la storia siamo noi

oggi pomeriggio leggendo un post di unallegropessimista (blog che vi consiglio di visitare) in cui si parlava di uccelli uccisi dalle pale eoliche e di molto altro e a cui vi rimando QUI , mi è venuta in mente questa canzone di De Gregori che proprio in questo frangente di tempo e di spazio mi sembra fin troppo attuale!

la storia

la storia siamo
noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Carl Vilhelm Holsøe o degli interni di luce

Carl Vilhelm Holsøe
danese 1863 – 1935

Holsøeè un pittore molto particolare e mi è venuto alla mente vedendo un suo quadro nel post di Poesie Stralciate , è particolare perchè ha dipinto quasi esclusivamente interni e anche spesso dalla stessa angolatura , ma con effetti sempre diversi
Nacque a Aarhus, iniziò a studiare pittura alla Royal Danish Academy of Fine Arts di Copenhagen e poi alla Kunstnernes Frie Studieskoler. Nella sua visita in Italia del 1897 fu molto apprezzato, come in una sua apparizione a Monaco, ma soprattutto in Danimarca ebbe grandi riconoscimenti, premi. Fu membro del consiglio di amministrazione della Kunstforeningen e dell’assemblea dell’accademia di Eckersberg. Sposò Emilie Heise che fu sua modella in molte opere.
è uno di quegli artisti che non deve essere descritto, le sue opere dicono di per sé già tutto. I mobili di casa, le finestre, le porte , le sedie sono i soggetti che prediligeva, a volte accompagnati da un coprotagonista femminile. Al primo impatto i suoi quadri appassionano per i colori sensibilmente dosati nella descrizioni delle atmosfere, ma è guardandoli con attenzione nella ricerca dei dettagli che si scopre l’artista espresso al massimo livello.
Come un miniaturista, Holsøe cesellava i legni, le suppellettili, gli infissi rendendoli veri protagonisti dei suoi quadri. La sua pittura potrebbe sembrare monotona, incentrata sull’ossessivo ripetersi degli interni domestici, sennonché la sua grande capacità espressiva, il massiccio uso di pennellate vive, la sapiente dosatura dei riflessi e soprattutto degli scorci di luce negli ambienti, ne fanno ad ogni opera una sorpresa, una nuova meraviglia che incanta tanto sembra impossibile che tali soggetti siano invece ogni volta interpretati in modo nuovo e affascinante
Grande virtuoso della natura morta, inseriva vasellame e oggetti in ferro che rendeva vivi con notevoli tocchi di pennello. La sua è una pittura realista, paragonata in alcuni passaggi a quella del più famoso fiammingo Rembrandt, per la pennellata sicura e vivace, ma più solare.
Holsøe è un maestro nel contrapporre la tensione creata dai giochi di luce sempre magnificamente equilibrati e composti, ai riflessi vivi che si rivelano invece improvvisamente audaci là dove la penombra inizia a coprire gli ambienti e per incanto gli ottoni e le ceramiche brillano.
Perfino le cornici dei quadri appesi alle pareti, nelle opere di Holsøe diventano degni di ammirazione, come i riflessi della luce penetrata dalle finestre sul muro, o le maniglie dei cassetti. La sua pittura tende ad enfatizzare, nella rarefatta luminosità del mattino, gli oggetti più comuni, più scontati e la presenza umana tra questa qualità rappresentativa stupenda, sembra quasi superflua.
fu come Hammershøi quindi principalmente pittore di interni domestici; Indubbiamente essendo molto amico di Hammershøi si sono influenzati a vicenda, ma è impossibile sapere chi abbia optato per primo verso questo argomento. In generale era sempre più popolare tra i pittori danesi man mano che il paese diventava più industriale, con implicazioni di rifugio e restauro dalla vita professionale e dalla città
tuttavia le opere di Holsøe sono state messe in ombra da quelle di Hammershøi: la sua colorazione è meno sottile e sebbene ci siano tipicamente una o talvolta un piccolo gruppo di figure, il lavoro di Holsøe è forse meno innovativo e privo di emozioni rispetto all’espressionismo di Hammershøi ma la sua padronanza della forma e nel godimento della bellezza delle cose – stanze caratteristicamente dai soffitti alti con mobili in mogano – è stato paragonato ai maestri olandesi.

” As You Like It” (Come vi piace)

da ” As You Like It” (Come vi piace)
(Iacopo: atto II, scena VII)
di William Shakespeare

Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini
e le donne non sono che attori:
essi hanno le loro uscite e le loro entrate;
e una stessa persona, nella sua vita,
rappresenta diverse parti…

ed è sempre scritto nel vento.

dividere le verità eterne
dalle variazioni di superficie
è trappola mortale

il musicista elabora il tessuto
rarefatto dell’invisibile
a rendere epifania il segno
con strumenti immutabili

/ C’è qualcuno qui che non
può pagare il biglietto? /

/ E allora perchè? /

la sala è vuota le sedie nude
Re Lear , il folle
è andato in tounée
a play is play
recitare è recitare
recitare è un gioco

Répétition, Représentation, Assistance

cancellate la lavagna
si ricomincia

Padroni di niente

Amo questa canzone di Fiorella Mannoia e credo che il testo sia anche di grande attualità

Passa, certo che passa

Il tempo cammina e lascia la sua traccia

Disegna una riga sopra la mia fronte

Come fosse la linea di un nuovo orizzonte

Cambia, la mia faccia cambia

Cambia la mia testa, il mio punto di vista

La mia opinione sulle cose e sulla gente

Cambia del tutto o non cambia per niente

E poi e poi e poi sarà

Che quando penso di voler cambiare il mondo

Poi succede che

È lui che invece cambia me

E poi e poi e poi sarà

Che quando penso di voler salvare il mondo

Poi succede che

È lui che invece salva me

Passa, e certo che passa

L’uomo cammina e lascia la sua traccia

Costruisce muri sopra gli orizzonti

Stabilisce confini, le leggi, le sorti

Sbaglia, sbaglia chi non cambia

Chi genera paura, chi alimenta rabbia

La convinzione che non cambierà mai niente

È solo…

vide uccelli negli angoli dei suoi occhi

vide uccelli negli angoli dei suoi occhi,
avvertì il segreto del cacciatore che dorme
come un’alba sulla collina,
sognando il sole danzante nelle alture

chi è in attesa
dei giorni che non possono
sradicare i veleni dalla pelle

piegatura e curvatura
potrebbero essere le mele di Adamo

chi ha fatto sparire il giorno
simbolo e desiderio di due cuori
che soffocano urla in cavità di lago

fremono tra le mani
le distanze delle parole
e i racconti gemono
i grandi eroi escono dalle
loro pagine bianche,
viaggiano nelle ossa
traspirando dai pori
i suoni profondi delle ferite

si risveglia Narciso, il dormiente
nei frammenti del desiderio

sulla soglia del sogno
tra le tue mani
l’illusione è realtà

uscirò dai miei sogni

uscirò dai miei sogni
lasciando le scarpe sul selciato

un altro inverno e sono qui
a cucire i miei desideri
con fili di grezzo cotone

il mio cappello del vento
riposa nei sogni dorati
di fantasmi bambini

ho bisogno di biglietti
di seconda classe
di una vita che fermi
in tutte le stazioni
per cercare il bagaglio
che ho perso all’incrocio

oggi non è piu’ domani
e scruto il sole
tra le ciglia della notte
a masticare parole nel vento

Olowe di Ise o della scultura in legno

Olowe di Ise
nigeriano 1873 – 1938

Olowe di Ise (nato intorno al 1873, morto intorno al 1938) è considerato dagli storici e collezionisti occidentali dell’arte uno dei più importanti artisti del XX secolo del popolo yoruba di quella che è oggi la Nigeria,
era uno scultore del legno e un maestro innovatore nello stile di design africano noto come oju-ona.
Olowe, originariamente Olowere, è nato a Efon-Alaiye, una città conosciuta come un importante centro culturale nello Yorubaland, ma ha vissuto la maggior parte della sua vita nella città di Ise, inizialmente fu impiegato come messaggero presso la corte del re Arinjale, l’Oba di Ise
è controverso se la sua carriera artistica sia iniziata come apprendistato o sia nata unicamente dal suo talento naturale, la sua fama di scultore sembra essere iniziata a Ise sotto il patrocinio di Arinjale prima di diffondersi in tutto lo Yorubaland orientale
Olowe è stato convocato a Ilesa, Ikere, Akure, Idanre, Ogbagi e altre città situate entro un raggio di 60 miglia (96,75 chilometri) per creare oggetti domestici elaborati (come porte e pali della veranda), oggetti personali e rituali per famiglie benestanti.
lo status di celebre artista gli è stato dato dai suoi contemporanei nella poesia di lode orale yoruba conosciuta come oriki:
un oriki è una canzone di lode o un’attribuzione a una persona. I canti di lode sono una parte importante delle tradizioni orali yoruba
nel 1924, l’arte di Olowe è stata esposta all’estero per la prima volta quando un insieme di porte e architravi del palazzo reale di Ikere è stato selezionato per il padiglione nigeriano presso l’Impero britannico in una Mostra a Wembley,

Londra. Questa opera d’arte è stata successivamente acquisita dal British Museum. Si noti che le sculture di Olowe erano originariamente dipinte, ma da allora la vernice si è generalmente consumata.

e… di Biagina Danieli

Biagina Danieli è con noi anche oggi con questi versi che leggendoli ieri mi hanno intrappolato nelle loro immagini! come sempre Lei è incredibile quando scava dentro e fruga in ogni piega in ogni ripostiglio dell’anima e tira fuori tutto, ma proprio tutto e lo consegni alla vita! la sua attenzione al mondo femminile, al quotidiano, ai “diversi” a coloro che vivono momenti difficili è sempre raccontato con passione! grazie Biagina sempre! la poesia la trovate QUI

e…

svegliarsi la mattina
con i crampi al cuore
e le mani arrugginite
e sperare che il sole,
di un inverno che non esiste,
ti gratti la schiena
con i suoi raggi tiepidi
e cominciare la giornata
guardando il mondo in faccia,
a viso aperto,
e che non siano solo schiaffi
e mettere in moto il cervello
ancor prima dell’anima,
lasciamola riposare ancora un po’,
che i dolori sono sempre in agguato,
e desiderare un ciao,
fosse anche un addio,
da una voce vera
e continuare a cercare,
nel cassetto, il compagno del calzino
che ho in mano,
perché la vita è già spaiata di suo,
e immortalare un altro giorno qualsiasi
in perfetto anonimato
e non poter fermare treni che passano dritti
e vado di corsa con le gambe pesanti
e cerco di respirare e gonfio i polmoni di C02
e vomito pensieri tossici
e cerco parole sane
sempre con un altro “e” da aggiungere

BD

Anzio 14 gennaio 2021

almost night thoughts: da un’unica tazza

in ricordo di un difficile 14 gennaio del 2011

i ramoscelli sono invecchiati
scheletrici,
nudi,
soli

sento la tua presenza

nel silenzio delle rocce
sento i tuoi passi

sono qui, filando i miei sogni
possiedo la notte, l’alba,
il sole del meriggio

ci siamo incontrati
camminando per strada
nudi a noi stessi

da un’unica tazza
beviamo oggi
un dolore antico
disperso da vortici di vento
annegato in foschie e piogge
di sabbia