rapporto di Bringing Them Home del 1997 ha scoperto che i funzionari del governo hanno portato i bambini lontano da genitori premurosi e capaci. Questi genitori spesso non avevano modo di fermarlo. Inoltre non hanno avuto modo di riavere i loro figli una volta rimossi. In altri casi, i funzionari hanno dichiarato erroneamente ai genitori che i loro figli erano morti e hanno detto ai loro genitori che i loro nonni non li volevano più. Molte persone aborigene e isolane dello Stretto di Torres sono ancora alla ricerca di genitori e fratelli persi oggi. Ciò ha avuto un impatto duraturo e traumatico sulla vita di molti.

I bambini con un colore della pelle più chiaro erano particolarmente vulnerabili. I funzionari volevano assimilare questi bambini nella comunità non indigena e quindi li hanno presi di mira in modo specifico. A volte questo è successo non appena è nato un bambino.

il 13 febbraio 2008 l’ex primo ministro Kevin Rudd chiede scusa alle famiglie degli aborigeni, riconoscendo di fatto il piano scellerato messo in atto per più di mezzo secolo

Top Image: 1928 National Archives Australia: A268, The Bungalow, Alice Springs

testi presi in parte e tradotti da:

https://www.commonground.org.au/learn/the-stolen-generations

andar per frattali (i miei)

ho sempre amato da quando li ho incontrati i “frattali” e ne ho studiato a lungo le formule,
ai tempi del dos c’era un programma che permetteva di sviluppare le formule o meglio gli algoritmi per realizzare immagini di frattali

ma cosa sono esattamente i frattali?

prima di tutto dovremmo dire che i “frattali ” sono “oggetti” e sono nel contempo anche “forme geometriche” come i trinagoli, i quadrati ecc. che hanno però proprietà diverse e dove trovano applicazione i “frattali”? verrebbe subito da dire nella “realtà” , una realtà che non è solo ordine, ma anche disordine e caos per dirla con Benoit Mandelbrot
“……….Perchè la geometria viene spesso definita fredda e arida? Uno dei motivi è la sua incapacità di descrivere la forma di una nuvola, di una montagna, di una linea costiera, di un albero. Osservando la natura vediamo che le montagne non sono dei coni, le nuvole non sono delle sfere, le coste non sono cerchi, ma sono degli oggetti geometricamente molto complessi…”” ed è a questa realtà che i frattali fanno riferimento, una definizione molto tecnica direbbe:


I frattali sono esempi di insiemi di dimensione non intera.o figure geometriche in cui un motivo identico si ripete su scala continuamente ridotta.

Questo significa che ingrandendo la figura si otterranno forme ricorrenti e ad ogni ingrandimento essa rivelerà nuovi dettagli. Contrariamente a qualsiasi altra figura geometrica un frattale invece di perdere dettagli quando è ingrandito, si arricchisce di nuovi particolari.

Il termine frattale fu coniato da Mandelbrot e ha origine nel termine latino fractus, poichè la dimensione di un frattale non è intera, come si diceva sopra…
non credo sia il caso di addentrarci in una disquisizione matematica, ma i frattali vengono “costruiti” attraverso “formule matematiche”

io ho cominciato ad conoscere vagamente i Frattali a scuola , quando un professore di matematica molto “suonato” mi ha affascinato con un approccio diverso ad una realtà matematica altamente creativa, anche i numeri possono essere “affascinanti”,

nel 1980, con gli approfondimenti di B. Mandelbrot al centro “T. J. Watson” della IBM e l’uscita del suo libro: (“The fractal geometry of Nature” è del 1982) si è sviluppata la “geometria frattale” e con l’avvento del computer e ancora ai tempi del DOS (mio grande amore!!), era possibile reperire un programmino di nome Fractint col quale era possibile “visualizzare” graficamente le formule matematiche dei frattali, era cioè un generatore di frattali

da allora molti passi avanti sono stati fatti, ora sono in commercio anche FREE molti programmi che hanno già al loro interno le formule matematiche e che quindi generano frattali che poi l’utente può modificare o almeno modificare in parte vedi : colori, dimenzioni, profondità, ricorsività, ma che sono molto spesso uguali fra loro e anche i frattali che si trovano in internet ottenuti con questi programmo ormai “automatici” sono molto simili, perchè le formule che vengono porposte sono sempre le stesse

esiste un programmino che si chiama:FRACTAL EXPLORER che forse rappresenta una via di mezzo fra la formula statica e preconfezionata e la possibilità di costruzione attraverso un editor di formule autonome e originali

io uso ancora delle vecchie formule del tempo del dos, che immetto nell’editor di Fractal Explorer, perchè non mi piace che i miei frattali assomiglino a tutti quelli che viaggiano su internet, mi piace conservare una originalità di fondo!! :)))) quindi di seguito metterò la raccolta di alcuni miei frattatli, le formule sono sempre mie

vola Colomba bianca vola

ripropongo questo pezzo, perchè oggi per me è un giorno speciale per ricordare la mia straordinaria nonna Colomba che mi ha insegnato la vita!

-Nonna, ma sempre quella canti?

–Matilde è la mia canzone, volare è il mio sogno, quando prendi il tuo primo stpendio mi regali un volo?

-Costa molto un “volo”?

–Se lo fai in aereo tanto, se lo fai col pensiero nulla e puoi sempre cambiare destinazione, anche all’ultimo momento

ho volato con nonna, spesso, sia fisicamente (dopo il mio primo stipendio) sia con l’anima, ho volato attraverso le sue carezze, i suoi sguardi, i suoi rimproveri, le sue inaspettate attenzioni, le sue incredibili meraviglie, di donna, di madre diversa da mia madre
la musica racchiudeva ogni suo momento, canzoni popolari, nel nostro dialetto, canzoni d’amore, Rabagliati
e il suo muoversi leggera, un giunco benché carico d’anni, i suoi gesti preziosi, delicati, ma anche ruvidi e i baci con lo schiocco sulle guanciotte di noi bambini.
La mela quotidiana sbucciata senza far troppo scarto, con sopra un po’ di zucchero o caramellata e infilata in uno stuzzicadenti che si spezzava sempre, troppo pesante per reggere il peso.

Le mie scarpette di vernice nera col cinturino, pulite quotidianamente, lucide da togliere la vista, il nastro di raso rosso per le trecce
–Ti sta bene il rosso Matilde, mi piacerebbe vederti quando ti metterai un rossetto color corallo sulle labbra

la domenica mattina.
Le sei e già i suoi passetti leggeri riempiono la casa, si muove silenziosa e veloce per il pranzo della domenica, i tortelli d’erbetta, l’arrosto di vitello, i “cornetti” (fagiolini) lessi, la torta di tagliatelle
e poi i passi di mia madre
-Ma devi sempre alzarti così presto? va a finire che svegli tutti!!
per dir la verità “tutti” si sono svegliati solo alle sue parole dette con toni molto alti

Il circo!!! la sua passione, gli acrobati, i funamboli, la ballerina sul filo, la sua gioia infantile, il suo battere le mani frenetico alzandosi sulle punte dei piedi e la paura dei leoni manifestata dalle mani davanti agli occhi, che lasciavano però uno spazio per vedere quando la paura sarebbe potuta passare.

Il suo vestito di seta blu coi fiori dipinti a mano, la gonna ampia a godet che faceva la “ruota”
il mio sogno di bimba avere un vestito così per fare tante ruote, fino a quando la testa gira, gira e si cade spossati, ma felici e chiudendo gli occhi si vede il mondo danzare intorno a noi.

Il suo profumo di lavanda messo in ogni luogo, lo sento ancora, è il profumo della “ricordanza”.

LIBERAZIONE

Credo che la resistenza non sia mai finita e che il 25 aprile ci serva oggi più che mai a ricordarci che la libertà collettiva e individuale va difesa tutti i giorni, anche nelle piccole cose. Un popolo libero mantiene viva la memoria del passato per poter guardare al futuro più serenamente.

Fa sempre bene ricordare cosa diceva Calamandrei:

„In queste celebrazioni che noi facciamo della Resistenza, di fatti e di figure di quel tempo, noi ci illudiamo di essere qui, vivi, che celebriamo i morti. E non ci accorgiamo che sono loro, i morti, che ci convocano qui, come dinanzi a un tribunale invisibile, a render conto di quello che in questi dieci anni possiamo aver fatto per non essere indegni di loro, noi vivi. […] Noi sentiamo, quasi con la immediatezza di una percezione fisica, che quei morti sono entrati a far parte della nostra vita, come se morendo avessero arricchito il nostro spirito di una presenza silenziosa e vigile, con la quale ad ogni istante, nel segreto della nostra coscienza, dobbiamo tornare a fare i conti. Quando pensiamo a loro per giudicarli, ci accorgiamo che sono loro che giudicano noi: è la nostra vita, che può dare un significato e una ragione rasserenatrice e consolante alla loro morte; e dipende da noi farli vivere o farli morire per sempre.“
Piero Calamandrei
Dal discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano
alla presenza di Ferruccio Parri.

hommos / hummus, golosa salsa di ceci e sesamo

Il Medio Oriente è spesso definito la culla della civiltà. È un immagine che mi coccola e alla quale collego tutti i suoi colori caldi e i suoi sapori rassicuranti.
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Hommos o Hummus in arabo vuol dire ceci.
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Questa salsa magica di ceci e sesamo è ottima per grandi, graditissima ai più piccoli e favorisce il consumo di legumi che spesso scarseggiano nelle nostre tavole.
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Ho sempre sostenuto e favorito, insieme a mio marito, una cucina di casa che ascoltasse le vecchie ricette delle nostre diverse culture per ritrovare negli ingredienti semplici del passato tutti i valori nutrizionali (e non) che servono oggi per nutrire il nostro corpo e la nostra mente.
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Ingredienti:
260 g di ceci cotti sbucciati
il succo di un limone
1 cucchiaio di yogurt
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio (o 1 e 1/2) di ***tahina
1 cucchiaio piccolo di sale
un buon frullatore o tritatutto
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È semplicissimo ottenere questa crema magica: si frullano i ceci, si aspetta prima di aggiungere gli altri ingredienti che i legumi siano già morbidi e abbastanza frullati, quindi aggiunti tutti gli altri ingredienti si continua a frullare fino ad ottenere una crema densa senza grumi.
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mi raccomando, assaggiate sempre e seguite il vostro palato per raggiungere la miglior crema per voi!
Buona scorpacciata di ceci!
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Si contendono la vera origine di questa salsa diversi paesi del Medio Oriente tra cui il Libano, la Palestina e lo stato di Israele.
Per questo motivo il Libeìano ed Israele hanno aperto una diatriba legale che dura dal 2008
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***La Thaina o Tahin è un ingrediente fondamentale per la riuscita dell’ Hommos.
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Si tratta di una lavorazione particolare dei semi di sesamo – in antichità la chiamavano il “vino di sesamo” – che vengono tostati con delicatezza, tritati e impastati con olio di sesamo. ~
Ricchissima di vitamine e sali minerali aiuta anche ad abbassare il tasso di colesterolo e si ritiene preziosa per il fegato.

Edward Hopper o della solitudine

(1882 – 1967)

amo Hopper da sempre e credo per sempre

è considerato il pittore realista americano più noto del periodo fra le due guerre, una volta disse: ‘il lavoro dell’uomo non esce dal nulla’, ciò offre un indizio per interpretare il lavoro di un artista che era non soltanto intensamente riservato.. ma che ha fatto della solitudine e dell’ introspezione i temi importanti nella sua pittura
la sua vocazione artistica, fortemente evocativa, si rivolgerà sempre verso un realismo figurativo combinato con un sentimento struggente e poetico del paesaggio, degli oggetti e delle persone
egli dipingerà immagini urbane o rurali quasi sempre deserte, immerse in un silenzio e in uno spazio quasi metafisico, ottenute attraverso una composizione geometrica, una qualità fredda e tagliente della luce e un’estrema riduzione dei dettagli
iInoltre, il suo genio artistico gli ha permesso di costruire una tavolozza coloristica del tutto originale e riconoscibile, un uso della luce così originale come non succedeva dai tempi di Caravaggio
Hopper è interessato alla composizione figurativa urbana e architettonica in cui inserire un unico personaggio, solo e distaccato psicologicamente, come se vivesse in una dimensione isolata

Charles Burchfield, nello scritto “Hopper. Il percorso di una poesia silenziosa” pubblicato su “Art News” del 1950
ha scritto:

“I quadri di Hopper si possono considerare da molte angolature. C’è il suo modo modesto, discreto, quasi impersonale, di costruire la pittura; il suo uso di forme angolari o cubiche (non inventate, ma esistenti in natura); le sue composizioni semplici, apparentemente non studiate; la sua fuga da ogni artificio dinamico allo scopo di inscrivere l’opera in un rettangolo.
Tuttavia ci sono anche altri elementi del suo lavoro che sembrano aver poco a che fare con la pittura pura, ma rivelano un contenuto spirituale. C’è, ad esempio, l’elemento del silenzio,
che sembra pervadere tutti i suoi lavori più importanti, qualunque sia la loro tecnica.
Questo silenzio o, come è stato detto efficacemente, questa “dimensione di ascolto”, è evidente nei quadri in cui compare l’uomo, ma anche in quelli in cui ci sono solo architetture. […]
Conosciamo tutti le rovine di Pompei, dove furono ritrovate persone sorprese dalla tragedia, “fissate per sempre” in un’azione (un uomo fa il pane, due amanti si abbracciano, una donna allatta il bambino),
raggiunte improvvisamente dalla morte in quella posizione.
Analogamente, Hopper ha saputo cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma,
dando all’attimo un significato eterno, universale”.

migranti

essere migranti
della mente o dello spazio fisico è correre verso infiniti che si ripetono e si confondono come i cerchi d’acqua quando butti un sasso nel lago
essere migranti
è testimoniare il visto, il sentito l’ascoltato, è diventare portatori sani di diversità
essere migranti
è partecipare alla vita degli altri, non come turisti, ma come compagni di viaggio, come vicini di casa, si impara che Said dice le bugie come Marco e che Hana è dolce come Margherita, si scopre che sono persone non etnie,
non razze non colori
essere migranti
è rifutare inutili e comode generallizzazioni, che non rendono giustizia della realtà, ma servono a generare pregudizi e odi isuperabili
essere migranti
è voler conoscere, voler sapere, voler guardare, non girare lo sguardo altrove, verso luoghi rassicuranti e familiari
essere migranti
è accorgersi improvvisamente che i “mondi”, sono sempre insiemi di persone, non sono diversi, è soltanto l’immagine che vogliamo vedere dal di fuori che ce li rende nemici e distanti
essere migranti
non è essere tolleranti, perchè significherebbe non voler conoscere l’altro, limitandoci a “sopportare” la sua presenza, ma
essere migranti
è condividere pensieri, musiche , suoni, colori, amicizie, amori
essere migranti
non è essere senza patria o senza memoria, è invece essere l’interazione di un complesso di culture, di visi, di spazi che abbiamo vissuto
è essere se stessi fino in fondo in tutte le nostre diversità

RAPIDA: la pasta dell’ultimo momento

Ingrdienti

250g di mezze penne rigate
3 cucchiai di passata di pomodoro
3 cucchiai di ricotta
3 cucchiai di olio
mezzo cucchiaio di burro
i cucchiaio di parmigiano grattuggiato
un pizzico di noce moscata
(volendo potete aggiungere altre spezie in polvere, tipo zenzero, coriandolo, curry, dopo averle tostate in una padella antiaderente )
sale quanto basta

come si fa

mentre cuociono le mezze penne,
1) mettete in una terrina la salsa di pomodoro e salarla come vogliamo
2) aggiungete l’olio, il burro, la ricotta e il pizzico di noce moscata
3) quando le mezze penne sono cotte (io le amo al dente) scolatele, ma non troppo che resti un po’ di acqua di cottura e versatele nella terrina con gli ingredienti.
4) mescolate bene bene che si sciolga la ricotta e mangiare!!!!

il tempo più lungo di questa ricetta è la cottura della pasta!

se si avanzasse , fate degli zucchini tagliati a dadini in padella con un po di olio e aglio salateli bene , una spruzzata di parmigiano e dopo 5 o 6 minuti sul fuoco , buttateci dentro per 1 minuto o due la pasta avanzata e girate!
wowo da leccarsi i baffi

Gianna Macchiamatta

Storia molto liberamente tratta dal libro “ Il libro dei gatti tuttofare” di T. Eliot e reinterpretata per raccontarla alla mia nipotina

Vorrei raccontarvi delle storie di alcuni gatti che un Signore di Nome Thomas Eliot scrisse tanti tanti anni fa in un libro che si chiama “Il libro dei gatti tutto fare
questo libro piaceva tanto anche a mia figlia quando era piccola.
Bene cominciamo con la storia della gatta:
Gianna Macchiamatta!
Gianna Macchiamatta ha un pelo tigrato con macchie di leopardo (pensate un po’ che tipo strano!!) e sta seduta tutto il giorno su un gradino proprio in cima alla scala o si nasconde sotto lo zerbino.
Ma è quando arriva la notte che Gianna comincia a lavorare, appena la famiglia si è adormentata si liscia bene il pelo e si mette a frugare in cantina, a vedere se ci sono i topolini e quando li ha trovati li mette tutti in fila e insegna loro un po’ di musica, di ricamo e il lavoro ad uncinetto.
E’ impossibile trovare un gatto che le somigli e quando c’è una bella giornata ama starsene al sole a schiacciare un pisolino e come il solito quando viene la sera e la famiglia dorme Gianna scende in cantina e si mette a cucinare per i suoi amici topolini, una bella torta topolsa con pane e piselli e una gialla frittatina con prosciutto e formaggio
A Gianna piace molto tirare le tende come per farci dei nodi e ama anche guardare dalla finestra gli uccellini svolazzare.
Così passa le sue giornate e le sue notti Gianna Macchiamatta.
alla prossima storia di gatti un abbraccio