” As You Like It” (Come vi piace)

da ” As You Like It” (Come vi piace)
(Iacopo: atto II, scena VII)
di William Shakespeare

Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini
e le donne non sono che attori:
essi hanno le loro uscite e le loro entrate;
e una stessa persona, nella sua vita,
rappresenta diverse parti…

ed è sempre scritto nel vento.

dividere le verità eterne
dalle variazioni di superficie
è trappola mortale

il musicista elabora il tessuto
rarefatto dell’invisibile
a rendere epifania il segno
con strumenti immutabili

/ C’è qualcuno qui che non
può pagare il biglietto? /

/ E allora perchè? /

la sala è vuota le sedie nude
Re Lear , il folle
è andato in tounée
a play is play
recitare è recitare
recitare è un gioco

Répétition, Représentation, Assistance

cancellate la lavagna
si ricomincia

avrei voluto dirti

Sono passata di corsa dalla Coop, veloce come sempre, il latte, il pane, uffa,
sì va beh faremo un’ insalatona.
Capperi dove ho lasciato la macchina!!! Eccola, già è lì che l’ho messa.
Sono le 8,30, fra 10 minuti non mi fanno più entrare,
e muoviti, dai carino accelera, ma va,tutti verdi buon segno.
Signora si ferma molto?.
No solo mezz’ora…
Allora va bene la parcheggi qui.
Passo da bersagliere in congedo, però si sta bene senza calze, è già caldo
alle 8 di mattino, gesu’ arrivare a sera.
Ti pareva, l’ascensore rotto, tre piani,
dovrebbero mettere un montacarichi anche per le signore, magari rosa.
Un odore di disinfettante, impossibile dimenticare dove ti trovi!!! ci
mescolassero acqua di rose o gelsomino.
Eccolo, pigiama/tuta, nervoso che cammina avanti e indietro come un leone
in gabbia, visto così mi fa una tenerezza infinita, sorrido, ho una sigaretta per
lui.
Matilde, si gira, mi guarda, un pulcino bagnato dolce, perché non è così
anche a casa.!!!
Matilde ti aspettavo.
Per la sigaretta?
Tu hai sempre voglia di scherzare, sai domani mi lasciano uscire e forse
hanno anche trovato l’antibiotico giusto, mi sei mancata.
Mancata per 10 ore? ma dai, allora ti serve qualcosa? qui ho il cambio, la
sigaretta, e i giornali, ecco anche la posta, adesso devo scappare, ci vediamo
stasera, ti telefono, Wissi ti abbraccia e passa nel tornare da scuola.
Matilde ti ricordi quella maglia azzurra senza maniche che portavi 5 o 6 anni
fa?
Ummm ma come faccio a ricordarmi, forse l’avrò buttata, regalata a cosa ti
serve?
Cercala, mi piacevi con quella maglia, cercala e stasera mettila.
Questa poi, secondo me il coccobacillo ti ha dato alla testa!!!! dai devo
scappare, ci vediamo stasera e goditi la sigaretta.
Avrei voluto dirti che la maglia azzurra la conservo con cura e so benissimo
dove è, e che ancora oggi quando ti guardo mi ridono gli occhi.
Avrei voluto abbracciarti, fermarmi con te, coccolarti.
Ma non l’ho fatto allora, ma lo faccio adesso!

A mia Figlia

accarezza Oriente lentamente
sfioralo con dita colorate a primavera
amalo teneramente
nel soffio del refolo a dune migranti
in nenie lontane inzuppate di zagare e miele

legate da nastri di seta a code di uccelli

occhi d’ignoto colmano il limite del giorno
a oltrepassare essiccati mari
di ocra rosso ed amaranto
garze di velo vagano oltre il tempo
in pupille verdi di smeraldo fino
in fragole acerbe di rosso corallo

Ti saluto in una pesca

***divertissement al modo della poesia araba medievale e quella delle corti di Spagna***

..*
Ti saluto in una pesca,
Una pesca in mezzo al vassoio,
Avrei preferito baciarti,
Mentre mordicchiavi il mio collo,
In fondo al letto.

Ti saluto in un’arancia succosa,
La mia bocca è dolce come miele d’estate.
Io sono una rete di seta
E tu un falco alato.

Ti saluto in una coppa
Di rosse ciliege
Apri le tue ali e portami lontano.

..*

lascia ch’io frughi
lo scrigno della notte
con sussurri di parole

lascia ch’io assaggi
il miele dei tuoi occhi
il nettare della tua bocca
e ne riempia in segreto
caraffe d’argento

la nostalgia a te mi riconduce,
errante bagliore in filo d’alba

..*

Ho bevuto
dal palmo della tua mano
vino di luna

ho asciugato le mie labbra
nei tuoi capelli

ho accarezzato la tua gola
nido della tua voce

ho mordicchiato le dita
delle tue mani
dolci scrigni di morbide carezze

ho cercato la luce
dei tuoi occhi
ed in essi mi sono ritrovata.

..*

Toccami con le punta della dita
dove l’incavo del collo
è piu’evidente,
baciami a piccoli sorsi
le spalle dove
il vestito scopre
un morbido lembo di pelle,

addenta il mio labbro,
percorrilo lentamente
con piccoli morsi

mela piu’ tenera
non potrai assaporare
arancia piu’ succosa
non potrai gustare
melagrana piu’dolce
non potrai assaggiare
sono io il tuo frutto.

..*

ti sedurrò col vino ed il miele
allunghero le mie dita sottili verso
il tuo capo e seppellirò nelle tue mani
la mia testardaggine, annegando ebbra
nel nero cupo dei tuoi occhi

muta il corpo al desiderio
si espande modellandosi
in fiumi sttaripanti e senza argini

resta con me ancora un poco
il sonno tarda a venire

..*mi ha sempre affascinato la poesia araba medioevale e quella che si “cantava” in Andalusia e in Sicilia, la poesia era sempre accompagnata da musica
E’ una poesia prevalentemente d’amore , un amore passionale e carnale, dove la donna , regina dei cuori, è vista come oggetto del desiderio, dove per la donna amata si fanno pazzie e si coniano similitudini le più svariate.
è una poesia che usa il reale e lo racconta come fosse pensiero, personificazione di concetti astratti, è una poesia dove l’aggettivazione che ai nostri occhi può sembrare ridondante serve a rafforzare un concetto (falco alato ad es.)
nella lingua araba una cosa si può dire in almeno 10 parole diverse ognuna con una sfumatura particolare e adatta al ripo di discorso o descrizione che si fa.
è un poetare che sembra semplice, ma segue regole molto complesse soltanto non tantissimi anni fa la poesia araba ha approcciato al verso libero
fa riferimento in gran parte alla corrente sufi e contrariamente a quanto si pensa rende il “profano” sacro …
esistono molte donne che nell’epoca che va dall’VII all’VIII secolo hanno scritto versi d’amore in senso lato in particolare Rabi’a al-Adawiya, che ha parlato dell’amore per Dio in un modo assolutamente “profano”, donna dalla vita intensa, e anche socialmente attiva è forse l’unica conosciuta in occidente perchè considerata “una santa” dell’Islam (cosa che mi lascia dubbiosa) comunque alcuni suoi scritti sono tradotti in Francese e alla Sorbona anni fa tenevano anche corsi su di essi
una curiosità , alcuni dei suoi versi sono stati musicati per Om Kaltum la piu’ grande cantante che il mondo arabo abbia conosciuto.. negli anni ’50
è una poesia che si può definire profana e sacra al medesimo tempo, l’amore per Allah è spesso identificato all’amore terreno per una donna
donna che è sempre oggetto del desiderio ma anche pensiero intelligenza, astuzia e forza.
è una immagine di donna che a me gusta molto, sensuale, forte, coraggiosa, volitiva e libera nello spirito

ho provato spesso a cimentarmi nel provare a scrivere qualcosa che andasse in quella direzione, senza “copiare” gli stilemi, ma soltanto cercando di avvicinarmi ad essi mantenendo il mio modo di essere.
non sempre ci sono riuscita perchè è piu’ facile a dirsi che a farsi, ma non ho ancora desistito,
non ho difficoltà a dire che le cose che scrivo so io per prima che sono imperfette, spesso contengono errori anche grossi, ma non ho gli strumenti “materiali” per fare di meglio, e siccome scrivere mi piace comunque, sono sempre felice se qualcuno mi corregge, non la ritengo una intrusione, ma un arricchimento grande!!

il musicista Luis Delgado in ” El Hechizo de Babilonia” ha messo in musica i testi di sei poetesse arabo-andaluse vissute fra XI e XIII secolo, purtroppo non ho trovato traduzioni italiane di queste poesie!

IMPORTANTE!

mi permetto di aggiungere qui ( col suo consenso) un commento di Claudio Capriolo che cura un Blog unico nel suo genere,e che ci regala chicche musicali che difficilmente si trovano altrove, eccolo:

Secondo una teoria abbastanza accreditata, i trovatori presero spunto, fra l’altro, da forme poetico-musicali di origine araba affermatesi nella Penisola iberica durante la dominazione musulmana: per esempio lo زجل (che nei testi di filologia viene traslitterato in zajal o zejel), una forma strofica che fu praticata da poeti attivi in Andalusia a partire dall’XI secolo con Ibn Quzmān.

Poesia e musica inscindibili anche in Europa almeno fino al Trecento. L’ultimo grande poeta-musicista fu Guillaume de Machaut (o Machault), morto nel 1377; già il suo allievo Eustache Dechamps(† 1406) non era più in grado di rivestire di musica i propri versi.

A proposito: anche alcuni fra i trovatori non erano abbastanza bravi a comporre musica, e così dovevano fare ricorso all’aiuto di collaboratori versati nell’arte musicale, cercandoli fra i membri della servitù (salvo poche eccezioni, i trovatori appartenevano alle classi aristocratiche). Questi collaboratori erano detti in latino servi ministeriales: la parola ministerialis, che deriva da ministerium nell’accezione di “mestiere”, in lingua d’oïl divenne ménétrier, donde l’italiano menestrello. Ovviamente nella scala sociale i menestrelli, che erano compositori, stavano un gradino più su dei giullari (in latino ioculatores, in lingua d’oc joglar, in lingua d’oïl jongleurs), meri esecutori. E tenevano molto a questa differenziazione sociale, tanto che nella seconda metà del Duecento il trovatore Guiraut Riquier rivolse una supplica a Alfonso X il Saggio affinché con la propria autorità si esprimesse, una volta per sempre, sulla confusione che regnava nella corte riguardo alle parole trobaire (trovatore) e joglar.

luminoso è il grigio dei tuoi capelli

lascia che questa luce alimenti
la brace del desiderio ardente

lascia che le allodole cantino
nelle mie vene fino ad esplodere
come rose di maggio

ti sedurrò col vino ed il miele
allungherò le mie dita sottili verso
il tuo capo e seppellirò nelle tue mani
la mia testardaggine, annegando ebbra
nel nero cupo dei tuoi occhi

muta il corpo al desiderio
si espande modellandosi
in fiumi straripanti e senza argini

resta con me ancora un poco
il sonno tarda a venire

sgusciati dalla notte

è l’alba
che tanto ho aspettato
inizio pieno del giorno

sgusciati dalla notte
liberi, occupiamo
la realtà del tempo

dal buio dell’inesistenza
provo a immaginare
la gioia dentro le
parole dette
quando distendi
i versi ancora chiusi
in bocconi di vento
vestiti di seta e candore

come matrimonio in una stanza stretta

dolore corre oltre il linguaggio
come matrimonio in una stanza stretta
e nenia andalusa di speziati echi
arranca di Babil la torre
a cantare gli amplessi
di poesia, lingua e lussuria


eravamo abituati a sognare di fiumi
di boschi di mandorli e ulivi
di giardini di aranci e melograni
rughe d’assenza incidono
volti su pelle di tamburo


e Scheherazade dimora nel buio

non privarti degli incontri

leggevo dei versi il cui titolo è “non va”, e si riferivano al periodo attuale e sì è un periodo in cui sento che qualcosa non va intorno a me , mi sento estranea ad un mondo che credevo mio e in questi momenti come mi capita da un po’ a questa parte ripenso ad alcune parole di mio padre che ho corservate sempre nella mente e nel cuore e che mi aiutano a ripescarmi in questo oceano confuso strapieno d’ alghe:

“”” non giudicare mai, il giudizio appartiene all’arroganza e all’ignoranza, cerca di conoscere se puoi, altrimenti ascolta, ascolta con gli occhi con le mani, con le orecchie, annusa i visi che incontri e regalati la loro compagnia. ti ricordi il viaggio a tangeri? eri spaventata e avevi paura del profumo speziato delle zagare e dei gelsomini e cercavi di chiudere il naso per non sentire, e poi hai scoperto che le zagare sono fiori bellissimi e i gelsomini hanno invaso la tua casa nuova. non privarti degli incontri, dell’inaspettato, del non conosciuto, non privarti della curiosità della mente …””

io credo in tutto questo, è diventato parte del mio modo di essere e al quale non posso rinunciare, credo di non potermi privare di conoscere chi è altro da me e di farmi conoscere, mi piace stringere la mano alle persone, sempre, ma qualcosa non va, avverto insofferenza verso l’altro da te, come se dovessimo metterci la corazza e combattere, cacciare il diverso dal “nostro” mondo

da desideri d’aria trattenuti

cammina da un anno e un giorno
per terre luminose
di ombre sconosciute
l’arcobaleno che danza
senza bisogno di pioggia
in cerca dei sogni mai nati

respira tranquillo il freddo
sul ghiaccio tritato dell’alba
e le sue labbra sigillano un silenzio
tagliente come preghiera disperata

l’erba bagnata di brina
indossa una coperta solitaria
ragnatele a nodi perlati
da gocce di rugiada
allungano le braccia al grigio
di un cielo nuvoloso

— Riposano i sogni in acque increspate
da desideri d’aria trattenuti —