donna accucciata o dell’8 marzo

donna afghana in prigione a Kabul

io sono fra quelle donne che credono si debba ricordare l’8 marzo, semplicemente perchè per le donne ancora non è sempre tutto rose e fiori, ma la violenza sia fisica, sia piscologica che su di esse ancora non accenna a diminuire. a volte mi viene da chiedermi, ma questi uomini che usano la violenza come mezzo per comunicare non sono stati allevati da donne? noi come madri facciamo davvero di tutto perchè i nostri figli ci amino non solo come madri e ci rispettino non solo come madri, manche come donne! questo post è un reblog, era già stato pubblicato!

BUON 8 MARZO a tutti

donna accucciata
nel disamore di sempre,
nella inutile speranza
di un giorno chiaro
memoria di una primavera
vissuta negli occhi
di un bimbo allattato al seno

vola il desiderio
oltrepassando il limitare
del cielo e del mare

tocca con dita leggere
la linea sfuggente
di un improbabile approdo

mescolando passione
e ritrosia, dolore
e paura, sorrisi e frustate
di un cuore sfilacciato e stanco.

(a tornare saltellando
sulla spiaggia dell’alba
ancora vorrei)

Walter Gay o degli interni “opulenti”

Walter Gay
americano 1856 – 1937

è nato a Hingham, Masschusetts, quando aveva nove anni, la sua famiglia si trasferì a Dorchester, ora parte di Boston, dove frequentò una scuola locale. Suo zio, Winckworth Allan Gay (1821-1910), era un paesaggista di Boston che aveva studiato in Francia, e lo interessò per la prima volta all’arte. Dopo aver trascorso un anno in un allevamento di bestiame di un parente nel Nebraska, il giovane Gay tornò a Boston nel 1873 per iniziare a dipingere. Ha condiviso uno studio lì con il pittore paesaggista John Bernard Johnston e frequentato un corso serale al Lowell Institute. Si è sostenuto durante questo periodo dipingendo nature morte
l’assistenza finanziaria di un gruppo di amici gli permise di studiare in Europa a partire dalla primavera del 1876. Dopo una breve sosta a Londra, Gay andò a Parigi, dove Johnston lo raggiunse nei suoi viaggi. Dopo aver visitato Auvers-sur-Oise, incontrarono il pittore francese Charles Daubigny e, a Barbizon, visitarono l’ americano William P. Babcock
attraverso questi due pittori più anziani conobbero bene lo stile Barbizon. L’anno successivo Gay entrò nello studio di Léon Bonnat , dove lavorò per i successivi tre anni. Fu grazie all’incoraggiamento di Bonnat che fece un viaggio a Madrid con il suo compagno di studi Alfred Q. Collins per studiare l’opera di Velásquez.

i primi lavori di Gay riflettono la sua formazione accademica francese.
Gay espose occasionalmente a New York, dove fu eletto alla Society of American Artists nel 1880. Tenne una residenza a Boston, mantenendovi i suoi legami servendo come corrispondente e consulente del Museum of Fine Arts. Lo stile e l’argomento della sua arte, tuttavia, rimasero completamente europei e le sue energie furono sempre più occupate all’estero. Esponendo per la prima volta al Salon di Parigi nel 1879, Gay contribuì regolarmente alla mostra annuale da allora in poi. Il suo successo gli portò commissioni da commercianti d’arte inglesi, francesi, belgi e tedeschi e, all’inizio degli anni 1890, le sue opere furono esposte anche a Vienna, Anversa, Monaco e Berlino. È diventato membro della Société des Peintres et des Sculpteurs, della Société de la Peinture à l’Eau e della Società reale dei coloristi dell’acqua di Bruxelles,
a partire dal 1895, Gay affittò una casa di campagna non lontano da Parigi, e lì si dedicò alla raffigurazione del soggetto che sarebbe stato la sua specialità per il resto della sua carriera: interni come quelli dipinti dal francese Gaston La Touche (1854-1913) o il tedesco Adolf von Menzel (1815–1905). In un certo senso è tornato al carattere storico dei suoi primi dipinti ma non includeva più figure. Invece ha presentato lavori in legno, mobili e oggetti decorativi del XVIII secolo, un riflesso non solo del suo gusto di collezionista ma anche dell’interesse contemporaneo per lo stile rococò. Di solito raffigurazioni di stanze in edifici pubblici o distinte residenze private, questi dipinti sono sia una registrazione accurata delle stanze che ritraggono sia una dichiarazione sulle persone che li hanno abitati. Come scrisse nel 1920 il suo amico, il pittore Albert Gallatin (1882–1952), “Mr. Gay suggerisce sempre in modo sottile la personalità dei primi, così come i presenti, abitanti degli affascinanti vecchi appartamenti che ha così deliziosamente delineato. Le stanze sono piene di interesse umano. Non è necessario per il nostro divertimento dare un’occhiata agli occupanti di queste stanze, perché possiamo sentire la loro presenza. Questi appartamenti sono lontani dall’essere deserti ”
Nel 1907 Gay acquista lo Château du Bréau, un’affascinante residenza settecentesca a Dammarie-les-Lys, vicino a Fontainebleau, dove visse e lavorò fino alla sua morte all’età di ottantun anni. Parte della sua collezione di arti decorative fu donata al Louvre.

avrei voluto dirti

Sono passata di corsa dalla Coop, veloce come sempre, il latte, il pane, uffa,
sì va beh faremo un’ insalatona.
Capperi dove ho lasciato la macchina!!! Eccola, già è lì che l’ho messa.
Sono le 8,30, fra 10 minuti non mi fanno più entrare,
e muoviti, dai carino accelera, ma va,tutti verdi buon segno.
Signora si ferma molto?.
No solo mezz’ora…
Allora va bene la parcheggi qui.
Passo da bersagliere in congedo, però si sta bene senza calze, è già caldo
alle 8 di mattino, gesu’ arrivare a sera.
Ti pareva, l’ascensore rotto, tre piani,
dovrebbero mettere un montacarichi anche per le signore, magari rosa.
Un odore di disinfettante, impossibile dimenticare dove ti trovi!!! ci
mescolassero acqua di rose o gelsomino.
Eccolo, pigiama/tuta, nervoso che cammina avanti e indietro come un leone
in gabbia, visto così mi fa una tenerezza infinita, sorrido, ho una sigaretta per
lui.
Matilde, si gira, mi guarda, un pulcino bagnato dolce, perché non è così
anche a casa.!!!
Matilde ti aspettavo.
Per la sigaretta?
Tu hai sempre voglia di scherzare, sai domani mi lasciano uscire e forse
hanno anche trovato l’antibiotico giusto, mi sei mancata.
Mancata per 10 ore? ma dai, allora ti serve qualcosa? qui ho il cambio, la
sigaretta, e i giornali, ecco anche la posta, adesso devo scappare, ci vediamo
stasera, ti telefono, Wissi ti abbraccia e passa nel tornare da scuola.
Matilde ti ricordi quella maglia azzurra senza maniche che portavi 5 o 6 anni
fa?
Ummm ma come faccio a ricordarmi, forse l’avrò buttata, regalata a cosa ti
serve?
Cercala, mi piacevi con quella maglia, cercala e stasera mettila.
Questa poi, secondo me il coccobacillo ti ha dato alla testa!!!! dai devo
scappare, ci vediamo stasera e goditi la sigaretta.
Avrei voluto dirti che la maglia azzurra la conservo con cura e so benissimo
dove è, e che ancora oggi quando ti guardo mi ridono gli occhi.
Avrei voluto abbracciarti, fermarmi con te, coccolarti.
Ma non l’ho fatto allora, ma lo faccio adesso!

Franz Marc o del ” Der Blaue Reiter”

Franz Marc
tedesco 1880 – 1916

Franz Marc era una figura di spicco dell’Espessionismo tedesco e uno dei membri chiave dell’influente gruppo artistico, “Der Blaue Reiter” . Inizialmente, Marc voleva diventare un insegnante di scuola superiore e si iscrisse all’Università di Monaco per studiare filosofia e teologia. Tuttavia, un anno dopo, nel 1900, decise di dedicarsi alla pittura ed entrò nelAccademia di Belle Arti di Monaco, dove ha studiato con i pittori Gabriel von Hackl e Wilhelm von Diez. Marc rimase all’Accademia per due anni prima di fare un lungo viaggio a Parigi. Lì, vide le opere diImpressionistie le xilografie giapponesi, che lo hanno portato ad adottare un approccio più moderno in termini di colore e linee semplificate. Durante il suo secondo viaggio a Parigi nel 1907, Marc scoprì le opere diCubisti (Pablo Picasso) e Post-impressionisti (Paul Gauguin, Vincent van Gogh). La combinazione di queste influenze era evidente nei primi dipinti di Marc come Donna al vento in riva al mare (1907)

e Jumping Dog Schlick(1908)

Il suo stile iniziale era naturalistico e l’artista gravitava verso il mondo naturale, in particolare gli animali. L’artista aveva un profondo affetto per gli animali e trascorreva molte ore a studiarne i movimenti e il comportamento. Per Marc, gli animali avevano la spiritualità e l’innocenza che l’uomo aveva perso da tempo. In quadri come Cavallo in un paesaggio(1910),

cercò persino di emulare il punto di vista e l’esperienza del mondo dell’animale.
la serie dei cavalli blu

Il 1910 è un anno significativo per Marc: tiene la sua prima mostra personale a Monaco e incontra il pittore espressionista August Macke. L’anno successivo si è unito a Monaco di Baviera a New Artist’s Association e fece amicizia con uno dei fondatori, l’artista russo Wassily Kandinsky. Dopo una divisione interna, Marc e Kandinsky lasciarono il gruppo e formarono il gruppo artistico rivale, “Der Blaue Reiter” (Il cavaliere blu)
Il gruppo tenne la sua prima mostra a Monaco nel dicembre 1911 e la seconda mostra due mesi dopo con i membri di un altro gruppo espressionista, Il ponte. Inoltre, nel 1912, Marc e Kandinsky pubblicarono The Blue Rider Almanac con diversi articoli di Marc.
I rapporti di Marc con Macke e Kandinsky sono stati un fattore essenziale nel suo sviluppo creativo. Gli artisti condividevano l’obiettivo di creare un’arte che esprimesse la natura spirituale delle cose, andando oltre la rappresentazione del mondo oggettivo. Attraverso discussioni con Kandinsky e Macke, Marc ha sviluppato le sue idee sulla teoria del colore, il simbolismo e l’astrazione. Nel 1914, poco prima della guerra, Marc iniziò la sua transizione verso uno stile astratto in dipinti come

Forme di combattimento(1914). (questo è un quadro a cui io sono legaya sentilmentalmente, lo vidi a Monaco di Baviera a 12 anni e non l’ho mai dimenticato, quelle macchie di colore sono state nei miei occhi pern anni e mi hanno spinto ad iniziare la mia ricerca personale sul colore)

Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, Marc si offrì volontario per prestare servizio nell’esercito tedesco. Morì nel 1916 in battaglia vicino a Verdun. L’eredità di Marc fu profondamente influenzata dai successivi sviluppi in Germania e dall’ascesa al potere del partito nazista. Nel 1937, i nazisti iniziarono la loro campagna contro l’arte moderna, che consideravano “arte degenerata’. Poiché la maggior parte dei dipinti di Marc erano etichettati come “degenerati”, furono confiscati e alcuni furono distrutti o persi durante la seconda guerra mondiale.

Jakub Schikaneder o delle notti a Praga

Jakub Schikaneder
ceco 1855 – 1924

Jakub Schikaneder era un pittore ceco noto per i suoi morbidi dipinti di paesaggi urbani con stati d’animo molto malinconici e solitari, spesso raffiguranti persone di classi inferiori. La maggior parte delle sue opere sembrano svolgersi in autunno o in inverno, di notte o al tramonto, e sono ambientate nella sua città natale, Praga e sul fiume Moldava. È stato paragonato a John Atkinson Grimshaw.
Schikaneder proveniva dalla famiglia di un impiegato dell’ufficio doganale tedesco. Nonostante le povere origini della famiglia, ha potuto proseguire gli studi, grazie anche all’amore per l’arte della sua famiglia; un antenato era Urban Schikaneder, il fratello maggiore del librettista Emanuel Schikaneder . Dopo aver completato i suoi studi a Praga e Monaco (1871-1879), Schikaneder, insieme a Emanuel Krescenc Liška , fu coinvolto nell’arredamento del palco reale del Teatro Nazionalea Praga; tuttavia, quest’opera andò persa in un incendio nel 1881. Dopo il suo lavoro al Teatro Nazionale, Schikaneder viaggiò attraverso l’Europa, visitando Germania, Inghilterra, Scozia, Paesi Bassi, Svizzera, Italia e Francia. Dal 1891 al 1923 insegnò al Collegio d’Arte di Praga. Schikaneder è stato annoverato tra coloro che ammiravano la Scuola di Monaco della fine del XIX secolo.
Morì nel 1924 e fu sepolto nel cimitero di Vinohrady a Praga

l’inaspettato…serendipity…e..e…e..

rileggevo giorni fa il testo di E.H. Gombrich “The Story of Art”, nella parte in cui parla del Parmigianino e dice:

“Parmigianino and all the artists of his time who deliberately sought to create something new and unexpected, even at the expense of the ‘natural’ beauty established by the great masters, were perhaps the first ‘modern’ artists”

che suona piu’ o meno così…

“il Parmigianino e quegli artisti del suo tempo che “intenzionalmente” hanno voluto creare qualcosa di nuovo e “unexpected” anche a discapito dei canoni della bellezza, stabiliti dai grandi maestri, sono forse i primi artisti dell’ “arte moderna”

e mi ritrovavo a pensare che questa piccola parola “inaspettato” ha assunto nel tempo e nello spazio un significato sempre maggiore.

i pittori come il Parmigianino o il Pontorno che per anni sono stati considerati “manieristi” in modo dispregiativo, proprio per aver incontrato sul loro cammino l’inaspettato sono stati riabiliatti e promossi all’onore di grandi maestri

nell’era del web 2.0 e oltre (3.0) la parola inaspettato si usa meno, adesso si usa serendipity, che a me personalmente non piace tantissimo, faccio persin fatica a pronunciarla, ma ha un signifcato molto vicino ad insaspettato

signifa cioè, durante una ricerca, scoprire in maniera causale o (dico io, meno causale) qualcosa di inatteso che non ha nulla a che fare con quanto si stava cercando

la parola in sè è stata introdotta dallo scrittore inglese Horace Walpole (1717-1797) in un suo libro per indicare la scoperta di qualcosa di inatteso che nulla aveva a che fare con quanto si cercava
ecco sul fatto che l’inatteso non abbia nulla a che fare con ciò che si cerca, io ho sempre nutrito dubbi, nel senso che,se io ricerco e mi apro a tutti i posssibli svipuppi della mia ricerca mi do molte possibilità in piu’ che se io rimasessi nel mio cercare legato ai parametri stretti della mia disciplina

Robert K. Merton, elabora una teoria sulla accidentalità delle scoperte scientifiche, io credo che se non avessi gli occhi aperti e il cuore rivolto al mutamento non saprei cogliere “quell’accidentale” che accade e che mi fa superare gli ostacoli

sicuramente il web 2.0 (3.0), e i blog e tutto quanto ruota attono al social network offrono la possibilità di trovare cose che non erano cercate, non solo notizie come il primo web, ma comunicazione, scambi spesso io intercetto altri blog e altri nick in maniera fortuita, come altri intercettano me, vuoi per similanza di interesse, vuoi per differenze , vuoi per curiosità, vuoi per l’abbondanza nell’uso del link

io ho scoperto l’inaspettato molto spesso in rete ,ma devo dire anche nella vita, è una delle cose che piu’ mi danno la carica, e accorgersene non è poi così difficile, basta non vestire “troppe maglie di lana”!!!!, non mettersi cioè una corazza nei confronti dell'”altro” da me…..

l'”affaire” Montanelli

La pagina della “Stanza di Montanelli” del 12 febbraio 2000, apparsa sul Corriere della Sera

non entro nel dibattito perchè forse il gioco non vale la candela , come diceva la mia nonna, ma per pura curiosità girando sui blog ho visto molti articoli che ho provato a commentare ma…..!

nessun commento, riporto solo le parole dette da lui stesso e che sono ascoltabili da tutti su Youtube:

intervista di Gianni Bisiach nel ’69

«Era una bellissima ragazza di 12 anni. Scusatemi, ma in Africa era un’altra cosa» «In Europa sarebbe stato stupro, sì»

intervista di Enzo Biagi, nell’82:

«Non mi prendere per un Girolimoni perché a 12 anni quelle lì erano già donne. Avevo bisogno di una donna, a quell’età si capisce. La comprai assieme a un cavallo e a un fucile, il tutto per 500 lire. Lei era un animalino docile. Quando me ne andai la cedetti al generale Pirzio Biroli, un vecchio coloniale che era abituato ad avere il suo piccolo harem, a differenza di me che ero monogamo perché non potevo consentirmi grandi lussi»

e poi quanto scritto da lui stesso come riportato dall’immagine sopra nel 2000 da 12 anni , diventano 14 e:

«Faticai molto a superare il suo odore dovuto al sego di capra di cui erano intrisi i suoi capelli, e ancor di più a stabilire con lei un rapporto sessuale perché era fin dalla nascita infibulata: il che, oltre a opporre ai miei desideri una barriera pressochè insormontabile (ci volle, per demolirla, il brutale intervento della madre), la rendeva del tutto insensibile».

lascio a chi legge di farsi una idea come crede!

il sorriso intatto

scarafaggi impazziti
in fuga da una bottiglia
distesa accanto al suo padrone

stracci secolari
depositati in cartoni
inzuppati di pioggia

visi svuotati, residui
di variopinta umanità
sciacquati dalle gocce insistenti

lei, piccola, bionda
rigira fra le mani la cena
un bianco filone di pane
ormai zuppo, una lattina semi vuota

attraversa la strada
barcollando, la gonna lacera
il sorriso intatto.