la realtà del tempo

è l’alba
che tanto ho aspettato
inizio pieno del giorno

sgusciati dalla notte
liberi, occupiamo
la realtà del tempo

dal buio dell’inesistenza
provo a immaginare
la gioia dentro le
parole dette
quando distendi
i versi ancora chiusi
in bocconi di vento
vestiti di seta e candore

cerco il fuoco della terra

non danzo sulle mie carte
come un derviscio

cerco il fuoco della terra
quello del cielo
lo lascio a Prometeo,
nessun prodigio dell’invisibile
nè vittima sacra
non vesto il cilicio dei profeti,

fanciullezza, rivoluzione, follia,
a disgregare l’orologio della ragione
a ingoiare giudizi prima della mia nascita,
a spezzare eredità di parole,
voce, reiterata voce a me migrante.

frammenti di sole (éclats de soleil)

Tempo fa mi è tornata la voglia di scrivere in francese! chiedo scusa perchè ci saranno errori, è tanto che non lo pratico come scrittura!

Des éclats de soleil s’infiltrent à la dérobée par les fentes des stores, se posent indécis et tremblants sur les feuilles éparses de mon bureau, ravivant les couleurs des tableaux accrochés aux murs et offrant à la pièce une lumière délicate et bienveillante, comme la caresse d’une main chère.

Maintenant je me perds en observant ces jeux de lumière au couchant, ils me ramènent loin en arrière, lorsque fillette je fixais sur les murs les empreintes du soleil : en les suivant avec les doigts, je traçais des dessins fantastiques sur les parois blanches de la cuisine.

Parfois subsistaient des marques de confiture, de sucre ou de miel, comme s’il s’agissait de traînées de rêves, de désirs et d’endroits où le réel ne trouve pas sa place.

Rêves et désirs dont je ne me souviens pas, que j’ai oubliés, mais qui me plongent dans une profonde nostalgie.

meglio in italiano forse!

Frammenti di sole entrano di soppiatto tra le fessure delle tapparelle, si posano indecisi e tremolanti sui fogli sparsi della mia scrivania, rendono vivi i colori dei quadri appesi alle pareti, regalando alla stanza una luce delicata e gentile,
come la carezza di una mano amata.

Mi perdo guardando questi giochi di luce ormai al tramonto. mi portano lontano nel tempo, quando bambina fissavo sui muri
le impronte del sole e seguendole con le dita tracciavo disegni fantastici sulle pareti bianche della cucina.

A volte lasciavano impronte di marmellata, di zucchero o di miele, come fossero scie di sogni, di desideri, di luoghi dove il reale non aveva dimora.

Sogni e desideri che non ricordo che ho dimenticato, ma che mi lasciano dentro una struggente nostalgia

donna accucciata o dell’8 marzo

donna afghana in prigione a Kabul

io sono fra quelle donne che credono si debba ricordare l’8 marzo, semplicemente perchè per le donne ancora non è sempre tutto rose e fiori, ma la violenza sia fisica, sia piscologica che su di esse ancora non accenna a diminuire. a volte mi viene da chiedermi, ma questi uomini che usano la violenza come mezzo per comunicare non sono stati allevati da donne? noi come madri facciamo davvero di tutto perchè i nostri figli ci amino non solo come madri e ci rispettino non solo come madri, manche come donne! questo post è un reblog, era già stato pubblicato!

BUON 8 MARZO a tutti

donna accucciata
nel disamore di sempre,
nella inutile speranza
di un giorno chiaro
memoria di una primavera
vissuta negli occhi
di un bimbo allattato al seno

vola il desiderio
oltrepassando il limitare
del cielo e del mare

tocca con dita leggere
la linea sfuggente
di un improbabile approdo

mescolando passione
e ritrosia, dolore
e paura, sorrisi e frustate
di un cuore sfilacciato e stanco.

(a tornare saltellando
sulla spiaggia dell’alba
ancora vorrei)

questo freddo

comincia nel cuore questo freddo, arrivato d’improvviso, senza bussare alla porta con discrezione
si accoccola ai miei piedi e pretende di arrivare ai miei pensieri, con insistenza, decisione
impotente, stanca e senza desideri lo lascio vagare sulla mia pelle, giocare con le mie labbra, sfiorare i miei occhi
pur sempre un amico che arriva quando meno lo vorrei,
è un amico un compagno di tempi che si succedono e che non vogliono mai allontanarsi del tutto
lo temo e mi fa compagnia, gela le malinconie e i pianti, tramuntando le lacrime in cristalli salati, lasciando la pelle tirata che potrebbe spezzarsi al primo movimento
gli occhi mi dolgono, hanno dentro piccole punte di ghiaccio che impediscono loro il sonno e il riposo, come cime innevate che il sole non vuole scaldare
avvolgimi malinconia con un panno colorato e culla un corpo che ha bisogno di fuoco
a volte accade che la malinconia si faccia uccello e mi racchiuda fra le sue ali, ma basta un lieve soffio di vento o un rosso o un giallo ad allontanarla da me

alla deriva “on the edge of some crazy cliff” (***)

gli occhi di un’età di steli di grano
respirano il ciglio della collina

un pescatore raduna le reti
prive di stelle e conchiglie

/ ma eravamo bambini /
e il cielo sarà nuvoloso e la pioggia
sgocciola fame scivolando nella bocca
del cercatore di perle

germogli nel deserto della carne
ad applaudire un cameriere
all’ombra di un alfabeto bagnato
dentro coppe di pane del tempo

la verità è imbrigliata
nel tetto del sogno
nuda così, come sonno d’amante.

(***) “And I’m standing on the edge of some crazy cliff. What I have to do, I have to catch
everybody if they start to go over the cliff – I mean if they’re running and they don’t look
where they’re going I have to come out from somewhere and catch them. That’s all I do all
day. I’d just be the catcher in the rye and all. I know it’s crazy, but that’s the only thing I’d
really like to be.”
J.D. Salinger – The Catcher in the Rye – Ch. 22

E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo
tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove
vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il
giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma
è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente far
e. “il Giovane Holden” di J.D. Salinger -capitolo 22-

” As You Like It” (Come vi piace)

da ” As You Like It” (Come vi piace)
(Iacopo: atto II, scena VII)
di William Shakespeare

Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini
e le donne non sono che attori:
essi hanno le loro uscite e le loro entrate;
e una stessa persona, nella sua vita,
rappresenta diverse parti…

ed è sempre scritto nel vento.

dividere le verità eterne
dalle variazioni di superficie
è trappola mortale

il musicista elabora il tessuto
rarefatto dell’invisibile
a rendere epifania il segno
con strumenti immutabili

/ C’è qualcuno qui che non
può pagare il biglietto? /

/ E allora perchè? /

la sala è vuota le sedie nude
Re Lear , il folle
è andato in tounée
a play is play
recitare è recitare
recitare è un gioco

Répétition, Représentation, Assistance

cancellate la lavagna
si ricomincia

avrei voluto dirti

Sono passata di corsa dalla Coop, veloce come sempre, il latte, il pane, uffa,
sì va beh faremo un’ insalatona.
Capperi dove ho lasciato la macchina!!! Eccola, già è lì che l’ho messa.
Sono le 8,30, fra 10 minuti non mi fanno più entrare,
e muoviti, dai carino accelera, ma va,tutti verdi buon segno.
Signora si ferma molto?.
No solo mezz’ora…
Allora va bene la parcheggi qui.
Passo da bersagliere in congedo, però si sta bene senza calze, è già caldo
alle 8 di mattino, gesu’ arrivare a sera.
Ti pareva, l’ascensore rotto, tre piani,
dovrebbero mettere un montacarichi anche per le signore, magari rosa.
Un odore di disinfettante, impossibile dimenticare dove ti trovi!!! ci
mescolassero acqua di rose o gelsomino.
Eccolo, pigiama/tuta, nervoso che cammina avanti e indietro come un leone
in gabbia, visto così mi fa una tenerezza infinita, sorrido, ho una sigaretta per
lui.
Matilde, si gira, mi guarda, un pulcino bagnato dolce, perché non è così
anche a casa.!!!
Matilde ti aspettavo.
Per la sigaretta?
Tu hai sempre voglia di scherzare, sai domani mi lasciano uscire e forse
hanno anche trovato l’antibiotico giusto, mi sei mancata.
Mancata per 10 ore? ma dai, allora ti serve qualcosa? qui ho il cambio, la
sigaretta, e i giornali, ecco anche la posta, adesso devo scappare, ci vediamo
stasera, ti telefono, Wissi ti abbraccia e passa nel tornare da scuola.
Matilde ti ricordi quella maglia azzurra senza maniche che portavi 5 o 6 anni
fa?
Ummm ma come faccio a ricordarmi, forse l’avrò buttata, regalata a cosa ti
serve?
Cercala, mi piacevi con quella maglia, cercala e stasera mettila.
Questa poi, secondo me il coccobacillo ti ha dato alla testa!!!! dai devo
scappare, ci vediamo stasera e goditi la sigaretta.
Avrei voluto dirti che la maglia azzurra la conservo con cura e so benissimo
dove è, e che ancora oggi quando ti guardo mi ridono gli occhi.
Avrei voluto abbracciarti, fermarmi con te, coccolarti.
Ma non l’ho fatto allora, ma lo faccio adesso!

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