i girasoli in vaso di Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh, Vaso con dodici girasoli, Dettaglio
Monaco di Baviera, Neue Pinakothek

“Il girasole è mio” dichiarò una volta Van Gogh, dimostrando come per il pittore questi fiori avessero un significato profondo: offrire conforto ai cuori turbati. Per Van Gogh, l’associazione del girasole con l’arte e con l’amore potrebbe aver incluso l’idea dell’arte (ma anche del sodalizio e della collaborazione) che sperava di forgiare con Gauguin.
Nel febbraio del 1890 il pittore scrisse al critico Albert Aurier suggerendo che le due immagini di girasoli che esponeva a Bruxelles (le versioni di Monaco e di Londra) avrebbero potuto “esprimere l’idea di gratitudine”.
E, al tempo stesso, gratitudine all’amico Paul Gauguin, sorprendendolo con una esplosione di colore, giallo come la felicità.
iniziò a dipingere un singolo girasole in un orto e finì con un’opera che divenne famosa nel mondo: Vincent Van Gogh realizzò cinque quadri che accolgono lo stesso soggetto, i Girasoli, conservati alla National Gallery di Londra, al Van Gogh Museum di Amsterdam, alla Neue Pinakothek di Monaco, al Philadelphia Museum of Art e al Sompo Museum di Tokyo.
Il giallo, secondo Van Gogh, poteva alludere alla felicità. Ma era anche il colore della Provenza e un omaggio al pittore provenzale Monticelli che “dipinse il Sud della Francia tutto in giallo, tutto in arancione, tutto in zolfo”.
Anche Van Gogh ha creato un simile effetto di calore incandescente, in particolare con le teste circolari dei semi, che sembrano sostituire il sole stesso.
Non può esserci pianta più adatta dei girasoli per regalare, in un momento, come quello che stiamo vivendo, di lontananza dall’arte e dal mondo, un po’ di umana vicinanza.
La stessa che Vincent ricercava nell’amico Paul Gauguin che definiva i dipinti di girasole “completamente Vincent”. Per lui Van Gogh dipingeva questi soggetti che lo avrebbero consacrato per sempre come “il pittore dei girasoli”.
“Ci sto lavorando ogni mattina, dall’alba in avanti, in quanto i fiori si avvizziscono così rapidamente” scriveva da Arles al fratello Theo, rivelando la sua attività febbrile, in previsione dell’arrivo di Gauguin alla Casa Gialla. Fu qui, nel Sud della Francia, che tra il 1888 e il 1889 Van Gogh realizzò alcune delle sue più tele più celebri, accanto a quelle dipinte, due anni prima, nel quartiere parigino di Montmartre. “Vorrei fare una decorazione per lo studio. Nient’altro che grandi girasoli” annunciava a Theo, sperando che l’arrivo di Gauguin potesse rappresentare il primo passo per dare vita ad una nuova “associazione” di artisti.
la serie dei girasoli in vaso, la più famosa, nacque proprio in questi anni di vitalità e ottimismo, durante l’estate, mentre Vincent attende con ansia l’arrivo di Paul. Per abbellire la stanza del suo ospite e impressionarlo aveva previsto di dipingere una dozzina di tele. Ma il progetto si fermò a sette girasoli e anche la vita in comune con Gauguin, arrivato ad Arles il 23 ottobre 1888, si arrestò dopo soli due mesi di convivenza.
Dopo lo scontro, avvenuto il 23 dicembre dello stesso anno – quando Van Gogh minacciò l’amico con un coltello e poi si tagliòparte dell’orecchio sinistro – Gauguin tornò a Parigi. Sebbene i due non si siano mai più rivisti, continuarono a scambiarsi lunghe lettere e Gauguin chiese a Van Gogh di realizzare per lui un dipinto con i girasoli.
Per dipingere i suoi fiori preferiti il pittore utilizzò tre tonalità di giallo – tre gialli cromati, il giallo ocra e il verde veronese “e nient’altro” – dimostrando come fosse possibile creare un’immagine con numerose variazioni di un singolo colore, senza alcuna perdita di eloquenza.

Girasoli della National Gallery – Londra


In questa tela, i quindici girasoli vengono riprodotti dall’artista in diverse fasi del loro ciclo di vita, dal germoglio giovane fino alla maturità e all’eventuale decadimento e morte. Il bocciolo nell’angolo in basso a sinistra deve ancora raggiungere il pieno fiore, sette fiori sono in piena fioritura e gli altri sette hanno perso i loro petali e si stanno trasformando in seme.
I tratti lunghi seguono la direzione di petali, foglie e steli, le cui linee sinuose richiamano quelle dell’Art Nouveau. L’artista ha sfruttato la consistenza rigida delle nuove pitture ad olio introdotte nel XIX secolo per creare spessi effetti di impasto.
L’opera fu realizzata nel 1888 e segue le pitture floreali olandesi del XVII secolo che sottolineano la caducità della natura umana. Acquistata dalla National Gallery con il contribuito del Courtauld Fund nel 1924, è l’opera della collezione più venduta e riprodotta nel merchandise.


i Girasoli della Neue Pinakothek di Monaco


Vincent realizzò quest’opera nell’agosto nel 1888 nel suo atelier di Arles, mentre aspettava l’arrivo di Paul Gauguin. La tela rappresenta un vaso di fiori, con la base di supporto e lo sfondo. Una luminosità rara si sprigiona dal turchese – scelto come colore dello sfondo – che accentua le tonalità gialle e marroni dei petali dei grandi fiori gialli. In essi è tutta racchiusa l’idea della Provenza d’estate e della vita trascorsa dall’artista olandese in un periodo in cui, nella sua testa, bussava spesso un sogno: vivere in una sorta di “comune di artisti”.
Il dipinto ospitato a Monaco di Baviera è una delle più importanti versioni dei Girasoli. L’artista considerava questa versione complementare a quella esposta alla National Gallery di Londra.


Girasoli del Van Gogh Museum di Amsterdam


Vincent dipinse questa versione dei Girasoli a gennaio del 1889 durante il suo soggiorno ad Arles, un mese dopo la brusca interruzione della convivenza con Gauguin. La firma dell’artista si trova sul vaso: come i grandi maestri del passato usava solo il proprio nome di battesimo.
Una ricerca condotta su questo capolavoro presso il Van Gogh Museum ha fornito molte nuove informazioni sulle condizioni del dipinto e sui materiali utilizzati da Van Gogh. Una delle conclusioni è che l’opera è stabile, ma fragile, conclusione che ha spinto la direzione a decidere di non spostare mai più il capolavoro da Amsterdam. L’opera era stata prestata solo sei volte nei 46 anni di storia del museo. L’ultima volta è stata nel 2014, quando il dipinto era volato alla National Gallery di Londra per essere esposto insieme alla versione di Girasoli della collezione inglese.
I Girasoli di Amsterdam sono stati dipinti su un particolare rotolo di lino. Ci sono più strati di vernice sulla tela, tutti aggiunti in un secondo momento e non dallo stesso Van Gogh. Si tratta di strati sporchi e ingialliti che non possono essere rimossi perché in alcuni punti risultano mescolati alla pittura originaria.


Girasoli del Philadelphia Museum of Art


È probabile che questa versione a dodici fiori, conservata presso il Philadelphia Museum of Art, risalga al mese di gennaio del 1889, così come le due copie della versione a quindici, custodite al Van Gogh Museum e al Sompo Japan Museum of Art di Tokyo.


Girasoli del Sompo Japan Museum of Art di Tokyo


Con la lussureggiante composizione di quindici girasoli in un barattolo giallo attorno ad un singolo fiore, con un punto rosso simile ad un occhio, van Gogh celebra la bellezza della vita, infondendo a ogni singolo girasole il suo impatto espressivo. L’opera è dipinta su una porzione di un foglio di tela di 20 metri acquistato da Gauguin quando venne a vivere e lavorare con van Gogh ad Arles.

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