“per un amore malato”

ad una “donna” che la violenza sotto forma di amore malato e possessivo ha spento per sempre

cammina sotto la pioggia
senz’ombrello
non vede le gocce
che bagnano
il suo impermeabile giallo

l’acqua spazza la polvere
della memoria dal suo volto stanco
percorre la strada senza ritorno
smarrita dai giorni consumati

cadono lacrime dagli alberi
a bagnare le ultime foglie
uno sparo,
e passi frenetici risuanano aspri
sull’asfato macchiato a sangue

lacrime a scorrere furtive

a Giulia con affetto grandissimo!

lacrime a scorrere furtive
non lasciano scampo,
bagnano quello che di te resta
spudoratamente oscene

ti svelano al mondo
nuda, dolorante da lividi di vita
sciolgono l’argilla del viso
lasciando tracce di trucco colorato,
che un fiocco di cotone cancellerà
indifese orme di un dolore a forza rubato

Lewis W. Hine o del lavoro minorile

Macon, Georgia, Stati Uniti, Gennaio 1909

Lewis W. Hine
(1874-1940)

è nato a Oshkosh nel Wisconsin e ha studiato sociologia all’Università di Chicago e New York, diventando un insegnante, poi ha usato la fotografia come un mezzo per raccontare le sue “preoccupazioni sociali”

il suo primo lavoro fotografico caratterizzato dalle immagini degli immigrati di da Ellis Island
nel 1908, Hine abbandona il suo posto di insegnante per un lavoro a tempo pieno come fotografo investigativo per il Comitato Nazionale sul Lavoro Minorile, e ha poi condotto una campagna contro lo sfruttamento dei bambini americani

dal 1908 al 1912, Hine ha preso la sua macchina fotografica e ha girato in tutta l’America per fotografare i bambini anche di appena tre anni di età che lavorano per lunghe ore, spesso in condizioni pericolose, in fabbriche, miniere e campi
Hine è stato un fotografo di grande talento che ha guardato i suoi giovani soggetti con l’occhio carico di grande umanità

nel 1909, ha pubblicato il primo di molti saggi fotografici raffiguranti bambini lavoratori a rischio, in queste fotografie, l’essenza della giovinezza sprecata è evidente nei volti tristi e anche arrabbiati, alcune delle sue immagini, come la ragazza nel mulino che si intravede dalla finestra, sono tra le più famose fotografie mai scattate

durante la prima guerra mondiale, ha documentato la situazione dei profughi per la Croce Rossa Americana, successivamente ha documentato la costruzione di l’Empire State Building nel 1930-1931 e appendendosi a testa in giù da una gru per fotografare gli operai

al Museo Getty si può trovare una raccolta delle sue foto!

Lavoro minorile oggi:

Se vivessero tutti in unico Paese, costituirebbero il nono Stato più popoloso al mondo: sono i 152 milioni di minori tra i 5 e i 17 anni, 1 su 10 al mondo, vittime di sfruttamento lavorativo, di cui quasi la metà – 73 milioni – costretti a svolgere lavori duri e pericolosi, che ne mettono a rischio la salute e la sicurezza, con gravi ripercussioni anche dal punto di vista psicologico

Questa terribile piaga non risparmia neanche l’Italia dove, solo negli ultimi due anni, sono stati accertati più di 480 casi di illeciti riguardanti l’occupazione irregolare di bambini e adolescenti, sia italiani che stranieri. Un numero senza dubbio sottostimato a causa della mancanza, nel nostro Paese, di una rilevazione sistematica in grado di definire i contorni del fenomeno. Basti pensare che secondo l’ultima indagine sul lavoro minorile in Italia, diffusa dalla nostra Organizzazione e Associazione Bruno Trentin nel 2013, i minori tra i 7 e i 15 anni coinvolti nel fenomeno erano stimati in 260.000, più di 1 su 20 tra i bambini e gli adolescenti della loro età.

IL LAVORO MINORILE NEL MONDO
Nonostante i progressi significativi compiuti negli ultimi 20 anni, il mondo è ancora lontano dal raggiungere l’obiettivo di sradicare ogni forma di lavoro minorile entro il 2025, come previsto negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, e in base al trend attuale, in quella data, vi saranno ancora 121 milioni di minori vittime di sfruttamento lavorativo.

Del totale dei minori vittime di sfruttamento lavorativo oggi presenti al mondo, 79 milioni hanno tra i 12 e i 17 anni di età, mentre 73 milioni sono molto piccoli, tra i 5 e gli 11 anni, e quindi ancor più vulnerabili ed esposti al rischio di conseguenze sul loro sviluppo psico-fisico. Quasi la metà del totale (72 milioni) si trova in Africa, con Mali, Nigeria, Guinea Bissau e Ciad che fanno registrare le percentuali più alte di bambini tra i 5 e i 17 anni coinvolti nel lavoro minorile. In questi Paesi, infatti, lavora più di 1 bambino su 2; quasi 1 su 3 (29%) se si considera l’area dell’Africa subsahariana dove, rispetto al passato, la lotta al lavoro minorile non soltanto non ha fatto registrare alcun miglioramento ma, al contrario, ha visto un incremento del fenomeno.

“sono la spina nel cuore dell’America Sono la pietra su cui la Libertà Inciampa –…”

“sono la spina nel cuore dell’America
Sono la pietra su cui la Libertà Inciampa …”

così scriveva nel 1950 Langston Hughes in una delle sue celebri poesie e sembra che nulla sia cambiato da allora. Il razzismo a volte sfacciatamente palese a volte strisciante che pervadeva gli US non è cambiato. A volte sembra essersi assopito, ma poi ritorna in episodi di odio e di violenza senza pari.
Il grido di dolore che Langston Hughes lanciava è ancora lì inascoltato dal 1936!

“….. Dal completo disastro della nostra morte per mano criminale,
Dallo stupro e il marcio della corruzione, e l’inganno, e le menzogne,
Noi, il popolo, dobbiamo riscattare
La terra, le miniere, le fabbriche, i fiumi.
Le montagne e le pianure sconfinate –
Tutto, tutta la distesa di questi splendidi verdi stati –
E fare l’America di nuovo!!””

qui per intero la poesia da cui ho stralciato alcuni versi

Che l’America sia di nuovo America (1936)

Che l’America sia di nuovo America.
Che torni a essere il sogno che era.
Che sia il pioniere nella prateria
Che cerca una casa dove essere libero.

(L’America non è mai stata America per me.)

Che l’America sia il sogno che i sognatori hanno sognato –
Che sia quella grande forte terra d’amore
Dove mai re o tiranni complottino
E nessun uomo sia schiacchiato da chi lo sovrasta.

(Non è mai stata America per me.)

Che la mia terra sia una terra dove la Libertà
Non è incoronata da una ghirlanda di falso patriottismo
Ma dove l’opportunità è reale, e la vita è libera,
E l’eguaglianza è nell’aria che si respira.

(Non c’è mai stata eguaglianza per me,
Né libertà in questa “patria dei liberi”)

Dimmi, chi sei tu che si lamenta nel buio?
E chi sei tu che stende un velo sulle stelle?

Io sono il bianco povero, ingannato e messo da parte,
Sono il Negro che porta le cicatrici della schiavitù.
Sono l’uomo rosso cacciato dalla sua terra,
Sono l’emigrante aggrappato alla speranza –
Che trova solo lo stesso vecchio stupido gioco
Di cane mangia cane, del potente che schiacchia il debole.

Io sono il giovanotto, pieno di forza e speranza,
Imbrigliato nell’antica infinita catena
del profitto, del potere, del guadagno, di – ruba la terra!
Prendi l’oro! Afferra i mezzi per soddisfare il bisogno!
Sfrutta gli uomini! Prendi la paga!
Impadronisciti di tutto solo per avidità!

Io sono l’agricoltore, il custode della terra.
Sono l’operaio venduto alla macchina.
Sono il Negro, servo di tutti voi.
Sono il popolo, umile, affamato, miserabile –
Affamato ancora oggi malgrado il sogno.
Sconfitto ancora oggi – O, Pionieri!
Sono l’uomo che non ce l’ha mai fatta,
Il lavoratore più povero da sempre barattato come merce.

Eppure io sono quello che ha sognato il sogno
Mentre era servo di re nel Vecchio Mondo,
Che ha sognato un sogno così forte, coraggioso, vero,
Che la sua potente audacia continua a cantare
In ogni pietra e mattone, in ogni solco tracciato
Che ha fatto dell’America la terra che è.
O, sono l’uomo che ha attraversato per primo i mari
In cerca di quella che volevo fosse la mia casa –
Perché sono quello che ha lasciato le coste della cupa Irlanda,
Le pianure della Polonia, i prati erbosi dell’Inghilterra,
E strappato dalle spiagge dell’Africa Nera sono venuto
A costruire una “patria dei liberi”.

I liberi?

Chi ha detto liberi? Non io?
Certo con io? E i milioni di poveri oggi?
I milioni aggrediti quando scioperiamo?
I milioni che per salario non abbiamo niente?
Per tutti i sogni che abbiamo sognato
E tutte le canzoni che abbiamo cantato
E tutte le speranze che abbiamo coltivato
E tutte le bandiere che abbiamo sventolato,
I milioni che per salario non abbiamo niente –
Eccetto il sogno che oggi è quasi morto.

O, che l’America sia di nuovo America –
La terra che ancora non è mai stata –
E che pure deve essere – la terra dove ogni uomo è libero.
La terra che è mia – dei poveri, gli Indiani, i Negri, me –
Di noi che abbiamo fatto l’America,
Il cui sudore e sangue, la cui fede e pena,
La cui mano alla fucina, il cui aratro sotto la pioggia,
Devono riportare in vita il nostro sogno così grande.

Va bene, chiamateni ogni nome insultante che volete –
L’acciaio della libertà non si macchia facilmente.
Da coloro che vivono come sanguisughe della vita del popolo,
Dobbiamo riprenderci indietro la nostra terra,
America!

O, sì,
Lo dico chiaro,
L’America non è mai stata America per me,
E tuttavia giuro questo giuramento –
L’America lo sarà!

Dal completo disastro della nostra morte per mano criminale,
Dallo stupro e il marcio della corruzione, e l’inganno, e le menzogne,
Noi, il popolo, dobbiamo riscattare
La terra, le miniere, le fabbriche, i fiumi.
Le montagne e le pianure sconfinate –
Tutto, tutta la distesa di questi splendidi verdi stati –
E fare l’America di nuovo!