memories: Samarkand la perla dell’Uzbekistán

ho incontrato gli azzurri, i turchesi, i blu piu’ impossibili al mondo in un pomeriggio di settembre alle porte di Samarkand, gli occhi brucianti per il lungo viaggio su un “camion” scoperto che raccoglieva tutta la polvere possibile, e le lacrime da granelli di sabbia si sono tramutate in lacrime di allegria, di gioia.
i miei diciassette anni, il piacere vero e senza fronzoli della conoscenza hanno inondato gli occhi, il cuore e la mente.
erano gli azzurri dei principi, i blu della notte i verdi delle praterie infinite, la fantasia e la realtà si confondevano, si sovrapponevano e non sapevo piu’ se quello che vedevo era reale o frutto della mia immaginazione.
quel viaggio era il dono di un padre che mi aveva voluto con sè, grande viaggiatore della mente e del reale, che ci ha educato attraverso viaggi, regali all’apparenza futili, persone ed incontri che ha voluto per noi figli e di cui ora anche dopo tanti anni gli sono grata , mi ha regalato la gioia del vivere e del conoscere.
ai diciotto anni di mia figlia ho rifatto con lei quel viaggio , un viaggio della memoria, ma anche degli affetti e dei desideri, le foto sono di questo ultimo viaggio, alcune mie, alcune di mia figlia.
i rivestimenti smaltati policromi dei “Monumenti” sono ancora affascinanti, non hanno perso nulla della loro magia, anzi se si osservanmo al tramonto o all’alba mutano di intensità e di luminosità, e su di essi vaga l’ombra di Tamerlano, ancora assai presente e non solo nella storia, ma anche nel ricordo di un magnifico passato.
i profumi delle spezie, mescolati ai profumi dei fiori e alle essenze che molte donne producomo in casa sono un fiume che dilaga quando si alza la brezza leggera sul far della sera, si beve il tè servito in enormi samovar ramati, seduti sulle lunghe panche di legno lungo la strada e vicino alle case, una dimensione dove il tempo sembra avere il ritmo delle nostre sensazioni e dove oggi è anche domani.

Umm Qais: crocevia di Genti e di Problemi

questa è in assoluto il luogo che amo di più della Giordania! è un luogo senza tempo dove si incrociano paesi e civiltà dove il tramonto è unico e il cielo così terso che devi chiudere gli occhi, io ci vado spessissimo, e ho scelto le poche foto che ho fatto, di solito non faccio foto qui mi basta gustare quello che vedono i miei occhi! sono foto di due anni diversi il 2010 al tramonto e il 2015 il mattino . sono bruttine perchè io sono un pessimo fotografo, ma sono quello che ho!

Umm Qais, antica Gadara, città regina delle dodecapoli, è oggi un crocevia di genti fra loro opposte, un incrocio di spazi e di problemi.
dalle sue rovine è possibile vedere il lago di Tiberiade, in terra di Palestina, ora occupata da Israele; le colline del Golan in terra di Syria, e le colline che in lontanza segnano il limitare del Libano


luogo suggestivo e insieme di ricordi per molti popoli, è straordinario visitarlo la sera , come dicono da quelle parti “al magreb” quando il sole sta per tramontare, la luce è rarefatta e straordinariamente limpida, il cielo azzurro si incupisce lentamente e dalle colline affiorano rosa e arancioni, che via via diventano tramonto completo e subito buio.

Umm Qais o Qays (in arabo : أم قيس , letteralmente “Madre di Qais”) è una città nel nord della Giordania nota principalmente per la sua vicinanza alle rovine dell’antica Gadara . È la città più grande del dipartimento di Bani Kinanah e del governatorato di Irbid nell’estremo nord-ovest del paese, vicino ai confini della Giordania con Israele e Siria . Oggi il sito è diviso in tre aree principali: il sito archeologico (Gadara), il villaggio tradizionale (Umm Qais) e la città moderna di Umm Qais
Si è espansa dalle rovine dell’antica Gadara, che si trovano su un crinale a 378 metri sul livello del mare, che si affaccia sul Mar di Tiberiade , le alture del Golan e la gola del fiume Yarmouk . Strategicamente centrale e situato vicino a molteplici fonti d’acqua, Umm Qais ha storicamente attirato un alto livello di interesse.
Gadara era un centro della cultura greca nella regione durante i periodi ellenistico e romano


Il nome Gadara potrebbe aver significato “fortificazioni” o “città fortificata”, nel 63 ac , il generale romano Pompeo conquistò la regione, Gadara fu ricostruita e divenne membro della Decapoli romana semiautonoma
33 anni dopo Augusto la legò al regno ebraico del suo alleato, Erode . Dopo la morte del re Erode nel 4 ac, Gadara divenne parte della provincia romana della Siria
dopo la cristianizzazione dell’Impero Romano d’Oriente , Gadara mantenne il suo importante status regionale e divenne per molti anni la sede di un vescovo cristiano, le più antiche testimonianze archeologiche a Umm Qais, alcuni frammenti di ceramica trovati a Garada, risalgono alla seconda metà del III secolo a.C.

la battaglia di Yarmouk nel 636 a poca distanza da Gadara, portò l’intera regione sotto il dominio arabo-musulmano. Intorno al 747 la città fu in gran parte distrutta da un terremoto e fu abbandonata.
nel 1596 apparve nei registri fiscali ottomani denominati Mkis , situati nel nahiya (sottodistretto) di Bani Kinana, parte del Sanjak di Hawran, aveva 21 famiglie e 15 scapoli; tutti musulmani , oltre a 3 famiglie cristiane . Gli abitanti del villaggio pagavano un’aliquota d’imposta fissa del 25% sui prodotti agricoli; compresi grano, orzo, colture estive, alberi da frutto, capre e arnie. La tassa totale era di 8.500 akçe
Umm Qais vanta un imponente edificio del tardo periodo ottomano , la residenza del governatore ottomano conosciuta come Beit Rousan, “Rousan House”.

ci sono tante strade per arrivare, questa è la strada che passa attraverso una zona detta “di nessuno”, per usare questa strada bisogna farsi perquisire la macchina e se stessi e si viaggia a 10 metri dal filo spinato che delimita la zona israeliana.quella specie di gabbiotto che si vede è un posto di osservazione israeliano

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