RAPIDA: la pasta dell’ultimo momento

Ingrdienti

250g di mezze penne rigate
3 cucchiai di passata di pomodoro
3 cucchiai di ricotta
3 cucchiai di olio
mezzo cucchiaio di burro
i cucchiaio di parmigiano grattuggiato
un pizzico di noce moscata
(volendo potete aggiungere altre spezie in polvere, tipo zenzero, coriandolo, curry, dopo averle tostate in una padella antiaderente )
sale quanto basta

come si fa

mentre cuociono le mezze penne,
1) mettete in una terrina la salsa di pomodoro e salarla come vogliamo
2) aggiungete l’olio, il burro, la ricotta e il pizzico di noce moscata
3) quando le mezze penne sono cotte (io le amo al dente) scolatele, ma non troppo che resti un po’ di acqua di cottura e versatele nella terrina con gli ingredienti.
4) mescolate bene bene che si sciolga la ricotta e mangiare!!!!

il tempo più lungo di questa ricetta è la cottura della pasta!

se si avanzasse , fate degli zucchini tagliati a dadini in padella con un po di olio e aglio salateli bene , una spruzzata di parmigiano e dopo 5 o 6 minuti sul fuoco , buttateci dentro per 1 minuto o due la pasta avanzata e girate!
wowo da leccarsi i baffi

torta all’arancia con profumo di limone

“”È bianco il colore della cucina
che riempie le borse della spesa
appoggiate a terra mentre
scambiamo le novità della settimana.””

ingredienti

150gr zucchero
scorza di un limone non trattato
scorza di un’arancia non trattata
50gr succo di limone
100gr succo di arancia
4 uova temperatura ambiente
80gr olio di semi
un cucchiaino (5ml) estratto di vaniglia oppure mezza bustina di vanillina in polvere
200gr farina 00
8gr (mezza bustina da 16gr) lievito per dolci
(stampo da ciambella o tortiera da 20-22-24cm imburrato e infarinato)
zucchero a velo per guarnire (io di solito non lo metto, perchè preferisco mantenga il suo gusto leggermente fresco e non troppo dolce)
Cottura: 170°C | 50 minuti | forno statico | ripiano centrale

può essere fatta anche con farina di riso al posto della farina00 per chi è intollerante al glutine, aggiungendo alla farina di riso una puntina di gomma di xantano** per ammorbidire l’impasto.

preparazione

1) versare lo zucchero in una terrina
2) grattuggiare nello zucchero la scorza del limone e dell’arancia senza arrivare al bianco
3) con i polpasterelli schiacciare le scorze grattuggiate con lo zucchero al fine di amalgamarle bene e sprigionarne il profumo e il sapore
4) spremere il succo di un limone e di una arancia di solito sono insieme 150 grammi se fossero di meno allungate con un po’ di succo di arancia
6) dividere le uova mettendo i tuorli nella terrina con lo zucchero e gli albumi in una altra terrina
7) montare gli albumi a neve fermissima con le fruste meglio se elettriche così si fa prima
6) senza lavare le fruste montare per bene lo zucchero con le uova e le scorze finchè il composto non diventi quasi bianco
7) versare nelle terrina dello zucchero ben montato il succo di limone e arancia e l’oiio di semi
8) sempre con le fruste mescolare qualche secondo
9) aggiungere la farina poco alla volta e poi il lievito
10) adesso piano piano incorporare con un cucchiaio ( io preferico di legno come faceva lamia nonna Colomba) gli albumi montati a neve , facendo il solito movimento dal basso verso l’alto per incorporare aria
11) quando gli albumi sono tutti incorporati versare l’impasto nelle teglia e infornare in un forno già caldo
12) prima di togliere dal forno consiglio sempre di fare la prova stuzzicadente, cioè prendere uno stuzzicadente infilarlo dolcemente al centro della torta e se è asciutto quando si toglie la torta è cotta, se fosse umido lasciare ancora qualche minuto

** la gomma di xantano da molti è considerata nociva perchè in alte dosi è un lassativo notevole, e i prodotti confezionati senza glutine a volte ne contengono grandi quantità sotto la dicitura E415 , ma 1 o 2 grammi cioè la puntina di un cucchiaino non si sentono neppure e svolgono al meglio la loro funzione. per come usare la gomma di xantano basta contattarmi.

Pane arabo cotto sul fuoco

Ingredienti
3 hg di farina 0
5 g di lievito di birra fresco
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaio di olio di semi
150/180 grammi di acqua (a seconda di quanta acqua assorbe la farina)
Una padella antiaderente
Una griglia coi piedi da mettere sulla fiamma

Procedimento

  1. Sciogliere il lievito in 60 ml di acqua con un cucchiaino di zucchero e lasciar riposare qualche minuto
  2. Mettere la farina in una terrina e aggiungere l’olio e due cucchiai di acqua e mescolare bene con una forchetta,
  3. aggiungere l’acqua del lievito piano piano e mescolare
  4. aggiungere lentamente l’acqua rimanente e prima di finirla aggiungere il sale , impastando con le mani
  5. l’impasto deve essere morbido ma non appiccicoso.
  6. Quindi continuare ad impastare sul tagliere fino a quando è bello liscio .
  7. Farne una palla metterlo nella terrina e coprirlo con la pellicola per bene affinché non prenda aria.
  8. Quando è raddoppiato di volume capovolgerlo sul tagliere e senza manipolarlo tropo fare 6 palline coprirle con la pellicola e lasciarle riposare per 15 minuti
  9. col mattarello stendere delle forme rotonde sottili 3 o 4 mm e poi coprirle ancora con pellicola per lasciarle riposare 20 minuti
  10. LA COTTURA (il momento più simpatico)
  11. Si scalda la padella antiaderente si adagiano dentro uno alla volta i dischi di impasto e quando si vedono le bolle alzarsi si girano per pochi secondi e poi si passano nella griglia sul fuoco
  12. Quando cominciano a gonfiarsi si girano e in pochi secondi sono pronti
  13. Lasciati raffreddare si possono farcire e si conservano in sacchetti da pane anche per 3 giorni

La stessa ricetta può essere fatta senza lievito e senza sale e le misure sono : la faina deve essere il doppio dell’acqua, e si può agiungere un cucchiaio di olio di semi

usare l’intelligenza mi emoziona, sempre che io ne sia dotata!

E’ da sempre (o almeno, io me ne sono accorta da quando ho iniziato a frequentare siti di scrittura), che si dibatte il problema della comprensibilità o meno della poesia
ne hanno dibattuto illustri personaggi su illustri blog, nel 2012 comparve una polemica infinita che aveva per titolo
“MENO SANGUINETI PIÙ SZYMBORSKA: LIBERIAMO LA POESIA”
innescata da Carlo Carabba e continuata per molti mesi con illustri relatori
l’ho seguita tutta e con interesse sopratutto perché ho molto molto amato Sanguineti e ancora lo amo incondizionatamente
e mi viene da dire una cosa molto semplice :
ma l’emozione ad una lettura arriva soltanto quando vengono coinvolti il “cuore” o i “sentimenti” ?
perché come dice Carabba «si capiscono e commuovono»?
ma davvero vogliamo ridurre il pubblico dei lettori a ricettori passivi, incapaci d’interpretazione, interessati solo alle emozioni che possano comprendere e quindi avere la funzione di commuoverli?
Manganelli scriveva a mo di paradosso: ” , se la com­pren­si­bi­lità è un valore asso­luto, Faletti è meglio di Gadda, si abbia il corag­gio di ammet­terlo.””
non esiste anche una emozione che coinvolge la conoscenza, l’ntelligenza, la curiosità, il voler andare oltre?
io penso di sì, e allora perchè contrapporre due modi di scrittura poetica come se uno escludesse l’altro?
la poesia per me è sempre stata cercare un senso oltre l’immediato, quasi togliere un velo all’usuale al prevedibile…
se si usasse la categoria della comprensibilità in pittura ad esempio, davvero pochi sarebbero i pittori comprensibili!!
persino su Giotto e Caravaggio o Michelangelo ci sarebbero grossi problemi e non solo su Picasso o i contemporanei!
per cui mi chiedo perchè non accettare anche chi scrive in modo astruso e non commuove alle lacrime?
perchè chi scrive come la sua curiosità e la sua intelligenza e la sua storia lo guidano a fare deve sempre spiegare,
mentre chi scrive in maniera “comprensibile” lo si accetta così ad occhi chiusi?
io penso che qualsiasi cosa stimoli la mia ricerca personale sia emozionalmente, sia mentalmente sia nell’insieme di cuore e mente , devo percorrerlo, non posso tricerarmi dietro il non capisco, quindi è da buttare!
la ricerca, lo studio, il leggere oltre “la siepe” dovrebbe essere per chi “scrive” una esigenza fondamentale , almo così io penso

cosa significa per me comprendere una poesia?

cosa capisco di una poesia e di colpo penso, ma cosa capisco di mia figlia, cosa capisco di mia sorella, cosa capisco della vita stessa, e qui freno subito …. mi ci son voluti anni per capire qualcosa della vita, di mia figlia di mia sorella e come mai della poesia voglio capire tutto subito…
allora forse capire una poesia non significa “definire”, ma comprendere nel senso di prenderla con sé e tenerla, perché magari nel tempo potrà svelarti cose che subito non erano evidenti
e io dico per fortuna la poesia non posso capirla in cinque minuti, ma mi serve tempo e vita per farla diventare mia
la poesia non è un romanzo che devo sapere come va a finire o uno spot che deve lasciarmi impressionata, è una composizione di parole di testo, di ritmo e credo ci si debba lasciare investire dal fascino che queste parole e ritmo esercitano su di noi
la poesia non è nemmeno un diario di chi l’ha scritta (Leopardi diceva di non interpretare le sue poesie attraverso la sua vita!!)
io penso che per comprende nel senso di portare con sé una poesia, si debba essere se stessi davanti al testo …

quindi voglia e desiderio di ascolto, di attenzione, non avere fretta, e nemmeno cercare di immedesimarsi in cosa voleva dire l’autore in quel momento,

ma immedesimarsi in noi stessi, lasciare che quelle parole ci parlino di noi
leggevo quamche giorno fa Pavese, un piccolo scorcio de “Il mestiere di vivere” e mi sono fermata ad una frase che non ricordavo assolutamente e che trovo straordinaria:

Far poesie è come far l’amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa.

e mi venivano alla mente altri pensieri che andavano in questa direzione, non tutto è spiegabile, non tutto è comprensibile, non tutto è condivisibile, Eliot diceva ad esempio che la vera poesia può comunicare anche prima di essere capita, proprio nel senso che può carpirti la mente o il cuore o la pancia perché avverti che il poeta si è messo in gioco,
e quando questo avviene io credo spetti al lettore saper ascoltare, senza pretendere di capire subito, ne pretendere di entrare nella sua testa, nel suo animo … che non ci riusciamo nemmeno con le persone che crediamo di conoscere da una vita e a volte, capita pure, che non ci riusciamo con noi stessi
penso io (mio pensiero!!), che la Poesia non è solo testo, interpretazione, non è un spot pubblicitario che vuole colpire ed imporsi semplicemente facendo passare il suo messaggio: compra di più questo o quel prodotto, la poesia è ritmo, ma anche parole che rievocano immagini, pensieri, sensazioni di vita vissuta: il poeta ci sta parlando di noi con noi….
sono anche convinta che leggere poesie abitui ad ascoltare con attenzione, e se non tutto è comprensibile nell’immediato, magari col tempo sapremo meglio cogliere certi significati che l’esperienza personale ci consentirà di apprezzare al meglio, lasciare aperta la porta al desiderio dell’ascolto è per me la consapevolezza di essere non definiti, costruiti ed immobili, nel tempo e nello spazio, ma in continuo divenire e fluire, di fronte a tutto ciò che avremo modo di sperimentare, incontrare durante il nostro vivere quotidiano

certo che non tutto quello che scriviamo ha un senso né in prosa né in poesia, ma mentre in prosa è più semplice cogliere i nessi e connessi, in poesia è sempre più complesso
io credo che dipenda anche dal proprio background, dalle letture dall’aria “poetica” che abbiamo respirato e cerco di spiegarmi
il mio primo approccio alla poesia è stato Eliot e avevo 14 anni con “Old possum’s book of practical cats” (in italiano trdotto come “il libro dei gatti tuttofare”)e mi sono divertita da matti, e poi ho continuato , e sono arrivati altri poeti, Dickinson, Shakespeare, Beckett, Celan, Lorca che trovo unico perchè fonde spontaneità e raffinato lirismo, creando immagini sorprendenti e originali metafore, amo le metafore e anche l’abbondanza di metafore le trovo l’equivalente del colore nei quadri…
la mia folgorazione sulla via della poesia è stata “Poeta en Nueva York” che credo sia uno dei più grandi libri di poesia di tutti i tempi,
Lorca è a New York alla Columbia e vive da studente e ci racconta di una America desolata e tragica come era in quei tempi (1929-30),
riesce a cogliere il soul della società di colore a cui Egli affida la sua speranza di riscatto di questa nazione alienata e degradata che ha perso nelle strade il suo sogno, una poesia in particolare mi accompagna sempre dentro il mio borsellino

Ritorno

Assassinato dal cielo
tra le forme di serpente
e le forme che cercano il cristallo
lascerò crescere i miei capelli.
Con l’albero dei moncherini senza canto
e il bimbo col bianco volto d’uovo.
Con i piccoli animali dalla testa rotta
e l’acqua spezzata dei piedi secchi.
Con tutto quello che è stanchezza sordomuta
e farfalla che annega nel calamaio.
Scontrarsi con il mio volto diverso ogni giorno,
Assassinato dal cielo!

è la poesia che piace a me carica di metafore e di immagini a volte anche due per verso, quasi un rincorresi continuo senza fine
perché mi parla, mi racconta, vedo quelle immagini attraverso il mio background e le vivo
non sto a pensare subito ma cosa vuol dire e devo dire che nemmeno mi interessa più di tanto, quello che voglio è essere appagata dalla visione immaginifica che la parola mi regala
ecco questa è la poesia che io amo e quando la incontro anche sul web, anche se imperfetta, con errori, e imperfezioni, la leggo con piacere , con molto piacere
e sì non tutto quello che leggo sul web è a me consono e non ho idea se sia poesia o meno, ma che dire, cerco sempre di avvicinarmi, anche se poi so che non tornerò più a leggere lì..
le motivazioni per le quali si scrive sono tante anzi infinite e certo ci sono cose di pessimo gusto, ma devo dire che ho sempre apprezzato gli sforzi di chi cerca qualcosa di personale, anche se con errori
io sono un esempio lampante di come non si deve scrivere , eppure mi diverte e lo faccio, anche se sempre meno…ma così è..