Carl Vilhelm Holsøe o degli interni di luce

Carl Vilhelm Holsøe
danese 1863 – 1935

Holsøeè un pittore molto particolare e mi è venuto alla mente vedendo un suo quadro nel post di Poesie Stralciate , è particolare perchè ha dipinto quasi esclusivamente interni e anche spesso dalla stessa angolatura , ma con effetti sempre diversi
Nacque a Aarhus, iniziò a studiare pittura alla Royal Danish Academy of Fine Arts di Copenhagen e poi alla Kunstnernes Frie Studieskoler. Nella sua visita in Italia del 1897 fu molto apprezzato, come in una sua apparizione a Monaco, ma soprattutto in Danimarca ebbe grandi riconoscimenti, premi. Fu membro del consiglio di amministrazione della Kunstforeningen e dell’assemblea dell’accademia di Eckersberg. Sposò Emilie Heise che fu sua modella in molte opere.
è uno di quegli artisti che non deve essere descritto, le sue opere dicono di per sé già tutto. I mobili di casa, le finestre, le porte , le sedie sono i soggetti che prediligeva, a volte accompagnati da un coprotagonista femminile. Al primo impatto i suoi quadri appassionano per i colori sensibilmente dosati nella descrizioni delle atmosfere, ma è guardandoli con attenzione nella ricerca dei dettagli che si scopre l’artista espresso al massimo livello.
Come un miniaturista, Holsøe cesellava i legni, le suppellettili, gli infissi rendendoli veri protagonisti dei suoi quadri. La sua pittura potrebbe sembrare monotona, incentrata sull’ossessivo ripetersi degli interni domestici, sennonché la sua grande capacità espressiva, il massiccio uso di pennellate vive, la sapiente dosatura dei riflessi e soprattutto degli scorci di luce negli ambienti, ne fanno ad ogni opera una sorpresa, una nuova meraviglia che incanta tanto sembra impossibile che tali soggetti siano invece ogni volta interpretati in modo nuovo e affascinante
Grande virtuoso della natura morta, inseriva vasellame e oggetti in ferro che rendeva vivi con notevoli tocchi di pennello. La sua è una pittura realista, paragonata in alcuni passaggi a quella del più famoso fiammingo Rembrandt, per la pennellata sicura e vivace, ma più solare.
Holsøe è un maestro nel contrapporre la tensione creata dai giochi di luce sempre magnificamente equilibrati e composti, ai riflessi vivi che si rivelano invece improvvisamente audaci là dove la penombra inizia a coprire gli ambienti e per incanto gli ottoni e le ceramiche brillano.
Perfino le cornici dei quadri appesi alle pareti, nelle opere di Holsøe diventano degni di ammirazione, come i riflessi della luce penetrata dalle finestre sul muro, o le maniglie dei cassetti. La sua pittura tende ad enfatizzare, nella rarefatta luminosità del mattino, gli oggetti più comuni, più scontati e la presenza umana tra questa qualità rappresentativa stupenda, sembra quasi superflua.
fu come Hammershøi quindi principalmente pittore di interni domestici; Indubbiamente essendo molto amico di Hammershøi si sono influenzati a vicenda, ma è impossibile sapere chi abbia optato per primo verso questo argomento. In generale era sempre più popolare tra i pittori danesi man mano che il paese diventava più industriale, con implicazioni di rifugio e restauro dalla vita professionale e dalla città
tuttavia le opere di Holsøe sono state messe in ombra da quelle di Hammershøi: la sua colorazione è meno sottile e sebbene ci siano tipicamente una o talvolta un piccolo gruppo di figure, il lavoro di Holsøe è forse meno innovativo e privo di emozioni rispetto all’espressionismo di Hammershøi ma la sua padronanza della forma e nel godimento della bellezza delle cose – stanze caratteristicamente dai soffitti alti con mobili in mogano – è stato paragonato ai maestri olandesi.

William Bradford o delle terre di ghiaccio

William Bradford
americano 1823 – 1892

nato a New Bedford, Massachusetts nel 1827 da genitori di tradizione quaqquera, fu indirizzato agli affari mercantili ma era solito dipingere nelle ore di svago ed ad un certo punto della vita dopo avere fallito negli affari
adottò la pittura come una professione
cominciò dipingere navi in vari porti e divenne noto come un ritrattista accurato dipinse anche scenari che ben conosceva come il Labrador e le terre del New England e con la stessa fedeltà per il dettaglio “raccontò col pennello” anche le scene delle terre dei ghiacci
nel dipingere le forme e i moti delle onde e l’aspetto del mare e delle tempeste e dei temporali produsse effetti realistici non ottenuti dai pittori che lo avevano preceduto, la sua accuratezza di osservazione e disegno si vede molto bene negli schizzi ad inchiostro, nelle sue tele invece non abbonda sempre nella varietà dei colori ed è piuttosto duro e freddo. anche se migliorò moltissimo nell’uso dei pigmenti dopo averci lavorato molto
Bradford estese i suoi studi alle regioni artiche, fece escursioni nei campi di ghiaccio del nord Atlantico, e disegnò lo scenario rivierasco delle regioni di ghiaccio
queste scene che lui ha dipinto attirarono l’attenzione del pubblico sia in Inghilterra sia in America, un suo quadro fu addirittura acquistato dalla Regina Victoria e fu esibito col suo permesso all’accademia reale nel 1875
non so se si possa definire un grande pittore, certo è che su di me personalmente alcune scene delle terre dei ghiacci hanno esercitato un grande fascino fin da bambina, noi fratelli avevamo un libro sui mari del Nord con le immagini di molti dei suoi dipinti e nel pomeriggio dopo le cinque prima della cena mio padre ci narrava “favole” magiche su quelle figure…
ce n’è una di due enormi icebergs,

anche molto cupi e da dietro ancora oggi vedo spuntare “il Tricheco tritaghiaccio” uno dei personaggi che ancora ho nel cuore, inventati da mio padre per noi fratelli e che io ho tramandato a mia figlia..
per cui, anche se non saranno opere d’arte nel senso classico del termine sono opera “magiche” che possono far sognare

Josephine Wall o delle fantasie surreali

Josephine Wall
inglese 1947

vidi per la prima volta dei suoi lavori alla Mall Gallery a Londra alla fine degli anni ’90 e fui colpita dai colori, incredibili e con sfumature che sembrano uguali, ma sono sempre diverse…
se devo essere sincera non è un modo di dipingere che mi prenda molto, ma non posso non riconoscerle una grande capacità fantastica, i suoi dipinti si possono definire vicini al mondo “surrealista”, anche se mancano della purezza del disegno che contraddistinse i grandi surrealisti
ci sono tuttavia nelle sue opere dei richiami ad un modo di interpretare il mondo che possono affascinare, per i miei gusti sono troppo ridondanti di cose e di particolari, ma sicuamente piacevoli da guardare…
le cose sue che preferisco sono quelle dove dipinge grandi “mondi” all’interno dei quali racchiude “fette” di vita immaginaria che possono essere anche pate del nostro immaginario…
è molto copiata in internet specialmente nei siti che offrono storie virtuali legate al mondo “Fantasy”, non va dimenticato che è anche una pregievole scultrice
fin dall’infanzia Josephine ha avuto una passione per la luce e il colore, la fantasia e il racconto visivo.
la vita di pittore era chiaramente il suo destino! Immagini incantevoli e dettagliate scorrono liberamente dalla sua immaginazione in una cascata infinita di idee.
Il suo primo impiego dopo aver lasciato l’Art College fu al Poole Pottery, dove dipinse i disegni dinamici e dai colori audaci delle ormai famose ceramiche Delphis – molto collezionabili e realizzando prezzi elevati nelle aste specializzate.
si è formata in belle arti al Bournemouth e Poole College of Art. Il fascino di questa pittrice per gli insetti e gli animali, le farfalle in particolare, era molto evidente mentre lavorava alla Poole Pottery. Nel 1968 ha modellato, scolpito e smaltato una serie di figure di insetti e animali in un nuovo corpo di gres, che sono stati esposti per la prima volta in una mostra a Londra al Carlton Towers Hotel e successivamente in una mostra da Harrods.
Oltre al suo amore principale per la pittura, dirige le sue energie creative in figure in ceramica, sculture e riproduzioni di pannelli di vetro colorato. Ha persino capi di abbigliamento personalizzati.
Vive con suo marito a Wisteria Cottage ‘dove lavora in uno studio mansardato appositamente costruito. Le pareti sono ricoperte da un enorme glicine, con splendidi fiori a cascata, ovviamente dipinti a mano. Josephine è convinta che lavorare sotto il tetto a forma di piramide sia fonte di vibrazioni stimolanti, aiutando la sua creatività! Il resto del cottage mostra anche la sua natura artistica, una scena di bosco e farfalle in cucina, fiori e uccelli sui mobili e ancora più glicini sulle porte di vetro del soggiorno. Anche il giardino non sfugge al suo tocco, poiché niente le piace di più che passare il tempo a disegnare caratteristiche insolite e creare un’abbondanza di colori, con una leggera inclinazione verso uno stile vittoriano.
Ha tre figli (due figli e una figlia) e da quando ha sposato Bob ha anche due figliastre.
Gran parte dell’ispirazione per le sue immagini mistiche deriva dalla sua attenta osservazione della natura e dal suo interesse per la sua conservazione. Anche se spesso si sforza di trasmettere un messaggio nelle sue scene, spera anche di ispirare al suo pubblico un viaggio personale nel magico mondo della loro immaginazione.
Josephine lavora principalmente con colori acrilici, che le consentono di dipingere rapidamente e di creare molti effetti testurizzati e colorati. È stata influenzata e ispirata dai talenti illustrativi di Arthur Rackham, dal surrealismo di artisti come Magritte e Salvador Dalì e dal romanticismo dei preraffaelliti. Questo combinato con le sue idee fantasiose ha portato a una gamma ampia e variegata di lavoro.
“L’arte della pittura è più di una carriera per me”, dice, “è un’ossessione divorante e un amore per il colore e la forma. Infatti, se sto lontano dal mio cavalletto per troppo tempo divento irrequieta ed ansiosa di dipingere di nuovo Oltre a una mostra annuale a Londra, tenuta dalla Society for Art of the Imagination a cui appartiene Jo, i suoi lavori possono essere trovati in gallerie di tutto il sud dell’Inghilterra, dalla Cornovaglia al Kent, guadagnando rapidamente popolarità in America.

Juan Gris o delle chitarre e dei violini

Juan Gris
spanolo 1887 – 1927

sotto lo pseudonimo di Juan Gris si nasconde una dalle figure più rilevanti della storia dell’arte spagnola, nonostante una morte precoce, a quaranta anni, José Vittoriano González rappresenta il maestro del cubismo sintetico
i primi anni della sua formazione li passa studiando nella Scuola di San Fernando di Madrid, dopo averla abbandonata diventa discepolo dal pittore José Bruno Carbonaio e comincia ad illustrare con disegni modernisti riviste di poesia e giornali come “Blanco y Negro” e “Madrid Cómico”
nel 1906 si trasferisce a Parigi, dove l’accoglie Daniel Vázquez Díaz che l’introduce nella “casa” conosciuta come “Le Bateau Lavoir” dove entra in contatto diretto con Picasso, Guillaume Apollinaire, André Salmón e Max Jacob attraverso Picasso conosce a Georges Braque e Maurice Raynal e durante questo periodo disegna per le riviste “Le Rire”, “Le Charivari”, ” L’ Assiette au Beurre” o “Le Témoin” e al tempo stesso suoi disegni vengono pubblicati nella rivista umoristica catalana “Papitu”
nel 1912 entra a far parte del movimento cubista, firma un contratto con Henry Kahnweiler e celebra la sua prima esposizione individuale nella Galería Sagot, participa al Salon des Indépendants dove espone il suo Ritratto di Picasso partecipa ad altre esposizioni, nel 1913 realizza composizioni di tipo interamente cubista come le sue famose chitarre, che preludono la freddezza, la sobrietà e la purezza tipiche della sua opera
nell’anno seguente, la sua opera si caratterizza per l’uso del collage e dopo la Prima Guerra Mondiale ed un periodo di penurie economiche, la sua pittura evolve verso quello che viene chiamato “ritorno” all’ordine
fino al fine della sua vita, continua a disegnare in pubblicazioni di avanguardia ed espone nelle migliori gallerie
io penso che intorno al 1913-14 Gris sia arrivato ad una versione personale e matura di Cubismo Sintetico caratterizzata da composizioni rigorosamente geometriche in cui frammentò oggetti e piani come fossero ritmi, si dice che in quel periodo la sua pittura fosse meno spontanea ed istintiva di quella di Picasso o di Braque. non so se sia esatto, io non ne sono per nulla convinta
fu sicuramente piu’ severa e classica, ma verso il 1921 Gris modifica il suo cubismo che diventa un modo di dipingere assolutamente e poetico, i ritmi dei suoi dipinti si possono paragonare ai ritmi dei versi

in questo post troveranno posto sole le opere dedicate agli “strumenti musicali”, sono opere che a me personalmente piacciono molto, dove le chitarre e i violini vengono scoposti, ricomposti e disegnati come oggetti palpitanti

Alice Bailly dal cubismo alla pittura con la lana

Alice Bailly
svizzera 1872 – 1938

è stata una pittrice svizzera , nota per le sue interpretazioni del cubismo, fauvismo, e dei suoi dipinti di lana e la sua partecipazione al movimento Dada
nel 1906, Bailly si era stabilita a Parigi dove fece amicizia con Juan Gris, Francis Picabia e Marie Laurencin, pittori modernisti d’avanguardia che influenzarono le sue opere e la sua vita successiva.
Bailly è nata a Ginevra, in Svizzera, dove ha frequentato l’École des Beaux-Arts e ha seguito corsi per sole donne.
Durante la sua permanenza lì ha studiato con Hugues Bovy e Denise Sarkiss. Successivamente ha studiato a Monaco di Baviera, in Germania.
Mentre era a Parigi per esporre le sue incisioni su legno, si interessò al fauvismo. Ciò che ha attirato Bailly al fauvismo è stato “ l’uso audace dello stile di colori intensi, contorni scuri e anatomia e spazio decisamente irrealistici “. I suoi dipinti in questo stile furono infine esposti al Salon d’Automne nel 1908 insieme a molti altri illustri pittori Fauv.
Nel 1912, il lavoro di Bailly fu scelto per rappresentare gli artisti svizzeri in una mostra che attraversò la Russia, l’Inghilterra e la Spagna. Successivamente, si è immersa nell’estetica futuristica e nell’avanguardia. All’inizio della prima guerra mondiale, Bailly tornò nel suo paese natale, la Svizzera, e inventò i suoi caratteristici ” dipinti di lana “, che erano le sue varianti del cubismo.
Lo stile consisteva in brevi fili di filo colorato che fungevano da pennellate.
Ha realizzato circa 50 di questi dipinti di lana tra il 1913 e il 1922.

Durante la prima guerra mondiale si verificò il fenomeno Dada, in cui Bailly fu brevemente coinvolto. Il movimento, iniziato in Svizzera, consisteva in una varietà di forme d’arte e mirava a provocare reazioni violente nei suoi spettatori, non per compiacere gli occhi del pubblico.
Molti credono che le performances di arte moderna siano derivate da questo movimento.
Nel 1923 si trasferì a Losanna e vi rimase per il resto della vita. Le fu commissionato di dipingere otto larghi murales per il foyer del Teatro di Losanna nel 1936. Questa attività la portò ad una stanchezza tale che avrebbe contribuito alla tubercolosi, malattia che le procurò la morte nel 1938.
La sua volontà finale fu che i proventi della vendita della sua arte fossero utilizzati per stabilire un fondo fiduciario per aiutare giovani artisti svizzeri

Gabriële Buffet o “il cervello erotico” dice Francis Picabia

prima di parlare di Francis Picabia, uno dei massimi espionnenti del Gruppo di Puteauz, penso si debba parlare di sua moglie Gabriële Buffet, che fu senza troppo apparire uno dei personaggi che hanno fatto la storia e la differenza di quel periodo storico ed artistico. Musicista, moglie di Francis Picabia, amante di Marcel Duchamp e amica di Guillaume Apollinaire, Gabriële Buffet aveva un dono: quello di scoprire i geni e di essere al loro servizio. Questa donna d’avanguardia ha svolto un ruolo centrale nella storia dell’arte dei primi del 20 ° secolo. Tuttavia, è rimasta nell’ombra per molto tempo.

Le sue pronipoti, Anne e Claire Berest, le dedicano un libro. Per ricostruire meglio una storia familiare dolorosa e sconosciuta. E metti fine al silenzio.
Gabriële Buffet-Picabia è stata una delle poche donne a studiare alla Schola di Berlino. Questa talentuosa musicista, attaccata alla sua indipendenza – non voleva sposarsi o avere figli – ha deciso dall’oggi al domani di rinunciare ai suoi sogni. Siamo nel 1908; Gabriële ha 27 anni. Ha appena incontrato Francis Picabia. Diventerà il cervello della sua pittura e lo guiderà verso l’astrazione.
Perché Gabriële Buffet-Picabia aveva un dono: quello di riconoscere il talento! Igor Stravinksi, Jean Arp, Francis Picabia, Marcel Duchamp che ha conosciuto quando aveva solo 24 anni, o Elsa Schiaparelli, che ha incontrato su una nave diretta a New York e alla quale ha presentato il couturier Poiret… Tutti gli devono molto! Era una regina. E anche un re. Jean Arp ha scritto questa bellissima definizione di Gabriële: “Gabrielle è un re. Gabrielle è una regina. Ama la magia. Anche intrappolato nella tela di un ragno, rimane limpido come la luce del giorno ”.Ha svolto un ruolo centrale nella storia dell’arte. Eppure Gabriële Buffet è una di quelle rare persone che si ritira dalla storia, per farsi da parte minimizzando il suo ruolo con gli artisti.
Ma Gabriële non si è mai sentita di fare sacrifici. Era una donna libera e indipendente. “Ero come un uomo. Non volevo limitare la mia vita. Ho sempre vissuto la mia vita da avventuriero, concedendomi cose che gli altri non fanno. Mi sarebbe piaciuto viaggiare molto di più. A volte ero frustrato per non avere le avventure che volevo vivere, quindi ho avuto avventure all’interno dei rapporti che avevo con le persone. “
Una cosa rimane però un mistero tra i Picabia: il rapporto con i loro figli. Gabriële e Francis avevano quattro figli affidati a loro volta a tate, parenti o mandati in collegio. Insomma, bambini ingombranti a cui si interessavano poco! Vincente, il più giovane, si è suicidato a 27 anni, lasciando una bambina, Lélia Picabia, che ha tracciato una linea su questa dolorosa storia familiare. Nonostante questo nome prestigioso, Anne e Claire Berest, le sue figlie, scoprirono tardi di essere le pronipoti di Gabriële. Hanno deciso di tornare indietro nel tempo per comprendere meglio la loro storia dedicando un libro a Gabriële Buffet-Picabia. Una donna brillante e moderna con una vita romantica e un destino straordinario!

Gabriële avrebbe potuto essere una grande artista, una musicista che aveva studiato composizione a Parigi e poi a Berlino, dove fece amicizia con Edgard Varèse. Ma un incontro, una sconvolgente storia d’amore cambierà il corso della sua esistenza. Nel 1908 incontrò Francis Picabia e abbandonò immediatamente il pianoforte e gli spartiti per una vita di follia surrealista. “Stare con lui è un progetto in sé. Una creazione di tutti i giorni ” .
Da quel momento in poi accompagnerà il fantastico viaggio e la creazione sfrenata di Picabia. Più che una musa, consiglia, condivide le sue intuizioni, interviene per guidare la ricerca del pittore postimpressionista. Per lei, ecco un giovane che fa vecchie pitture. Appassionata di musica d’avanguardia, lo spinge verso l’astrazione, guidandolo nella sua ricerca di un nuovo linguaggio artistico. Picabia, artista di successo celebrato per i suoi paesaggi normanni, abbandona una chiara carriera e intraprende insieme a lui un’avventura artistica fondamentale. I colori diventano come note musicali, non vengono più usati per trascrivere la realtà. Partecipò all’invenzione dell’astrazione, frequentò i cubisti del gruppo Puteaux, poi, con 391,annuncia Dada a cui parteciperà attivamente. Gabriële incontra il bel Marcel Duchamp che diventerà un alter ego per Picabia. Lei sa istintivamente che i due uomini dovrebbero andare d’accordo. “Condividono il gusto per le icone che si spezzano, per l’arte dell’ironia e per l’ironia dell’arte, per gli scherzi in ogni circostanza e per la morte di Dio” . Insieme formano uno strano trio in cui si intersecano relazioni amichevoli, romantiche e artistiche, lontane dai canoni piccolo borghesi dell’epoca.
Una galleria di personaggi, tutti accuratamente abbozzati, accompagna gli amanti, Arthur Cravan, Isadora Duncan, Alfred Stieglitz, Elsa Schiaparelli, Tristan Tzara, Jean Arp, Henri-Pierre Roché, poi Germaine Everling, l’amante di Picabia per la quale lascerà Gabriële. . Negli anni ’10, poi durante la prima guerra mondiale che fa a pezzi l’Europa ma a cui non importa, tutta questa gioiosa colonia pensa solo alla creazione, ai viaggi a tamburo nelle tante macchine di Picabia, non si cura dei confini, nazionalismo e soprattutto partito, anche se in testa c’è il loro amico Guillaume Apollinaire, anima gemella di Gabriële. “Il denaro, secondo lui, è fatto per essere bevuto, speso, mangiato, buttato dalle finestre del piacere”. Tra Parigi, New York, Cassis, Barcellona o Zurigo, il racconto vorticoso delle sorelle Berest collega provocazioni, periodi di creazione e depressione, feste di piacere e cadute libere. Poiché il carattere di Picabia, un grande amante dell’oppio, è mutevole, non diciamo ancora bipolare. E se Gabriële è un’ispiratrice, una “donna dal cervello erotico” come la definiva il maruto, che mette in ginocchio tutti gli uomini che incontra, è anche quella che permette alla formidabile macchina intellettuale Picabia di correre a tutta velocità, a sua volta manager, performer. e infermiera.

Frantisek Kupka: dal realismo all’arte astratta (gruppo di Puteaux)

Frantisek Kupka
ceco 1871 – 1957

noto anche come Frank Kupka o François Kupka, è stato un pittore e artista grafico ceco, è stato un pioniere e co-fondatore delle prime fasi del movimento di arte astratta e orfico Cubismo (Orfismo). Le opere astratte di Kupka sono nate da una base di realismo, ma in seguito si è evoluto in pura arte astratta.
è nato a Opočno (Boemia orientale) in Austria-Ungheria nel 1871. Dal 1889 al 1892 ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Praga. In questo momento, ha dipinto temi storici e patriottici. Kupka si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Vienna, dove si concentra su temi simbolici e allegorici. Fu influenzato dal pittore e riformatore sociale Karl Wilhelm Diefenbach (1851-1913) e dal suo stile di vita naturista. Kupka espose al Kunstverein di Vienna nel 1894. Il suo coinvolgimento con la teosofia e la filosofia orientale risale a questo periodo. Nella primavera del 1894 Kupka si era stabilito a Parigi; lì ha frequentato ilAcadémie Julian brevemente e poi ha studiato con Jean-Pierre Laurens al École des Beaux-Arts.
ha prestato servizio come volontario nella prima guerra mondiale ed è menzionato in La Main coupée di Blaise Cendrars. Cendrars lo descrive come un “soldato orgoglioso, calmo, placido, forte” … ma davvero troppo vecchio per essere un soldato, essendo di almeno 25 anni più vecchio degli altri. Quando il reggimento partì da Parigi per il fronte in Piccardia (marciarono per tutto il tragitto a piedi), Madame Kupka incontrò la colonna mentre arrivavano alla rotonda di La Défense, vicino a dove vivevano. Marciò con loro, portando la borsa del marito e il fucile. Avrebbe marciato fino al fronte, ma alla fine del primo giorno il colonnello la fece arrestare e rispedire a Parigi. In seguito si è recata in prima linea per trascorrere del tempo con suo marito.
ha lavorato come illustratore di libri e poster e, durante i suoi primi anni a Parigi, è diventato noto per i suoi disegni satirici per giornali e riviste. Nel 1906 si stabilisce a Puteaux, un sobborgo di Parigi, e nello stesso anno espone per la prima volta al Salon d’Automne
rimase profondamente colpito dal primo Manifesto futurista, pubblicato nel 1909 su Le Figaro. Il dipinto di Kupka del 1909 Piano Keyboard / Lake

ha segnato una rottura nel suo stile di rappresentazione, il suo lavoro divenne sempre più astratto intorno al 1910-1911, riflettendo le sue teorie sul movimento, il colore e il rapporto tra musica e pittura (orfismo).
Nel 1911 partecipò alle riunioni del Gruppo Puteaux (Sezione d’Oro). Nel 1912 espone la sua Amorpha. Fugue à deux couleurs,

al Salon des Indépendants nella sala cubista, sebbene non volesse identificarsi con nessun movimento. Creation in the Plastic Arts, un libro completato da Kupka nel 1913, fu pubblicato a Praga nel 1923.
Nel 1931 fu membro fondatore diAbstraction-Création. Nel 1936, il suo lavoro è stato incluso nella mostra Cubismo e arte astratta al Museum of Modern Art di New York City, e in un’importante mostra con un altro pittore ceco, Alphonse Mucha, al Jeu de Paume di Parigi. Una retrospettiva del suo lavoro ha avuto luogo alla Galerie Mánes di Praga nel 1946. Lo stesso anno, Kupka ha partecipato al Salon des Réalités Nouvelles, dove ha continuato a esporre regolarmente fino alla sua morte. Durante i primi anni ’50, ottenne un riconoscimento generale e tenne diverse mostre personali a New York.

Section d’Or o Puteaux Group

Albert Gleizes o della pittura e della teoria (gruppo di Puteaux)

Jean Metzinger dalla geeometria al cubismo (gruppo di Puteaux)

Jean Metzinger dalla geeometria al cubismo (gruppo di Puteaux)

Jean Metzinger
francese 1883 – 1956

è stato un artista, pittore, teorico, scrittore e poeta francese. I suoi primi lavori, dal 1902 al 1904, furono influenzati dal neoimpressionismo di Georges Seurat e Henri Edmond Cross, tra il 1904 e il 1907 Metzinger ha lavorato negli stili divisionista e fauve,

ma dal 1908 fu direttamente coinvolto nel cubismo; sia come artista principale che come teorico principale, Metzinger, dopo Picasso e Braque, è stato cronologicamente il terzo pittore cubista, fu membro fondatore del gruppo di artisti della Section d’Or e, insieme ad Albert Gleizes, scrisse il primo grande trattato sul cubismo nel 1912
Metzinger fu per molti versi un esemplare avanguardista: intellettualmente acuto, assetato di originalità, culturalmente elitario e ambizioso. Verrà dimostrato che questi vari fattori, uniti ai suoi primi interessi per la matematica (soprattutto la geometria), hanno spinto il nuovo approccio visibile non solo nelle sue opere cubiste, ma nelle sue prime opere e in quelle successive al periodo cubista (dopo il 1919). È meglio conosciuto per i suoi contributi all’arte moderna come membro del movimento cubista; meno noto per i suoi contributi all’arte moderna prima dello sviluppo del cubismo.
Seguendo i dipinti meccanizzati della fine degli anni ’20, fino alla sua morte nel 1956, Metzinger si rivolse a un approccio più classico alla pittura con elementi di surrealismo e cubismo; evidentemente l’artista era ancora interessato a questioni di forma, volume, dimensione, posizione relativa e relazione tra gli elementi, insieme alle proprietà geometriche eteree dello spazio.
Dopo il periodo neoimpressionista, divisionista e fauve (dal 1903 al 1907 circa) fino all’anno della sua morte nel 1956, Metzinger ha lavorato in stile cubista con deviazioni epocali in forme geometricamente sperimentali di classicismo, e altrimenti, a differenza di altri del suo entourage, mai ha scoperto che il cubismo non ha soddisfatto le sue esigenze artistiche.

sì arriva dal 1920 al suo periodo postcubista

Section d’Or o Puteaux Group

Albert Gleizes o della pittura e della teoria (gruppo di Puteaux)

Albert Gleizes o della pittura e della teoria (gruppo di Puteaux)

Albert Gleizes
francese 1881 – 1953

è stato un artista francese, teorico, filosofo, e si è autoproclamato fondatore del cubismo e assieme a Jean Metzinger scrisse il primo grande trattato sul cubismo, Du “Cubisme” , 1912
Gleizes fu uno dei membri fondatori del gruppo di artisti della Section d’Or o Gruppo di Puteaux, era anche un membro di Der Sturm , e i suoi numerosi scritti teorici erano originariamente più apprezzati in Germania, dove soprattutto al Bauhaus le sue idee furono prese in grande considerazione
Gleizes ha trascorso quattro anni cruciali a New York e ha svolto un ruolo importante nel rendere l’America consapevole dell’arte moderna , era un membro della Society of Independent Artists , fondatore dell’Associazione Ernest-Renan, nonché fondatore e partecipante dell’Abbaye de Créteil
Gleizes esposte regolarmente a Léonce Rosenberg s’ Galerie de l’Effort Moderne di Parigi; è stato anche fondatore, organizzatore e direttore di Abstraction-Création . Dalla metà degli anni ’20 alla fine degli anni ’30 gran parte della sua energia è andata alla scrittura, ad esempio La Peinture et ses lois (Parigi, 1923),Vers une conscience plastique: La Forme et l’histoire (Parigi, 1932) e Homocentrisme (Sablons, 1937)

era figlio di un designer di tessuti che gestiva un grande laboratorio di design industriale, era anche il nipote di Léon Comerre , un ritrattista di successo che vinse il Prix ​​de Rome del 1875
il giovane Albert Gleizes non amava la scuola e spesso saltava le lezioni per passare il tempo a scrivere poesie e girovagare per il vicino cimitero di Montmartre . Infine, dopo aver completato la scuola secondaria, Gleizes ha trascorso quattro anni nel 72 ° reggimento di fanteria dell’esercito francese (Abbeville, Picardie), quindi ha iniziato a intraprendere la carriera di pittore
iniziò a dipingere da autodidatta intorno al 1901 nella tradizione impressionista, i suoi primi paesaggi da Courbevoie appaiono particolarmente ispirati da Alfred Sisley o Camille Pissarro
Gleizes aveva solo ventun anni quando la sua opera intitolata La Seine à Asnières fu esposta alla Société Nationale des Beaux-Arts nel 1902.
passa attraverso diverse fasi per giungere poi al cubismo, Daniel Robbins scrive:”Nei dipinti di Gleizes vediamo l’approccio volumetrico dell’artista al cubismo e la sua riuscita unione di un ampio campo visivo con un piano pittorico piatto. Lo sforzo di cogliere i ritmi intricati di un panorama ha portato a una geometria completa di intersezioni e sovrapposizioni di forme che creavano una nuova e più dinamica qualità di movimento “

In Du “Cubisme” Gleizes e Metzinger scrissero: “Se volessimo mettere in relazione lo spazio dei pittori cubisti con la geometria, dovremmo riferirlo ai matematici non euclidei; dovremmo studiare, a lungo, alcuni dei teoremi di Riemann . “
Il cubismo stesso, quindi, non era basato su alcuna teoria geometrica, ma corrispondeva meglio alla geometria non euclidea rispetto alla geometria classica o euclidea, l’essenziale era nella comprensione dello spazio diversa dal metodo classico della prospettiva; una comprensione che includerebbe e integrerebbe la quarta dimensione
Il cubismo, con la sua nuova geometria, il suo dinamismo e la prospettiva multipla di punti di vista, non solo rappresentò un allontanamento dal modello di Euclide, ma ottenne, secondo Gleizes e Metzinger, una migliore rappresentazione del mondo reale che era mobile e mutevole al tempo stesso, per Gleizes, il cubismo rappresentava una ” normale evoluzione di un’arte che era mobile come la vita stessa “
contrariamente a Picasso e Braque, l’intento di Gleizes non era quello di analizzare e descrivere la realtà visiva. Gleizes aveva sostenuto che non possiamo conoscere il mondo esterno, possiamo solo conoscere le nostre sensazioni, gli oggetti della vita quotidiana – chitarra, pipa o cesto di frutta – non soddisfacevano i suoi complessi concetti idealistici del mondo fisico
I suoi soggetti erano di vasta scala e di provocatorio significato sociale e culturale. L’iconografia di Gleizes (a partire da Delaunay, Le Fauconnier e Léger) aiuta a spiegare perché nel suo lavoro non c’è un periodo corrispondente al cubismo analitico e come sia stato possibile per Gleizes diventare un pittore astratto, più teoricamente in sintonia con Kandinsky e Mondrian di Picasso e Braque, che sono rimasti associati alla realtà visiva
pn La Peinture et ses lois scrive Robbins, “Gleizes ha dedotto le regole della pittura dal piano pittorico, le sue proporzioni, il movimento dell’occhio umano e le leggi dell’universo. Questa teoria, in seguito denominata rotazione-traslazione , si colloca con gli scritti di Mondrian e Malevich come una delle più complete esposizioni dei principi dell’arte astratta, che nel suo caso comportava il rifiuto non solo della rappresentazione ma anche delle forme geometriche “
I piani piatti sono stati messi in moto simultaneamente per evocare lo spazio spostandosi l’uno sull’altro, come se ruotassero e si inclinassero su assi obliqui, per illustrare il concetto sono stati pubblicati diagrammi intitolati ” Movimenti simultanei di rotazione e spostamento del piano sul suo asse “
Gleizes ha continuato anche dopo che il gruppo si era sciolto e dopo la fine della prima guerra mondiale a scrivere e scrivere dell’arte astratta e anche a dipingere

Section d’Or o Puteaux Group

Section d’Or o Puteaux Group

questi sono gli artisti legati al gruppo di Puteaux e di alcuni vi racconterò cose in vari post,

erano un gruppo di pittori e critici d’arte associati ad un ramo del cubismo noto come orfismo (un termine coniato dal poeta francese Guillaume Apollinaire) e vaevano sede nel sobborgo parigino di Puteaux, o si incontravano talvolta a casa di Gleizes sempre a Parigi, furono attivi dal 1912 a circa il 1914, arrivando alla ribalta sulla scia della loro partecipazione al controverso Salon des Indépendants nella primavera del 1911
fu un gruppo molto importante e direi fondamentale per la pittura che vine dopo quel periodo e influenzò un numero sempre maggiore di artisti
Il nome del gruppo venne suggerito da Jacques Villon, dopo aver letto una traduzione del 1910 del Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci realizzata da Joséphin Péladan, Péladan attribuiva un grande significato mistico alla sezione aurea (in lingua francese Section d’Or) e ad altre simili configurazioni geometriche e per Villon, questo simboleggiava la sua fede nell’ordine e nel significato delle proporzioni matematiche, perché rifletteva i modelli e le relazioni presenti in natura
il Gruppo adottò questo nome per distinguersi dalla definizione più ristretta del cubismo sviluppata in precedenza da Pablo Picasso e Georges Braque nel quartiere di Montmartre a Parigi
il carattere intellettuale dei loro lavori sedusse, nel 1912, l’ortodosso Juan Grisr, ed egli fu senza dubbio per questi «cubisteurs», con Metzinger e Apollinaire, un agente d’informazioni prezioso sulle pratiche dei Montmartriani
in seguito al rifiuto di un’opera di Marcel Duchamp, “Nu descendant un escalier”, al Salon de printemps, e spinti dallo scandalo provocato dall’esposizione dei pittori futuristi presso Bernheim Jeune nel febbraio del 1912, decidono di creare un primo salone occupando il vasto spazio della galleria La Boétie nell’ottobre del 1912 per rivelare le nuove direttive del movimento, esposizione accompagnata dalla pubblicazione del trattato Du Cubisme di Metzinger e Gleizes
oltre i fondatori, l’esposizione riunì Alexander Archipenko, André Lhote, Roger de la Fresnaye, Louis Marcoussis, Francis Picabia e Félix Tobeen, solo Robert Delaunay, preoccupato di evitare le etichette, non espose nessuna opera
pur risentendo dell’influenza di Montmartre, le opere presentate si distinguevano per i colori, il dinamismo e la simultaneità all’origine della quale si trova Sonia Delaunay che la svilupperà con Robert Delaunay in pittura, moda e arti decorative
in seguito a questa esposizione, Apollinaire segnala « l’écartèlement » (squartamento) del cubismo e la nascita dell’orfismo e poco tempo dopo, i riferimenti al Rinascimento ed il rifiuto di appartenere ad un gruppo provocano la dipartita di Léger, Delaunay e Duchamp.
l’inizio della prima guerra mondiale nel 1914, in gran parte concluse le attività del gruppo