Gustave Caillebotte, un impressionista quasi sconosciuto

Gustave Caillebotte
francese 1848 – 1894

Nacque da una ricca famiglia di industriali tessili e Inizialmente segue gli studi giuridici, diplomandosi nel 1870, ma l’amore per la pittura lo porta ad iscriversi all’Ecole des Beaux-Arts, dopo aver brillantemente superato il concorso di ammissione nel 1873. Alla morte del padre, nel 1874, eredita un notevole patrimonio che gli permette di dedicarsi a tempo pieno alla pittura. In questo periodo conosce Edgar Degas e Claude Monet, che lo presentano agli altri impressionisti; nel 1876, su invito di Pierre-Auguste Renoir, partecipa alla seconda mostra degli impressionisti. Il realismo dei soggetti trattati, soprattutto paesaggi urbani e rurali e scene di vita operaia, unito al senso vivo del colore e della luce tipico dell’impressionismo, sarà una costante di tutta la sua produzione artistica
Caillebotte è ricordato non solo come artista, ma anche come mecenate: la sua ricchezza personale gli permette infatti di acquistare opere di impressionisti e di finanziarne la terza esposizione, nel 1877. Come finanziatore e organizzatore partecipa anche alle edizioni del 1879, 1880, 1882 e alla trasferta a New York nel 1885.ù
Dopo il 1882 tenta inutilmente di tenere unito il gruppo impressionista, allora diviso da profonde lacerazioni e gelosie, ma, visti vani i suoi sforzi e deluso dal comportamento di alcuni, decide di abbandonare momentaneamente la pittura per dedicarsi alla navigazione da diporto e al giardinaggio.
A questo scopo si stabilisce a Gennevilliers, di fronte ad Argenteuil, dove acquista una casa in riva alla Senna; tuttavia, nella calma della campagna francese, il suo amore per la pittura rinasce e nel 1888 partecipa al Salon des XX di Bruxelles, recependo in parte le nuove tendenze neoimpressioniste
Muore a Gennevilliers dopo una breve malattia, il 21 febbraio 1894, a soli 46 anni.
Nel testamento dona la sua intera collezione, sessantacinque dipinti suoi e dei più grandi impressionisti, alla stato francese, a condizione che siano esposti prima al Museo del Luxembourg di Parigi, il museo d’arte moderna di allora, e poi al Louvre, Il fratello Martial e Pierre-Auguste Renoir, esecutori testamentari, devono superare l’opposizione dei pittori ufficiali dell’Accademia, che ottusamente pretendono di sceglierne alcuni e di scartarne altri: alla fine ne saranno accettati solo trentotto… che sciocchi!!
ho sempre pensato che il suo lavoro come i suoi quadri fossero poco considerati, ha sempre fatto parte dei “minori” fra gli impressionisti come anche Maufra, ma secondo me a torto, il suo modo di dipingere profondamente disprezzato in un primo tempo anche da Zola per le sue caratteristiche di “verismo” è invece la sua forza, sempre a mio avviso, perchè le sue non sono “fotografie” della realtà, ma interpretazioni della raltà e lo si recepisce soprattutto attraverso l’uso sapientissimo ed elegante che fa della prospettiva

Henri Moret o i suoi colori dell’anima

Henri Moret
francese 1856 – 1918

figlio naturale di Louise Moret, nato da un padre sconosciuto, non vi è nessun dettaglio della sua infanzia, durante il servizio militare a Lorient , Henry Moret scoprì la costa meridionale della Bretagna e divenne allievo del pittore di Lorient Ernest Coroller
fu quindi ammesso all’École des beaux-arts de Paris nei laboratori di Jean-Léon Gérôme e Jean-Paul Laurens nel 1876, e frequentò lo studio di Henri Lehmann , poi l’ Académie Julian a Parigi .
ha iniziato al Salon degli artisti francesi nel 1880 e Incontra Marius Gourdault , un pittore impressionista che soggiorna a Doëlan per l’estate , che poi diventerà un amico. Nel 1881 espone al Salon des Artistes Français e al Salon des Indépendants , per poi trasferirsi a Le Pouldu . “Di carattere indipendente, alloggiato presso il padrone del porto Kerluen e non presso la pensione Gloanec , si lega comunque rapidamente a tutto il gruppo degli impressionisti ” e nel 1888 incontra Paul Gauguine i suoi amici a Pont-Aven . Entra a far parte del suo gruppo e diventa uno dei rappresentanti più interessanti dell’École de Pont-Aven . Nel 1890, si unì a Gauguin e ai suoi amici alla locanda di Marie Henry a Pouldu e poi si trasferì a Doëlan, dove tornò a una tecnica pittorica più impressionista e lavorò sotto contratto per la galleria Durand-Ruel

nel centenario dalla morte di Paul Gauguin (1848-1903) furono esposte a Napoli circa cento opere in una mostra dedicata a Paul Gauguin e la Bretagna, dal titolo ” I colori dell’anima”, realizzate dall’artista francese e da alcuni artisti attivi in Bretagna tra il 1886 e il 1894 e credo che il titolo di quella mostra si adatti molto bene all’opera di Moret, che diede il suo contributo allla cosiddetta scuola di Pont-Aven, formata, fra gli altri da Émile Bernard, Maurice Denis, Charles Filiger, Georges Lacombe, Roderic O’ Conor, Émile Schuffenecker e Paul Sèrusier
la luce della Bretagna, la campagna selvaggia e le coste battute dai venti dell’Atlantico, insieme ai riti e ai costumi popolari, sono i temi preferiti del gruppo, sensibile alla raffinata tradizione delle stampe giapponesi e dell’antica tecnica medievale del ‘”cloisonné”.
presi dalla comune tensione estetica verso soluzioni formali e cromatiche del tutto nuove nel panorama artistico
di fine Ottocento
affascinato dal mare e dalla Bretagna, Moret usò colori profondi e pennellate vigorose per catturare la sua violenza e il suo movimento..
combinando la semplicità ispiratagli dalle stampe giapponese con la tecnica di Impressionista, creò così una miscela magica formata da composizioni semplici e splendide sfumature

i suoi colori e le sue forme sono direi “verosimili”, nello stempo sognanti e veri, una via di mezzo tra il sogno e la realtà. il segno è potente e sicuro e lascia intravedere spazi non dfiniti anche all’interno di realtà ben precise
io ho amato molto questo pittore che come Mufra (che troverete QUI) ha “cantato” la Bretagna, terra a me particolarmente cara, terdove a 17 anni partii per il mio primo lavoro importante, terra dove tornai amante felice qualche anno dopo e dopo ancora con al seno il mio pulcino
ci sono nelle tele di Moret, i luoghi dei miei soggiorni e dei miei momenti felici, colmi di sogni colorati come colorato è il suo mare
ebbi la fortuna per un caso della vita o meglio per un incontro davvero particolare di incontrare un vecchio Signore che è il piu’ grande collezionista delle opere di Moret, (moltissime opere di Moret appartengono a collezioni private) e che mi ha lasciato e mi lascia la possibilità di goderle quando ne ho voglia e quando posso anche
se ora non c’è più e questo a volte penso sia un segno del destino…

i girasoli in vaso di Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh, Vaso con dodici girasoli, Dettaglio
Monaco di Baviera, Neue Pinakothek

“Il girasole è mio” dichiarò una volta Van Gogh, dimostrando come per il pittore questi fiori avessero un significato profondo: offrire conforto ai cuori turbati. Per Van Gogh, l’associazione del girasole con l’arte e con l’amore potrebbe aver incluso l’idea dell’arte (ma anche del sodalizio e della collaborazione) che sperava di forgiare con Gauguin.
Nel febbraio del 1890 il pittore scrisse al critico Albert Aurier suggerendo che le due immagini di girasoli che esponeva a Bruxelles (le versioni di Monaco e di Londra) avrebbero potuto “esprimere l’idea di gratitudine”.
E, al tempo stesso, gratitudine all’amico Paul Gauguin, sorprendendolo con una esplosione di colore, giallo come la felicità.
iniziò a dipingere un singolo girasole in un orto e finì con un’opera che divenne famosa nel mondo: Vincent Van Gogh realizzò cinque quadri che accolgono lo stesso soggetto, i Girasoli, conservati alla National Gallery di Londra, al Van Gogh Museum di Amsterdam, alla Neue Pinakothek di Monaco, al Philadelphia Museum of Art e al Sompo Museum di Tokyo.
Il giallo, secondo Van Gogh, poteva alludere alla felicità. Ma era anche il colore della Provenza e un omaggio al pittore provenzale Monticelli che “dipinse il Sud della Francia tutto in giallo, tutto in arancione, tutto in zolfo”.
Anche Van Gogh ha creato un simile effetto di calore incandescente, in particolare con le teste circolari dei semi, che sembrano sostituire il sole stesso.
Non può esserci pianta più adatta dei girasoli per regalare, in un momento, come quello che stiamo vivendo, di lontananza dall’arte e dal mondo, un po’ di umana vicinanza.
La stessa che Vincent ricercava nell’amico Paul Gauguin che definiva i dipinti di girasole “completamente Vincent”. Per lui Van Gogh dipingeva questi soggetti che lo avrebbero consacrato per sempre come “il pittore dei girasoli”.
“Ci sto lavorando ogni mattina, dall’alba in avanti, in quanto i fiori si avvizziscono così rapidamente” scriveva da Arles al fratello Theo, rivelando la sua attività febbrile, in previsione dell’arrivo di Gauguin alla Casa Gialla. Fu qui, nel Sud della Francia, che tra il 1888 e il 1889 Van Gogh realizzò alcune delle sue più tele più celebri, accanto a quelle dipinte, due anni prima, nel quartiere parigino di Montmartre. “Vorrei fare una decorazione per lo studio. Nient’altro che grandi girasoli” annunciava a Theo, sperando che l’arrivo di Gauguin potesse rappresentare il primo passo per dare vita ad una nuova “associazione” di artisti.
la serie dei girasoli in vaso, la più famosa, nacque proprio in questi anni di vitalità e ottimismo, durante l’estate, mentre Vincent attende con ansia l’arrivo di Paul. Per abbellire la stanza del suo ospite e impressionarlo aveva previsto di dipingere una dozzina di tele. Ma il progetto si fermò a sette girasoli e anche la vita in comune con Gauguin, arrivato ad Arles il 23 ottobre 1888, si arrestò dopo soli due mesi di convivenza.
Dopo lo scontro, avvenuto il 23 dicembre dello stesso anno – quando Van Gogh minacciò l’amico con un coltello e poi si tagliòparte dell’orecchio sinistro – Gauguin tornò a Parigi. Sebbene i due non si siano mai più rivisti, continuarono a scambiarsi lunghe lettere e Gauguin chiese a Van Gogh di realizzare per lui un dipinto con i girasoli.
Per dipingere i suoi fiori preferiti il pittore utilizzò tre tonalità di giallo – tre gialli cromati, il giallo ocra e il verde veronese “e nient’altro” – dimostrando come fosse possibile creare un’immagine con numerose variazioni di un singolo colore, senza alcuna perdita di eloquenza.

Girasoli della National Gallery – Londra


In questa tela, i quindici girasoli vengono riprodotti dall’artista in diverse fasi del loro ciclo di vita, dal germoglio giovane fino alla maturità e all’eventuale decadimento e morte. Il bocciolo nell’angolo in basso a sinistra deve ancora raggiungere il pieno fiore, sette fiori sono in piena fioritura e gli altri sette hanno perso i loro petali e si stanno trasformando in seme.
I tratti lunghi seguono la direzione di petali, foglie e steli, le cui linee sinuose richiamano quelle dell’Art Nouveau. L’artista ha sfruttato la consistenza rigida delle nuove pitture ad olio introdotte nel XIX secolo per creare spessi effetti di impasto.
L’opera fu realizzata nel 1888 e segue le pitture floreali olandesi del XVII secolo che sottolineano la caducità della natura umana. Acquistata dalla National Gallery con il contribuito del Courtauld Fund nel 1924, è l’opera della collezione più venduta e riprodotta nel merchandise.


i Girasoli della Neue Pinakothek di Monaco


Vincent realizzò quest’opera nell’agosto nel 1888 nel suo atelier di Arles, mentre aspettava l’arrivo di Paul Gauguin. La tela rappresenta un vaso di fiori, con la base di supporto e lo sfondo. Una luminosità rara si sprigiona dal turchese – scelto come colore dello sfondo – che accentua le tonalità gialle e marroni dei petali dei grandi fiori gialli. In essi è tutta racchiusa l’idea della Provenza d’estate e della vita trascorsa dall’artista olandese in un periodo in cui, nella sua testa, bussava spesso un sogno: vivere in una sorta di “comune di artisti”.
Il dipinto ospitato a Monaco di Baviera è una delle più importanti versioni dei Girasoli. L’artista considerava questa versione complementare a quella esposta alla National Gallery di Londra.


Girasoli del Van Gogh Museum di Amsterdam


Vincent dipinse questa versione dei Girasoli a gennaio del 1889 durante il suo soggiorno ad Arles, un mese dopo la brusca interruzione della convivenza con Gauguin. La firma dell’artista si trova sul vaso: come i grandi maestri del passato usava solo il proprio nome di battesimo.
Una ricerca condotta su questo capolavoro presso il Van Gogh Museum ha fornito molte nuove informazioni sulle condizioni del dipinto e sui materiali utilizzati da Van Gogh. Una delle conclusioni è che l’opera è stabile, ma fragile, conclusione che ha spinto la direzione a decidere di non spostare mai più il capolavoro da Amsterdam. L’opera era stata prestata solo sei volte nei 46 anni di storia del museo. L’ultima volta è stata nel 2014, quando il dipinto era volato alla National Gallery di Londra per essere esposto insieme alla versione di Girasoli della collezione inglese.
I Girasoli di Amsterdam sono stati dipinti su un particolare rotolo di lino. Ci sono più strati di vernice sulla tela, tutti aggiunti in un secondo momento e non dallo stesso Van Gogh. Si tratta di strati sporchi e ingialliti che non possono essere rimossi perché in alcuni punti risultano mescolati alla pittura originaria.


Girasoli del Philadelphia Museum of Art


È probabile che questa versione a dodici fiori, conservata presso il Philadelphia Museum of Art, risalga al mese di gennaio del 1889, così come le due copie della versione a quindici, custodite al Van Gogh Museum e al Sompo Japan Museum of Art di Tokyo.


Girasoli del Sompo Japan Museum of Art di Tokyo


Con la lussureggiante composizione di quindici girasoli in un barattolo giallo attorno ad un singolo fiore, con un punto rosso simile ad un occhio, van Gogh celebra la bellezza della vita, infondendo a ogni singolo girasole il suo impatto espressivo. L’opera è dipinta su una porzione di un foglio di tela di 20 metri acquistato da Gauguin quando venne a vivere e lavorare con van Gogh ad Arles.

grazie infinite dell’aiuto a Samantha De Martin

Edgard Degas o del ballo

Edgar Degas
francese 1834 – 1917

sicuramente una delle figure piu’ importanti e prolifiche dell’Impressionismo, anche se si distense dagli altri impressionisti per molti motivi
primo e non poco importante fu il fatto di avere una famiglia agiata alle spalle che non condizionò il suo lavoro e gli permise di vivere “senza dover contare sulla sua pittura”
altro motivo di differenza non amava gli “esterni”, i paesaggi, preferiva dipingere interni con ballerine, donne al bagno, donne dalla modista, insomma percorse per molti versi gli interni del mondo delle donne di quel tempo
quando dipinse all’aria aperta, furono spesso corse di cavalli, benchè riconosciuto come uno dei grandi, fini la sua vita in assoluta solitudine e quasi cieco, smise di dipingere intorno al 1910, dedicandosi poi alla scultura che “sentiva” nelle mani.
era stato certamente un uomo colto, aveva compiuto studi classici e fu molto influenzato dal suo maestro Ingres, incontrerà anche Manet che lo spingerà alla definitiva scelta impressionista
credo che la sua ricerca si sia rivolta in particolare allo studio degli effetti della luce artificiale e i suoi quadri dedicati al mondo dello spettacoloce ne danno una piena dimostrazione forse anche le stampe giapponesi che amava collezionare influirono sul suo modo di dipingere
la famiglia è di condizioni agiate. Viene educato dal padre, che gli consente di dedicarsi al disegno e gli fa conoscere il mondo dell’arte.
Lasciata l’Università, inizia a frequentare lo studio di Barrias. Passa, quindi, alla scuola di Lamothe, un allievo di Ingres. Nel 1855 entra all’École des Beaux-Arts.
Nel 1856 Degas realizza il primo viaggio in Italia. Dopo un soggiorno romano, si trasferisce a Napoli, dove inizia a dipingere i due ritratti delle cugine Bellelli. L’anno successivo torna a Roma per frequentare l’Académie Française.
Nel 1858 Degas è a Firenze. Qui ha modo di conoscere i macchiaioli. Realizza alcuni studi per La famiglia Bellelli, grande tela che porterà a termine nel 1867. Nel corso del soggiorno italiano visita anche Viterbo, Orvieto, Perugia e Assisi. A colpirlo è soprattutto la pittura di Signorelli, Botticelli e Raffaello.
Nel 1859 torna a Parigi. È attratto dalle corse dei cavalli e dalla vita di teatro. Frequenta anche vari artisti, tra cui, dal 1862, Edouard Manet.
Nel 1865 espone al Salon e riceve i complimenti di Puvis de Chavannes. Trascorre parecchio tempo al Cafè Guerbois, luogo di incontro di numerosi giovani pittori e dei futuri impressionisti.
Nel 1870, scoppiata la guerra franco-prussiana, Degas si arruola in fanteria.
Nel 1872 parte per New Orleans, dove vivono i parenti della madre. Qui dipinge diverse tele, tra cui L’ufficio del cotone.

Di ritorno nuovamente a Parigi, nel 1873, riprende contatto con gli impressionisti. Con loro partecipa alla prima mostra impressionista nello studio del fotografo Nadar (1874).
Nel 1875 dipinge L’absinthe.


Nel 1876 e nel 1877 espone alla IIª e IIIª mostra impressionista, presentando dipinti di ballerine e nudi femminili. Nel 1878 dipinge il Ritratto di Diego Martelli. A partire dal 1880, dopo un viaggio in Spagna, inizia a dedicarsi anche all’incisione. partecipa anche alla mostra degli impressionisti del 1881, .

L’anno successivo si applica al tema delle donne dalla modista.
Nel 1883 muore il grande amico e maestro Manet. Degas si chiude in un profondo isolamento, motivato anche da crescenti disturbi alla vista.
Nel 1886 partecipa senza successo all’ultima mostra degli impressionisti. Tre anni più tardi visita la Spagna e il Marocco con Giovanni Boldini. Nel 1890 soggiorna in Borgogna, dove realizza alcuni pastelli.
Nel 1893 tiene la prima personale presso la galleria Durand-Ruel, dove presenta una serie di paesaggi. Quasi cieco, Degas si dedica principalmente alla scultura. Modella statuine di cavalli, ballerine, donne al bagno e che si asciugano. Nel contempo si accentua il suo interesse verso il collezionismo di opere d’arte. Raccoglie così opere di numerosi artisti, tra cui Ingres e Delacroix.
Nel 1905 dipinge Madame Alexis Rouart e i due figli, una delle ultime opere.
Edgar Degas muore a Parigi nel 1917.

questa serie di post sarà dedicata soprattutto al mondo del ballo tranne i primi dipinti che sono tappe importanti del suo modo di dipingere

Henri-Edmond CROSS dal “puntinismo” alla ricerca

Henri-Edmond CROSS
(Delacroix)
francese 1856 – 1910

devo dire per corrttezza che è un pittore al quale sono molto legata, non tanto per la tecnica del “puntinismo” che mi lascia indifferente, ma mi piace come usa la luce, i colori e trovo la sua ricerca davvero carica di spunti e di innovazioni che hanno poi fatto il giro del mondo

l’itinerario artistico di di Henri Edmondo Cross comincia simbolicamente nel nord della Francia nacque infatti a Dotai nel 1856 efin dall’età di dieci anni un suo cugino pensò che avesse dei “doni artistici” e gli fece frequentare dei corsi di disegno a Lilla
il giovane Henri Edmondo (Delacroix il suo vero nome)…ebbe come maestri e professori Carolus Duran, Alphonse Colas e più tardi a Parigi, Francesco Boivin
a 25 anni, espose per la prima volta e cambiò suo nome da Delacroix in Cross che ne è la traduzione in inglese per evitare ogni confusione con Eugène Delacroix
condividendo gli stessi ideali in estetica pittorica con Signac, Angrand o Maximilien Luce e Théo vaglio Rysselberghe egli aderirà molto rapidamente alla tecnica del “puntinismo” nelle sue prime opere
a questo periodo appartengono le tele che sono per la maggior parte dedicate alla descrizione dei giardini dell’osservatorio e del Lussemburgo e quando scopri la natura del mezzogiorno della Francia cominciò una sua lenta mutazione
ma la grande mutazione reale del suo stile si operò nel 1891, nel momento in cui spariva Giorgio Seurat e H.E.Cross arrivò al “divisionismo”, ruppe così con un’estetica che praticava da dieci anni
per adottare con entusiasmo quella del gruppo che animava il Salone degli Indipendenti (manifestazione di cui fu uno degli ideatori fin da 1884)
il vecchio discepolo degli impressionisti appese il ritratto divisionista della sua donna al Salone degli Indipendenti
sceglie di vivere in grande parte dell’anno nel Var, Saint-Clair dove potè meditare e continuare le sue ricerche sulla luce e la sua osservazione della natura… creò così dei capolavori che fecero di lui l’eguale di un Turner o d’un Poussin come La fattoria la mattina (The Farm, Evening 1893)


da allora il suo stile così particolare cominciò a conoscere la notorietà: le esposizioni si susseguirono: nel 1896 al Salone dell’art nouveau, e nel 1899 alla Galleria Durand-Ruel.
fu anche politicamente impegnato, poiché fu l’amico degli anarchici e portò il suo sostegno a Jean Grave, ma la salute tuttavia non gli fu amica e penalizzò questo magnifico poeta della luce…
ebbe problemi molto seri agli occhi e decise di fare un soggiorno in Italia dove meditò sulle opere del Tintoreto e di Canaletto
penso si possa dire che il fauvisme è là nelle sue opere, presentito, annunciato e si sente spuntare nei suoi quadri dell’inizio del XX secolo come il germoglio di una nuova armonia cromatica che fece scuola in seguito con Matisse e prefigurò così la dottrina della nuova pittura astratta
contribuì sicuramente coi neoimpressionisti ad un sconvolgimento storico che rimise in discussione tutte le teorie della pittura
al crepuscolo di una vita troppo breve, visitò ancora una volta la Toscana prima di riguadagnare il Lavandou dove compose le sue ultime opere, nel maggio 1910 fu portato via tragicamente a 54 anni da un tumore che l’assillava da tempo

George Braque tra impressionismo, fauvismo e cubismo

Georges Braque
francese 1882 – 1963

Georges Braque nasce ad Argenteuil-sur-Seine il 13 maggio 1882. Passa la gioventù a Le Havre e frequenta alla sera l’Ecole des Beaux-Arts dal 1897 al 1899. Si trasferisce quindi a Parigi dove studia privatamente con un maestro decoratore ed ottiene il diploma di artigiano nel 1901. Dal 1902 al 1904 dipinge all’Académie Humbert di Parigi, dove incontra Marie Laurencin e Francis Picabia.
Conclusa la fase impressionista, dal 1906 Braque aderisce al fauvismo; dopo un’estate ad Anversa con Othon Friesz, l’anno successivo espone le sue opere fauve al Salon des Indépendants di Parigi. La sua prima personale si tiene a Parigi nel 1908, alla galleria di D-H Kahnweiler. Dal 1909 Braque e Pablo Picasso sviluppano il cubismo e nel 1911 le opere dei due artisti si presentano estremamente simili. Nel 1912 iniziano a inserire nei loro dipinti elementi di collage e sperimentano la tecnica del papier collé. La loro collaborazione artistica dura fino al 1914. Ferito nella prima guerra mondiale, Braque stringe amicizia con Juan Gris dopo la convalescenza, nel 1917.
Dopo la prima guerra mondiale la sua opera diviene più libera e più schematica. La sua fama cresce notevolmente nel 1922, in seguito a un’importante mostra al Salon d’Automne di Parigi. Verso la metà degli anni ’20, Braque cura la scenografia di due balletti di Sergei Diaghilev. Alla fine del decennio si riaccosta a una più realistica interpretazione della natura, sebbene alcuni aspetti del cubismo siano destinati a restare sempre presenti nella sua opera. Nel 1931 Braque esegue le sue prime sculture in gesso e affronta temi della mitologia. La sua prima importante retrospettiva si tiene nel 1933 alla Kunsthalle Basel. Nel 1937 ottiene il primo premio al Carnegie International di Pittsburg.
Braque trascorre a Parigi gli anni della seconda guerra mondiale. I suoi dipinti di quel periodo, per gran parte nature morte e interni d’ambiente, hanno toni più cupi. Oltre a dipingere, Braque esegue litografie, incisioni e sculture. Dalla fine degli anni ’40 si dedica a temi ricorrenti, quali uccelli, ateliers, paesaggi e marine. Nei suoi ultimi anni le precarie condizioni di salute gli impediscono di accettare altre grandi commissioni, anche se continua a dedicarsi alla pittura, alla litografia, e al disegno di gioielli. Muore a Parigi il 31 agosto 1963.

Olive Tree vicino all’Estaque

questo dipinto è un esempio del lavoro di Georges Braque all’interno del movimento fauvista, che è arrivato abbastanza presto nella sua carriera. La maggior parte dei suoi dipinti fauvistierano paesaggi, o paesaggi urbani. Ha catturato porti locali e piccole città, nonché campagne più aperte. Questo pezzo, Olive Tree vicino all’Estaque, è quindi leggermente diverso in quanto focalizza i nostri occhi su un singolo albero in primo piano. A destra si vede una piccola sezione di una casa e centralmente possiamo guardare in lontananza. La combinazione di colori colpisce subito, i toni accesi dominano ogni parte della tela e questo è tipico del mondo audace dei fauvisti. L’olivo stesso si inclina da sinistra, suggerendo anni di sviluppo al mutare delle stagioni e delle condizioni. Il tronco è prevalentemente rosso e rosa, con fogliame poi creato utilizzando tocchi di verde. Questo può non sembrare particolarmente insolito, ma la luminosità non diminuisce, ovunque nella scena.
Il fondo è di un colore dorato, mentre il cielo è di un verde chiaro che ricorda i toni del fogliame dell’albero. Tuttavia, le linee scure vengono utilizzate allo scopo di creare la forma. Definiscono i bordi del tronco e dei rami, nonché i confini della casa e definiscono anche tutti gli alberi più lontani sullo sfondo. Braque ha trovato la campagna come fonte di ispirazione per il suo lavoro e ha trovato ogni sorta di luoghi diversi da cui produrre il lavoro. L’Estaque , a sua volta, è presente in molte occasioni nel suo lavoro fauvista e anche in seguito avrebbe prodotto anche dipinti in stile più cubista di questa regione. Alla fine è passato alla pittura di nature morte, invece, per come poteva facilmente manipolare il contenuto e anche vederlo da diverse angolazioni con poco sforzo.

Gabriële Buffet o “il cervello erotico” dice Francis Picabia

prima di parlare di Francis Picabia, uno dei massimi espionnenti del Gruppo di Puteauz, penso si debba parlare di sua moglie Gabriële Buffet, che fu senza troppo apparire uno dei personaggi che hanno fatto la storia e la differenza di quel periodo storico ed artistico. Musicista, moglie di Francis Picabia, amante di Marcel Duchamp e amica di Guillaume Apollinaire, Gabriële Buffet aveva un dono: quello di scoprire i geni e di essere al loro servizio. Questa donna d’avanguardia ha svolto un ruolo centrale nella storia dell’arte dei primi del 20 ° secolo. Tuttavia, è rimasta nell’ombra per molto tempo.

Le sue pronipoti, Anne e Claire Berest, le dedicano un libro. Per ricostruire meglio una storia familiare dolorosa e sconosciuta. E metti fine al silenzio.
Gabriële Buffet-Picabia è stata una delle poche donne a studiare alla Schola di Berlino. Questa talentuosa musicista, attaccata alla sua indipendenza – non voleva sposarsi o avere figli – ha deciso dall’oggi al domani di rinunciare ai suoi sogni. Siamo nel 1908; Gabriële ha 27 anni. Ha appena incontrato Francis Picabia. Diventerà il cervello della sua pittura e lo guiderà verso l’astrazione.
Perché Gabriële Buffet-Picabia aveva un dono: quello di riconoscere il talento! Igor Stravinksi, Jean Arp, Francis Picabia, Marcel Duchamp che ha conosciuto quando aveva solo 24 anni, o Elsa Schiaparelli, che ha incontrato su una nave diretta a New York e alla quale ha presentato il couturier Poiret… Tutti gli devono molto! Era una regina. E anche un re. Jean Arp ha scritto questa bellissima definizione di Gabriële: “Gabrielle è un re. Gabrielle è una regina. Ama la magia. Anche intrappolato nella tela di un ragno, rimane limpido come la luce del giorno ”.Ha svolto un ruolo centrale nella storia dell’arte. Eppure Gabriële Buffet è una di quelle rare persone che si ritira dalla storia, per farsi da parte minimizzando il suo ruolo con gli artisti.
Ma Gabriële non si è mai sentita di fare sacrifici. Era una donna libera e indipendente. “Ero come un uomo. Non volevo limitare la mia vita. Ho sempre vissuto la mia vita da avventuriero, concedendomi cose che gli altri non fanno. Mi sarebbe piaciuto viaggiare molto di più. A volte ero frustrato per non avere le avventure che volevo vivere, quindi ho avuto avventure all’interno dei rapporti che avevo con le persone. “
Una cosa rimane però un mistero tra i Picabia: il rapporto con i loro figli. Gabriële e Francis avevano quattro figli affidati a loro volta a tate, parenti o mandati in collegio. Insomma, bambini ingombranti a cui si interessavano poco! Vincente, il più giovane, si è suicidato a 27 anni, lasciando una bambina, Lélia Picabia, che ha tracciato una linea su questa dolorosa storia familiare. Nonostante questo nome prestigioso, Anne e Claire Berest, le sue figlie, scoprirono tardi di essere le pronipoti di Gabriële. Hanno deciso di tornare indietro nel tempo per comprendere meglio la loro storia dedicando un libro a Gabriële Buffet-Picabia. Una donna brillante e moderna con una vita romantica e un destino straordinario!

Gabriële avrebbe potuto essere una grande artista, una musicista che aveva studiato composizione a Parigi e poi a Berlino, dove fece amicizia con Edgard Varèse. Ma un incontro, una sconvolgente storia d’amore cambierà il corso della sua esistenza. Nel 1908 incontrò Francis Picabia e abbandonò immediatamente il pianoforte e gli spartiti per una vita di follia surrealista. “Stare con lui è un progetto in sé. Una creazione di tutti i giorni ” .
Da quel momento in poi accompagnerà il fantastico viaggio e la creazione sfrenata di Picabia. Più che una musa, consiglia, condivide le sue intuizioni, interviene per guidare la ricerca del pittore postimpressionista. Per lei, ecco un giovane che fa vecchie pitture. Appassionata di musica d’avanguardia, lo spinge verso l’astrazione, guidandolo nella sua ricerca di un nuovo linguaggio artistico. Picabia, artista di successo celebrato per i suoi paesaggi normanni, abbandona una chiara carriera e intraprende insieme a lui un’avventura artistica fondamentale. I colori diventano come note musicali, non vengono più usati per trascrivere la realtà. Partecipò all’invenzione dell’astrazione, frequentò i cubisti del gruppo Puteaux, poi, con 391,annuncia Dada a cui parteciperà attivamente. Gabriële incontra il bel Marcel Duchamp che diventerà un alter ego per Picabia. Lei sa istintivamente che i due uomini dovrebbero andare d’accordo. “Condividono il gusto per le icone che si spezzano, per l’arte dell’ironia e per l’ironia dell’arte, per gli scherzi in ogni circostanza e per la morte di Dio” . Insieme formano uno strano trio in cui si intersecano relazioni amichevoli, romantiche e artistiche, lontane dai canoni piccolo borghesi dell’epoca.
Una galleria di personaggi, tutti accuratamente abbozzati, accompagna gli amanti, Arthur Cravan, Isadora Duncan, Alfred Stieglitz, Elsa Schiaparelli, Tristan Tzara, Jean Arp, Henri-Pierre Roché, poi Germaine Everling, l’amante di Picabia per la quale lascerà Gabriële. . Negli anni ’10, poi durante la prima guerra mondiale che fa a pezzi l’Europa ma a cui non importa, tutta questa gioiosa colonia pensa solo alla creazione, ai viaggi a tamburo nelle tante macchine di Picabia, non si cura dei confini, nazionalismo e soprattutto partito, anche se in testa c’è il loro amico Guillaume Apollinaire, anima gemella di Gabriële. “Il denaro, secondo lui, è fatto per essere bevuto, speso, mangiato, buttato dalle finestre del piacere”. Tra Parigi, New York, Cassis, Barcellona o Zurigo, il racconto vorticoso delle sorelle Berest collega provocazioni, periodi di creazione e depressione, feste di piacere e cadute libere. Poiché il carattere di Picabia, un grande amante dell’oppio, è mutevole, non diciamo ancora bipolare. E se Gabriële è un’ispiratrice, una “donna dal cervello erotico” come la definiva il maruto, che mette in ginocchio tutti gli uomini che incontra, è anche quella che permette alla formidabile macchina intellettuale Picabia di correre a tutta velocità, a sua volta manager, performer. e infermiera.

Frantisek Kupka: dal realismo all’arte astratta (gruppo di Puteaux)

Frantisek Kupka
ceco 1871 – 1957

noto anche come Frank Kupka o François Kupka, è stato un pittore e artista grafico ceco, è stato un pioniere e co-fondatore delle prime fasi del movimento di arte astratta e orfico Cubismo (Orfismo). Le opere astratte di Kupka sono nate da una base di realismo, ma in seguito si è evoluto in pura arte astratta.
è nato a Opočno (Boemia orientale) in Austria-Ungheria nel 1871. Dal 1889 al 1892 ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Praga. In questo momento, ha dipinto temi storici e patriottici. Kupka si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Vienna, dove si concentra su temi simbolici e allegorici. Fu influenzato dal pittore e riformatore sociale Karl Wilhelm Diefenbach (1851-1913) e dal suo stile di vita naturista. Kupka espose al Kunstverein di Vienna nel 1894. Il suo coinvolgimento con la teosofia e la filosofia orientale risale a questo periodo. Nella primavera del 1894 Kupka si era stabilito a Parigi; lì ha frequentato ilAcadémie Julian brevemente e poi ha studiato con Jean-Pierre Laurens al École des Beaux-Arts.
ha prestato servizio come volontario nella prima guerra mondiale ed è menzionato in La Main coupée di Blaise Cendrars. Cendrars lo descrive come un “soldato orgoglioso, calmo, placido, forte” … ma davvero troppo vecchio per essere un soldato, essendo di almeno 25 anni più vecchio degli altri. Quando il reggimento partì da Parigi per il fronte in Piccardia (marciarono per tutto il tragitto a piedi), Madame Kupka incontrò la colonna mentre arrivavano alla rotonda di La Défense, vicino a dove vivevano. Marciò con loro, portando la borsa del marito e il fucile. Avrebbe marciato fino al fronte, ma alla fine del primo giorno il colonnello la fece arrestare e rispedire a Parigi. In seguito si è recata in prima linea per trascorrere del tempo con suo marito.
ha lavorato come illustratore di libri e poster e, durante i suoi primi anni a Parigi, è diventato noto per i suoi disegni satirici per giornali e riviste. Nel 1906 si stabilisce a Puteaux, un sobborgo di Parigi, e nello stesso anno espone per la prima volta al Salon d’Automne
rimase profondamente colpito dal primo Manifesto futurista, pubblicato nel 1909 su Le Figaro. Il dipinto di Kupka del 1909 Piano Keyboard / Lake

ha segnato una rottura nel suo stile di rappresentazione, il suo lavoro divenne sempre più astratto intorno al 1910-1911, riflettendo le sue teorie sul movimento, il colore e il rapporto tra musica e pittura (orfismo).
Nel 1911 partecipò alle riunioni del Gruppo Puteaux (Sezione d’Oro). Nel 1912 espone la sua Amorpha. Fugue à deux couleurs,

al Salon des Indépendants nella sala cubista, sebbene non volesse identificarsi con nessun movimento. Creation in the Plastic Arts, un libro completato da Kupka nel 1913, fu pubblicato a Praga nel 1923.
Nel 1931 fu membro fondatore diAbstraction-Création. Nel 1936, il suo lavoro è stato incluso nella mostra Cubismo e arte astratta al Museum of Modern Art di New York City, e in un’importante mostra con un altro pittore ceco, Alphonse Mucha, al Jeu de Paume di Parigi. Una retrospettiva del suo lavoro ha avuto luogo alla Galerie Mánes di Praga nel 1946. Lo stesso anno, Kupka ha partecipato al Salon des Réalités Nouvelles, dove ha continuato a esporre regolarmente fino alla sua morte. Durante i primi anni ’50, ottenne un riconoscimento generale e tenne diverse mostre personali a New York.

Section d’Or o Puteaux Group

Albert Gleizes o della pittura e della teoria (gruppo di Puteaux)

Jean Metzinger dalla geeometria al cubismo (gruppo di Puteaux)

Jean Metzinger dalla geeometria al cubismo (gruppo di Puteaux)

Jean Metzinger
francese 1883 – 1956

è stato un artista, pittore, teorico, scrittore e poeta francese. I suoi primi lavori, dal 1902 al 1904, furono influenzati dal neoimpressionismo di Georges Seurat e Henri Edmond Cross, tra il 1904 e il 1907 Metzinger ha lavorato negli stili divisionista e fauve,

ma dal 1908 fu direttamente coinvolto nel cubismo; sia come artista principale che come teorico principale, Metzinger, dopo Picasso e Braque, è stato cronologicamente il terzo pittore cubista, fu membro fondatore del gruppo di artisti della Section d’Or e, insieme ad Albert Gleizes, scrisse il primo grande trattato sul cubismo nel 1912
Metzinger fu per molti versi un esemplare avanguardista: intellettualmente acuto, assetato di originalità, culturalmente elitario e ambizioso. Verrà dimostrato che questi vari fattori, uniti ai suoi primi interessi per la matematica (soprattutto la geometria), hanno spinto il nuovo approccio visibile non solo nelle sue opere cubiste, ma nelle sue prime opere e in quelle successive al periodo cubista (dopo il 1919). È meglio conosciuto per i suoi contributi all’arte moderna come membro del movimento cubista; meno noto per i suoi contributi all’arte moderna prima dello sviluppo del cubismo.
Seguendo i dipinti meccanizzati della fine degli anni ’20, fino alla sua morte nel 1956, Metzinger si rivolse a un approccio più classico alla pittura con elementi di surrealismo e cubismo; evidentemente l’artista era ancora interessato a questioni di forma, volume, dimensione, posizione relativa e relazione tra gli elementi, insieme alle proprietà geometriche eteree dello spazio.
Dopo il periodo neoimpressionista, divisionista e fauve (dal 1903 al 1907 circa) fino all’anno della sua morte nel 1956, Metzinger ha lavorato in stile cubista con deviazioni epocali in forme geometricamente sperimentali di classicismo, e altrimenti, a differenza di altri del suo entourage, mai ha scoperto che il cubismo non ha soddisfatto le sue esigenze artistiche.

sì arriva dal 1920 al suo periodo postcubista

Section d’Or o Puteaux Group

Albert Gleizes o della pittura e della teoria (gruppo di Puteaux)

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